So a cosa pensi!

ossessione

Io lo so. So a cosa state pensando. So qual è il pensiero che ronza insistentemente nella vostra testa, quel pensiero che s’insinua silenziosamente, ad ogni ora del girono, e vi tormenta mentre cercate una via di fuga, un piano di evasione perfetto.

Sì, state proprio pensando: perché la partita dell’Italia oggi è alle 3 del pomeriggio? Perché?

Naturalmente la domanda successiva che ne scaturisce è: come faccio a vedere la partita a quell’ora?

Suvvia, mettere la partita dell’Italia contro la Svezia alle 3 del pomeriggio è davvero una cattiveria, una tortura impensabile; peggio delle unghie che stridono su una lavagna, a dei morsetti applicati sui capezzoli, a quel dolore che ti immobilizza quando mangi lo zucchero filato e tra i denti hai una carie grande quanto una caverna. Ok, ci siamo capiti.

A quell’ora la maggior parte dei comuni mortali lavora, sgobba in ufficio, in una fabbrica, in un call center, in un negozio, a scuola; l’altra metà, invece, sono al bar o a casa ad agevolare la digestione e a godersi la partita contro i giganti della Svezia, i vichinghi della Scandinavia. Che poi, se guardiamo bene Ibrahimovic non assomiglia lontanamente ad un vichingo, quindi fa un po’ crollare un mito, ma questa è un’altra storia.

Resta il fatto, francamente, che se pensi alla Svezia non puoi non pensare a Ibra, soprattutto i milanisti che ne piangono ancora la partenza non escludendo mai il ritorno (anche se è un ritorno che si presenta a ogni sessione di calcio mercato, poi qualcuno dice no e allora ciao Ibra).

Così come resta il fatto che quando penso alla partita Italia vs. Svezia, la mia mante prefigura lo scontro epocale tra Mercatone Uno e Ikea, anche se in fin dei conti lo scarto tra i due è poco, solo qualche pezzo, un paio di mensole, un pugno di viti e istruzioni incomprensibili qua e là.

La tensione sale ad ogni ora, per uomini e donne indistintamente e anche il tizio alla radio incita ad una fuga repentina per vedere la partita.

C’è chi prolungherà a dismisura la pausa pranzo, svariati malati immaginari, gli attrezzati con ogni tipo di tecnologia, gli sfacciati che vedranno la partita in ufficio fregandosene di tutto e tutti, i patiti della radio cronaca e quelli che si rassegneranno al loro triste destino.

Voi cosa farete? Avete già il vostro piano di fuga o sarete tra i fortunati che si godranno la partita comodamente sul divano di casa (magari con una bella birra fresca)?

Io? Sono nel limbo.

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Aprile dolce dormire… con l’antistaminico!

green

 

“Aprile dolce dormire”, questo dice un breve detto popolare, o una sorta di filastrocca. Prima c’è, però, il “Marzo pazzerello, esce il sole e apri l’ombrello” in cui c’è quasi una personificazione di questo mese affetto da tendenze bipolari fortemente contrastanti, che portano come conseguenza il rincoglionimento generale. Dopo aver dovuto patire l’offesa recata dal ritorno all’ora legale che a dispetto del nome, portando le lancette dell’orologio avanti, ci ha fregato un’ora di sonno, ora anche le previsioni meteorologiche ballerine e le temperature che vanno su e giù a casaccio come una giostra di Mirabilandia. Alla fine il nostro bioritmo ha accettato il furto di sonno ma lotta ancora con le temperature, così come noi lottiamo contro il mostro verde che vive nel nostro armadio, contro quel dilemma che assilla i nostri risvegli: come mi vesto? Cosa mi metto? E qui le strategie di vestirsi a cipolla o portarsi appresso mezzo guardaroba, possono essere vincenti o tristemente un fallimento, una sconfitta contro la natura.

Poi è arrivato Aprile e praticamente nulla è cambiato. La mattina appena sveglia metti il muso fuori dalla finestra e vedi il sole che ti sorride seppur timido; mezz’ora dopo esci di casa e mentre ti rechi in stazione inizia a piovigginare. Ok chi si vuole prendere gioco di me? È una congiura? Arrivo poi a Bari e fa caldo, ma davvero caldo. Ecco, tra le cose che non riesco a sopportare ci sono in questo periodo gli sbalzi di temperatura, tipo quello dell’altro giorno, caldo asfissiante sulla banchina della stazione, gelo nel treno nuovo con aria condizionata a palla che scendeva a congelare il cervello e quella manciata di neuroni che ivi sono ancora presenti. I repentini cambi di temperatura, insomma, mi sfiancano.

Aprile è in fondo il mese del risveglio della natura, le rondoni tornano a volteggiare nell’aere, sui rami nudi e ossuti degli alberi nascono le prime foglioline verdi e i boccioli si aprono a nuova vita. Nel mentre, il mio naso si chiude repentinamente, una pesantezza ingiustificata si impossessa e cala sulle palpebre; è il torpore dei sensi, il sonno privo di senso che ti coglie a qualsiasi momento della giornata, è l’antistaminico che ti stronca. Praticamente la fiera dell’apatia, tra bancarelle di voglia di non far nulla confezionata, perdita di tempo sfusa e attività fisica contraffatta. Come può una pillola minuscola, insignificante, insapore, anonima portare a un tale stato di sfacelo, mi chiedo. Inoltre antistaminico significa presenza di allergie, ecco, ma a cosa. Praticamente a tutto il mondo stando al mio naso che sembra stretto da una molletta, a cui poi a gradire si aggiunge mal di testa e un fastidio oculare. Certo, c’è sempre la solita e scontata allergia alla polvere, che un po’ come il prezzemolo va bene con qualsiasi pseudo sintomo di allergia; ma non può essere solo questo.

Ammetto che periodicamente ci sono cose che mi irritano, cose che mi provocano un fastidio simile all’orticaria. Per esempio nell’ultimo periodo ciò che mi provoca un moto irrefrenabile che parte da dentro è la pubblicità dei “Teneroni”: avete presente la pubblicità di quegli hamburger fatti di prosciutto cotto, in cui il tipo ti confeziona in modo “naturale” i suddetti hamburger e poi c’è la tizia che dice <<ci mettiamo anche tanta tenerezza?>>, da un bacio volante e soffia su quelle povere schiacciatine di prosciutto? Sì proprio quella! Ma che stai a dire! Ma che tenerezza! Io ti tirerei una legnata nei sensi. È una cosa irritante, davvero, sarò mica allergica a questo?

E poi mi irritano quelli che su facebook cambiano immagine del profilo ogni 5 minuti per continuare ad avere “mi piace” anche se la foto è stata caricata 10 anni fa, così le lor facce rimangono incollate in prima posizione ogni volta che apri la tua homepage. Ma di cose e persone che mi irritano su facebook ce ne sono così tante che preferisco non scoperchiare tale vaso di Pandora, se no altro che allergia.

Ora che ci penso, negli ultimi periodi sono fortemente allergica a chi produce rumori molesti mentre mangia o si mangia insieme, una misofonia gastronomica che stimola i miei nervi mettendoli a dura prova.

Non sopporto il mio gestore telefonico e le sue simpaticissime soglie settimanali, chi ti racconta cose o fatti a metà, chi seduto sulla stessa fila dei banchi dell’università inizia a dondolarsi in modo da provocare una scossa di magnitudo non indifferente alla tua pazienza già scarsa; chi pensa di poterti fregare con un sorriso; chi ti ferma per strada e mettendoti in mano un libro inizia a parlarti della sua azienda o progetto con un ampio giro di parole per farsi lasciare i tuoi dati, cosa che entrambi sapete non avverrà mai; non sopporto che gli ombretti mi si sfracellino completamente con solo una piccola botta, quando la tua penna preferita cade per terra di punta e sai bene che nulla sarà mai come prima, chi risponde alla tua domanda con un’altra domanda.

E ancora, ancora, ancora. La lista è interminabile.

Comunque, nel mio delirio da antistaminico, benvenuta primavera.

 

 

 

Semplicemente Buon Natale!!!

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Buon Natale! Questo semplicemente l’augurio che rivolgo a tutti voi.

Buon Natale a chi passerà di qui e a chi no; a chi conosco, a chi conosco davvero, a chi conoscevo e a chi non conosco affatto. Semplicemente l’augurio di una giornata speciale, serena, piena di sorprese e regali non solo materiali. Solo per oggi lasciamo da parte tutti i brutti pensieri, le negatività, l’astio e i rancori. Regaliamo e regaliamoci un Natale migliore (va beh, sembra lo slogan di una campagna elettorale!). È quello che vorrei.

Colgo l’occasione e ci tengo a rivolgere un grazie a chi ogni giorno contribuisce anche silenziosamente a far crescere questo blog, questo angolo disordinato e delirante che spero tenga un po’ di compagnia.

Naturalmente vorrei sapere come state trascorrendo questo Natale, cosa state mangiando di buono, quanto vi siete abbuffati, quali regali avete fatto e ricevuto.

 

Intanto mi aspettano altre due giornate colme di cibo e condivisione. Non so bene se e come ne verrò fuori. Se sopravvivo a questi pranzi e cene pantagrueliche mi ritrovate di nuovo qui.

 

-1 giorno! Domani é arrivato!

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Il pranzo della Vigilia sta per iniziare!
Intanto si tirano fuori copricapi molto sobri!

Solo -2 giorni a Natale

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Ecco un treno carico di regali, speranza e si spera serenità che sta per giungere nella stazione del Natale.

Solo due giorni e sarà Natale, il giorno tanto atteso, eppure in molti non vedono l’ora passi presto. Diciamoci la verità, a volte arriva quel momento, seppur fuggente, in cui un pensiero attraversa la nostra mente: ma quando passano queste festività? È un pensiero dettato dalle aspettative, dai preparativi che sembrano non finire mai, dall’ansia che tutto sia perfetto, dal cibo alla compagnia. Anzi soprattutto la compagnia. Sì, perché è proprio in questi momenti che si svelano pensieri celati per molto tempo, diventano palesi antipatie e simpatie, fino ad arrivare a inviti d’inclusione o esclusione inaspettati o talvolta già annunciati. Natale per le cosiddette “comitive” di amici (termine che nonostante continui ad essere usato, ritengo sia inappropriato per i gruppi di amici ormai trentenni o giù di lì – è un mio personale punto di vista), ma anche per i rapporti di amicizia in sé, è sicuramente un banco di prova, la prova del fuoco che tempra e rafforza, oppure inevitabilmente logora e spezza. Il fatidico punto dell’organizzazione delle serate è sicuramente la prova più dura: vieni tu da me o veniamo noi con altre trecentocinquanta persone? Porti il dolce o qualcosa di salato? Pandoro o panettone, ma senza canditi eh? Se per te è più comodo veniamo a casa tua che è più grande (e così non sporchiamo la mia che di mettermi a fare le pulizie a Natale non ho proprio voglia)? Portiamo una pietanza ciascuno e io porto una bottiglia di spumante per cinquanta persone, che dite basta? Insomma è una continua contrattazione, cercando di accontentare un po’ tutti i gusti e le pretese, compromessi raggiunti ingoiando bocconi amari solo per salvare un’armonia delicata come un gingillo di cristallo. Sarò cinica? Forse ma quasi dappertutto è quello che sta succedendo e sto osservando attorno a me. È semplicemente quell’aspetto del Natale che c’è ma è meglio che non si veda. Tanto alla fine si finisce per brindare comunque insieme e scambiarsi auguri con la consapevolezza che tra due giorni la quotidianità avrà spazzato via tutto.

Come si dice “a Natale siamo tutti più buoni”, ma rompi scatole lo si è trecentosessantacinque giorni l’anno…

Un -3 giorni che odora di biscotti

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Avete già comprato tutti i regali? Avete ultimato tutti gli acquisti? Se la risposta è sì e avete un pò di tempo libero tutto per voi e volete rendere il vostro Natale più speziato, allora non c’è niente di meglio che preparare dei biscotti fragranti e davvero profumati.

Naturalmente con l’aggiunta di zenzero e cannella. I cosiddetti “gingerbread”. Questi in particolare dovrebbero essere svedesi, dal nome improponibile di “pepparkakor”, simili a quelli dell’Ikea ma semplicemente più buoni perché fatti in casa.

È una ricetta che ho trovato tempo fa per caso su un giornale, di quelli arrivati per posta a casa, e incuriosita ho strappato la pagina e l’ho conservata. L’ho tenuta lì sulla scrivania fino a quando io e la mia amica Dana non abbiamo deciso di fare i biscotti per Natale. E quale occasione migliore per sperimentare questa ricetta che all’inizio mi è sembrata strana; quando ho preparato l’impasto mi è sembrato sbagliato; quando abbiamo sfornato i biscotti erano praticamente perfetti e buonissimi. Il risultato sono tanti biscotti croccanti fuori e morbidi dentro, profumatissimi, dal piacevole sapore speziato. L’unico difetto? Uno tira l’altro e non smetteresti di mangiarli soprattutto se sono ancora caldi.

Vi lascio la ricetta e procedimento.

Ingredienti:

  • 270 g di farina 00;
  • 90 g di burro;
  • 2 o 3 cucchiai colmi di miele;
  • 90 g di zucchero di canna;
  • ½ cucchiaino di cannella in polvere;
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere;
  • 1 pizzico di chiodi di garofani in polvere;
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci;
  • 90g di acqua.

Procedimento:

In un pentolino portate a ebollizione l’acqua assieme al miele, lo zucchero e le spezie mescolando spesso.

Togliete il pentolino dal fuoco e aggiungete il burro e mescolate fino a quando non si sarà sciolto.

In un’ampia ciotola unite la farina e il lievito e aggiungete poco per volta il composto liquido ancora caldo. Mescolate energicamente fino a ottenere un pasto omogeneo e morbido. Non preoccupatevi se risulterà troppo liquido perché dovrete farlo riposare per una intera notte in frigo all’interno di una ciotola coperta di pellicola trasparente.

Dopo il riposo riprendete l’impasto dal frigo e stendete piccole porzioni su un piano infarinato. Ritagliate i biscotti con le forme che più vi piacciono e disponeteli su una teglia foderata con carta forno. Cuocete per circa 10-15 minuti (dipende dal vostro forno) a 180°.

Sfornate e gustate il sapore del Natale!

-4 gironi al delirio!

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Manca davvero poco. Siete pronti?

Questa immagine mi piace particolarmente ecco perché ve la ripropongo. Spero possa piacere anche a voi.

 

 

-5 giorni a Natale!

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Questi giorni post veloci

Purtroppo anche quando si pianifica qualcosa a volte gli eventi rimescolano a casaccio le carte del tuo mazzo. Ma tranquilli, ci sono e continuo.

Oggi si danno i numeri! -7 e…

-7

 

 

Natale è… passeggiare per le strade del centro di Bari, osservare le persone che si divertono sulla pista di ghiaccio da pattinaggio, sentire i raggi del sole scaldarti il viso; gioire per le canzoni natalizie in diffusione e sorridere ai passanti con una faccia da ebete pensando al 30 e lode che hai appena preso.

 

-8 a Natale!

-8

 

 

Un anno fa sul blog. 

 

Per il conto alla rovescia di oggi niente miei disegni ma una mia fotografia (e non so tra i due qual è peggio…). Sempre per la serie dei pezzi forte degli addobbi natalizi di casa mia, oggi vi propongo questa fantastica composizione, del peso di mezzo chilo, con alberello e pupazzetti di neve fatti di ceramica (o forse è gesso, o argilla, o plastica dura… non lo so, so solo che se cadesse per terra si romperebbe in mille pezzi). Ciò che è più importante e che costituisce il suo punto di forza è che l’oggetto qui presente si illumina e suona! Ci sono, infatti, dei piccoli led colorati sull’alberello che si illuminano a intermittenza seguendo le note di We wish you a Merry Christmas: una volta posizionata la levetta di accensione su “on”parte una voce simil-femminile un po’ metallica che annuncia per due volte “Merry Christmas” per poi continuare con la melodia. Detto così sembra anche carino ma il problema fondamentale è che una volta esaurita la canzoncina il soprammobile natalizio tace ma si aziona da solo ogni volta lo si smuove un po’.

Tenendo conto, sempre ritornando all’argomento delle allocazioni, che questo raffinato frutto dell’arte e della tecnologia cinese trova ogni Natale posto o sulla televisione della cucina, o sul mobile su cui è posta la tv, ma macchinetta del caffè e la radio e dove generalmente appoggiamo di tutto, potete ben capire che a ogni minima vibrazione parte inaspettato il “Merry Christmas” con tutto l’ambaradan di lucette. Peggio se la cosa avviene di notte mentre rientro a casa cercando di non fare rumore perché tutti gli altri dormono già. Per questo cerchiamo di tenerlo quasi sempre spento, tranne quando mia madre spinta da spirito natalizio burlone lo accende per rallegrarsene un po’, naturalmente lasciandolo poi acceso. In fondo, però, a lei piace questa composizione simpaticamente donataci da mia zia, la sorella di mia madre (che talvolta in fatto di gusto lascia un po’ a desiderare) e ora come ora l’armamentario natalizio non potrebbe fare a meno di lui.