Happy Halloween!

Anche quest’anno un post halloweenereccio ci sta.

Purtroppo quest’anno, a differenza dell’anno scorso, impegni e casini vari mi hanno impedito di creare un piccolo progetto fatto di decorazioni, ricette, curiosità e cazzeggio a volontà. Insomma ci siamo capiti.

Se vi va, e soprattutto se ve le siete perse, ecco i link dei post dell’anno scorso.

Halloween 2014

Non vi lascio a bocca asciutta, però. Per voi (per sfortuna vostra, lo so), un mio scarabocchio, un disegno fatto di getto, senza pensarci troppo.

Il mio augurio è che questa sia una serata orrendamente divertente, qualsiasi cosa decidiate di fare.

Speciale Halloween – Bicchierini buoni da morire!

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Finalmente eccoci giunti al giorno X, la giornata in cui fervono gli ultimi preparativi per la notte delle streghe, dei travestimenti, di fantasmi e vampiri, la notte in cui la paura si esorcizza col divertimento e anche alla morte si riesce a fare un sorriso. Halloween è giunto. C’è chi festeggerà, chi no, chi indosserà una maschera, chi invece la maschera

ce l’ha già e forse la toglierà. Punti di vista, prospettive differenti. Purtroppo la festa di Halloween è entrata nella cerchia ristretta ma concreta delle festività che condividono una particolare atteggiamento che si concretizza nella frase “Che si fa a (nome della festività)?”. Così dopo Natale, Capodanno e Pasqua ecco che anche Halloween diventa generatore di interrogativi e domande esistenziali tra la gente, tra i gruppi di amici, dubbi che attanagliano le menti, dilemmi che fanno insorgere fazioni, malcontenti e litigi. Meglio questa festa o quella? Meglio vestirsi da zombie o da vampiro? E se mi vesto da pirata sono demodè? E se mi travestissi da Legge di Stabilità dell’ultimo Governo, allora sì che farei paura! Insomma, ora anche festeggiare o divertirsi è diventato un atto che necessita la fiducia dei partecipanti. Ed io che farò questa sera? Non ne ho idea. Quello che verrà si farà, senza pretese, senza troppe preoccupazioni.

Quello che sicuramente farò è gustarmi il dolce a tema Halloween, ultima ricetta di questo piccolo progetto culinario-fotografico. Bicchierini buoni da morire: vi piace come titolo per questa ricetta? (Sì lo so, è abbastanza idiota, ma la verità è che so proprio boni!)

Un dolce al cucchiaio gustoso e naturalmente facile e veloce; un’ottima idea da preparare al volo anche quando avete ospiti inaspettati, o semplicemente avete bisogno di coccolarvi senza troppo dispendio di energie. Si tratta di un bicchiere composto da tre strati, ognuna con una consistenza differente ma che insieme creano un giusto equilibrio. Alla base un pan di spagna bagnato con qualche goccia di rum, poi un generoso strato di crema e infine la croccantezza dei biscotti sbriciolati.

Ingredienti:bic6

  • Pan di spagna (qualche fetta)
  • Un bicchierino di rum
  • 200 ml di panna fresca da montare
  • Un cucchiaio di zucchero
  • 150 g di nutella
  • 100 g di wafer alla nocciola
  • 100 g di nocciole tritate
  • 80 g di cioccolato fondente tritato
  • Qualche biscotto al cacao sbriciolato

Preparazione:

Disponete sul fondo del bicchiere da voi scelto uno strato di pan di spagna (in alternativa potete usare dei savoiardi) e bagnatelo con qualche goccia di rum.

In una ciotola montate la panna fresca aggiungendo dello zucchero (meglio se a velo) a vostro piacimento e fino a raggiungere il giusto punto di dolcezza. Aggiungete alla panna montata la nutella, amalgamando con una spatola con movimenti dal basso verso l’alto. Aggiungete alla crema le nocciole, i wafer e il cioccolato tutto tritato non molto finemente. Con l’aiuto di una sac a poche, distribuite la crema ottenuta sullo strato di pan di spagna del vostro bicchierino. Ultimate con i biscotti al cacao sbriciolati.

Per la decorazione potete usare dei semplici biscotti secchi su cui scrivere R.I.P o disegnare croci, teschi e bare.

Il vostro dessert di Halloween è pronto.

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Con il dolce si chiude questo breve capitolo di ricette a modo mio dedicate ad Halloween, ma non temete perché ho in mente di proporvi ancora periodicamente altre ricette, assecondando il gusto del momento, il periodo di riferimento e la mia voglia di fare disastri e pasticciare in cucina (per favore non prendetela come una minaccia).

 

Per concludere voglio ringraziare sentitamente mia sorella Dany per la collaborazione, per aver voluto condividere con me idee, sapori, entusiasmo: la dimostrazione di un legame speciale. Non posso non ringraziare anche Lui che mi supporta (ma soprattutto mi sopporta) nel mio percorso nel mondo ancora ignoto della fotografia.

 

 

 

 

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Speciale Halloween – Flan cremoso e teschi sorridenti

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Fine settimana, dunque seconda ricetta e idea di Halloween. Dopo l’arancio della zucca nei muffin, passiamo al verde delle zucchine nei flan. Un flan morbido, gustoso e facile da fare, da servire con crostini o ritagli di pasta sfoglia a forma di ragno, pipistrello. Un verde brillante che ricorda Frankenstein, grovigli di vermi, paludi radioattive, intrugli magici e rivoltanti che ribollono nei pentoloni di streghe dai nasi aguzzi, dalla pelle rugosa e il ghigno malefico.flan

Una cocotte da servire calda, ancora un po’ fumante, un piatto ideale nelle sere fredde e tempestose, accoccolati sul divano sotto una montagna di maglioni.

Ingredienti per 6 stampini:flan4444444

  • 200 g di zucchine
  • 100 ml di latte
  • 4 cucchiai di panna fresca
  • 50 g di pecorino (o per un gusto più dolce grana)
  • 3 foglie di basilico
  • 3 uova
  • sale e pepe
  • un pizzico di curry
  • burro e farina per gli stampini.

Preparazione:

Tagliate le zucchine a rondelle e lessatele in acqua leggermente salata con qualche foglia di basilico. Una volta cotte (devono essere morbide) mettetele in un recipiente assieme al latte, panna, formaggio, basilico, uova, curry e aggiustate di sale e pepe. Frullate il tutto con un frullatore a immersione fino a ottenere un composto omogeneo.

Imburrate e infarinate degli stampini o cocotte e distribuitevi il composto: riempite gli stampi poco più della metà. Sistemate gli stampi in una pentola a bagnomaria e fate cuocere il tutto in forno già caldo a 180° per 40/45 minuti circa.

Potete servire i flan nelle stesse cocotte di cottura.

flan55758699Per la decorazione questa volta ho riesumato dall’armadio dei vecchi ricordi, due teschi che sembrano sorridere in polistirolo. Li avevo utilizzati anni e anni fa per una festa di Halloween, probabilmente risalgono al primo o secondo anno di liceo. Per quell’Halloween con i miei amici decidemmo di andare ad una festa in maschera a tema fantasy ed io decisi di travestirmi da Raistlin, uno dei personaggi principali della collana di libri Dragonlance: quel periodo divoravo quei libri e quel personaggio in particolare, è il caso di dire, mi aveva “incantata”. Si trattava di un mago, prima appartenente all’ordine delle vesti rosse, poi dopo un percorso costellato di ostacoli, un percorso personale difficile tra salute cagionevole, un fratello ingombrante e un lato oscuro che sfocia talvolta in gesti di follia, passa all’ordine delle vesti nere; diventa il cattivo della storia, eppure alla fine decide di sacrificarsi per salvare chi ama. Era lui il mio personaggio. Vestita completamente di nero, con un lungo mantello nero e una cintura con appesi i due teschi, delle piume e un sacchetto dove tenere le polveri magiche, intrugli utili per i miei incantesimi. Oggi quei piccoli teschi sono diventati spaventosi segnaposti: basta arrotolare un filo di ferro, inserirlo nel polistirolo. Ritagliate dei cartoncini colorati, scrivete i nomi dei vostri ospiti e fermateli con il filo di ferro, come fareste con una graffetta. E il gioco è fatto!

 

 

 

Speciale Halloween – Muffin da paura!

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Immaginate una vecchia soffitta. Con travi e pavimento di legno usurato dal tempo, vecchi mobili accatastati, teli bianchi che celano oggetti e forme indefinite; bauli in pelle che custodiscono chissà quali segreti. Sparse per la soffitta angusta ampie ragnatele si intravedono risplendendo ad ogni minimo spiffero d’aria. Scricchiolii, vibrazioni, l’ululato del vento che si insinua tra le travi. Uno strato di polvere ricopre tutto, come un velo posato per fermare il tempo, i ricordi. Si vedono solo delle tracce nella polvere sul pavimento: impronte di zampe, forse piccoli roditori, ed una traccia più marcata, quasi quella di un sacco trascinato. Forse un corpo.
Poi un tonfo e il buio pesto.candele

 Tensione, un inspiegabile brivido lungo la schiena e una sensazione di paura crescente. Questa l’ambientazione scelta per la nuova ricetta di Halloween: muffin con zucca, zenzero e cannella.

Un set fotografico inquietante, alquanto macabro, magari da ricreare per un tè o una festa di Halloween in cui poter offrire ai vostri ospiti degli ottimi dolcetti, tè profumato e caldo e sensazioni da film horror.

Devo dire che questo progetto fotografico ha avuto il prezioso apporto di Lui, che nella vita vera è un professionale regista, montaggista, videomaker e fotografo: se volete potete vedere i suoi lavori qui e qui e scoprire i progetti in cantiere. (Ho fatto una marchetta? Sì, ma se la merita tutta! Vedete e crederete)

Ma veniamo alla ricetta, a questi muffin alla zucca ormai collaudati e squisiti, tanto da conquistare tutti, compresa la nonna di Lui che quando li ha assaggiati ha fatto il bis e mi ha chiesto di farne altri: vi assicuro che è una persona “molto particolare” e conquistarla non è facile, quindi è stata una grande vittoria.

Questi muffin, proprio per la presenza della zucca, si presentano internamente più umidi del solito, hanno un sapore delicato che può essere modulato secondo i propri gusti dosando zenzero e cannella: io, ad esempio, ho preferito aggiungere più zenzero rispetto alla cannella ma ciò non toglie che gli amanti della cannella possano fare il contrario. Inoltre, si mantengono belli morbidi anche dopo qualche giorno (sempre se riuscirete a resistere). Insomma, sono da provare!

Vi lascio alla ricetta, partendo dalle dosi con cui potete realizzare dai 6 ai 12 muffin, dipende dalla grandezza dei pirottini utilizzati: io generalmente con queste dosi riesco a fare 12 muffin.

muffin Ingredienti:

  • 140 g di burro
  • 200 g di farina
  • 180 g zucchero di canna
  • 2 uova
  • 80 ml di latte
  • 150 g di purea di zucca (cotta in forno o bollita)
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di zenzero in polvere
  • ½ cucchiaino di cannella in polvere

Preparazione:

Fondete il burro in un pentolino a fuoco dolce. In una ciotola ampia ponete tutti gli ingredienti solidi: setacciate la farina assieme al lievito, unite lo zucchero di canna, lo zenzero e la cannella. In un’altra ciotola amalgamate gli ingredienti liquidi: il latte, le uova, il burro tiepido, la purea di zucca. Versate poco per volta i liquidi nella ciotola degli ingredienti solidi, amalgamando con una spatola fino ad ottenere un composto omogeneo. Sistemate i pirottini su una placca da forno e riempite ognuno poco più della metà; potete aiutarvi con l’utensile per fare le palline di gelato (ma quel coso ha un nome? Pallinatore? Vi prego se lo sapete ditemelo!), sarà più facile senza sporcare.

Infornate i muffin in forno preriscaldato e cuoceteli per circa 20 minuti a 180°.

Per la decorazione sciogliete del cioccolato fondente con qualche cucchiaio di panna e disegnate della ragnatele sulla superficie dei vostri muffin.

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Gir(ament)o di… Italia

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Oggi in giro ci sono più “esperti” di ciclismo che biciclette.

Il Giro d’Italia giunge in Italia (gioco di parole che mi lascia perplessa – mi chiedo da incompetente, infatti, che senso abbia far iniziare la manifestazione ogni anno in un Paese straniero differente) e per questa quarta tappa parte proprio dalla Puglia. Giovinazzo-Bari, una “tappa semplice”, pianeggiante, l’hanno definita gli esperti; 112 Km facili facili, nulla in confronto al “tappone”, definizione attribuita ad alcune tappe che ho trovato su un sito sportivo questa mattina e che da pagana ho riso e deriso ritenendolo un errore proprio del sito, salvo poi essere con massimo stupore smentita da mio padre che me ne ha confermato l’esistenza e l’attribuzione soprattutto alle tappe montane particolarmente piene di insidie. Resta il fatto che “tappone” a me fa ridere, oh. Apro una piccola parentesi. A differenza degli esperti di ciclismo dell’ultima ora, mio padre è un grande appassionato di ciclismo e di biciclette (quando può salta in sella a qualsiasi bici che sia stata modificata dalle sue mani d’oro e fa i suoi giretti, una sorta di percorso liberatorio), nonché di un po’ tutto lo sport in generale; la volata finale (giuro che questo gergo sportivo non è farina del mio sacco) l’ha seguita rigorosamente in piedi, in tensione, con gli occhi sgranati e incollati al televisore. Mio padre non è tipo da tv “pay per view”, da emittenti private e a pagamento, né tanto meno è tipo da stadio; per lui lo sport è libero, pubblico, accessibile a tutti. Sarà per questo che preferisce di gran lunga vedere i programmi d’informazione sportiva, quelli con commenti interminabili, moviole, scambi d’opinione accesi in perfetto stile “processo del lunedì” (per la serie Biscardiailovviù). Poco fa è infatti passato dal ciclismo ad una partita di tennis su una rete x con estrema disinvoltura.

Ma torniamo a questo benedetto Giro d’Italia. Come da qualche anno a questa parte, la carovana rosa (tecnicismi go go go!) passa dalla mia città, Molfetta. Infatti il Giro attraversa solo la città: forse Molfetta non ha “le palle” o i requisiti per proporsi come città di inizio o fine tappa? Noi ci accontentiamo di una toccata e via, che ci frega della gloria (nooooo, ma dove la vedete l’ironia!). Sta di fatto che ti accorgi realmente della sua venuta quando circa una settimana prima del giorno stabilito vedi uomini della multiservizi che rifanno il manto stradale, tappano voragini nell’asfalto e tirano a nuovo solo ed esclusivamente le strade del precorso. Il prossimo anno farò una deviazione verso casa mia e mi rifaccio fare la strada. Altro segno è l’intenso tappezzamento delle strade con cartelli che vietano il parcheggio e la presenza mitologica dei vigili urbani che per l’occasione sono stati moltiplicati chissà per quale arcano sortilegio. Ma il peggio del Giro lo danno i “nuovi esperti”, i tifosi dell’ultimo minuto: come un’orda di zombie invadono le strade, in preda ad un entusiasmo per il ciclismo fino a quel momento assopito chissà dove. I più esaltati amano bardarsi di ogni tipo di gadget acquistato per strada, purché sia rosa, naturalmente con conseguente selfie da pubblicare su facebook con il solito ritornello “ma per fortuna c’è il Giro d’Italia che passa da casa mia”. Sono gli stessi che al passaggio dei ciclisti si sporgono quasi a voler toccare l’idolo ignoto che corre lontano, sono quelli che gli augurano buona fortuna e non sanno nemmeno dove stanno andando e dove finisca la tappa. Sono sempre loro, gli stessi che il secondo immediatamente dopo da baraonda rosa osannano le proprie imprese in bicicletta, mentre il giorno successivo dimenticano completamente l’esistenza di un mezzo di trasporto a due ruote che non abbia un motore.

Senso e controsenso di uno sport per pochi. Insignificanza di persone senza senso (oddiomachehodetto?)

Il Giro d’Italia questa mattina l’ho visto a Bari. No, non sono accorsa al traguardo; ho semplicemente sorpassato la carovana sulla strada statale. Giusto per coerenza.
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Pensiero cazzeggio – (omissis)giorno

Svegliarsi la mattina alle 6:30 per iniziare a lavorare alle 8:00. Una tortura, un crimine verso l’umanità Sibyl che lotta incessantemente contro insonnia, sonno perduto e mai trovato e quello stato semi-comatoso di un cervello che proprio non vuole saperne di svegliarsi; il tutto corredato dalla tipica andatura claudicante in stile zombie in cerca di cervelli da divorare. In tale stato il distributore automatico di caffè diventa un’oasi di salvezza. Per di più se riesci a mettere insieme 35 centesimi in 7 monete da 5 centesimi che giacciono solitarie nel tuo portamonete vuoto per riuscire a prendere un caffè lungo (rigorosamente senza zucchero), allora pensi che la giornata possa prendere una piega migliore. Forse il karma ti sorride, forse qualcuno lassù esiste e ha avuto pietà di te. L’apoteosi arriva con la sigaretta, la prima della giornata ma che tiri come se fosse l’ultima di un condannato a morte. Il rituale del risveglio si è concluso, gli occhi sono completamente spalancati verso un nuovo giorno.
Bene!
Ora cortesemente qualcuno dica al cervello di darsi una mossa!