Altro che esercito del selfie. Siamo il popolo dell’ANOUANAUEI

 

Credit: Entertainment Weekly ew.com/

Me lo ricordo bene, quell’istante esatto di tantissimi anni fa in cui presi la decisione. Finii di pranzare e mi recai in salotto. Sistemata sul divano accesi la televisione e… “Anouanauei forerais tubiolder”. Insomma ci siamo capiti.

Ammetto di non essere stata una fan degli albori di Dawson’s Creek, anzi non lo sopportavo, ma senza averlo visto. Non so perché. O forse in parte posso immaginarlo: nel pieno dell’adolescenza quando tutti i miei coetanei sembravano un grande gregge che andava nella stessa direzione, che si vestiva allo stesso modo, che ascoltava la stessa musica, con gli ormoni che iniziavano a svegliarsi di colpo, io ogni tanto dovevo essere la pecora nera, uscire dalla corrente e fare esattamente l’opposto. Così mentre tutti i miei coetanei e soprattutto quelle di sesso femminile stravedevano per questa serie tv non perdendosene nemmeno una puntata, io decisi che non mi interessava, che non avrei visto questa storia intricata e noiosamente adolescenziale tipicamente americana.

Per i primi tempi tutto andò per il meglio, fino a quando non subentrò la curiosità e la volontà di capire cosa i miei coetanei trovassero di interessante in questa serie. Così un pomeriggio mi decisi a vederla. Non ricordo a quale punto della storia iniziò la mia visione, probabilmente a prima stagione inoltrata, o addirittura alla seconda. La prima puntata non mi aveva entusiasmata, ma volli comunque darle una seconda possibilità, e poi una terza, una quarta, una quinta fino a quando non subentrò anche l’interesse di mia sorella e recuperando le puntate perse ci mettemmo in regola e così anche noi diventammo appassionate di Dawson’s Creek.

Era una cosa inevitabile. Un meccanismo di globalizzazione adolescenziale cui nessuno poteva sfuggire. Era il periodo in cui le fiction americane a puntate si affacciavano nella nostra televisione conquistandoci. Noi, che fino a quel momento avevamo come massima espressione di serie tv “Kiss me Licia” interpretata da Cristina D’Avena, potevamo vedere un altro orizzonte, confrontarci con un modello scolastico differente e sognare di farne parte, lì dove i ragazzi cambiavano aula per ogni lezione mentre noi eravamo costretti a rimanere per sei ore seduti su sedioline di legno sempre scomode e, come nel mio caso, con le ginocchia attaccate al banco troppo basso.

Una volta iniziata la visione della serie c’era il momento della scelta, per forza. Dawson o Pacey? Il biondo o il moro? Il bravo e noioso o lo scavezzacollo? Ammetto inizialmente di essere stata attratta dal “Team Dowson” ma ben presto resami conto della “pallosità” (è un termine tecnico eh) del personaggio passai al lato oscuro, a fare il tifo per il buon Pacey. Come la stragrande maggioranza delle ragazzine, e con giusta ragione.

Così sono passati anni, pomeriggi incollati al televisore per capire se finalmente quello sfigato di Dawson l’avrebbe piantata con la lagna della verginità, a sperare in un lieto fine tra Joey e Pacey, a scommettere su quale malattia venerea si sarebbe beccata Jen, a indovinare l’età di sua nonna. Bei tempi. Poi tutto è finito e noi siamo cresciuti con la consapevolezza, però, di sentirci un po’ più soli.

Sono passati 20 anni da quando Dawson’s Creek è diventato un fenomeno mondiale, qualcuno in meno da quando è entrato nelle vite adolescenti di noi italiani. Certo ora abbiamo serie tv come se non ci fosse un domai da consumare in maratone notturne, eppure nessuna come Dawson’s Creek, nessuna da ricordare con così tanto affetto e tenerezza, nessuna che saremmo capaci di rivedere un centinaio di volte e ogni volta ricominciare come fosse la prima.

Ammettiamolo, a vedere la foto del cast riunito 20 anni dopo abbiamo tutti sentito un tuffo al cuore; quella flebile speranza che tutto potesse ricominciare ma al tempo stesso la consapevolezza che un cerchio era stato chiuso per sempre.

Nessun revival, nessun sequel. Ci rimane solo il ricordo di quegli anni e un inno che rimarrà per sempre scolpito nelle nostre menti e nei nostri cuori: Anouanauei!

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Anteprima “Il Ponte delle Spie”. Una strana mattinata al cinema.

cinema

La scorsa mattina io e Vin siamo andati all’UCI Cinema di Molfetta a vedere in anteprima nazionale “Il Ponte delle Spie”, il nuovo film diretto da Steven Spielberg, sceneggiatura di Matt Charman, Joel ed Ethan Coen, con Tom Hanks che interpreta il protagonista James B. Donovan.

Il film è ambientato degli anni della Guerra Fredda tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, e racconta le intricate vicende di catture di spie da entrambe le parti, scambi di prigionieri trattative portate ufficiosamente a termine dall’avvocato James B. Donovan che nonostante l’ardua impresa non è poi il classico “eroe” americano; è piuttosto una brava persona, un professionista con una rigida etica e morale che decide di fare la cosa giusta senza essere la marionetta nelle mani di una potenza.

Per la verità il film è abbastanza lungo (pure troppo), non aspettatevi azione, sparatorie, inseguimenti o cose del genere – tranne in una sola scena, e dico solo una –, preparatevi a lunghi dialoghi e alle solite quattro espressioni messe in croce di Tom Hanks che nonostante il la sua monotonia è promosso. In fondo tutto il film è promosso.

Diciamo che al posto del vecchio Tom ci avrei visto un altro attore un pochino più coinvolgente; tipo Vin ha pensato a Kevin Spacey, ma per me il buon Kevin è solo e soltanto Frank Underwood. Tutto il resto è nulla. Per caso state pensando che mi sto drogando di “House of Cards”? Ebbene sì!

Innegabile è la presenza del tocco di Spielberg: non so perché ma riposta alla mente l’eco di “Schindler’s list”; per non parlare del fatto che, ad un certo punto, ti chiedi: ma E.T. quando esce? Dai si fa per scherzare.

Insomma dal prossimo 16 dicembre, quando uscirà in tutte le sale, se siete indecisi su cosa vedere allora vi consiglio“Il Ponte delle Spie”. Ok sembrava un messaggio promozionale, ma non lo era affatto. Solo un consiglio.

La cosa che, però, mi ha più colpita è stato proprio andare al cinema di mattina. Non mi era mai capitato, ma come si dice c’è sempre una prima volta.

A parte un po’ di sonnolenza, è stato strano: i botteghini vuoti e illuminati dalla luce del sole, le sale praticamente deserte con pochissimo pubblico. Due o tre spettatori per fila, tanto silenzio, poco vocio, nessun “bimbo minchia”, nessun rumore molesto da ruminanti di porcherie, nessun occasionale cellulare. Praticamente la situazione ideale, così come ogni volta dovrebbe essere godersi un film al cinema. Una piacevole sorpresa. Da rifare sicuramente.

Nuove esperienze

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Alla scoperta di nuove ed emozionanti esperienze a teatro.

Scrutare i preparativi, assistere alle prove e cogliere tutti i momenti prima che il sipario si apra e gli attori entrino in scena. Un mondo che fino ad ora avevo visto solo da spettatrice, seduta tra il pubblico.

Tutto grazie a VinBis. com e alla sua grande voglia di fare e intraprendenza. (Se siete curiosi e volete scoprire di più, date un’occhiata qui!)

Sono sicura che insieme riusciremo a raggiungere traguardi sempre più alti.

Il Trono di Spade, ci sono cascata anch’io!

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Me lo ero ripromessa un mesetto fa, quando combattevo ansia e paure studiando Storia moderna. L’idea mia gironzolava in mente da un po’ di tempo e tutto intorno a me vi faceva riferimento. Avevo intuito che la cosa poteva interessarmi, poteva diventare avvincente ma anche intrappolarmi in un circolo vizioso da cui diventa difficile uscire. Bastava solo chiedere e mi sarebbe stato dato (anzi prestato). Dunque il momento è giunto: anche io ho iniziato a vedere “Il Trono di Spade”! Dopo averne sentito parlare in tutti i modi, in tutte le salse (e anche in tutti i luoghi e in tutti i laghi, come direbbe Scanu – a proposito che fine ha fatto? No, meglio non saperlo), mi sono avventurata in questo mondo fantastico pieno di intrighi, tutto “tempesctato” di parentele impossibili, buoni e cattivi, tette e culi, duelli, battaglie, banchetti e bordelli, tradimenti, uccisioni, capelli finti, scopate a destra e a sinistra, cavalieri, nani, lupi, uova di drago; ho dimenticato qualcosa? Se sì è perché sono ancora alla prima stagione.

Ammetto che mi sta coinvolgendo e avvincendo molto. È il genere che piace a me e potrei passare tutta la notte a vederlo. L’idea sarebbe quella di recuperare le serie che mi mancano per mettermi alla pari dei miei amici e finalmente vedere tutti insieme la nuova stagione.

Intanto sto finendo la prima stagione grazie a questo meraviglioso cofanetto prestatomi da Andre. Prime impressioni molto positive.

E voi? State seguendo le vicende de “Il Trono di Spade”? Che ne pensate? Avete letto il libro? Suggerimenti? Su, su sono curiosa di conoscere le vostre opinioni!