A tutte le donne

 

Auguri e figlie femmine per la festa della donna! Ma sì, tanto per sdrammatizzare un po’.

Di commenti e auguri strampalati e scontati oggi ne ho letti davvero tanti.

Ho letto auguri del tipo “perché noi valiamo”, auguri di chi ricorda di avere una dignità di donna solo oggi – ma che perderà in serata quando andrà con le amiche ad assistere allo spogliarello/lap dance di un maschietto in perizoma che sembra appena estratto da una friggitrice; o la perderà assieme alla voce cantando a squarciagola al karaoke “siamo donne, oltre le gambe c’è di più” mentre agita ramoscelli innocenti di mimosa –; ho letto gli auguri di chi aveva ancora la bocca piena dell’ultimo morso di torta mimosa per festeggiare l’occasione (per carità, nulla contro le torte, sia chiaro); di chi li fa giusto perché teme ritorsioni di varia natura dal genere femminile più prossimo, o spera semplicemente di non andare in bianco stasera e in quelle a venire. Ho letto gli auguri di uomini che esaltano le proprie principesse come uniche e speciali – magari solo per oggi non alzeranno le mani per picchiare e ribadirne il possesso –, di uomini sinceri e che in fondo (forse) sanno che abbiamo quel qualcosa in più; gli auguri di uomini maschilisti, che questa sera in piccoli “commandi” si aggireranno per i locali in cerca di prede da lusingare e rimorchiare. E non sono mancati nemmeno gli auguri di tutte le compagnie telefoniche che stanno regalando a destra e a manca gigabite manco fossero confetti anche agli uomini.

Almeno alcune case automobilistiche si sono risparmiate di regalare alle donne che acquistano un’auto in questi giorni niente meno che i sensori di parcheggio come gli anni scorsi. una trovata che più che altro sembrava gettare – è il caso di dirlo anche se costa cara – benzina sul fuoco sull’eterna diatriba tra sessi, nonché caposaldo del più spicciolo maschilismo, il luogo comune “donna al volante, pericolo costante”.

Poi c’è un mondo a parte, quello delle idee forti, di chi ogni giorno combatte contro il femminicidio e usa la risonanza di questo giorno per rafforzare il proprio messaggio contro tutti gli orrori subiti dalle donne. È la voce di chi chiede solo un po’ più di parità ed emancipazione in un mondo retto (nella maggior parte dei casi) da uomini senza scrupoli, uomini di potere ammaliati e soggiogati dalla “fica”, uomini per cui l’anatomia femminile non va oltre tette-gambe-culo.

Ma le eccezioni ci sono sempre, è bene precisarlo (non si voglia urtale la sensibilità di alcuni ometti): sono gli auguri di uomini che (oltre ad aver fatto pace col cervello) sono in pace con quell’angolo tutto femminile che è in loro; sono i non-auguri di uomini che tacciono e basta e nei loro silenzi ci puoi leggere di tutto (invidia, rispetto, inferiorità, ammirazione, indifferenza, orgoglio…).

Io intanto non festeggerò.

Di una cosa, però, sono certa: essere donna è una cosa meravigliosa. Ogni giorno.

Just smile – Benvenuto febbraio

radicchio2

 

Era da tempo che avevo questa foto. Una composizione nata un po’ per caso, mentre un girono tagliavo del radicchio e della cipolla bianca. Forse avrò fatto un risotto, forse il condimento per una pasta veloce. Non ricordo. Di sicuro stavo usando il mio coltello preferito a lama grande: quello in stile “psycho” per intenderci. Tranquilli per ora ho solo affettato verdura.

Una composizione semplice che avevo in mente di terminare con un disegno. Un disegno che avevo in mente ma non riuscivo mai a realizzare. Poi ieri, mentre ero in cerca di ispirazione e materiale da pubblicare, mi è tornata in mente questa foto allora ho preso subito la tavoletta grafica (il mio tesssssoro) e ho realizzato il disegno. Dieci minuti, non di più. Facile e semplice. Soddisfatta e non rimborsata.

Così con questo disegno voglio iniziare febbraio, lasciandomi alle spalle gennaio, mettendo da parte alcune cose e riprendendone altre.

È come se il mio anno iniziasse con febbraio.

Ho vinto io. E questa volta è un addio.

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Ti ho detto addio. Finalmente.

Ho messo fine a quel legame così naturale e così tanto morboso che solo al pensiero fa ancora male.

Uniti per tanti anni. Troppi.

Un’altalena di dolore a cui sempre avrei voluto mettere fine, ma ogni volta che andavi via quel pensiero di fine andava via con te.

Poi tornavi improvviso, senza un perché, a distruggere la mia serenità. Più mi chiedevo perché e più non capivo, cercavo risposte in me e negli altri che inevitabilmente mi dicevano che dovevo estirparti dalla mia vita come si fa con l’erba cattiva; perché non potevo andare avanti così, loro mi vedevano soffrire per te.

Una sofferenza inutile come inutile sei stato sempre tu. Lo sapevo. Ma tu c’eri e la mia arrendevolezza, tutti i timori e il terrore che il pensiero di una fine poteva provocare mi paralizzava.

Anche le piccole cose quotidiane erano diventate impossibili quando decidevi di venirmi a trovare per scombussolare i miei piani.

Mi privavi del sonno e del riposo, anche uscire per andare e bere qualcosa con gli amici era diventato un incubo, portare sul viso i segni visibili che tu provocavi e poi i farmaci per lenire quel dolore, rigettandolo in fondo quando decidevi di andar via.

Poi un giorno mi sono guardata allo specchio, ho guardato i miei occhi e ho scorto solo una grande disperazione, talmente grande da riuscire a schiacciare tutte le paure. È lì che ho scorto quella scintilla di coraggio che mi è sempre mancato.

Ma il coraggio sarebbe stato nulla senza la presenza di quell’uomo, senza la fiducia che è riuscito a instillare in me.

Quell’uomo ha visto tutto il male che mi facevi, mi ha capita, mi ha aiutata, ha agito con tenacia e pazienza lì dove altri si erano fermati solo alle parole.

Quell’uomo mi ha liberata per sempre da te. Poi mi ha salutata con un bacio in fronte ed un sorriso.

Ce l’ho fatta.

È stato difficile, intenso, doloroso, ma quel sospiro di sollievo che mi ha attraversato il corpo quando ho capito che tutto era finito davvero, non lo dimenticherò mai.

Certo, ci vorrà del tempo per cancellare tutti i segni, eppure mi è bastato solo un attimo per realizzare quella mia nuova libertà. Da te.

Ho vinto io. E questa volta è un addio.

Addio dente del giudizio.

P.s. Che avevate pensato? Su scrivetelo nei commenti.

P.p.s. Nessuno mi aveva detto che avrei salivato più di un cane di Pavlov.