Puff! Ricompaio in un nuovo anno

peanuts felice anno nuovo

 

E dopo qualche giorno di assenza rieccomi qui! Mi sono assentata per ricaricarmi dalle feste (perché festeggiare e soprattutto mangiare qui stanca).

Iniziamo con gli auguri doverosi.

Buon anno nuovo! Buon 2014 a tutti! Sperando che sia un anno ricco di sorprese (belle si spera), un anno di cambiamenti significativi, di vittorie (magari pure una bella vincita in denaro non guasterebbe), un anno di sogni realizzati. Dunque tranquilli, diamoci da fare, siamo positivi tanto la fine del mondo l’abbiamo scampata (ho sentito che ce ne sarà una nel 2060 ma direi che possiamo non pensarci).

Auguri passati anche per l’Epifania, quindi auguri a tutte le Befane, a chi si sente tale, a chi in fondo lo è, a chi non lo è affatto e a chi fa gli auguri (anche io li ho ricevuti, auguri anche a me).

Direi che con gli auguri posso fermarmi qui. I prossimi mi tocca riceverli, mentre per quelli di Pasqua c’è tempo.

Com’è iniziato questo nuovo anno? la risposta più efficace sarebbe: perché, è iniziato un nuovo anno? Praticamente per ora nulla è cambiato. Ma come ogni inizio anno che si rispetti ecco fioccare le solite proposte pseudo-lavorative che hanno già il leggero sentore di fregatura. Un tizio uscito dal nulla che mi contatta per un ruolo di direttore responsabile per una nuova rivista on line, che mi conosce a metà e secondo me è tutto fumo e niente arrosto. Però è giusto giudicare alla fine e far sì che il tradizionale inizio anno di fregature faccia il suo corso. Ormai ci tengo.

Per voi, invece, come è iniziato questo nuovo anno?

Naturalmente, da qualche anno a questa parte, non spendo molte parole in buoni nuovi propositi perché nel mio disordine c’è sempre un posto riservato all’incostanza che fa saltare qualsiasi piano. Quindi mi prometto solo di essere più positiva, carica di nuove energie e vivere alla giornata. Il resto verrà da sé.

Tranquilli, non vi lascio più soli, sarò il vostro tormento per tutto l’anno, e siamo solo all’inizio.

Nei prossimi giorni vi aspettano post a go go go gooooooooooooo! (lo so sono pazza…)

Sintesi.

Stanca? Stressata? Sì, anche oggi.

Hai trascorso una buona giornata? Ma anche no. Una giornata talmente irritante che il diluvio del pomeriggio mi metteva addirittura di buon umore.

Voglia di sfogarti? Sì, tanta. Possibilmente prendere simpaticamente a “violenti scappellotti” due oche e una vacca.

Voglia di dire “ve l’avevo detto”? Non si capisce, percentuale superiore alla soglia consentita.

Voglia che tutto questo finisca? Senza fine.

Voglia che ciò che mi aspetta non inizia mai? Vedi risposta precedente.

Sei confusa? Il mio mestiere è il disordine.

Voglia di mollare tutto? Direttamente proporzionale alla voglia di non fallire.

Sopportazione? Nella zona di pericolo esplosione.

Soddisfatta? Manco per niente!

Felice? E cosa sarebbe…?

Sintesi rapida e veramente poco indolore della giornata di oggi (pressapoco ciò che succede da qualche settimana).

L’estate è finita, andate a lavorare! Amen.

“L’estate sta finendo e un anno se ne va…” cantava il ritornello di una canzonetta da spiaggia di un po’ di anni fa. Ok, è vero che il caldo è ancora qui ad attanagliarci in una morsa sempre più serrata, è vero che è in arrivo Lucifero (o è già arrivato?) l’ultima e più temibile ondata di caldo, ma per me l’estate sembra davvero finita. Finite le “ferie”, che sarebbero ancor più giustificate in presenza di un vero seppur instabile lavoro, finite le vacanze e i viaggetti fuori, in esaurimento le giornate destinate al “cazzeggio” sfrenato e votato al nulla più assoluto. Tanto più che quest’anno le uscite sono state davvero lodevoli: mare, Ostuni, una visita anche allo zoo giusto per non farci mancare nulla e quei giorni indimenticabili in Salento con i miei amici, quelli veri e speciali. Una manciata di giorni vissuti senza regole, infischiandosi di programmi e progetti, seguendo solo la strada e il mare che accompagnava il percorso, con le nostre orme stampate sulla sabbia nera o arrampicandoci tra rovi e scogliere a strapiombo, lì dove la Grecia sembrava così vicina. Ed ancora profumi, suoni e ritmi, ma soprattutto sapori. Il mio palato e la mia curiosità culinaria hanno provato l’ebbrezza di orgasmi multipli, sentivo le papille gustative fare la ola ad ogni boccone. Pucce, pezzetti, minchiareddi, pasticciotti, monachine, fruttoni, caffè al latte di mandorla, pittule… e altri prodotti tipici il cui ricordo è soprattutto impresso nella mia bocca e nella mente. Insomma ho mangiato tanto, forse troppo, naturalmente annaffiando per bene il tutto.

Adoro il cibo, soprattutto quello inconsueto e nuovo, ma non sono una di quei maniaci che tendono a fotografare con Instagram qualsiasi boccone che valichi il confine del proprio cavo orale, sia chiaro! (Non è che per caso si intravede l’effetto repellente che provoca su di me Instagram e i suoi assidui fruitori?!)

Se ci penso il cibo ha molte volte scandito i miei viaggi, i luoghi che ho attraversato e scoperto, le tappe che ho raggiunto. Adoro il cibo, adoro assaporarlo (forse da questo deriva la mia lentezza nel mangiare?) e adoro altrettanto cucinarlo; infatti non vedo l’ora di riproporre qualche ricetta assaporata in questa vacanza.

Ma torniamo a “l’estate sta finendo e un anno se ne va…”. Non ho ancora ripreso il corso di formazione, con cui potrei riempire una intera sezione del blog e passare a riempirne agevolmente un altro, ma già l’agenda inizia a riempirsi di nuovi impegni e opportunità da cogliere al volo. Urrà! Vedo probabilmente l’inizio di un bel periodo di stress ed esaurimento! Dunque sono masochista? Eppure essere impegnata fino a non avere quasi tempo per respirare mi serve, talvolta ne sento il bisogno. (Lo so sono strana… me lo dico da sola). La prossima settimana mi aspetta l’organizzazione e la conduzione dei lavori dell’assemblea generale per la nuova ass. antiracket e questo mi elettrizza: è un compito importante e prestigioso e in molti confidano nella mia professionalità. Insomma, vietato sbagliare.

Eppure qualche volta sogno ancora le spiagge salentine, la campagna con quei colori caldi e intensi, quei sapori decisi… Ok Sibyl torna con i piedi per terra!

E allora buona fine estate a tutti.

Pensieri dal mio letto – l’incerta certezza di una maschera nuda

E poi ci sono quelle situazioni nuove che proprio non sembrano convincerti, quelle che ti lasciano in testa perplessità di ogni tipo che spacci per “una visione reale e oggettiva” del tutto. Sono quelle situazioni che ti fanno dire “ci provo, mi metto in gioco ma non garantisco sul risultato”, con una sicurezza che rasenta il nulla.
È così che mi sento alla vigilia di questa nuova esperienza, di un corso di formazione per un lavoro che non mi appartiene ma che potrebbe garantirmi una bella entrata mensile. Sono in bilico tra la necessità e il rifiuto di qualcosa che mi sembra distante perchè altro da me. Mi sembra talvolta di vivere una vita non mia, tra compromessi e adattamento difficili da mandar giù. E quella sensazione di perdita dei propri sogni, di vederli svanire lentamente come fumo davanti agli occhi.
È così che cadono le illusioni? È così che una situazione diventa una epifania, una rivelazione di un disegno più grande? È così che inizia quello stacco con la “forma/vita” che aliena la tua anima facendoti sentire un tassello fuori posto in un mosaico che sembra ignorare ogni logica? È così che ti trasformi in una “maschera nuda” mossa dall’ironia?
Quanto bene mi ha fatto Pirandello in questo periodo, lasciandomi una consapevolezza amara ma consolatrice per non essere ancora stata risucchiata da quel sistema massificante. E intanto tengo accesa una speranza, una strampalata idea pseudoromantica di un’autorealizzazione che mi completi, l’idea che le parole siano la mia totalità.
Eppure questa situazioni, questi stessi pensieri sono già così altamente massificati e condivisi. Non c’è dunque via di scampo? Io non ci credo…

Ora ci sono. Perchè Ulisse? (Voglia di mare e capire come danno i nomi alle nuove ondate di caldo!)

Eccomi qui! Torno nel mondo reale e in quello virtuale con la soddisfazione di un bel 30 e lode inaspettato ma tanto sudato.

E ora apatia, voglia di cazzeggio sfrenato, spensieratezza… almeno fino a lunedì. Lunedì inizio un corso di formazione per un lavoretto part time. Vedremo, è un mondo che non mi appartiene più di tanto, ma per una mini boccata di indipendenza si fa anche questo.

Sabato mare! Sperando in un tempo clemente che abbia pietà del mio pallore da studio. Se non sbaglio dovrebbe venire a trovarci Ulisse, una bella corrente di aria bollente direttamente dal cuore del Sahara. Ok voglio andare al mare, non è che voglio cuocermi alla piastra. Ma inesorabilmente l’effetto gamberone avrà la meglio su di me, ne sono sicura.

Che poi mi chiedo, ma come fanno a scegliere i nomi da attribuire a questi anticicloni? C’è un criterio che abbia un minimo barlume di logicità o è una scelta totalmente a caso? Tipo hanno una copia dell’Odissea o un bel manuale di mitologia greca sempre a portata di mano? Perché un anticiclone non può chiamarsi “Pinco pallino”, o “Pompino”, o “Caldodimerda”, o “Ambarabacciccicoccò”, oppure “Grande Puffo” e chi più ne ha più ne metta… Lo so, potrei completare una lista interminabile di nomi strani e improponibili. Forse il mio cervello deve ancora riprendersi o forse è stato irrimediabilmente compromesso da Corazzini, Gozzano, Tozzi, quel simpaticone di d’Annunzio (che a quanto sembra sta sulle palle a tutti i cari studenti di lettere che ho incontrato all’appello).

Da qui una piccola riflessione che aleggiava nel cervello in questi giorni di studio: Corazzini è morto a 21 anni di tubercolosi, Gozzano è morto a 32 anni di tubercolosi, altri crepuscolari hanno lasciato questo mondo in giovane e età. Ma vuoi vedere che essere crepuscolari porta sfiga? Quasi quasi mi stavo commuovendo mentre lo esponevo al professore durante l’esame.

Ma quel che è stato è stato. Per ora mi concentro sul mio dolce far nulla.

E ricordate sono tornataaaaa!

 

 

No, non sono i soliti propositi di inizio anno!

E per non smentirmi BUON ANNO NUOVO con quasi una settimana di ritardo! Però è il pensiero che conta…

Non è stato un inizio anno dei migliori: una nonnina in ospedale, una serata di capodanno organizzata all’ultimo momento con “amici” discutibili, e due giorni passati a sfornare circa un centinaio di muffin.

Note positive ci sono state, certo: le serate interminabili passate a casa di lui con la sua famiglia e le risate, i dolcetti troppo buoni, prendere coscienza di alcune cose, e poi gli stivaletti nuovi e alti molto fighi! In più la vaga impressione di non essere poi così tanto ingrassata in questi giorni di abbuffate in cui la gola gode di orgasmi multipli ad ogni boccone… E questa è una conquista per me…

Tutto sommato i primi giorni del 2012 si presentano alquanto tranquilli e mi offrono il tempo di riflettere, prendendo in considerazione un nuovo obiettivo da raggiungere: cercare di organizzare la mia vita e non essere così confusionaria ma soprattutto ritardataria cronica. Per l’organizzazione ci sto lavorando con qualche piccolo risultato d’incoraggiamento. Per il ritardo, non ci siamo proprio! A questo punto chiedo a chi passa di qui anche per caso un piccolo aiuto: come si fa a non essere ritardatari? In questo anno devo guarire da questa sindrome, aiuto!

Ho preso coscienza di alcune cose.

Quest’anno devo necessariamente, e senza deroghe, laurearmi! Nessuna scusa, dovessi anche studiare o lavorare di notte.

Ho visto più chiaramente il vero volto di alcune persone, di alcuni cosiddetti “amici”: simpatia di circostanza? Ci si vede solo quando ci si ricorda della reciproca esistenza o quando non si ha di meglio da fare? Ok ci sto anch’io. E questo non è diventare ipocrita e falsa uniformandomi a loro, ma solo riconoscere che alcuni rapporti considerati superficiali e di mera conoscenza, sono destinati a rimanere tali. Non importa più farmi conoscere se dall’altra parte non c’è la volontà di farlo.

Per quelli invece che mi conoscono meglio e che ultimamente hanno un atteggiamento distaccato e la cui risposta a questioni in sospeso, se non anche torti subiti e situazioni d’incomprensione che sussistono solo nel loro mondo limitato, è ignorare la mia persona (e mi riferisco ad un soggetto in particolare), proprio a loro rivolgo un sincero e spontaneo “chi se ne frega”. Ormai di voi non mi curo più, specie dopo aver ribadito più volte che in situazioni di incertezza e fraintendimenti preferisco le parole, e perché no anche le urla, al silenzio; semplicemente affrontare le questioni dialogando, esponendo dubbi, cercando di vederci chiaro come dovrebbero fare le persone che si ritengono mature e con almeno un briciolo di buon senso. Ma ahimè si preferisce tacere e ignorare: mi dispiace per te, cara la mia Noncelapossofare, questa volta puoi continuare a ribollire nel tuo brodo di stronzate, io continuo per la mia strada che sicuramente qualcosa più di te l’ho imparata e costruita.

Da lunedì inizia il mio nuovo stage alla casa editrice! Sono tranquilla perché conosco bene quell’ambiente, ma quel pizzico di emozione ed eccitamento che rende impaziente c’è sempre, e va benissimo. Poi ci sono i progetti dell’Associazione e i lavoretti freelance. Tante cose belle in programma. Ma stavo dimenticando un’altra cosa! Il mio compleanno tra qualche giorno e la scelta del dolce da preparare!

Intanto che ci penso, mi faccio un bel caffè.

Le buone notizie arrivano sempre con un raggio di sole

Quando pensavo di aver compreso il mio blog, questo mi ha abbandonata… Andiamo bene, ora non ci si può fidare nemmeno dei blog. Ed ora ricomincio da qui, da un nuovo blog, anche se sto considerando l’idea di portare qui parte o tutti i vecchi post semplicemente perchè non posso perderli, fanno parte di me.

A proposito di fine/inizio: stamattina è finito il mio stage in web marketing alla casa editrice. Stavo già pensando a quale ricordino riuscire a portare via con me (giusto per non sentire la mancanza di quell’ufficio…), quando la responsabile e la capo redattrice mi vogliono parlare. Ho pensato: “Sicuramente mi chiederanno come mi sono trovata, a cosa mi è servita questa esperienza, cosa ho imparato; naturalmente mi diranno che è un periodo difficile, che c’è la crisi, che il loro organico è al completo e bla bla bla”. In orazioni di questo tipo sono una vera esperta, il segreto è fissare lo sguardo, fingere attenzione, staccare il cervello e riattaccarlo solo quando tutto è concluso.

E invece no! Eccezzione! Alla fine di un discorsetto neanche tanto lungo mi hanno offerto uno stage di redazione per diventare collaboratrice esterna! (EEEEHHHH AAAAHHHH la folla è in delirio!) Si inizia lunedì 9 gennaio. (Della serie manco a godermi liberamente il compleanno, che è il 10, che pizza). Però è quello che volevo, ciò che ho sempre desiderato e forse un pezzetto di sogno che si avvera.

In quel momento è comparso in cielo un pallido sole, e ne sono sicura, mi ha fatto l’occhiolino. 😉