L’estate è finita, andate a lavorare! Amen.

“L’estate sta finendo e un anno se ne va…” cantava il ritornello di una canzonetta da spiaggia di un po’ di anni fa. Ok, è vero che il caldo è ancora qui ad attanagliarci in una morsa sempre più serrata, è vero che è in arrivo Lucifero (o è già arrivato?) l’ultima e più temibile ondata di caldo, ma per me l’estate sembra davvero finita. Finite le “ferie”, che sarebbero ancor più giustificate in presenza di un vero seppur instabile lavoro, finite le vacanze e i viaggetti fuori, in esaurimento le giornate destinate al “cazzeggio” sfrenato e votato al nulla più assoluto. Tanto più che quest’anno le uscite sono state davvero lodevoli: mare, Ostuni, una visita anche allo zoo giusto per non farci mancare nulla e quei giorni indimenticabili in Salento con i miei amici, quelli veri e speciali. Una manciata di giorni vissuti senza regole, infischiandosi di programmi e progetti, seguendo solo la strada e il mare che accompagnava il percorso, con le nostre orme stampate sulla sabbia nera o arrampicandoci tra rovi e scogliere a strapiombo, lì dove la Grecia sembrava così vicina. Ed ancora profumi, suoni e ritmi, ma soprattutto sapori. Il mio palato e la mia curiosità culinaria hanno provato l’ebbrezza di orgasmi multipli, sentivo le papille gustative fare la ola ad ogni boccone. Pucce, pezzetti, minchiareddi, pasticciotti, monachine, fruttoni, caffè al latte di mandorla, pittule… e altri prodotti tipici il cui ricordo è soprattutto impresso nella mia bocca e nella mente. Insomma ho mangiato tanto, forse troppo, naturalmente annaffiando per bene il tutto.

Adoro il cibo, soprattutto quello inconsueto e nuovo, ma non sono una di quei maniaci che tendono a fotografare con Instagram qualsiasi boccone che valichi il confine del proprio cavo orale, sia chiaro! (Non è che per caso si intravede l’effetto repellente che provoca su di me Instagram e i suoi assidui fruitori?!)

Se ci penso il cibo ha molte volte scandito i miei viaggi, i luoghi che ho attraversato e scoperto, le tappe che ho raggiunto. Adoro il cibo, adoro assaporarlo (forse da questo deriva la mia lentezza nel mangiare?) e adoro altrettanto cucinarlo; infatti non vedo l’ora di riproporre qualche ricetta assaporata in questa vacanza.

Ma torniamo a “l’estate sta finendo e un anno se ne va…”. Non ho ancora ripreso il corso di formazione, con cui potrei riempire una intera sezione del blog e passare a riempirne agevolmente un altro, ma già l’agenda inizia a riempirsi di nuovi impegni e opportunità da cogliere al volo. Urrà! Vedo probabilmente l’inizio di un bel periodo di stress ed esaurimento! Dunque sono masochista? Eppure essere impegnata fino a non avere quasi tempo per respirare mi serve, talvolta ne sento il bisogno. (Lo so sono strana… me lo dico da sola). La prossima settimana mi aspetta l’organizzazione e la conduzione dei lavori dell’assemblea generale per la nuova ass. antiracket e questo mi elettrizza: è un compito importante e prestigioso e in molti confidano nella mia professionalità. Insomma, vietato sbagliare.

Eppure qualche volta sogno ancora le spiagge salentine, la campagna con quei colori caldi e intensi, quei sapori decisi… Ok Sibyl torna con i piedi per terra!

E allora buona fine estate a tutti.

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Italia-Germania, tra pronostici e tifo esagerato

Ok ci siamo. Siamo in finale. Sogno o son desta? Sì sono proprio sveglia ed è tutto vero!

Lo spauracchio italiano si è ancora una volta abbattuto tremendamente sui cugini d’oltralpe tedeschi. Diciamoci la verità, tedeschi quasi assesti in una partita di cui credo fossero i favoriti. Lo ammetto, a metà fase a gironi avevo espresso la mia sentenza: Germania in finale e per di più trionfatrice di questi Europei! Tutto questo dopo aver detto “Quest’anno vince la Russia” esattamente il giorno dopo l’eliminazione della squadra. Ok lo so i miei pronostici non sono dei più precisi… Sarà per questo che non ho mai fatto scommesse varie, tantomeno quelle calcistiche? Però si potrebbe anche considerate la questione da un altro punto di vista: il mio pronosticare a favore di altri li ha condotti gentilmente fuori dai piedi. Devo fare un tentativo con la Spagna? Meglio mantenersi moderati e cauti, senza azzardare vittorie o sconfitte aleatorie. Ed anche senza sbracciarsi, gridare, invocando a pieni polmoni tutti i santi, Cristi, Madonne, divinità varie e pure qualche anima defunta come invece ha fatto ieri la ragazza di un mio amico che ha seguito la partita con mio gruppetto di amici, ovvero il “gruppo della cupola”. La tipa mi ha inibito il tifo ieri. D’altronde lei tifava per tre, io ne ho approfittato per magnà focaccia e sorseggiare aperol con ghiaccio rigorosamente in bicchieri di plastica (detti di “carta”, anche se non ho mai capito perché dato che son fatti palesemente di plastica, è un mistero! Oddio chiamate Bossari!).

Ma bando alle ciance, torniamo alle fesserie (come diceva la professoressa di italiano delle medie quando si avvicinava il momento fatidico delle interrogazioni). È stata davvero una bella partita. C’era la nazionale italiana, c’era Balotelli che finalmente si è ricordato che tra le cose che competono al suo ruolo c’è anche quello di fare qualche gol quando ne ha voglia, c’erano gli addominali di Balotelli che esultavano, c’era a tratti Cassano, c’era la “saracinesca” di Buffon, c’era la classe smisurata di Pirlo, c’era l’eleganza di Prandelli che inspiegabilmente beveva troppe volte dalla borraccia (dal rione degli “affezionati dell’alcol” abbiamo ipotizzato si trattasse di rum), c’era Diamanti con il braccialetto portafortuna strappato in tutta fretta e gettato nelle mutande – sarà per questo che correva in modo strano e scivolava continuamente? –. E c’era anche nella Germania il Boateng “bruttino”, c’era la copia uscita malissimo del già brutto originale Montolivo (mi riferisco a Ozil), c’era qualche figo ignoto, c’era la capigliatura sempre a posto di Loew, c’erano i tifosi tedeschi alticci e quelli che pensavano di essere a carnevale, ci sono state dopo le lacrime dei tedeschi e le gioia di quelli italiani. C’è stata anche l’ira funesta di Buffon e la nostra sofferenza degli ultimi cinque minuti (la mia era completata dalla tizia che gridava come una forsennata e ripeteva “no in contropiede!” – che io il contropiede non so manco dove abita o a quale danza appartenga!). Grande assente la nazionale tedesca, il buon senso di Balotelli dopo il secondo gol e il culone della Merkel.

E domenica la finalissima! Italia-Spagna. Grande attesa per la partita ma soprattutto per la scelta della mia amica Simo: per quale squadra tifare? Già si escogitano eventuali simpatiche ritorsioni nei suoi confronti e nei nostri se l’Italia dovesse mollare.

Allora italiani, popolo di tifosi, allenatori, iettatori, gufi delle tenebre tenetevi pronti e domenica date il meglio di voi!

Giuro che non ti trascuro più!

Povero il mio blog! Abbandonato a se stesso per così tanto tempo, però il tempo per fermarsi ultimamente è davvero poco, escludendo le connessioni internet ballerine.

Allora da dove iniziare? L’esame è andato abbastanza bene (26), considerata la caterva di bocciati, di tragedie, lacrime, minacce di abbandonare gli studi da parte di altri colleghi. E poi l’assistente della prof acidissima che continuava a toccarsi i capelli e che non si è accorta che avevo sbagliato una trascrizione fonetica fino a quando non gliel’ho fatto notare io (… dite che sono stata scema? Probabilmente…). Ma ormai l’esame è superato ed è storia.

Noncelapossofare ce l’ha con me, è ufficiale. E per cosa? Naturalmente per l’associazione che ho fondato con altri soci e senza coinvolgerla. Rosica? Noooo, lei dice che avrei dovuto dirglielo in anteprima per “gioia di condivisione con un’amica”, amica che con me non condivide ormai nulla e preferisce altri rapporti di amicizia al nostro. Come si dice? Paracula?

Alla casa editrice tutto bene, non per vantarmi ma sono proprio fatta per il lavoro di redazione. Peccato non ci sia un posto libero…

Nota dolente: alla fine il mio bellissimo sistema immunitario ha ceduto, sono raffreddata e sono quasi senza voce. Uffa, potrei anche starnutire a comando.

Lui per San Valentino mi ha fatto una sorpresa. Domani andremo a cena e poi passeremo la notte insieme in un b&b vicino al mare. Ma quanto è romantico quell’uomo! Lo adoro!

Qualche sera fa ho fatto un nuovo esperimento culinario. Tortini al cioccolato con cuore morbido. Dire che ero scettica è poco, ma assieme a lui ci ho voluto provare. E tadan! Un successone! Buonissimi e perfetti, solo che penso creino dipendenza dato che ogni volta che mi vede suo fratello mi chiede di dargli dei tortini. Effettivamente se ci penso mi vien voglia di tortino…

E in queste sere fredde fredde mi vedo il festival di Sanremo… dato che non posso uscire a incontrare i pinguini… Chi vince per me? Noemi! Tra i giovani ha vinto il ragazzino alla Justin Bieber (che io conosco sono di nome e sinceramente non so chi sia e cosa faccia, oltre ad avere dei capelli orribili), che delusione. E intanto le farfalle di Belen volano, il cavallo-Canalis non c’è più e Ivanca che sopra il palco non canta ma ride come una cerebrolesa, rubano la scena alla musica. E che vogliamo fare, perchè Sanremo è Sanremo, ma quando è troppo è troppo!

Ora passo e chiudo. A presto promesso! (vado a soffiarmi il naso… XD)

No, non sono i soliti propositi di inizio anno!

E per non smentirmi BUON ANNO NUOVO con quasi una settimana di ritardo! Però è il pensiero che conta…

Non è stato un inizio anno dei migliori: una nonnina in ospedale, una serata di capodanno organizzata all’ultimo momento con “amici” discutibili, e due giorni passati a sfornare circa un centinaio di muffin.

Note positive ci sono state, certo: le serate interminabili passate a casa di lui con la sua famiglia e le risate, i dolcetti troppo buoni, prendere coscienza di alcune cose, e poi gli stivaletti nuovi e alti molto fighi! In più la vaga impressione di non essere poi così tanto ingrassata in questi giorni di abbuffate in cui la gola gode di orgasmi multipli ad ogni boccone… E questa è una conquista per me…

Tutto sommato i primi giorni del 2012 si presentano alquanto tranquilli e mi offrono il tempo di riflettere, prendendo in considerazione un nuovo obiettivo da raggiungere: cercare di organizzare la mia vita e non essere così confusionaria ma soprattutto ritardataria cronica. Per l’organizzazione ci sto lavorando con qualche piccolo risultato d’incoraggiamento. Per il ritardo, non ci siamo proprio! A questo punto chiedo a chi passa di qui anche per caso un piccolo aiuto: come si fa a non essere ritardatari? In questo anno devo guarire da questa sindrome, aiuto!

Ho preso coscienza di alcune cose.

Quest’anno devo necessariamente, e senza deroghe, laurearmi! Nessuna scusa, dovessi anche studiare o lavorare di notte.

Ho visto più chiaramente il vero volto di alcune persone, di alcuni cosiddetti “amici”: simpatia di circostanza? Ci si vede solo quando ci si ricorda della reciproca esistenza o quando non si ha di meglio da fare? Ok ci sto anch’io. E questo non è diventare ipocrita e falsa uniformandomi a loro, ma solo riconoscere che alcuni rapporti considerati superficiali e di mera conoscenza, sono destinati a rimanere tali. Non importa più farmi conoscere se dall’altra parte non c’è la volontà di farlo.

Per quelli invece che mi conoscono meglio e che ultimamente hanno un atteggiamento distaccato e la cui risposta a questioni in sospeso, se non anche torti subiti e situazioni d’incomprensione che sussistono solo nel loro mondo limitato, è ignorare la mia persona (e mi riferisco ad un soggetto in particolare), proprio a loro rivolgo un sincero e spontaneo “chi se ne frega”. Ormai di voi non mi curo più, specie dopo aver ribadito più volte che in situazioni di incertezza e fraintendimenti preferisco le parole, e perché no anche le urla, al silenzio; semplicemente affrontare le questioni dialogando, esponendo dubbi, cercando di vederci chiaro come dovrebbero fare le persone che si ritengono mature e con almeno un briciolo di buon senso. Ma ahimè si preferisce tacere e ignorare: mi dispiace per te, cara la mia Noncelapossofare, questa volta puoi continuare a ribollire nel tuo brodo di stronzate, io continuo per la mia strada che sicuramente qualcosa più di te l’ho imparata e costruita.

Da lunedì inizia il mio nuovo stage alla casa editrice! Sono tranquilla perché conosco bene quell’ambiente, ma quel pizzico di emozione ed eccitamento che rende impaziente c’è sempre, e va benissimo. Poi ci sono i progetti dell’Associazione e i lavoretti freelance. Tante cose belle in programma. Ma stavo dimenticando un’altra cosa! Il mio compleanno tra qualche giorno e la scelta del dolce da preparare!

Intanto che ci penso, mi faccio un bel caffè.

Con le mani in pasta!

Oggi la cucina è il mio regno, come le brave casalinghe! (In realtà come le brave casalinghe a metà dato che a me piace tantissimo cucinare ma molto meno pulire e rimettere tutto in ordine… Ve lo avevo detto che sono una pasticciona!)

Come molte volte accade, il pranzo del sabato è una mia responsabilità; e come accade ormai un po’ raramente, il primo piatto del sabato è il risotto. Il mio risotto! Ho una passione indomabile per il riso cucinato in qualsiasi modo, e il risotto è tra i piatti che preferisco in assoluto. Oggi ho preparato un risotto con zucchine e gamberetti che era talmente buono da piacere anche a mia sorella! E questa è la prova del nove più dura da superare dato che mia sorella al contrario mio odia il riso. Ai miei esigenti commensali ho altresì proposto, seguendo la mia vena creativa del momento, un rotolo di pasta di pizza ripieno di funghi trifolati, salame e formaggio fuso. Inutile dire che è terminato in un attimo: ora c’è, ora non c’è più! Magie della maga Sibyl! E son soddisfazioni!

Questa sera, dato che lui è infortunato (ginocchio azzoppato e legamenti che sono andati a farsi benedire) rimaniamo a casa sua e tanto per cambiare cuciniamo! Il menù prevede:

  • Quiche ai funghi
  • Biscottini di Natale.

La quiche è uno dei miei piatti forti, soprattutto quella agli spinaci; i biscottini sono una cosa carina da fare insieme dato che anche a lui piace cucinare e pasticciare (poiché in realtà lui pasticcia davvero…).

Si prevede una seratina tranquilla, forse romantica, ma soprattutto con le mani in pasta!

Come incazzarsi, magnare e diventare indovini in un solo giorno

Oggi giornata di incazzature epiche! Però devo dire che mi sono sfogata un bel po’, anche se ora mi sento esausta…

Oggi giornata di inaugurazioni, il che signitica buffet gratis! (Buonissimi i cornettini salati farciti, devo assolutamente farli!)

Oggi giornata di presentimenti, brutti purtroppo. “Ragazzi, non so perchè ma stasera ho un brutto presentimento…” ho detto appena ci siamo seduti al tavolo del pub. Aspettavo che lui ci raggiungesse. Dopo un’ora prendo il cellulare e trovo il seguente messaggio:

“Amore… Non ho buonissime notizie. Sto tornando a casa dal pronto soccorso. Niente di grave ma domani mattina devo tornare in ospedale per fare la radiografia e la visita ortopedica. Sono caduto su un fianco e mi sono fatto male al ginocchio. Per favore non rimproverarmi che m’incazzo.”

Secondo voi come ho reagito? Un “Te lo avevo detto di non andare stasera a giocare a calcetto perchè il campo è scivoloso dopo la pioggia” ci stava benissimo, ma ho evitato.

Stupido orgoglio maschile. Se cerchi di esprimere un tuo semplice parere su un argomento che nella loro piccola testa bacata gravita migliaia di anni luce lontano dall’universo femminile, o sembri posseduta dallo spirito della loro tanto amata quanto odiata genitrice, o sei la solita ragazza rompipalle che vorrebbe privarli di quei momenti in cui il campo da gioco è il terreno di un duello per la difesa dell’onore e per misurare la propria virilità (che secondo me potrebbe traspirare solo dal puzzo di sudore e dal tanfo delle loro scarpe).

In fondo sono uomini… E ho detto tutto.

I muffin nel “piatto”

Come ogni anno la scorsa settimana, nella mia città si è consumato il rito di ricevere doni. Da noi a portare i doni ai bimbi buoni è San Nicola, ma ormai è consuetudine fare il bis a Natale con il caro vecchio Babbo Natale che si è imposto con prepotenza, con grande dispiacere dei nostri portafogli e di quei poveracci che al solo pensiero di dover cercare il regalo giusto per i rispettivi destinatari entrano in un tunnel di isterismo misto a depressione. Torniamo alla notte dei doni; la notte precedente i bambini lasciano la loro bella letterina (in cui il pensiero, per alzare il voto della maestra e raddoppiare la quantità di regali, “ai bambini poveri” non può mancare) vicino al luogo più vicino da dove presumibilmente dovrebbe giungere il santo, e qui si potrebbe aprire un capitolo infinito. Tradizionalmente arriverebbe giù dal camino, ma in assenza di questo potrebbe andar bene qualsiasi canna fumaria, anche la cappa dei fornelli – là i bambini si chiedono giustamente “ma San Nicola non si fa male a passare attraverso quelle ventole di acciaio (dicesi cappello aspiratore per camino in metallo, anche tagliente)? Oppure in assenza di pertugi fumari il santo giunge dal buco della serratura della porta di casa, questo in virtù del fatto che dovrebbe avere la consistenza di uno spirito, ma ciò non spiegherebbe come fanno giocattoli e doni vari a passarci! E proprio nei bimbi più acuti che si pongono questo problema, s’insinua il dubbio che dietro tutta questa faccenda di San Nicola/Babbo Natale in realtà ci sia una bella fregatura!

Dalle mie parti la mattina di  questo giorno misterioso ci si sveglia tutti euforici; la letterina non c’è più e al suo posto c’è “il piatto”! È un piatto, un vassoio, una ciotola, a volte direttamente sul tavolo, pieno di dolciumi di tutti i tipi, caramelle, cioccolate, dolci, biscotti (un anno da piccola ho trovato una valanga di kinder pinguì… mah, il mio San Nicola era un po’ strano), accompagnati da giocattoli e regali vari. Ma il bello è che “il piatto” lo si trova anche a casa di nonni, zii e zie, parenti vari anche acquisiti, fidanzati, suocere e chi più ne ha più ne metta per un’abbuffata di zuccheri in allegria!

Quest’anno, oltre a ricevere i piatti, li ho fatti anch’io, a mio modo naturalmente! E allora muffin per tutti! Alle mele, aromatizzati all’arancia, e al cioccolato e cocco. Un successone! Orma mi sto specializzando in muffin.

Adoro cucinare, mi piacciono i gesti tipici, gli odori, assaggiare gli impasti, seguire alla lettera le ricette per poi ritrovarsi a cambiarle, a reinventarle e modellarle secondo le voglie e i gusti del momento. Quando cucino mi alieno completamente e la preparazione diventa quasi un rito catartico. Cucinare è il momento tutto mio, creo, mi libero e mi rigenero.

E poi magno!  🙂