San Valentino: tra trottolini, pulcini, cioccolatini e altre cose in “-ini”

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Ci siamo, nelle vetrine dei negozi c’è la giusta abbondanza di cuori rossi e derivati, nei bar e nelle pasticcerie i dolci hanno assunto solo forma di cuore e gli impasti si tingono di rosso, i fiorai sono pronti a confezionare mazzi di fiori e a maneggiare rose dai lunghi gambi che quest’anno nemmeno a Sanremo si son viste.

Dunque è arrivato il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, o meglio ancora dell’amore, che non riesce a mettere tutti d’accordo, tra chi l’attende, chi ne è indifferente e chi sostanzialmente la odia.

Ci sono, dunque, i soliti, tradizionali e irriducibili che proprio oggi danno libero sfogo a tutto il romanticismo che è in loro, talvolta esasperando al punto da trasformarlo in esibizionismo e pura ostentazione a favore di amici, parenti e vicini. E allora vai con l’assalto a ponti e incroci trafficati (nella mia città, Molfetta, il ponte del Vico e l’incrocio della Madonna dei Martiri) con striscioni e lenzuoli dalle scritte fatte con bombolette a spray e che denotano un po’ di tremarella: tra un “ti amo pulcino”, un “sei la mia vita topolina” e un “per sempre tua orsacchiotto” (naturalmente fino a quando non decide di sbranarla, in senso metaforico), la vecchia fattoria è completa e tutta la città di è messa al corrente.

Non può non mancare la classica serenata in cui lei attirata da un’insolita melodia si affaccia al balcone e si trova davanti scenari differenti: lui con un mazzo di fiori in mano che si diletta travirtuosismi vocali in una bella canzone neomelodica napoletana – facendo concorrenza alle serenate del “Boss delle cerimonie” –, oppure lui sempre con un mazzo di fiori in mano che canta una canzone di Jovanotti (ormai quella ufficiale per le serenate è diventata “A te”) o a scelta una di Baglioni da vero evergreen, e in entrambi i casi la musica proviene dallo stereo della macchina col volume sparato a palla e portiere e cofano rigorosamente spalancati.

Naturalmente ci sono anche i cultori della sobrietà, quelli che a San Valentino un fiore non manca mai, il Bacio della Perugina è un “must have” con annessa cena romantica a cui, a seconda delle esigenze e occasioni, si può allegare un intero week end in una spa per farsi coccolare insieme.Le occasioni in questione sono però diventate le offerte dei coupon acquistabili su internet, e qui la cosa si fa seria: sì, perché la ricerca dell’offerta giusta e ad un prezzo stracciato parte circa due mesi prima, con l’aggiornamento compulsivo ossessivo dei siti di coupon. Perché ormai, diciamoci la verità, se c’è il coupon è meglio. Forse.

Altro elemento immancabile è la lingerie sexy, per stuzzicare un po’ il partner e magari riaccendere il fuoco assopito sotto la cenere: così mentre una donna s’immagina in tutto il suo splendore, quasi come uno degli angeli di Victoria’s Secret, si ritrova in realtà a scegliere slip e reggiseno tra quelli in offerta alla Lidl. Ma in fondo è il contenuto quello che conta.

E se da una parte ci sono gli innamorati dell’amore, dall’altra ci sono quelli che proprio la festa di San Valentino non riescono a digerirla, un po’ perché la ritengono una festa ormai commerciale, un po’ perché il loro romanticismo sostanzialmente latita. La parte che rimare è costituita da single, quelli che oggi si rinchiuderanno in casa o cercheranno di unirsi in gruppi di sostegno; gli stessi che si riconoscono da lontano perché ogni 14 febbraio di ogni benedetto anno pronunciano o pubblicano su Facebook tale frase <<San Valentino è la sesta di ogni cretino, che crede di essere amato e invece viene fregato>>: a voi dico solo cambiate repertorio.

Insomma viva l’amore.

Una cosa però vorrei consigliare a tutti: se per caso oggi vi capiterà di vedere per strada o in un locale due uomini o due donne tenersi per mano o scambiarsi un bacio, non fate i bigotti.

Pensiero cazzeggio – Alzi la mano chi ha festeggiato San Valentino

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Anche se quasi a fine giornata, voglio condividere con tutti il mio articolo scritto in occasione di San Valentino sulla testata MolfettaViva con cui collaboro. Qui trovate il link diretto.

Che non sia solo oggi il pretesto per amarsi e andare oltre le differenze di genere.

 

Ci siamo, nelle vetrine dei negozi c’è la giusta abbondanza di cuori rossi e derivati, nei bar e nelle pasticcerie i dolci hanno assunto solo forma di cuore e gli impasti si tingono di rosso, i fiorai sono pronti a confezionare mazzi di fiori e a maneggiare rose dai lunghi gambi che quest’anno nemmeno a Sanremo si son viste.
Dunque è arrivato il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, o meglio ancora dell’amore, che non riesce a mettere tutti d’accordo, tra chi l’attende, chi ne è indifferente e chi sostanzialmente la odia.
Ci sono, dunque, i soliti, tradizionali e irriducibili che proprio oggi danno libero sfogo a tutto il romanticismo che è in loro, talvolta esasperando al punto da trasformarlo in esibizionismo e pura ostentazione a favore di amici, parenti e vicini. E allora vai con l’assalto al ponte del Vico e all’incrocio della Madonna dei Martiri, con striscioni e lenzuoli dalle scritte fatte con bombolette a spray e che denotano un po’ di tremarella: tra un “ti amo pulcino”, un “sei la mia vita topolina” e un “per sempre tua orsacchiotto” (naturalmente fino a quando non decide di sbranarla, in senso metaforico), la vecchia fattoria è completa e tutta la città di Molfetta è messa al corrente.
Non può non mancare la classica serenata in cui lei attirata da un’insolita melodia si affaccia al balcone e si trova davanti scenari differenti: lui con un mazzo di fiori in mano che si diletta travirtuosismi vocali in una bella canzone neomelodica napoletana – facendo concorrenza alle serenate del “Boss delle cerimonie” –, oppure lui sempre con un mazzo di fiori in mano che canta una canzone di Jovanotti (ormai quella ufficiale per le serenate è diventata “A te”) o a scelta una di Baglioni da vero evergreen, e in entrambi i casi la musica proviene dallo stereo della macchina col volume sparato a palla e portiere e cofano rigorosamente spalancati.
Naturalmente ci sono anche i cultori della sobrietà, quelli che a San Valentino un fiore non manca mai, il Bacio della Perugina è un “must have” con annessa cena romantica a cui, a seconda delle esigenze e occasioni, si può allegare un intero week end in una spa per farsi coccolare insieme.Le occasioni in questione sono però diventate le offerte dei coupon acquistabili su internet, e qui la cosa si fa seria: sì, perché la ricerca dell’offerta giusta e ad un prezzo stracciato parte circa due mesi prima, con l’aggiornamento compulsivo ossessivo dei siti di coupon. Perché ormai, diciamoci la verità, se c’è il coupon è meglio. Forse.
Altro elemento immancabile è la lingerie sexy, per stuzzicare un po’ il partner e magari riaccendere il fuoco assopito sotto la cenere: così mentre una donna s’immagina in tutto il suo splendore, quasi come uno degli angeli di Victoria’s Secret, si ritrova in realtà a scegliere slip e reggiseno tra quelli in offerta alla Lidl. Ma in fondo è il contenuto quello che conta.
E se da una parte ci sono gli innamorati dell’amore, dall’altra ci sono quelli che proprio la festa di San Valentino non riescono a digerirla, un po’ perché la ritengono una festa ormai commerciale, un po’ perché il loro romanticismo sostanzialmente latita. La parte che rimare è costituita da single, quelli che oggi si rinchiuderanno in casa o cercheranno di unirsi in gruppi di sostegno; gli stessi che si riconoscono da lontano perché ogni 14 febbraio di ogni benedetto anno pronunciano o pubblicano su Facebook tale frase <<San Valentino è la sesta di ogni cretino, che crede di essere amato e invece viene fregato>>: a voi dico solo cambiate repertorio.
Insomma viva l’amore.
Una cosa però vorrei consigliare ai cari concittadini molfettesi: se per caso oggi vi capiterà di vedere per strada o in un locale due uomini o due donne tenersi per mano o scambiarsi un bacio, non fate i bigotti. 

And the winner is… – Premio curiosità 2014

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Allora. Il mio blog (ma possiamo definirlo anche delirio di parole) ha ricevuto un premio! Si dice così, giusto? Cioè proprio il mio? Ebbene sì. The winner is IL DISORDINE NEL MIO CASSETTO! (espressione di finta sorpresa, mi asciugo una lacrima invisibile, salgo sul palco, inciampo, ritiro l’attestato e ringrazio la mia famiglia… ho dimenticato qualcosa? No, credo che il copione sia completo) Ammetto che sono piacevolmente sorpresa per questo piccolo riconoscimento, soprattutto perché è la prima volta che ne ricevo uno. Ho ricevuto il “Premio curiosità 2014” grazie alla gentile nomination di Emily, circa dieci giorni fa. Sì, avete letto bene, tanto troppo tempo fa. Lo so, sono vergognosa, su dite tutti che sono una cattiva persona e ciao finiamola qui. Devo dire che questa volta il ritardo è per la maggior parte giustificato; infatti in questo lasso di tempo ho studiato e dato un esame, ho seguito un corso di formazione che mi impegnava tutta la giornata oltre a impegni vari. Che dite basta? Suvvia perdonatemi (se volete faccio anche la faccia mortificata e supplicante del gatto con gli stivali di Shrek).

Ma bando alle ciance, lascio spazio alle domande del premio.

1. Come ti chiami realmente? (Se vuoi scriverlo)

Sì, realmente mi chiamo, nel senso che ho un nome. Un nome diciamo “insolito”, capace di creare malintesi, dubbi e un sacco di confusione. Che nome è? Vi dico solo che inizia per… I. suvvia non è che vi posso dire tutto.

2. Qual è la tua vera età?

Ho 27 anni. Effettivi, reali, dimostrati, compiuti. I vecchi delle mie parti direbbero che “mi sono già buttata nei 28”, per altri ne devo fare 29: io questa cosa non l’ho mai capita e cercare di farsela spiegare da persone di una certa età, sarebbe un’impresa impossibile.

3. E quella che vorresti avere?

Forse mi piacerebbe avere 20 anni, tornare a quell’età per cambiare giusto qualcosina.

4. Qual è l’ultimo SMS che hai ricevuto?

Un attimo che controllo. Che tristezza, è un messaggio della 3. L’unica consolazione è che il credito non è esaurito.

5. Com’è stato il tuo primo bacio?

Mmmmhhh vediamo. Particolarmente adolescenziale, mentre si giocava al gioco della bottiglia. Vale?

6. Cosa hai sognato stanotte?

Io penso nulla, o forse molto probabilmente non me lo ricordo. Sarà perché mi sono svegliata alle 4 per andare a fare uno pseudo-lavoro? Che dite?

7. Domani parti, dove vai?

Torno a Siviglia con lui, mi mancano quei momenti, più o meno l’anno scorso; solo noi e una città tutta da scoprire. Oppure partiamo e andiamo a Londra (il mio sogno), ma anche Praga, Amsterdam, Parigi, Berlino, Mosca, Tokyo…

8. A cosa stai pensando?

Adoro il nuovo cd dei Coldplay. Stanotte non dormirò. Spero di svegliarmi. Sveglia non mi tradire. Cosa indosso domani. Devo scrivere. Ho tante cose da fare. Voglio un gelato buono. Devo comprare un nuovo paio di sandali…

9. Cosa farai stasera?

Difficile dirlo. Intanto speriamo di arrivarci sani e salvi.

10. Se potessi incontrare dal vivo un blogger chi sceglieresti? Perché?

Non saprei scegliere, ce ne sono tanti che seguo e trovo davvero interessanti. Ognuno è unico.

Bene, come consuetudine questa specie di catena di sant’Antonio deve continuare, dunque nomino 5 blogger che seguo con piacere e che spero possano interessare anche voi.

Cià.

Lo stupore dopo l’angoscia

Dopo qualche giorno di assenza rieccomi.
Vi ho lasciati il giorno del mio compleanno, mentre facevo schizzi vari per decorare la mia torta – quella che mi sono regalata e dedicata e nella cui realizzazione e cura dei dettagli ho messo tutta me stessa -, mentre in preda a chissà quale ispirazione o raptus disegnavo farfalle partorite direttamente dalla mia mente e dalla penna che assecondava ogni movimento della mano.
Ho organizzato una serata di “festeggiamenti” sabato 11 a casa del mio lui con il solito gruppo di amici e proprio per quella occasione ho realizzato la torta e un rinfresco salato. Oltre a patatine varie (quelle non possono mancare mai, fanno da stuzzicante riempimento per lo stomaco e per la tavola, diciamoci la verità, e poi a me piacciono assai assai quelle croccanti e salate schifezze!), ho preparato patate duchesse (lo ammetto, erano surgelate), wurstel in camicia e caramelle di formaggio in pasta sfoglia aromatizzate alla curcuma e paprika, entrambi preparati da me. Ed ancora quadrotti di focaccia morbida con abbondante pomodoro e funghi trifolati e formaggio spalmabile (questa con l’aiutino di mia madre se no avrei finito di preparare tutto per il compleanno del 2015). Infine composta di ananas fresco e finalmente la mia torta! Pan di spagna bianco a tre strati con crema chantilly e crema al cioccolato aromatizzato con rum al miele. E poi decori di panna viola e fucsia e una pioggia di mandorle a lamelle. Forse la miglior torta che abbia mai preparato. Dalla A alla Z. Curata manco fosse mia figlia! Una torta davvero buona, ricca di sapore, non troppo dolce come piace a me e che ha riscosso grande successo tra gli invitati. Merito anche della ricetta base che ho preso dal libro “Le ricette di Maghetta Streghetta” di Iaia Guardo del blog “La Cucina Psicola(va)bile”: lei una persona eccezionale, una fonte di ispirazione e divertimento, insomma bella buona e brava!
Naturalmente non posso non postarvi una foto prima e dopo di quello che è ormai il mio orgoglio e forse il mio cavallo di battaglia. Appena mi sarà possibile (e avrò la pazienza di trascrivere tutti i passaggi) vi posterò la ricetta completa e dettagliata, promesso. Così altro che pasticceria, farete anche voi un figurone. Ci metto la firma.
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La serata è andata più che bene e proprio allora ho ricevuto i miei regali di compleanno. Primo tra tutti, sicuramente il più bello perché da molto tempo era diventato l’oggetto dei miei desideri (e possiamo anche dire ma mia ossessione) è il fantastico Samsung Galaxy Tab 3 10.1!
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Il mio lui stavolta ha superato se stesso anche se mi ha fatto penare e angosciare per tutta una storia complicata di regali che praticamente parte dagli inizi del dicembre scorso e che ha raggiunto il culmine a Natale. In sintesi a Natale mi ha regalato un set di formine ad omini, quelli per i biscotti pan di zenzero, e una scatola di biscotti allo zenzero dell’ikea. Allora, il regalo in sé era carino, pur considerando il fatto che ogni biscotto sarebbe praticamente “grande quanto la mia testa”, e che i biscotti dell’ikea sono troppo dolci per i miei gusti, ma non avevano riscosso in me una reazione di palese entusiasmo o gioia; nonostante questo il regalo è stato comunque gradito, infatti difficilmente non apprezzo i regali che mi vengono fatti (belli o brutti che siano). Ciò a lui non è bastato e praticamente ha continuato a torturarmi dicendo che sapeva bene che il regalo di Natale non mi era piaciuto, che proprio non aveva idea di cosa poteva regalarmi perché “non era ispirato”. Questa pressione mi aveva fatta già sbottare qualche giorno fa in cui in esasperata gli dissi che quel regalo non mi aveva fatta impazzire e che forse lui minfaceva regali che piacevano solo a lui. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata quando per messaggio, la notte prima del mio compleanno, mi ha praticamente detto che sapeva già che il regalo di compleanno non mi sarebbe piaciuto e nuovamnete che non  era affatto ispirato dunque non sapeva propio consa regalarmi. A quel punto la mia angoscia era ai massimi livelli tanto da preferire che non mi facesse nessun regalo; anche perché non ne ho mai pretesi, e ammetto altresì di non essere abituata a riceverli: non so perché ricevere regali mi crea un forte imbarazzo, uno stupore che assume le sfumature di quella strana sensazione di non meritare quel regalo, un miscuglio di stati d’animo che non riesco a spiegare ma che non annullano il piacere di ricevere. Naturalmente immaginate la mia reazione quando invece ho scartato il suo regalo davanti a tutti i miei amici: in realtà mi sono ammutolita per la sorpresa. Uno dei regali più belli e sentiti che potesse farmi, e per questo non smetto di ringraziarlo. E come avrete intuito tutta la storia della mancanza di ispirazione e le pressioni per il regalo di Natale erano solo una farsa, uno dei suoi giochini psicologici per aumentare la sorpresa finale (però tesoro per favore, la prossima volta un pochino meno angoscianti, grazie).
Insomma è stato un compleanno strano, sorprendente, divertente, dolce.
Insomma unico.

Mancano solo 14 giorni a Natale? Davvero?

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Ieri ho ricevuto una sorpresa bellissima. Candele, una torta cioccolatosa, la nostra canzone e lui che è il mio grande amore. Serata romantica nel nostro rifugio. Momenti perfetti.

Questa foto è stata scattata in un negozio che adoro, la “Maison du Monde” dove si trova arredamento, complementi e tanti articoli per la casa. Insomma un posto fantastico tutto l’anno che nel periodo natalizio diventa magico. Ve lo consiglio.

Un piccolo vizio di nome Jane Austen

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Lo ammetto, ho una passione per Jane Austen. Mi piace il suo stile, mi piace la sua personalità, un’eroina che in fondo non ha molto di romantico in sé quanto invece di rivoluzionario e innovativo. E lo so, molti sentendo il suo nome seguono subito il collegamento mentale che li porta all’idea di “romanzi rosa” per femminucce, o ancor più dispregiativo per zitelle in attesa del vero amore, del principe azzurro che le conduca in un sogno possibilmente reale a bordo della sua super macchina sportiva, va bene anche un suv (della serie “principi azzurri si evolvono sull’onda delle mode”). Allora vi sbagliate di grosso. Questa è l’idea di chi si ferma al frontespizio, di chi tra le tante parole sulla quarta di copertina legge il binomio “donna/amore” e storce il naso pensando di aver riassunto tutto il libro, è l’opinione di chi crede che i libri della Austen facciano parte della collana “Harmony” (che fortunatamente non ho mai avuto il dispiacere di leggere); è l’errata idea di maschilisti e pure misogini che credono che tali letture possano distogliere l’attenzione delle donne dai loro doveri femminili, rifiutando l’amara realtà. Bene, nulla di più errato. La Austen ha quell’occhio critico verso il suo sesso, considerato in genere fin troppo gentile, guarda il mondo femminile dall’interno all’esterno: nei suoi romanzi le donne presenti costituiscono un campionario assortito di sfumature caratteriali, donne con i loro pregi e difetti ma con una grande profondità psicologica. Non si può navigare a pelo d’acqua, bisogna immergersi, grattare la superficie e guardare nel profondo, in quella voglia di riscatto, di non essere solo oggetti o soprammobili di ricchi salotti inglesi. Ribellarsi alle regole della società, delle consuetudini familiari, alla ricerca della propria fortuna, riappropriandosi del libero arbitrio, scegliere e agire seguendo la testa e il cuore ma sempre autonomamente. La stessa Jane decise di vivere del suo lavoro di scrittrice, una scelta impensabile per il suo tempo; una strada difficile da percorrere e allo stesso tempo sofferta rinunciando all’amore. È il seme dell’emancipazione che non più tardi sarebbe fiorito prorompente nel femminismo, in quella dignità di essere donne libere con eguali diritti e doveri. A tal proposito ricordo con piacere l’ultimo esame universitario di letteratura inglese: il programma si incentrava sulla nascita del romanzo borghese inglese e prevedeva la lettura del “David Copperfield” di Charles Dickens e del “Moll Flanders” di Daniel Defoe. In quella sessione sono stata esaminata da una assistente, una giovane donna che avevo visto molte volte in dipartimento. Mentre esaminavo le tipologie di personaggi mi sono soffermata su due personaggi femminili, per il primo Agnes e per il secondo la stessa Moll; quasi inavvertitamente il riferimento ai personaggi femminili di Jane Austen è venuto naturale mentre gli occhi dell’assistente – fino a quel momento opachi e certamente annoiati dopo aver sentito chissà quante volte la stessa storiella sulle avventure di Copperfield e di quanto Defoe si sia pregiato del titolo di “padre del novel” (che poi un genere come il romanzo non è che lo inventi così per bisogno, se no i romanzi antichi dove li piazziamo?) – si sono accesi, rianimati al nome di Elizabeth Bennet, eroina intramontabile di “Orgoglio e Pregiudizio”. Da lì in poi l’esame è diventato una chiacchierata con lei che aveva i miei stessi occhi per osservare un’autrice mai scontata, una donna capace di rivoluzionare la propria vita e il mondo femminile racchiuso nell’universo-libro, una donna che auspicava che quelle eroine, o se vogliamo semplici fanciulle, potessero fuggire da quelle pagine e vivere libere nella realtà.

Ora c’è Emma a tenermi compagnia. Sono ancora alle prime pagine di questo romanzo che dicono sia stato subito apprezzato al momento della pubblicazione e che in molti considerano uno dei capolavori della Austen. Già le prime vicende preannunciano un intreccio ricco e complesso, ma c’è qualcosa che devo ancora inquadrare per bene che rende la trama fresca e moderna.
Lo scopriremo solo leggendo.

Pensieri dal mio letto – esecuzione pubblica del romanticismo

C’è chi ancora fa le serenate. Ebbene sì, lo fanno lo fanno, come direbbe il buon vecchio Sil.
Questa sera, poco lontano da casa sembrava avessero aperto una balera, una di quelle tipicamente romagnole in cui arzille vecchiette e vedovelle agghindate si fanno trascinare da partner anche occasionali nel vortice del “lissio” (il liscio, secondo la cadenza romagnola). E invece veniamo a sapere da Simo che, davanti al suo palazzo, un tizio per più di 2 ore va avanti a cantare canzoni improponibili alla sua amata, completando il tutto con balletti improvvisati, fiori e probabilmente una bella quantità di alcol.
E poi si chiedono perché il romanticismo vero sia morto. In questo caso seppellito assieme alla dignità del tizio. Non è che sono contraria a certe forme di insensato esibizionismo, ma se fosse capitato a me il futuro sposo sarebbe rimasto piantato all’altare, per la serie “ora cantatela e ballatela da solo”. Ma tale problema non sussiste dato che io non mi sposerò (storia lunga questa, ma forse un giorno la racconto).
Queste manifestazioni, come molte altre, sono contrarie al mio modo di pensare semplicemente perché in fondo non sono fatte per compiacere la persona amata, quanto per una forma di egocentrismo misto a esibizionismo che dovrebbe suscitare negli astanti ammirazione se non invidia. Questo nel momento in cui non si suscita pietà, s’intende…
Il mio non è cinismo irregolare, ma un atteggiamento di rifiuto di tutte quelle apparenze e ostentazioni vuote che non portano beneficio a nessuno, nemmeno a chi le attua.
Sarà il mio appurato antiromanticismo a parlare o le nebbie del sonno?
Nell’incertezza, buonanotte a tutti.

La partita è finita, andate in pace!

Il matrimonio tra il caro e vecchio giuoco calcio e gli italiani è e sarà sempre indissolubile. Per la serie “fin che morte non vi separi!”. E questo nonostante gli alti e bassi prevedibili e indispensabili all’interno di un rapporto di coppia; ma in questo caso quei “bassi” col calcio – tra doping, calcioscommesse, combine e altre robette varie sempre illegali –  sarebbe stato meglio evitarli. Nonostante tutto anche oggi gli italiani sono stati attirati da quel flusso magnetico che li ha portati davanti al piccolo schermo (o anche maxi, dipende molte volte dalle tasche…), naturalmente attrezzati con simpaticissimo e ormai inseparabile decoder che ha rovinato le esistenze di taluni (compresa la mia a causa dell’inettitudine e dei novant’anni superati ti mia nonna), per tifare Italia!

Strade deserte, bandiere svolazzanti, prove tecniche di trombette varie. Poi l’inno italiano che con un’eco incessante rimbalza negli atrii, tra le vie, nei locali, nelle case. Fischio dell’arbitro e Italia-Croazia ha inizio.

Lo ammetto ne sono stata vittima anch’io. Per questo ringrazio la nazionale di calcio per essersi prestata a farmi da scusa sottraendomi allo studio di quel simpaticone di Berchet, i suoi allegri amici e la “povera” madame de Staël, rinviando questa incombenza a domani. Davvero grazie di cuore, ma almeno potevate vincere!

Mi sono abbandonata sul divano e lì ho visto gli omini azzurri e quelli bianchi e rossi andare avanti e indietro per il campo. qualche volta mi svegliavo, altre mi assopivo; poi controllavo su facebook e twitter i commenti e consigli degli allenatori. Sì, perchè noi italiani oltre ad essere popolo di marinai, poeti, santi, siamo il popolo degli allenatori della nazionale. come dire “c’è un allenatore in ognuno di noi”. Cassano in fondo, indietro; Balotelli fuori tono, deve passare; metti una punta, poi toglila; daje de tacco e daje de punta; fai entrare di Natale; Motta non è in partita perché è impegnato con i panettoni… e chi più ne ha più ne metta.

Ma devo dire che la cosa più snervante di questa partita sono stati i nomi dei giocatori croati. Manciavic, Ragadic, Rachitic, Machestadivic, Andostamovic… E poi Eduardo! Che dopo quella sequela di “vic” tu ti chiedi perché un croato di chiama Eduardo? Stona totalmente, per favore cambiategli nome!

Ma alla fine per l’Italia tutto è bene quel che finisce in pareggio. Come al solito, verrebbe da dire. Ci teniamo la strizza della qualificazione e alla prossima partita l’ardua sentenza.

(Oddio sto parlando forse come una tifosa?)