Basta! Corro!

Ieri sera avevo iniziato a scrivere, buttando giù parole a caso in attesa di una scintilla di ispirazione. Ma niente, sono crollata prima di poterla raggiungere. Ero praticamente sfinita da una mattinata passata in giro per il centro di Bari (e finalmente ho acquistato i miei occhiali da sole nuovi, fighissimi, tartarugati e naturalmente Ray Ban – ma non facciamo pubblicità, tanto non ne hanno bisogno), con una lunga sosta alla Feltrinelli – da cui naturalmente non si può certo uscire a mani vuote – dove ho acquistato il libro “Il conto delle minne” di Giuseppina Torregrossa che ormai da molto volevo leggere e con altri acquisti fatti dal mio lui e da mia sorella (ebbene sì, mia sorella ha comprato un libro! Che emozione! Sono fiera di te baby!) ho preso anche un libro di cucina, “Vegetariano” della collana “I love cooking” della Gribaudo in promozione e che va ad aggiungersi a quello che presi precedentemente sul finger food. Tranquilli non divento vegetariana, continuo ad essere una onnivora convinta a cui non dispiacciono tendenze alimentari differenti. Sperimenta, è tra i miei imperativi preferiti. Dopo questa intensa mattinata e un primo pomeriggio non del tutto rilassante, mi son detta basta, vado a correre! Ho indossato la tuta, ho rispolvverato le mie candide scarpe da running e con gli auricolari nelle orecchie sono scesa per strada. Ho percorso il lungo viale alberato, costeggiando la ferrovia. Ho corso, camminato velocemente a ritmo di musica, salito e sceso più volte le scale del sovrappasso (che pare di scalare una montagna). Ho pure saltellato come una mezza rincoglionita mentre le macchine mi passavano accanto rallentando con conducenti un po’ perplessi. 45 minuti senza mai fermarmi, senza permettere ai muscoli di rimanere anche per un solo secondo immobili e permettere alla mia mente di riprendere a pensare, a macinare idee confuse. Correvo e non pensavo a nulla, la mia mente era libera, io ero libera da quel mostro invisibile e oscuro che di recente troppe volte sembra stritolarmi le viscere e togliermi il respiro. Correvo mentre la sera si allungava, il buio conquistava il cielo trapuntato dalle prime stelle. C’ero io e basta, il corpo che con il dolore e la stanchezza sembrava ribellarsi a quella strana e insapettata decisione di lasciare tutto e mettersi a correre, dopo tanto tempo, forse troppo, dopo un lungo periodo di immobilismo, ferma con il corpo, prigionièra con la mente. Come si dice “mens sana in corpore sano”, ed io voglio crederci, voglio assecondare un pensiero sano che possa portarmi alla conquista di un nuovo equilibrio.

Intanto spero che l’acido lattico abbia pietà di me nei prossimi giorni e progetto nuove corse strampalate.

No, non sono i soliti propositi di inizio anno!

E per non smentirmi BUON ANNO NUOVO con quasi una settimana di ritardo! Però è il pensiero che conta…

Non è stato un inizio anno dei migliori: una nonnina in ospedale, una serata di capodanno organizzata all’ultimo momento con “amici” discutibili, e due giorni passati a sfornare circa un centinaio di muffin.

Note positive ci sono state, certo: le serate interminabili passate a casa di lui con la sua famiglia e le risate, i dolcetti troppo buoni, prendere coscienza di alcune cose, e poi gli stivaletti nuovi e alti molto fighi! In più la vaga impressione di non essere poi così tanto ingrassata in questi giorni di abbuffate in cui la gola gode di orgasmi multipli ad ogni boccone… E questa è una conquista per me…

Tutto sommato i primi giorni del 2012 si presentano alquanto tranquilli e mi offrono il tempo di riflettere, prendendo in considerazione un nuovo obiettivo da raggiungere: cercare di organizzare la mia vita e non essere così confusionaria ma soprattutto ritardataria cronica. Per l’organizzazione ci sto lavorando con qualche piccolo risultato d’incoraggiamento. Per il ritardo, non ci siamo proprio! A questo punto chiedo a chi passa di qui anche per caso un piccolo aiuto: come si fa a non essere ritardatari? In questo anno devo guarire da questa sindrome, aiuto!

Ho preso coscienza di alcune cose.

Quest’anno devo necessariamente, e senza deroghe, laurearmi! Nessuna scusa, dovessi anche studiare o lavorare di notte.

Ho visto più chiaramente il vero volto di alcune persone, di alcuni cosiddetti “amici”: simpatia di circostanza? Ci si vede solo quando ci si ricorda della reciproca esistenza o quando non si ha di meglio da fare? Ok ci sto anch’io. E questo non è diventare ipocrita e falsa uniformandomi a loro, ma solo riconoscere che alcuni rapporti considerati superficiali e di mera conoscenza, sono destinati a rimanere tali. Non importa più farmi conoscere se dall’altra parte non c’è la volontà di farlo.

Per quelli invece che mi conoscono meglio e che ultimamente hanno un atteggiamento distaccato e la cui risposta a questioni in sospeso, se non anche torti subiti e situazioni d’incomprensione che sussistono solo nel loro mondo limitato, è ignorare la mia persona (e mi riferisco ad un soggetto in particolare), proprio a loro rivolgo un sincero e spontaneo “chi se ne frega”. Ormai di voi non mi curo più, specie dopo aver ribadito più volte che in situazioni di incertezza e fraintendimenti preferisco le parole, e perché no anche le urla, al silenzio; semplicemente affrontare le questioni dialogando, esponendo dubbi, cercando di vederci chiaro come dovrebbero fare le persone che si ritengono mature e con almeno un briciolo di buon senso. Ma ahimè si preferisce tacere e ignorare: mi dispiace per te, cara la mia Noncelapossofare, questa volta puoi continuare a ribollire nel tuo brodo di stronzate, io continuo per la mia strada che sicuramente qualcosa più di te l’ho imparata e costruita.

Da lunedì inizia il mio nuovo stage alla casa editrice! Sono tranquilla perché conosco bene quell’ambiente, ma quel pizzico di emozione ed eccitamento che rende impaziente c’è sempre, e va benissimo. Poi ci sono i progetti dell’Associazione e i lavoretti freelance. Tante cose belle in programma. Ma stavo dimenticando un’altra cosa! Il mio compleanno tra qualche giorno e la scelta del dolce da preparare!

Intanto che ci penso, mi faccio un bel caffè.