San Valentino: tra trottolini, pulcini, cioccolatini e altre cose in “-ini”

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Ci siamo, nelle vetrine dei negozi c’è la giusta abbondanza di cuori rossi e derivati, nei bar e nelle pasticcerie i dolci hanno assunto solo forma di cuore e gli impasti si tingono di rosso, i fiorai sono pronti a confezionare mazzi di fiori e a maneggiare rose dai lunghi gambi che quest’anno nemmeno a Sanremo si son viste.

Dunque è arrivato il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, o meglio ancora dell’amore, che non riesce a mettere tutti d’accordo, tra chi l’attende, chi ne è indifferente e chi sostanzialmente la odia.

Ci sono, dunque, i soliti, tradizionali e irriducibili che proprio oggi danno libero sfogo a tutto il romanticismo che è in loro, talvolta esasperando al punto da trasformarlo in esibizionismo e pura ostentazione a favore di amici, parenti e vicini. E allora vai con l’assalto a ponti e incroci trafficati (nella mia città, Molfetta, il ponte del Vico e l’incrocio della Madonna dei Martiri) con striscioni e lenzuoli dalle scritte fatte con bombolette a spray e che denotano un po’ di tremarella: tra un “ti amo pulcino”, un “sei la mia vita topolina” e un “per sempre tua orsacchiotto” (naturalmente fino a quando non decide di sbranarla, in senso metaforico), la vecchia fattoria è completa e tutta la città di è messa al corrente.

Non può non mancare la classica serenata in cui lei attirata da un’insolita melodia si affaccia al balcone e si trova davanti scenari differenti: lui con un mazzo di fiori in mano che si diletta travirtuosismi vocali in una bella canzone neomelodica napoletana – facendo concorrenza alle serenate del “Boss delle cerimonie” –, oppure lui sempre con un mazzo di fiori in mano che canta una canzone di Jovanotti (ormai quella ufficiale per le serenate è diventata “A te”) o a scelta una di Baglioni da vero evergreen, e in entrambi i casi la musica proviene dallo stereo della macchina col volume sparato a palla e portiere e cofano rigorosamente spalancati.

Naturalmente ci sono anche i cultori della sobrietà, quelli che a San Valentino un fiore non manca mai, il Bacio della Perugina è un “must have” con annessa cena romantica a cui, a seconda delle esigenze e occasioni, si può allegare un intero week end in una spa per farsi coccolare insieme.Le occasioni in questione sono però diventate le offerte dei coupon acquistabili su internet, e qui la cosa si fa seria: sì, perché la ricerca dell’offerta giusta e ad un prezzo stracciato parte circa due mesi prima, con l’aggiornamento compulsivo ossessivo dei siti di coupon. Perché ormai, diciamoci la verità, se c’è il coupon è meglio. Forse.

Altro elemento immancabile è la lingerie sexy, per stuzzicare un po’ il partner e magari riaccendere il fuoco assopito sotto la cenere: così mentre una donna s’immagina in tutto il suo splendore, quasi come uno degli angeli di Victoria’s Secret, si ritrova in realtà a scegliere slip e reggiseno tra quelli in offerta alla Lidl. Ma in fondo è il contenuto quello che conta.

E se da una parte ci sono gli innamorati dell’amore, dall’altra ci sono quelli che proprio la festa di San Valentino non riescono a digerirla, un po’ perché la ritengono una festa ormai commerciale, un po’ perché il loro romanticismo sostanzialmente latita. La parte che rimare è costituita da single, quelli che oggi si rinchiuderanno in casa o cercheranno di unirsi in gruppi di sostegno; gli stessi che si riconoscono da lontano perché ogni 14 febbraio di ogni benedetto anno pronunciano o pubblicano su Facebook tale frase <<San Valentino è la sesta di ogni cretino, che crede di essere amato e invece viene fregato>>: a voi dico solo cambiate repertorio.

Insomma viva l’amore.

Una cosa però vorrei consigliare a tutti: se per caso oggi vi capiterà di vedere per strada o in un locale due uomini o due donne tenersi per mano o scambiarsi un bacio, non fate i bigotti.

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Benvenuta Primavera

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Primo giorno di Primavera.
Questo significa sole, possibilmente, la campagna che si risveglia, fiori di campo ovunque. E naturalmente naso chiuso per l’allergia… Evviva!
Per darle il benvenuto oggi i muffin al cioccolato fondente si sono vestiti da cupcake con una copertura alla crema di biscotto belga. Una goduria! In seguito vi posterò la ricetta.
Intanto mi godo una giornata di sole dopo giorni di pioggia incessante.
Buona domenica a tutti.

Pensiero cazzeggio – Alzi la mano chi ha festeggiato San Valentino

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Anche se quasi a fine giornata, voglio condividere con tutti il mio articolo scritto in occasione di San Valentino sulla testata MolfettaViva con cui collaboro. Qui trovate il link diretto.

Che non sia solo oggi il pretesto per amarsi e andare oltre le differenze di genere.

 

Ci siamo, nelle vetrine dei negozi c’è la giusta abbondanza di cuori rossi e derivati, nei bar e nelle pasticcerie i dolci hanno assunto solo forma di cuore e gli impasti si tingono di rosso, i fiorai sono pronti a confezionare mazzi di fiori e a maneggiare rose dai lunghi gambi che quest’anno nemmeno a Sanremo si son viste.
Dunque è arrivato il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, o meglio ancora dell’amore, che non riesce a mettere tutti d’accordo, tra chi l’attende, chi ne è indifferente e chi sostanzialmente la odia.
Ci sono, dunque, i soliti, tradizionali e irriducibili che proprio oggi danno libero sfogo a tutto il romanticismo che è in loro, talvolta esasperando al punto da trasformarlo in esibizionismo e pura ostentazione a favore di amici, parenti e vicini. E allora vai con l’assalto al ponte del Vico e all’incrocio della Madonna dei Martiri, con striscioni e lenzuoli dalle scritte fatte con bombolette a spray e che denotano un po’ di tremarella: tra un “ti amo pulcino”, un “sei la mia vita topolina” e un “per sempre tua orsacchiotto” (naturalmente fino a quando non decide di sbranarla, in senso metaforico), la vecchia fattoria è completa e tutta la città di Molfetta è messa al corrente.
Non può non mancare la classica serenata in cui lei attirata da un’insolita melodia si affaccia al balcone e si trova davanti scenari differenti: lui con un mazzo di fiori in mano che si diletta travirtuosismi vocali in una bella canzone neomelodica napoletana – facendo concorrenza alle serenate del “Boss delle cerimonie” –, oppure lui sempre con un mazzo di fiori in mano che canta una canzone di Jovanotti (ormai quella ufficiale per le serenate è diventata “A te”) o a scelta una di Baglioni da vero evergreen, e in entrambi i casi la musica proviene dallo stereo della macchina col volume sparato a palla e portiere e cofano rigorosamente spalancati.
Naturalmente ci sono anche i cultori della sobrietà, quelli che a San Valentino un fiore non manca mai, il Bacio della Perugina è un “must have” con annessa cena romantica a cui, a seconda delle esigenze e occasioni, si può allegare un intero week end in una spa per farsi coccolare insieme.Le occasioni in questione sono però diventate le offerte dei coupon acquistabili su internet, e qui la cosa si fa seria: sì, perché la ricerca dell’offerta giusta e ad un prezzo stracciato parte circa due mesi prima, con l’aggiornamento compulsivo ossessivo dei siti di coupon. Perché ormai, diciamoci la verità, se c’è il coupon è meglio. Forse.
Altro elemento immancabile è la lingerie sexy, per stuzzicare un po’ il partner e magari riaccendere il fuoco assopito sotto la cenere: così mentre una donna s’immagina in tutto il suo splendore, quasi come uno degli angeli di Victoria’s Secret, si ritrova in realtà a scegliere slip e reggiseno tra quelli in offerta alla Lidl. Ma in fondo è il contenuto quello che conta.
E se da una parte ci sono gli innamorati dell’amore, dall’altra ci sono quelli che proprio la festa di San Valentino non riescono a digerirla, un po’ perché la ritengono una festa ormai commerciale, un po’ perché il loro romanticismo sostanzialmente latita. La parte che rimare è costituita da single, quelli che oggi si rinchiuderanno in casa o cercheranno di unirsi in gruppi di sostegno; gli stessi che si riconoscono da lontano perché ogni 14 febbraio di ogni benedetto anno pronunciano o pubblicano su Facebook tale frase <<San Valentino è la sesta di ogni cretino, che crede di essere amato e invece viene fregato>>: a voi dico solo cambiate repertorio.
Insomma viva l’amore.
Una cosa però vorrei consigliare ai cari concittadini molfettesi: se per caso oggi vi capiterà di vedere per strada o in un locale due uomini o due donne tenersi per mano o scambiarsi un bacio, non fate i bigotti. 

Pensiero cazzeggio – Tisane, parole, progetti e stupore… un post minestrone!

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Cosa c’è di meglio di una bella tazza di tisana, un po’ di sano silenzio e la voglia di creare, scarabocchiare, scrivere, studiare. Direi poche cose. Dunque mi godo un momento tranquillo, tra piccoli piaceri, perdendomi in parole e pensieri.

Siamo già a metà novembre e anche se le temperature sembrano più settembrine, Natale si avvicina; quindi si lavora per il Natale! (Grazie alla regia per l’esultanza del pubblico finto) Sì, avete capito bene, sto lavorando per Natale e in particolare sto progettando il nuovo calendario dell’Avvento. L’anno scorso è stata una scommessa, un mettermi alla prova da più punti di vista: creativo, compositivo, fotografico; ma soprattutto è stata una scommessa con me stessa, per testare la mia capacità di riuscire a produrre e postare in tempi record e per 20 giorni di fila (20 perché la decisione del calendario è stata talmente repentina da essere presa improvvisamente 4 giorni dopo il regolare countdown). Scommessa vinta e credo anche con buoni risultati. E poi devo ammetterlo, nonostante un po’ di affanno che in alcuni momenti mi ha assalita, mi sono anche divertita e appassionata come non mai. Quindi come potevo non replicare? Questa volta sto cercando di prepararmi un po’ prima, partorendo già qualche idea, anche perché a metà dicembre dovrò sostenere un altro esame e poi ci saranno come sempre tanti imprevisti, altri impegni e i regali da preparare… forse (e quel “forse” sai bene è rivolto a te, sì, proprio a te! – Scusate è solo una comunicazione di servizio). Ho già una bella lista di idee stilata a cui ogni giorno se ne aggiungono altre; inoltre quest’anno ci saranno anche delle ricette natalizie tipiche pugliesi e non, senza tralasciare decorazioni e addobbi.

Probabilmente, e forse inconsciamente, ma non troppo, questo piccolo progetto del calendario dell’Avvento è un personale stimolo e desiderio si migliorare un Natale che seppur da lontano non riesco a vedere così scintillante e sereno come vorrei; uno stimolo che allo steso tempo non riesco a non condividere: quindi dovete sopportarmi anche questo Natale!

Nel frattempo continuo a sorseggiare la mia tisana depurativa con l’aggiunta di una bustina di infuso uva nera e fragola della “Bonomelli” che, senza fare marchette, mi sta creando una certa dipendenza, il problema è che non riesco a trovarle facilmente al supermercato: la cosa che più mi stupisce è che una combinazione così semplice possa essermi così gradita; sembra la scoperta dell’acqua calda, lo so, ma il senso più profondo è la bellezza di riuscire proprio a sorprendersi per le cose più semplici. Capita anche a voi? Questo mi fa tornare in mente una conversazione di qualche sera fa con il mio Lui: eravamo belli spaparanzati sul letto a vedere la tv e a mangiare cioccolata (in sostanza il nostro sport preferito ultimamente), lui beve dell’acqua e con quell’espressione tenera, proprio quella quasi da bimbo, mi fa: “Ma a te capita mai, quando bevi l’acqua, di pensare seriamente a quanto sia buona? A che buon sapore abbia in quel momento?”. Sì, ho risposto, capita anche a me; capita di sorseggiare dell’acqua in un momento qualunque e di pensare e ripetere nella testa quanto sia buona, quanto le labbra e il palato apprezzino quel liquido fresco e anonimo, senza colore, senza forma né odore. È questo quello che intendo per stupirsi delle piccole cose, di quelle che tante volte si danno per scontato, di quelle che passano inosservate alla vista ma la cui presenza o assenza diventa tangibile realtà. Alcuni potranno pensare che non ci siamo con la testa, forse in parte potrebbe essere vero, così com’è vero che nello stupore per le cose semplici è racchiusa ancora un po’ di quella poesia del mondo e della vita che diventa sempre più labile.

Così mi stupisco di stupirmi e le parole vanno da sole.

 

 

Liberazione e libertà

libertà

 

25 aprile, Festa della Liberazione.

Festa per la mia libertà. Libera da tutto e tutti oggi faccio ciò che voglio.

Mi riapproprio del mio tempo, dei miei spazi, delle mie passioni, dei miei pensieri, delle mie parole.

Finalmente la finestra è aperta e luce viva illumina le stanze della casa piacevolmente silenziosa. Oggi c’è il sole fuori e dentro me.

Finalmente sono ispirata, come non lo ero da un po’ di tempo. Così ne ho approfittato per creare, per sperimentare e giocare in cucina. Ho cucinato con passione, dosando gli ingredienti, ponderando i sapori, alla ricerca di un’armonia di gusto reale che rispecchiasse l’idea che avevo in mente da qualche giorno; ho realizzato la mia ricetta. Una ricetta ideata per un concorso (più in là sicuramente ve ne potrò parlare meglio), che unisce i sapori del mare e  quelli tipicamente mediterranei  con un pizzico di Oriente. Ultimamente uno degli ingredienti che sto utilizzando spesso e in ricette differenti, è lo zenzero, sia secco in polvere, sia fresco grattugiando direttamente la radice. Lo zenzero mi regala buone sensazioni in questo periodo (oddio questa affermazione suona un po’ da invasata, ma spero si capisca cosa intendo), mi fa pensare alla freschezza, ai limoni, al sole, alle belle giornate di primavera con il cielo terso.

Naturalmente per questa occasione “speciale” mi sono dedicata all’impiattamento curato nei minimi particolari ed ho utilizzato (lontano dagli occhi di mia madre) i piatti del “servizio buono”, quelli che sono custoditi da tempi immemori nella credenza del soggiorno per intenderci, e che forse per la prima volta hanno accolto nella loro cavità del cibo. (Che poi mi son sempre chiesta che senso ha avere un mobile dedicato a utensili messi lì solo in mostra, per la serie “io odio quella credenza inutile!”)

E poi via col servizio fotografico, cercando di contrastare gli attacchi a sorpresa di mia sorella che tentava di inforchettare gli spaghetti  colta dalla fame.

Quando anche mia sorella è andata via, la libertà è stata completa. Relax, caffè, cupcake fatti da me, pc, scrittura, cazzeggio. La pace dei sensi.

Buon 25 aprile a tutti, in qualsiasi modo l’abbiate trascorso.

Farfalle che si posano su rose di panna viola e altre strane idee. Happy b-day to me!

farfalle

Ok ok manteniamo la calma. Lo dico tutto d’un fiato, così fa meno impressione.

Oggièilmiocompleannoecompio27anni!

Chiaro no?

Dalla mezzanotte ho già ricevuto un numero considerevole di auguri e altrettanti “ste a fa vecchij!”, tradotto dal pugliese “stai invecchiando”. Ringraziando per gli auguri, bacini e baciotti rispondo riproponendo anche quest’anno la frase “non sto invecchiando, sono nel fiore degli anni”, che ormai mi accompagna da qualche compleanno a questa parte (come potete leggere qui). Un chiaro escamotage per illudermi che c’è ancora tempo per tutte quelle convenzioni sociali che inevitabilmente e dolente o nolente ti travolgono sulla soglia dei 30 anni, così come tutte quelle responsabilità che soprattutto i tuoi non vedono l’ora che ti assuma: per la serie “quando ti sistemi?”. Suvvia tutti abbiamo i nostri tempi.

Che poi che significa “sistemarsi”. Inevitabilmente si pensa al pacchetto matrimonio, famiglia e figli, e solo allora tua madre sarà soddisfatta, solo allora per lei sarai davvero una donna adulta; in fondo qui nel profondo sud è quello il quadretto ideale. Ma non per me. Non dico che rifiuto tale idea (anche se quella del matrimonio con fronzoli e spese spropositate assolutamente la allontano da me), ma non credo sia concretizzabile in un futuro realmente prossimo e non per mancanza di “dolce metà”, semplicemente per mancanza di stabilità, in primis economica.

Ma lungi da me tali pensieri seriosi in questa giornata che di festa non sarà, perché come ogni anno ribadisco con Agne “è un giorno come tutti gli altri” (semplicemente ti senti dare in maniera scherzosa e malcelata delle vecchia ogni 10 minuti, ma per fortuna avviene solo una volta l’anno). In verità mi aspetta una riunione e finalmente sarà svelata la prima probabile fregatura di questo inizio anno (i particolari qui).

L’unico pensiero festoso è per la torta di compleanno che ormai progetto da giorni. Voglio regalarmi una torta d’effetto, bella, affascinante, viola e sicuramente buona da condividere con chi vorrà farlo, con amici e parenti. Semplicemente perché quest’anno (dopo compleanni insignificanti) mi va così, perché voglio questo, voglio esprimere me stessa con una torta, donarmi una piccola gioia che passi dal gusto, dalla vista, dall’olfatto e arrivi dritta all’anima. Ebbene sì, ho anche disegnato la torta ideale. Spero solo che la realtà si avvicini anche in piccola parte all’immaginazione.

Vi lascio dunque qualche schizzo e disegni liberi come le farfalle che la scorsa notte volavano tra i miei pensieri per poi posarsi sul mio foglio bianco.

Trenino diretto a Natale in transito. Ci siamo quasi.

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In ritardissimo, lo so, ma non per colpa mia questa volta. Mattinata frenetica, stressante, piena di attesa e nervosismo, in cui avrei mandato a quel paese volentieri chiunque mi avesse provocata o messo i bastoni tra le ruote. e forse potrei farlo anche ora.

Sarò dunque breve. -2, solo due giorni a Natale. Due giorni che voleranno via a bordo di un trenino colorato carico di doni. Ho la testa piena di pensieri, piena di cose da fare mentre il tempo mi sfugge dalle mani. Ma ci siamo quasi, tiriamo dritto fino a Natale, il giorno in cui  tutti i pensieri più pesanti e ingombranti si spera svaniscano, si eclissino lasciando solo spensieratezza, un pizzico di serenità e una buona dose di armonia. Con noi stessi, con gli altri, con tutto ciò che ci circonda.

 

 

-4 a Natale… per favore manteniamo la calma!

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Giornata frenetica quella di oggi. L’organizzazione dell’inaugurazione mi ha presa più del dovuto; il problema maggiore è chi invece di agevolare il lavoro, non fa altro che cerare confusione. Intanto manteniamo la calma e teniamo a freno ogni istinto omicida.

Nonostante tutto continuo a disegnare (sì, oggi dovete sorbirvi un altro mio simpaticissimo disegno) e continuo a postare il mio strampalato conto alla rovescia verso il Natale; lo faccio per me, per portare a termine un impegno, lo faccio per chi segue quest blog e anche per chi in modo del tutto casuale capita qui, magari digitando le parole chiave “zozzerie” o “pompino” sui vari motori di ricerca. Lo so, sembra assurdo, lo è stato anche per me, ma c’è chi arriva qui con queste chiavi di ricerca e con tante altre assurde. Ma non temete, vi stilerò una bella lista in un prossimo post, magari a fine anno e dedicato proprio ai termini di ricerca più utilizzati e più improbabili di questo 2013. E vi assicuro che rimarrete anche voi basiti.

I programmi per Natale si stanno definendo. La sera del 25 dicembre gran baldoria con gli amici e pranzi pantagruelici con i parenti. Non che le abbuffate siano una novità qui al sud. Ci si siede a tavola alle 13.30/14.00 circa e ci si alza che ormai fuori è già buio. Che poi sempre se ci si riesca ad alzare dalla sedia: alcuni crollano lì, entrano in simbiosi con la seduta.

Ma lo scopriremo solo tra qualche giorno.

 

Che l’impacchettamento compulsivo abbia inizio! -5!

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Oggi sono un po’ in ritardo, lo so (per me è normale amministrazione, purtroppo). Questa mattina ho dovuto comporre, fotografare ed editare la foto mentre mi destreggiavo tra telefonate, persone incompetenti, ecclesiastici assenti (fosse per me ne avrei fatto volentieri a meno) per l’inaugurazione della sede di domani. Spero vada tutto bene e che qualcuno non faccia una delle sue solite uscite (giuro che domani quella la strozzo!).

Torniamo a noi invece. Mancano solo 5 giorni a Natale e sale la febbre dei regali. Devo comprarne altri tre importanti, di cui due non ho la minima idea su cosa scegliere. E forse devo aggiungere un quarto regalo per mia madre, dato che i profumi che avevo ordinato da una azienda sono arrivati con corriere due giorni fa naturalmente quando lei era in casa. Dunque la sorpresa è andata a farsi benedire.

Per gli altri regali, invece, inizia la fase di impacchettamento compulsivo ossessivo. Sì, perché quando vado a comprare i regali il più delle volte non me li faccio incartare: sarà che odio aspettare mentre la commessa imbranata cerca di capire come posizionare la carta, o dove sia il punto di inizio del nastro adesivo con le unghie lunghe mezzo metro naturalmente laccate/ricostruite e nella maggior parte dei casi decorate con mancanza di buon gusto ( e pure di buon senso); sarà invece che le confezioni fatte direttamente nei negozi quasi sempre sono scialbe e deludenti; sarà anche che fare i pacchettini mi piace. In fondo cosa c’è di meglio che impacchettare un regalo pensando alla persona che lo riceverà, al momento in cui con perizia o con foga aprirà la confezione e sarà palese la sua reazione: è proprio quel secondo, quell’attimo in cui l’oggetto è libero dalla confezione che appare sul volto del destinatario quell’espressione fuggevole che è specchio di ciò che pensa davvero. Ciò che viene dopo è solo un susseguirsi di parole ed espressioni di circostanza. Scontato è parlare della soddisfazione tutta personale per aver centrato il bersaglio, il regalo giusto.

Come ormai succede da qualche anno, io e il mio lui qualche giorno prima di Natale presi dalla curiosità (in verità è più la mia che la sua), ci diamo reciprocamente degli indizi per cercare di comprendere il regalo fatto dall’altro. Questa cosa è nata due anni fa quando a Natale, davanti a tutta la famiglia riunita, successe questo. Quest’anno mi sta facendo credere che il regalo sia una planetaria, che mi farebbe pure comodo e piacere, ma conoscendolo mi sembra improbabile che mi abbia fatta arrivare alla soluzione così facilmente, lui che si ritiene lo specialista dei regali e delle sorprese. La questione però è tenere a freno la mia fervida curiosità, compito davvero arduo.

Quest’anno per Natale il suo regalo sarà… non te lo dico! Perché lo so che starai leggendo, con la speranza di raccogliere nuovi indizi. Anche qui propongo gli indizi che tu (al mio lui) conosci già:

  • Ti tiene sveglio, ma non è una sveglia
  • Puoi usarlo in casa, ma non serve alla casa
  • È rassicurante e avvolgente.

Se qualcuno passasse di qui e volesse provare ad indovinare il regalo, mi farebbe piacere se lasciasse un commento qui sotto.

 

P.S. Stamattina ho impastato il pane, ora sta lievitando. Vi terrò aggiornati.

 

Quando la cantina è il paese delle meraviglie; ritrovamenti eccezionali.

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Per la serie “nostalgia portami via” oggi vi propongo un meno sei particolare, realizzato con un gioco, o forse è più appropriato chiamarlo attrezzo/utensile (vi prego con l’accento sulla “i”, lo so è una fissa che mi ha fatto venire il professore di linguistica generale) da disegno che ho notato ultimamente stanno riproponendo soprattutto nei mercatini, lo “Spirograph”. Per chi non avesse proprio presente cosa sia, si tratta di un kit in scatola composto da alcuni dischi di diversa grandezza e dentellati, con dentro dei forellini a diverse distanze e in cui si inserisce la punta della penna; in questo modo i dischetti vengono fatti ruotare ad esempio nel perimetro interno di un cerchio più grande, una sorta di guida anche questa dentellata, oppure dentro o fuori una orma rettangolare, o una specie di elica. Così gira che ti rigira si realizzano bellissimi disegni, quasi linee concentriche o che si intrecciano in motivi che a mano libera sarebbe impossibile realizzare. Per chi invece non avesse compreso una cippa della mia spiegazione rimando alle due foto oppure a “Santogoogle”.

spirograph

Ieri pomeriggio sono scesa in cantina per cercare una lampada che emettesse luce bianca per via delle foto (mammamiacomesonodiventataprofessionale), e come al solito qualsiasi cantina, ripostiglio, soppalco, stanza piana di cianfrusaglie che si rispetti per me si trasforma nel paese delle meraviglie, così inizio a scavare tra gli scatoloni alla ricerca di non so bene cosa, perché la lampada l’avevo già trovata.

Apro una busta e ci trovo una confezione nuova di pastelli a cera risalente probabilmente alle elementari, e ancora tre astucci pieni zeppi di pennarelli e pastelli (sempre per lo stesso motivo che potete ritrovare qui). Continuo a cercare, questa volta tra le scatole dei giochi da tavola e trovo questa grande scatola azzurra, lo Spirograph che pochi giorni fa avevo visto col mio lui ad un mercatino e mi era venuta voglia di riesumarlo un giorno o l’altro. Ed ora me lo ritrovavo di fronte. Non ci ho pensato due volte e ho portato su a casa scatola, lampada e tutti gli astucci; questo per “grandissima” gioia di mia madre, altre cianfrusaglie che si uniscono al mio disordine. Ho aperto la scatola e il gioco era intatto, non mancava nessun pezzo, anzi vi ho trovato tanti disegni fatti all’epoca, fogli ormai ingialliti ma pur sempre leggibili e intrisi di ricordi. Naturalmente io e mia sorella abbiamo occupato il tavolo con colori di tutti i tipi e ci siamo messe a disegnare, come quando eravamo bambine; tra l’altro nell’entusiasmo generale abbiamo scritto una bella letterina a Babbo Natale che a dire il vero si avvicinava più a una lettera minatoria.

Dunque sulla scia dei ricordi ho pensato di dedicare questo meno sei ancora una volta ai ricordi.

Domanda: ma anche voi avete l’abitudine di conservare e mettere da parte oggetti per ipotetici futuri e anche improbabili utilizzi? Io spero di non fare la fine dei protagonisti di “Sepolti in casa” e compagnia bella di Real Time!