Italia-Inghilterra, chi vincerà?

partita italia inghilterra

Stiamo calmi. Non ci facciamo prendere dal panico.

Il momento fatidico è arrivato e l’ansia e l’entusiasmo salgono man mano che ci si avvicina all’ora X.

Eppure per qualcuno c’è un interrogativo, un dubbio amletico irrisolto cui non si riesce a dar risposta.

Dove andiamo a vedere la partita?

Intanto le lancette dell’orologio corrono veloci, senti il fiato sul collo del tempo che inesorabilmente sta fuggendo.

Con degli amici avevamo organizzato di vedere la partita a Bari. Prima concerto sul lungomare, poi partita a casa di amici baresi. E invece no. Il tempo(quello meteorologico) ha rimescolato le carte in tavola. Tuoni, fulmini, saette e una di quelle abbondanti piogge estive che lasciano un penetrante e piacevole odore di terra bagnata (lo adoro!).

Quindi che si fa? Scatta il piano “B” con molte incertezze: tutti a casa di Lui a vedere la partita. Solo qualche minuto fa la certezza che il piano alternativo è stato approvato da tutti.

Io nell’attesa, per essere pronta a  ogni evenienza, ho impastato e ora sto sfornando focacce per un reggimento. Focaccia ai semola rimacinata e farina con nell’impasto semi di lino e semi di sesamo; farciture con pomodori freschi tagliati a fette e origano; bianca con uno strato di patate tagliate a fette sottili e rosmarino; con pomodori pelati e funghi trifolati. Al primo assaggio direi perfette (no davvero, non mi sto vantando, però sono proprio buone).

Intanto si tira verso la mezzanotte quando la nostra nazionale e quella inglese scenderanno in campo nell’Arena Amazonia di Manaus. Non so a voi la a me il nome Manaus fa pensare a Crozza, sì il comico. Avete presente quando imita Maroni e Bossi? Durante la scena Bossi fa delle domande incalzanti a Maroni che risponde con un “no” e subito dopo parte il “manà” con quel motivetto (tu tu tururu, manà manà, tu tu ru tu… insomma ditemi che avete capito suvvia! È chiarissimo!). Proprio quel momento.

Intanto pure Buffon si è sfasciato e salterà la partita. Giungono voci che abbiano allestito lo spogliatoio dell’Italia direttamente in infermeria. Insomma quante possibilità di vincere ci sono stanotte? Non lo so, lasciamo stare che il conto è troppo difficile e io con i numeri non vado d’accordo, è risaputo.

Non ci resta che affidarci a san Cassano e san Balotelli, invocare tutti gli dei e sperare di non fare la figura della Spagna contro l’Olanda.

A me invece non resta che augurarvi buona notte mondiale.

focaccia

 

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Ladies and gentlemen the “royal baby”!

“Annunciazione, annunciazione! È nato il bambino”

Non so se vi ricordate le classiche recite natalizie, quelle che solitamente si mettevano in scena alle scuole elementari; quelle fatte non proprio per la “gioia” di parenti e amici che non potevano rifiutare il tenero invito offendendo la creatura, dunque dovevano sorbirsi in piedi o se andava bene  seduti sulle sedioline dei sette nani di Biancaneve (con le ginocchia che lambivano il mento) tre ore di soliti canti natalizi intervallati da dialoghi o monologhi incomprensibili e dal tono lamentoso. Ogni anno puntualmente c’era sempre il bambino che interpretava la parte dell’angelo vestito d’ordinanza – tunica in raso azzurro con stelle di carta attaccate corredata da ali di cartoncino bianco bordate di porporina dorata o argentata (a seconda dei trend della moda di quell’anno) – che annunciava il concepimento o la nascita del Salvatore: era quel ruolo che tutti cercavano di far passare come tra i più importanti della baracca, ma  che non so perché risultava il più scontato e sfigato.

Tale ruolo in questi giorni è stato affidato ad un certo Ed Perkins, responsabile dell’ufficio stampa della Casa Reale inglese, che ha diffuso la notizia della nascita del “royal baby”. Quale felicità, quale commozione, quanto giubilo nel Regno Unito! E di lì tutti i giornali del mondo hanno fatto da eco, facendola rimbalzare in tutti gli angoli del globo, facendola giungere a qualsiasi orecchio plebeo, manco si trattasse realmente di un Salvatore. Che poi, in verità, un po’ ci ha salvati da tutta questa ansia, dall’angosciante attesa di un travaglio durato undici ore e raccontato minuto per minuto da migliaia di collegamenti televisivi e articoli tanto che questo mese gli editori sborseranno fior di quattrini per pagare gli straordinari agli inviati da Londra.

Nasce o non nasce, e la duchessa è in ospedale, no non lo è; ha le contrazioni, no sta semplicemente espletando un regal bisognino con la sua solita impostata grazia; le fanno l’epidurale o no;  e se la duchessa ha le voglie, no mai sia nasca un erede con la “voglia” a forma di fragola o a macchia di caffè.

Insomma nove mesi di gestazione sicuramente più duri a livello di sopportazione per noi che per la cara duchessa che si portava a spasso in grembo tutta sorridente un fardello di 3,8 kg.

Sì, avete capito bene, 3,8 kg di regalità appena venuta al mondo che ci fanno chiedere dove era nascosto. Cara Kate ma che te sei magnata in nove mesi? Smentendo le più antiche fiabe, si direbbe che il pisellino reale non sia stato certo trovato sotto un cavolo perché se l’è divorato. Svelato dunque il mistero del sesso, i bookmaker inglesi si lanciano nelle scommesse sul nome del nascituro che non è ancora stato reso noto. Certo traditi o delusi sono stati quelli che speravano in una femminuccia, magari dai capelli biondi e gli occhi azzurri, magari da chiamare Diana, magari con lieto fine inciso nel futuro.

Inutile, però, illuderci che dopo la pubblicazione del nome diminuisca questo tartassamento mediatico (per noi). Occhi sempre puntati sul “royal baby” e sui neogenitori e già mi immagino i titoli dei giornali: “royal baby e il suo primo rigurgito, cosa avrà mangiato?”; oppure “operazione sblocca pupù, il royal baby sceglie le supposte di glicerina”; o ancora “Kate, torno in forma col pilates”.

Insomma non ci lasceranno in pace, continueremo ad essere sommersi a pieno viso dalle notizie su ‘sto piccino che ha avuto la fortunata sfortuna di nascere nella più osservata, criticata, gossippata, scandalosa famiglia reale che possa esistere.

Caro principino buona fortuna!

Italia-Germania, tra pronostici e tifo esagerato

Ok ci siamo. Siamo in finale. Sogno o son desta? Sì sono proprio sveglia ed è tutto vero!

Lo spauracchio italiano si è ancora una volta abbattuto tremendamente sui cugini d’oltralpe tedeschi. Diciamoci la verità, tedeschi quasi assesti in una partita di cui credo fossero i favoriti. Lo ammetto, a metà fase a gironi avevo espresso la mia sentenza: Germania in finale e per di più trionfatrice di questi Europei! Tutto questo dopo aver detto “Quest’anno vince la Russia” esattamente il giorno dopo l’eliminazione della squadra. Ok lo so i miei pronostici non sono dei più precisi… Sarà per questo che non ho mai fatto scommesse varie, tantomeno quelle calcistiche? Però si potrebbe anche considerate la questione da un altro punto di vista: il mio pronosticare a favore di altri li ha condotti gentilmente fuori dai piedi. Devo fare un tentativo con la Spagna? Meglio mantenersi moderati e cauti, senza azzardare vittorie o sconfitte aleatorie. Ed anche senza sbracciarsi, gridare, invocando a pieni polmoni tutti i santi, Cristi, Madonne, divinità varie e pure qualche anima defunta come invece ha fatto ieri la ragazza di un mio amico che ha seguito la partita con mio gruppetto di amici, ovvero il “gruppo della cupola”. La tipa mi ha inibito il tifo ieri. D’altronde lei tifava per tre, io ne ho approfittato per magnà focaccia e sorseggiare aperol con ghiaccio rigorosamente in bicchieri di plastica (detti di “carta”, anche se non ho mai capito perché dato che son fatti palesemente di plastica, è un mistero! Oddio chiamate Bossari!).

Ma bando alle ciance, torniamo alle fesserie (come diceva la professoressa di italiano delle medie quando si avvicinava il momento fatidico delle interrogazioni). È stata davvero una bella partita. C’era la nazionale italiana, c’era Balotelli che finalmente si è ricordato che tra le cose che competono al suo ruolo c’è anche quello di fare qualche gol quando ne ha voglia, c’erano gli addominali di Balotelli che esultavano, c’era a tratti Cassano, c’era la “saracinesca” di Buffon, c’era la classe smisurata di Pirlo, c’era l’eleganza di Prandelli che inspiegabilmente beveva troppe volte dalla borraccia (dal rione degli “affezionati dell’alcol” abbiamo ipotizzato si trattasse di rum), c’era Diamanti con il braccialetto portafortuna strappato in tutta fretta e gettato nelle mutande – sarà per questo che correva in modo strano e scivolava continuamente? –. E c’era anche nella Germania il Boateng “bruttino”, c’era la copia uscita malissimo del già brutto originale Montolivo (mi riferisco a Ozil), c’era qualche figo ignoto, c’era la capigliatura sempre a posto di Loew, c’erano i tifosi tedeschi alticci e quelli che pensavano di essere a carnevale, ci sono state dopo le lacrime dei tedeschi e le gioia di quelli italiani. C’è stata anche l’ira funesta di Buffon e la nostra sofferenza degli ultimi cinque minuti (la mia era completata dalla tizia che gridava come una forsennata e ripeteva “no in contropiede!” – che io il contropiede non so manco dove abita o a quale danza appartenga!). Grande assente la nazionale tedesca, il buon senso di Balotelli dopo il secondo gol e il culone della Merkel.

E domenica la finalissima! Italia-Spagna. Grande attesa per la partita ma soprattutto per la scelta della mia amica Simo: per quale squadra tifare? Già si escogitano eventuali simpatiche ritorsioni nei suoi confronti e nei nostri se l’Italia dovesse mollare.

Allora italiani, popolo di tifosi, allenatori, iettatori, gufi delle tenebre tenetevi pronti e domenica date il meglio di voi!