-21 giorni e una scelta importante, la nostra!

Buona domenica! 

Prima domenica di dicembre, una domenica particolare: oltre a uscire per continuare i vostri acquisti natalizi ricordatevi di fare il vostro dovere, andare a votare per il referendum costituzionale.

Fate la scelta giusta e farete un regalo a tutta l’Italia. 

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I Medici sulla Rai: piace sì o no?


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Ok, alzi la mano chi ha visto la prima puntata de I Medici, la serie tv prodotta dalla Rai (e non solo) che narra, diciamo in maniera molto romanzata e rimaneggiata, l’ascesa della famiglia alla signoria che avrebbe retto per molto tempo la città di Firenze. Un appuntamento che ormai da tempo aveva creato grande aspettativa. Annunciata addirittura in prima visione mondiale!

Sono riuscita a vederla tutta in prima serata, dall’inizio alla fine. Ok sì, non proprio tutta tutta, mi saranno mancati quei pochi minuti in cui durante la pubblicità cambi canale, in questo caso per vedere le Iene su Italia Uno, e dopo un po’ ti ricordi che in realtà non stavi vedendo quello; quindi ricambi subito canale e arrivi sempre qualche secondo dopo la ripresa del film. Anche se dobbiamo dire la verità: ieri sera più che un palinsesto televisivo sembrava un conflitto di fazioni opposte, tipo Guelfi e Ghibellini – tanto per rimanere in tema –: da una parte le Iene, dall’altra I Medici… quindi grazie davvero Mediaset e Rai. Naturalmente escludendo la partita della Juventus su Canale 5 che in tutti i casi avrebbe portato via buona fetta degli ascolti di chi pure il martedì ha bisogno di vedere 22 omini sudati che sputacchiano qua e là in un campo correndo dietro un pallone. Ma son gusti.

Quindi, Isabel, che ne pensi? Ti è piaciuta la prima puntata de I Medici?

Non lo so.preziosi

È questa la verità. Ci sto ancora pensando per capire se mi sia piaciuta o meno. Partiamo dal presupposto che in generale i film storici in costume a me piaccio davvero tanto, se aggiungiamo che il tutto è ambientato in epoca medievale a Firenze, culla del Rinascimento… allora bingo! È come se la Rai avesse voluto soddisfare i miei gusti.

Mi è piaciuta l’ambientazione, la regia, la colonna sonora, i costumi, la fotografia, gli attori, la grafica, la sigla iniziale, un po’ meno il doppiaggio e soprattutto i dialoghi abbastanza inadeguati e grezzi, tanto che se l’avessi visto senza il logo del canale tv, avrei dimenticato fosse una produzione Rai, anzi scoprendolo ne sarei stata meravigliata. Insomma per una volta sembrerebbe che i soldi del canone siano stati investiti in modo decente.

Allora cosa si può volere di più?

Una sceneggiatura decente che non faccia come un pendolo impazzito avanti e indietro di 20 anni in cui prima Giovanni de’ Medici (il personaggio di Dustin Hoffman) è vivo, poi morto; poi ancora vivo e di nuovo morto; vivo, morto, vivo, morto, vivo, morto. Ci siamo capiti insomma. Vivo, morto, vivo, morto, vivo, morto, vivo, morto! Scherzetto!

In realtà il problema non sarebbe tanto il salto temporale se questo fosse stato marcato maggiormente a livello della fisicità dei personaggi. Per spiegarmi, senza la scritta che compare di tanto in tanto “venti anni prima”, l’unica cosa che fa comprendere che si tratti di due decenni di differenza, a parte le luci della fotografia, è il taglio di capelli di Cosimo e Lorenzo. Oltre a Dustin Hoffman vivo/morto. Per il resto si va avanti e indietro nel tempo cercando di capire come facciano i Medici ad ascendere al potere.

Una precisazione è però doverosa per alcune persone: scordatevi Lorenzo de’ Medici “il Magnifico”! Non c’è, non è il Lorenzo fratello di Cosimo che compare qui e non credo lo vedremo in questa serie, almeno per ora. Praticamente mettetevi l’animo in pace e smettete di fingere reminiscenze di storia delle scuole ormai andate. Così come l’animo in pace se lo devono mettere tutti coloro che contestano gravi incongruenze storiche della trama: gli autori (tra cui Frank Spotnitz) hanno già da tempo messo le cose in chiaro (e le mani avanti) a tal proposito. Si tratta di una libera, anzi molto libera, interpretazione dei fatti storici. Quindi chi vuole la storia, quella vera, è pregato di vedersi un programma di Piero o Alberto Angela.

cosimo-e-contessinaAltra questione importante. Robb.

Diciamoci la verità, quando guardi Cosimo non puoi non pensare a Robb Stark di Trono di Spade. Per carità, bravo Richard Madden nell’interpretazione, ma ti aspetti che da un momento all’altro dica “l’inverno sta arrivando” e così tanti saluti ai Medici.

Cosimo/Richard sarà pure bello, ma tutta questa mandria di fan sfegatate con gli occhi a cuoricino che da sole hanno mantenuto su gli ascolti della serie, mi sembrano un tantino esagerate. Per non parlare di quelle che già “credono” nella grande storia d’amore tra Cosimo e la Contessina: a belle, Bianca (Miriam Leone) è stata allontanata, mica è morta, e in serie come questa il ritorno di un personaggio è sempre assicurato.

Nota di merito va alla sigla iniziale: la canzone “Renaissance” di Paolo Buonvino cantata da Skin è bellissima e la grafica ricolta molto lo stile di True Detective, senza dimenticare di strizzare l’occhio proprio a Trono di Spade.

Insomma, anche se il ritmo della prima puntata è stato alquanto lento, mi sembra azzardato dare un giudizio definitivo.

È giusto riconoscere alla Rai la volontà di uscire fuori dagli schemi, di mettere da parte storie trite e ritrite di poliziotti, mafiosi, criminali, omicidi, per dar spazio all’arte e alla bellezza di un tempo lontano che imprescindibilmente è alla base della nostra civiltà.

Non resta che vedere tutta la prima stagione (ce ne saranno altre due poi) e sperare che sia in crescendo per poterne decretare il successo.

 

 

 

Happy Halloween!

Anche quest’anno un post halloweenereccio ci sta.

Purtroppo quest’anno, a differenza dell’anno scorso, impegni e casini vari mi hanno impedito di creare un piccolo progetto fatto di decorazioni, ricette, curiosità e cazzeggio a volontà. Insomma ci siamo capiti.

Se vi va, e soprattutto se ve le siete perse, ecco i link dei post dell’anno scorso.

Halloween 2014

Non vi lascio a bocca asciutta, però. Per voi (per sfortuna vostra, lo so), un mio scarabocchio, un disegno fatto di getto, senza pensarci troppo.

Il mio augurio è che questa sia una serata orrendamente divertente, qualsiasi cosa decidiate di fare.

Apologia di una morte annunciata – Il Segreto che non lo è

funerale di tristan

Ci sono momenti in cui la negatività sembra accumularsi; momenti di difficoltà, di dolore, di crisi, in cui la precarietà della vita sembra essere una costante. Sono momenti in cui può accadere di tutto. E così mentre la Grecia è a un passo dal default ma lotta fieramente con le unghie e i denti, mentre qualcuno intraprende un viaggio della speranza verso un destino incerto e forse drammatico, mentre qualcuno lotta per un posto di lavoro, l’Italia da Nord a Sud è attraversata da un dolore impagabile: la morte di Tristan de “Il Segreto”!

Per chi non lo sapesse “Il Segreto” è la soap opera per eccellenza attualmente in Italia, roba che “Beautifuf nun te temo!”; una produzione di “successo” made in Spagna piena di sentimentalismi, grandi e piccole storielle d’amore, eroi ed eroine, avventure, faide familiari, figli persi e ritrovati, uccisioni, vendette (tipo che Dickens, per citare uno specialista a caso, si sta rivoltando nella tomba) e che Mediaset ha deciso di trasmettere da noi nella fascia oraria pomeridiana e di domenica e quando capita in prima serata (della serie ti piace vincere facile). Che poi a Mediaset Il Segreto ha spalancato le porte a una miriade di film, sceneggiati, altre soap opera spagnole, tra cui “Una Vita”, una cosa terribile sin dalle prime note della sigla iniziale e scritto dalla stessa autrice de Il Segreto, mi riferisce un team di ricercatori e massimi esperti nostrani della soap: mia madre assieme a mio padre che fa finta di non vederlo ma che in realtà non si perde una puntata ed è capace di farti i riassunti schematizzati di quelle precedenti se glielo chiedi, però lui non lo vede eh! Praticamente roba che ormai le serie tv è più conveniente comprarle dagli spagnoli che prodursele a casa propria (cosa che Alex Belli di Centovetrine sta ancora facendo finta di piangere dopo l’isola). Ma dico io, con tante cose che potevamo attingere dalla Spagna, proprio le soap opera? Non bastavano quelle argentine e venezuelane che per anni ci hanno tediato e i cui residuati sono ancora visibili su alcune emittenti locali. Dalla Spagna potevamo prendere in prestito l’apertura mentale, soprattutto quella religiosa cattolica, potevamo giustamente attingere in merito alla questione sui matrimoni gay e le coppie di fatto, alla tolleranza; alcuni potevano imparare dagli spagnoli come fare a vincere finalmente una finale di Champions League (lo ammetto, questa è per te!). Invece ci è toccato prendere Il Segreto e ora piangere la morte di Tristan.

Lo so, molti si chiederanno “e chi sarebbe?”, altri invece “chi se ne frega!”, altri ancora diranno “si sapeva già”, ma non mostrate così poca sensibilità nei confronti delle migliaia di fan, soprattutto donne, che da domenica sera sono praticamente in lutto. Il web si è rivoltato, lo share è decollato, gruppi sono insorti annunciando scioperi a oltranza soprattutto tra le massaie stiratrici seguaci di Barbara D’Urso; si programmano veglie di preghiera, pellegrinaggi a Puente Viejo presso la tomba di Tristan, sit-in davanti agli studi di registrazione della serie e spedizioni punitive nei confronti degli autori. Praticamente una tragedia! Una valle di lacrime, brividi e urla, questo si percepisce dai commenti sui social.

Eppure care fan, care donne addolorate, quella di Tristan è stata una morte preannunciata, ma voi questo avete voluto ignorarlo. E non parlo perché, dopo aver visto stralci delle puntate precedenti e aver sentito vociferare dai miei genitori esperti della morte di qualcuno dei personaggi, io abbia vinto la scommessa coi miei indovinando che sarebbe stato proprio Tristan a morire e praticamente anticipando un mese di puntate. No care amiche, non è così.

Tristan è morto perché ormai il suo personaggio non aveva null’altro da dire, da raccontare. Ormai aveva ritrovato i figli, riunito la famiglia, trovato l’amore con Candela (che poi che razza di nome sarebbe – ecco questo è il genere di cose che probabilmente non sarebbe il caso di attingere dalla Spagna), la felicità era a portata di mano. Dunque quanto poteva essere entusiasmante a lungo andare la routine, la quotidianità se non ti chiami Robinson Crusoe e il tuo autore non è Daniel Defoe? (Concedetemelo, ma questa è per pochi). Avreste avuto le stesse emozioni forti rispetto a un così “grande” colpo di scena? Io non penso. Ormai Tristan era un personaggio esaurito, nella trama narrativa aveva tirato troppo la corda, le sue ramificazioni erano talmente tante che non vi era spazio per altre. Quindi addio. Si gira pagina e si va avanti fino alla prossima uscita di scena di un altro personaggio.

Care fan, era tutto previsto. Non vi resta che unirvi al dolore e alla rabbia delle fan del dottor Derek Shepherd di Grey’s Anatomy, almeno come si dice “mal comune, mezzo gaudio”.

 

Speciale Halloween – Bicchierini buoni da morire!

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Finalmente eccoci giunti al giorno X, la giornata in cui fervono gli ultimi preparativi per la notte delle streghe, dei travestimenti, di fantasmi e vampiri, la notte in cui la paura si esorcizza col divertimento e anche alla morte si riesce a fare un sorriso. Halloween è giunto. C’è chi festeggerà, chi no, chi indosserà una maschera, chi invece la maschera

ce l’ha già e forse la toglierà. Punti di vista, prospettive differenti. Purtroppo la festa di Halloween è entrata nella cerchia ristretta ma concreta delle festività che condividono una particolare atteggiamento che si concretizza nella frase “Che si fa a (nome della festività)?”. Così dopo Natale, Capodanno e Pasqua ecco che anche Halloween diventa generatore di interrogativi e domande esistenziali tra la gente, tra i gruppi di amici, dubbi che attanagliano le menti, dilemmi che fanno insorgere fazioni, malcontenti e litigi. Meglio questa festa o quella? Meglio vestirsi da zombie o da vampiro? E se mi vesto da pirata sono demodè? E se mi travestissi da Legge di Stabilità dell’ultimo Governo, allora sì che farei paura! Insomma, ora anche festeggiare o divertirsi è diventato un atto che necessita la fiducia dei partecipanti. Ed io che farò questa sera? Non ne ho idea. Quello che verrà si farà, senza pretese, senza troppe preoccupazioni.

Quello che sicuramente farò è gustarmi il dolce a tema Halloween, ultima ricetta di questo piccolo progetto culinario-fotografico. Bicchierini buoni da morire: vi piace come titolo per questa ricetta? (Sì lo so, è abbastanza idiota, ma la verità è che so proprio boni!)

Un dolce al cucchiaio gustoso e naturalmente facile e veloce; un’ottima idea da preparare al volo anche quando avete ospiti inaspettati, o semplicemente avete bisogno di coccolarvi senza troppo dispendio di energie. Si tratta di un bicchiere composto da tre strati, ognuna con una consistenza differente ma che insieme creano un giusto equilibrio. Alla base un pan di spagna bagnato con qualche goccia di rum, poi un generoso strato di crema e infine la croccantezza dei biscotti sbriciolati.

Ingredienti:bic6

  • Pan di spagna (qualche fetta)
  • Un bicchierino di rum
  • 200 ml di panna fresca da montare
  • Un cucchiaio di zucchero
  • 150 g di nutella
  • 100 g di wafer alla nocciola
  • 100 g di nocciole tritate
  • 80 g di cioccolato fondente tritato
  • Qualche biscotto al cacao sbriciolato

Preparazione:

Disponete sul fondo del bicchiere da voi scelto uno strato di pan di spagna (in alternativa potete usare dei savoiardi) e bagnatelo con qualche goccia di rum.

In una ciotola montate la panna fresca aggiungendo dello zucchero (meglio se a velo) a vostro piacimento e fino a raggiungere il giusto punto di dolcezza. Aggiungete alla panna montata la nutella, amalgamando con una spatola con movimenti dal basso verso l’alto. Aggiungete alla crema le nocciole, i wafer e il cioccolato tutto tritato non molto finemente. Con l’aiuto di una sac a poche, distribuite la crema ottenuta sullo strato di pan di spagna del vostro bicchierino. Ultimate con i biscotti al cacao sbriciolati.

Per la decorazione potete usare dei semplici biscotti secchi su cui scrivere R.I.P o disegnare croci, teschi e bare.

Il vostro dessert di Halloween è pronto.

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Con il dolce si chiude questo breve capitolo di ricette a modo mio dedicate ad Halloween, ma non temete perché ho in mente di proporvi ancora periodicamente altre ricette, assecondando il gusto del momento, il periodo di riferimento e la mia voglia di fare disastri e pasticciare in cucina (per favore non prendetela come una minaccia).

 

Per concludere voglio ringraziare sentitamente mia sorella Dany per la collaborazione, per aver voluto condividere con me idee, sapori, entusiasmo: la dimostrazione di un legame speciale. Non posso non ringraziare anche Lui che mi supporta (ma soprattutto mi sopporta) nel mio percorso nel mondo ancora ignoto della fotografia.

 

 

 

 

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Questa storia mi ha sfinita

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Questa storia mi ha uccisa, in parte.
Un silenzio prolungato, una clausura forzata, una scomparsa inaspettata e dopo un esame superato. Come al solito quando devo preparare un esame universitario, io sparisco dalla circolazione, mondo reale o virtuale non fa differenza. Ho bisogno di profonda concentrazione, di chiudermi in una stanza con i miei libri e divorare pagine su pagine. Nessun rumore, nessuna distrazione. Ogni piccola cosa esterna può rompere la concentrazione e ultimamente per farlo ci vuole davvero poco… dite che è la vecchiaia che incombe? Mi state dicendo che sono da troppo tempo all’università e che devo darmi una mossa? Sì,  è vero.
Quale cosa migliore, dunque, se non iniziare lo sprint finale con un bell’esamone di storia moderna? E proprio storia moderna è stata. L’esame che tutti amano e odiano, il mio primo esame di storia accompagnato da una fottuta ansia mista a terrore. Questa volta ammetto che mi ha preso veramente male. Ero convinta di non farcela, o per lo meno di farcela in modo disastroso.  Eppure a me la storia moderna piace molto, è il mio momento storico preferito, e adoro anche il professore, dunque ci tenevo particolarmente a dare il meglio. Io e le date, però, non andiamo molto d’accordo, e la Rivoluzione francese è un marasma di avvenimenti; i vari re Carlo II che non si sa bene perché nel Seicento sembrano avere tutti problemi a procreare, dunque via con guerre di successione francese, polacca, austriaca, spagnola. E quel Carlo V, che per una serie di circostanze mette su un regno immenso da una parte all’altra dell’Atlantico, nato il 24 febbraio 1500, lo stesso giorno e mese di mia madre… sarà forse il giorno prediletto dai rompiscatole per venire al mondo? E non dimentichiamo Riforma protestante e Controriforma cattolica con tanto di Concilio di Trento e guerre dei cento, trenta e sette anni. Una mole di fatti, date, avvenimenti, parentele che ho cercato di infilare con forza in meno di un mese nella mia testa, studiando fino alle 4 di notte, perdendo ore ed ore di sonno. Nulla di nuovo, tutto come mia consuetudine, tutto a parte un’ansia da prestazione mai provata prima. Tanto forte da voler scappare via il giorno dell’esame d’avanti all’ufficio del professore con il corridoio di disperati come me. Dopo attimi di travaglio la sentenza: divisione alfabetica quindi esame rimandato a lunedì 29. Due giorni per ripetere, colmare le lacune e soprattutto mandare via l’ansia e la paura. Alla fine l’esame è andato e nel modo meno sperato: 35 minuti di domande (sì, sono stata cronometrata a mia insaputa da una ragazza in attesa di fare l’esame) e un 30 e lode conquistato. Anche questa volta. Soddisfazione indescrivibile, un miscuglio di emozioni e la consapevolezza di essere un po’ più vicina al traguardo finale.
Ora si torna a vivere, a produrre, lavorare, creare e soprattutto a scrivere.

Italia-Inghilterra, chi vincerà?

partita italia inghilterra

Stiamo calmi. Non ci facciamo prendere dal panico.

Il momento fatidico è arrivato e l’ansia e l’entusiasmo salgono man mano che ci si avvicina all’ora X.

Eppure per qualcuno c’è un interrogativo, un dubbio amletico irrisolto cui non si riesce a dar risposta.

Dove andiamo a vedere la partita?

Intanto le lancette dell’orologio corrono veloci, senti il fiato sul collo del tempo che inesorabilmente sta fuggendo.

Con degli amici avevamo organizzato di vedere la partita a Bari. Prima concerto sul lungomare, poi partita a casa di amici baresi. E invece no. Il tempo(quello meteorologico) ha rimescolato le carte in tavola. Tuoni, fulmini, saette e una di quelle abbondanti piogge estive che lasciano un penetrante e piacevole odore di terra bagnata (lo adoro!).

Quindi che si fa? Scatta il piano “B” con molte incertezze: tutti a casa di Lui a vedere la partita. Solo qualche minuto fa la certezza che il piano alternativo è stato approvato da tutti.

Io nell’attesa, per essere pronta a  ogni evenienza, ho impastato e ora sto sfornando focacce per un reggimento. Focaccia ai semola rimacinata e farina con nell’impasto semi di lino e semi di sesamo; farciture con pomodori freschi tagliati a fette e origano; bianca con uno strato di patate tagliate a fette sottili e rosmarino; con pomodori pelati e funghi trifolati. Al primo assaggio direi perfette (no davvero, non mi sto vantando, però sono proprio buone).

Intanto si tira verso la mezzanotte quando la nostra nazionale e quella inglese scenderanno in campo nell’Arena Amazonia di Manaus. Non so a voi la a me il nome Manaus fa pensare a Crozza, sì il comico. Avete presente quando imita Maroni e Bossi? Durante la scena Bossi fa delle domande incalzanti a Maroni che risponde con un “no” e subito dopo parte il “manà” con quel motivetto (tu tu tururu, manà manà, tu tu ru tu… insomma ditemi che avete capito suvvia! È chiarissimo!). Proprio quel momento.

Intanto pure Buffon si è sfasciato e salterà la partita. Giungono voci che abbiano allestito lo spogliatoio dell’Italia direttamente in infermeria. Insomma quante possibilità di vincere ci sono stanotte? Non lo so, lasciamo stare che il conto è troppo difficile e io con i numeri non vado d’accordo, è risaputo.

Non ci resta che affidarci a san Cassano e san Balotelli, invocare tutti gli dei e sperare di non fare la figura della Spagna contro l’Olanda.

A me invece non resta che augurarvi buona notte mondiale.

focaccia

 

Il parcheggio dell’attesa

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Lunedì mattina ed io inizio la mia settimana di “passione” con una lunga, noiosa, incerta attesa.

Il parcheggio degli “attendenti”. Genitori, fratelli e sorelle, amici, accompagnatori occasionali tutti con la stessa espressione tra l’attesa ansiosa, la noia, in preda alla preoccupazione, sussurrando preghiere affidandosi chissà a quale santo, nervosi e impazienti. Tutti attendiamo. Aspettiamo chi in questo momento sta sostenendo la prima prova del concorso per allievi della Guardia di Finanza a Bari. Io aspetto mia sorella. Attendo come loro nel parcheggio della ferrotramviaria di Bari che si è trasformato questa mattina in una sorta di girone infernale. Anime in pena sostano al sole, altre all’ombra, altre sedute su muretti; qualcuno legge, altri sono concentrati al telefono, altri ancora impegnati in infinite telefonate con tutti i contatti disponibili in rubrica. C’è chi sonnecchia in macchina, chi vista l’ora si è avventurato oltre il parcheggio in cerca di beni di conforto, chi passeggia avanti indietro conoscendo ormai al centimetro le misure delle aiuole. Io mi sto relativamente annoiando. E poi ho fame e sete. E mi fa anche caldo. Dopo un’ora interminabile passata all’aperto, cercando di leggere e studiare un capitolo del libro di storia moderna (ma senza alcun risultato), mi sono rifugiata in macchina e ho deciso di scrivere. Naturalmente mentre la temperatura si alza sempre più e un leggero senso di sauna pervade l’abitacolo. Ma attendiamo fiduciosi qui (anche perché il sedile dell’auto è senza dubbi più morbido e confortevole del muretto freddo). Ho dato un’occhiata al malloppo dei fogli dei test su cui mia sorella ha studiato. Sono tutte domande di lingua italiana: sintassi, analisi grammaticale e logica, ortografia, comprensione dei testi. Sono perplessa. Uno stupore forse dato dalla mia inesperienza in fatto di concorsi. Mi sarei aspettata qualche domanda di logica, diritto, cultura generale, matematica. E invece nulla. Sembra più che altro un test di Lettere. Mi domando come si possa in questo modo giungere ad una efficare selezione per competenze, attitudini, meriti intellettuali. È vero sì, che chi riesce a passare questa prova verrà esaminato in altri ambiti, ma ciò non diminuisce la grande scrematura di candidati che in questa fase viene fatta. Cadono teste per accenti sbagliati, il congiuntivo miete più vittime dei pesticidi sparati a cannone d’estate contro le zanzare malefiche, in molti sono immolati sull’altare delle proposizioni, ed una sorta di roulette russa dei complementi elimina ciecamente sventurati all’arrembaggio. Lingua italiana perdonali perché non sanno quello che fanno! La questione dei test concorsuali e di valutazione è stata più e più volte sollevata, sono piovute pesanti critiche a tutto il sistema organizzativo e ai vari Ministeri di competenza. Non ultimo, circa un mese fa, su “La Stampa” è apparso un interessante articolo firmato dal grandissimo Luciano Canfora (che ho avuto la fortuna di avere come insegnante per il corso di Filologia classica all’Università di Bari) in merito all’efficacia dei test di accesso al TFA, in cui criticava il fatto che i candidati con tale strutturazione non avessero realmente l’opportunita di testare e dimostrare le proprie conoscenze, capacità e preparazione in campi pratici, quelli che diventamo materie di insegnamento delle future generazioni di insegnanti. Canfora proponeva soluzioni semplici e valide, come ad esempio lo svolgimento di temi o brevi trattazioni anche a carattere pedagogico (talvolta, infatti, è proprio la didattica e la metodologia di insegnamento ad essere carente in insegnanti preparati nelle loro materie, e questo sembra quasi un paradosso nel Paese che avuto personalità di spicco in campo educativo come la Montessori). È assurdo proporre in concorsi del genere quasi esclusivamente domande di cultura generale e di lingua italiana che favoriscono nella maggior parte dei casi i fortunati, gli avventori e pochi realmente preparati. Perché non pensare a diversificare e rendere più efficaci taluni concorsi, anche guardando ai modelli di selezione stranieri, lì dove la competenza e la preparazione, accanto ad una buona dose di meritocrazia, la fanno da padrone?

Ah giusto, dimenticavo, siamo in Italia. Eppure non rinuncio ad una possibilità di cambiamento.

Nel frattempo il tizio della macchina parcheggiata alla mia destra sta schiacciando un sonoro sonnellino dopo essere inspiegabilmente uscito dal parcheggio per poi rientrare “di culo”, cioè con la parte posteriore di fronte al muro.

Intanto io attendo.

La luce dopo il letargo

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Torna la primavera e torno anch’io.
Ok, ok, non esageriamo. Al massimo torno come una marmotta che esce dalla sua tana dopo un lungo e freddo inverno passato al caldo, a sonnecchiare, a sognare prati verdi, tenere erbe e freschi fiorellini di campo. Peccato che il mio letargo sia paragonabile più a una clausura passata ininterrottamente a studiare, a cercare di rispettare tabelle di marcia che vanno oltre qualsiasi reale ritmo di studio (per lo meno il mio). E poi ritrovarsi a concentrare molto del lavoro previsto negli ultimi due o tre giorni, togliendo ore al sonno e qualsiasi cosa possa risultare superflua. Il tutto nonostante l’esame sia stato rimandato per ben due volte e il tempo in più sia stato impegnato a correre avanti e dietro tra medici e ospedali per emergenze familiari. Ma quella è un’altra storia.  

Intanto un bel 30 e lode a geografia l’ho preso, tra le domande tartassanti dell’assistente che era d’accordo per la lode e il professore che non credeva al suo fido assistente e ha voluto verificare di persona la mia preparazione, finendo poi per confermare la lode. Devo ammettere che nonostante tutto lo studio fatto, questo esame mi ha messo addosso una grande carica di ansia (aggravata da tutta una situazione collaterale), la strizza era ai massimi livelli storici – forse sarà superata o per lo meno eguagliata dall’esame di letteratura latina –, per non parlare dell’irascibilità e l’aggressività. Eppure appena mi sono seduta e mi è stata posta la prima domanda tutto è svanito, come al solito, come mia consuetudine: ho iniziato a parlare sicura e tutto quello che fino a un attimo fa pensavo non avesse mai attecchito nella mia mente, in realtà era lì, riaffiorava in quel momento in quel filo di parole che solo la domanda successiva poteva interrompere. Inoltre, il prof e l’assistente non mi sono sembrati per nulla gli aguzzini spietati che tutti avevano sempre dipinto. Anzi, il professore ha voluto insistere con le domande ma con grande tranquillità, come se stessimo chiacchierando amabilmente di concetti di “regione”, di determinismo geografico, di detriti morenici, di geo-morfologia europea. Ma il meglio di sé lo ha dato sicuramente l’assistente alla fine dell’esame. Partiamo con una premessa. Nel corridoio fuori dall’ufficio del prof, che in quel momento sembrava un girone infernale di anime in pena, tra i tanti esaminandi vi era uno alquanto strano. Avrà avuto più di trent’anni, forse viaggiava per i quaranta, vestito totalmente di nero e con degli occhialetti tondi; andava su e giù per il corridoio, un po’ impettito, con il suo manuale di geografia ben saldo sotto il braccio; l’avevo notato appena arrivata in dipartimento, tant’è ho pensatio si trattasse di un assistente. Poco più tardi ho scoperto essere un esaminando da alcune conversazioni che intratteneva con persone che sembravano incontrate per caso, o nemmeno conosciute, in cui aveva un po’uno strano atteggiamento da saccente, quello che sembra affrontare l’esame a occhi chiusi, la solita persona sicura che rende ancora più timorosi e insicuri chi se la sta facendo praticamente sotto e vorrebbe solo scappare urlando. Addirittura cercava di tranquillizzare i colleghi ma subito dopo affermava di essere stranamente ansioso per questo esame. Poi non l’ho più visto fino a quando, terminato il mio esame, mentre aspettavo che l’assistente verbalizzasse, il prof chiama il tizio strano a sostenere l’esame; lui entra, saluta energico e sicuro il prof e gli chiede di chiudere la porta alludendo qualche scusa strampalata, del tipo “sono timido”. Il prof e l’assistente si guardano basiti, forse più per l’atteggiamento che per la richiesta, e mentre l’assistente, sempre seduto di fronte a me, dice che non si può chiudere la porta perché l’esame è pubblico, il prof si affaccia sul corridoio e rivolgendosi a chi cercava disperatamente di spiare e caprate qualche aiuto, dice un po’ divertito : “Su ragazzi, non guardate che il ragazzo è timido. Fatevi i fatti vostri!”.(Ok, io adoro il prof di geografia!) Ma il peggio è arrivato quando il tizio si è seduto e affermando che “portava il Canada”, ha esordito dicendo che il Canada ha dei confini, che all’interno ci sono delle montagne, che a sud confina con gli USA ma che in mezzo ci sono i Grandi Laghi, che a destra e sinistra si trovano gli oceani; alla faccia interrogativa del prof, il tizio ha affermato che “stava dicendo le cose un po’come gli venivano in mente, perché i concetti generali sono tanti”. Ed è lì che l’assistente ha staccato gli occhi dal registro e alzando la testa mi ha guardato con gli occhi sbarrati, con l’espressione di chi non crede a ciò che le proprie orecchie stanno sentendo. Più volte in seguito l’assistente mi ha guradato con quegli occhi e quell’espressione sbalordita, con quell’aria sconvolta ed io tutte le volte l’ho guardato con la stessa espressione sconvolta, condividendo il suo stupore, il suo visibile turbamento. Caro assistente sappi che in quel momento avevi tutta la mia solidarietà. .

Ancora oggi quando ci penso mi viene da sorridere e rivedo quella faccia inorridita che chiedeva pietà, un’espressione che le parole da sole non riescono pienamente a descrivere; divertita ricordo  il prof e i suoi modi garbati ma attraversati da una costante e sottile ironia. Soprattutto ricordo questo esame che tanto mi ha impegnata, che tante soddisfazioni mi ha dato, che tante nozioni mi ha trasmesso, che per troppo tempo mi ha tenuta lontana dal mio blog.

Addesso, però, sono tornata.