Ultimi frutti d’estate

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Visto il titolo del post vi aspettereste un incipit del tipo “l’estate sta finendo e un anno se ne va”, con la citazione spudorata, scontata e senza ritegno di una vecchia canzone che certamente tutti conoscono e al tempo stesso odiano per la sua cruda e ovvia verità.

Sbagliato. Niente di tutto questo.

Il mio incipit è piuttosto “i fichi sono finiti e anche agosto”. Ad effetto, vero? Anche questa per me è una dura verità. Non per la fine di agosto – che avevate capito – ma perché è terminato il periodo dei fichi. Semplice.

Poi certo, l’estate sta finendo, ma cari miei non è che dobbiamo farne una tragedia; tanto finisce inesorabilmente ogni anno. E inizia proprio in questo periodo una sorta di opprimente “saudade” estiva, con le facce di chi sembra essere stato condannato ad ascoltare per intero tutta la discografia di Gigi d’Alessio e consorte senza la possibilità di saltare traccia.

L’estate sta finendo e voi ve ne farete una ragione; come io me ne farò una ragione di non poter più assaporare la “smarmellosa” dolcezza dei fichi (“smarmellosità” è un termine tecnico! Chiaro?).

Che poi non so perché il fico è un frutto che mi affascina particolarmente, mi piace sbucciarlo e tagliarlo perfettamente a metà con un coltello, poi ammirarne la forma, la fisionomia interna con tutti quei villi e filamenti disposti a raggiera, rivolti in ordine verso l’interno, con tutti quei semini e sfumature che sembrano racchiudere molli profondità di vita. Quanto è curioso come le cose più semplici e talvolta scontate possano incantare così.

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Nei giorni a venire, dunque, ricorderò il dolce sapore dei fichi e le scorpacciate di agosto come voi ricorderete le vostre ferie volate via, troppo brevi, troppo intense, troppo poco rigeneranti, tanto da dover richiedere delle ferie per riposarvi dalle vacanze.

Così arriverà settembre ma a differenza vostra io vivrò la soddisfazione di questa estate finalmente trascorsa.

Se non si era capito, buon lunedì di delirio.

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No Place in Heaven, Mika tour!

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Il tour estivo “No Place in Heaven” di Mika riparte proprio dalla mia Molfetta e noi c’eravamo!

Come corrispondenti della testata MolfettaViva abbiamo seguito un concerto spettacolare, in cui Mika non ha tradito le aspettative.

Ci ha fatto ballare, saltare, cantare a squarciagola, emozionare, commuovere e altresì riflettere. In apertura di concerto non ha risparmiato una riflessione e il suo disappunto in merito alla situazione della Gran Bretagna che proprio venerdì, giorno del concerto, ha concretizzato attraverso il voto la volontà di uscire dall’Unione Europea. Un giorno triste per Michael Holbrook Penniman Jr, in arte Mika, e per tutti i musicisti come lui.

E se “the show must go on”, così è stato. Big Girl (You are beautiful) il pezzo d’apertura che ha subito trasmesso tutta l’energia del cantante dalle origini libanesi che non si è risparmiato per il pubblico pugliese.

Ed ancora Rainy day, Relax, Take it easy, We are golden, Underwater, Grace Kelly, Stardust, Beautiful Disaster, Staring at the sun, Good Guys, Happy Ending, insomma il meglio del meglio per un artista geniale e versatile.

Ammetto che qualche mese fa ho potuto vedere un altro concerto di Mika, quello che ha tenuto al Teatro Petruzzelli a Bari. Certo l’ambientazione era ben diversa rispetto alla Banchina San Domenico con lo scenario imperdibile del porto e del Duomo di Molfetta, ma l’impegno e la sua vitalità sono stati gli stessi.

Ciò che mi ha sorpresa di più in entrambe le occasioni, confermando la stima per lui, è stata la sua grande abilità con la voce: è stato sempre perfetto, sul controllo della voce non sbaglia mai e questo è certamente sintomo di un grande amore per la musica e una preparazione unica; non come quei cantanti “piccoli” che, se li senti dal vivo, si rivelano per quello che sono, una grande delusione.

Le sue canzoni mi ronzano in testa ormai da giorni ed è impossibile non canticchiarle.

Quindi se volete vedere cosa è successo al concerto date un’occhiata alla galleria qui sotto con le foto fatte da VinBis.com.

Inoltre vi lascio il video racconto della serata che potete vedere su MolfettaViva cliccando qui!

 

 

 

 

È tornato il sole

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Rieccomi.

Il sole sembra essere tornato dopo giorni di pioggia. Solo qualche timido raggio, ma fa calore.

Torna la quiete, torna la serenità interiore dopo un periodo buio, tormentato, che mi ha sfibrata e prosciugato le energie.

Una mancanza sempre presente, lei non c’è più. E poi paure, tensioni, affanni, una lotta contro il tempo e le insicurezze.

Infine decidi di fermarti. Devi fermarti. Lo sai. Decidi di respirare, profondamente. Decidi di riprenderti la vita, di rallentare e ritrovarti.

Così ritorno, riafferro saldamente le redini della mia vita. Saluto un nuovo mese e un nuovo giorno di sole con una tazza di tè verde con zenzero, limone e miele.

 

Questa storia mi ha sfinita

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Questa storia mi ha uccisa, in parte.
Un silenzio prolungato, una clausura forzata, una scomparsa inaspettata e dopo un esame superato. Come al solito quando devo preparare un esame universitario, io sparisco dalla circolazione, mondo reale o virtuale non fa differenza. Ho bisogno di profonda concentrazione, di chiudermi in una stanza con i miei libri e divorare pagine su pagine. Nessun rumore, nessuna distrazione. Ogni piccola cosa esterna può rompere la concentrazione e ultimamente per farlo ci vuole davvero poco… dite che è la vecchiaia che incombe? Mi state dicendo che sono da troppo tempo all’università e che devo darmi una mossa? Sì,  è vero.
Quale cosa migliore, dunque, se non iniziare lo sprint finale con un bell’esamone di storia moderna? E proprio storia moderna è stata. L’esame che tutti amano e odiano, il mio primo esame di storia accompagnato da una fottuta ansia mista a terrore. Questa volta ammetto che mi ha preso veramente male. Ero convinta di non farcela, o per lo meno di farcela in modo disastroso.  Eppure a me la storia moderna piace molto, è il mio momento storico preferito, e adoro anche il professore, dunque ci tenevo particolarmente a dare il meglio. Io e le date, però, non andiamo molto d’accordo, e la Rivoluzione francese è un marasma di avvenimenti; i vari re Carlo II che non si sa bene perché nel Seicento sembrano avere tutti problemi a procreare, dunque via con guerre di successione francese, polacca, austriaca, spagnola. E quel Carlo V, che per una serie di circostanze mette su un regno immenso da una parte all’altra dell’Atlantico, nato il 24 febbraio 1500, lo stesso giorno e mese di mia madre… sarà forse il giorno prediletto dai rompiscatole per venire al mondo? E non dimentichiamo Riforma protestante e Controriforma cattolica con tanto di Concilio di Trento e guerre dei cento, trenta e sette anni. Una mole di fatti, date, avvenimenti, parentele che ho cercato di infilare con forza in meno di un mese nella mia testa, studiando fino alle 4 di notte, perdendo ore ed ore di sonno. Nulla di nuovo, tutto come mia consuetudine, tutto a parte un’ansia da prestazione mai provata prima. Tanto forte da voler scappare via il giorno dell’esame d’avanti all’ufficio del professore con il corridoio di disperati come me. Dopo attimi di travaglio la sentenza: divisione alfabetica quindi esame rimandato a lunedì 29. Due giorni per ripetere, colmare le lacune e soprattutto mandare via l’ansia e la paura. Alla fine l’esame è andato e nel modo meno sperato: 35 minuti di domande (sì, sono stata cronometrata a mia insaputa da una ragazza in attesa di fare l’esame) e un 30 e lode conquistato. Anche questa volta. Soddisfazione indescrivibile, un miscuglio di emozioni e la consapevolezza di essere un po’ più vicina al traguardo finale.
Ora si torna a vivere, a produrre, lavorare, creare e soprattutto a scrivere.

Una strada nel verde

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Buongiorno. Sono viva.
Sono ad un corso di formazione per inventarista. No, purtroppo non si “inventa” nulla, anche se sarebbe conveniente per il bene comune inventare un nuovo buon senso.
Vorrei essere lì. Nel verde. Perdermi su sentieri non segnati. Immersa nella quiete.
Intanto pausa finita. Riprende il carosello dell’ignoranza, della rassegnazione, dell’illusione, del l’illogicità.
Cià.

Liberazione e libertà

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25 aprile, Festa della Liberazione.

Festa per la mia libertà. Libera da tutto e tutti oggi faccio ciò che voglio.

Mi riapproprio del mio tempo, dei miei spazi, delle mie passioni, dei miei pensieri, delle mie parole.

Finalmente la finestra è aperta e luce viva illumina le stanze della casa piacevolmente silenziosa. Oggi c’è il sole fuori e dentro me.

Finalmente sono ispirata, come non lo ero da un po’ di tempo. Così ne ho approfittato per creare, per sperimentare e giocare in cucina. Ho cucinato con passione, dosando gli ingredienti, ponderando i sapori, alla ricerca di un’armonia di gusto reale che rispecchiasse l’idea che avevo in mente da qualche giorno; ho realizzato la mia ricetta. Una ricetta ideata per un concorso (più in là sicuramente ve ne potrò parlare meglio), che unisce i sapori del mare e  quelli tipicamente mediterranei  con un pizzico di Oriente. Ultimamente uno degli ingredienti che sto utilizzando spesso e in ricette differenti, è lo zenzero, sia secco in polvere, sia fresco grattugiando direttamente la radice. Lo zenzero mi regala buone sensazioni in questo periodo (oddio questa affermazione suona un po’ da invasata, ma spero si capisca cosa intendo), mi fa pensare alla freschezza, ai limoni, al sole, alle belle giornate di primavera con il cielo terso.

Naturalmente per questa occasione “speciale” mi sono dedicata all’impiattamento curato nei minimi particolari ed ho utilizzato (lontano dagli occhi di mia madre) i piatti del “servizio buono”, quelli che sono custoditi da tempi immemori nella credenza del soggiorno per intenderci, e che forse per la prima volta hanno accolto nella loro cavità del cibo. (Che poi mi son sempre chiesta che senso ha avere un mobile dedicato a utensili messi lì solo in mostra, per la serie “io odio quella credenza inutile!”)

E poi via col servizio fotografico, cercando di contrastare gli attacchi a sorpresa di mia sorella che tentava di inforchettare gli spaghetti  colta dalla fame.

Quando anche mia sorella è andata via, la libertà è stata completa. Relax, caffè, cupcake fatti da me, pc, scrittura, cazzeggio. La pace dei sensi.

Buon 25 aprile a tutti, in qualsiasi modo l’abbiate trascorso.

Ora ci sono. Perchè Ulisse? (Voglia di mare e capire come danno i nomi alle nuove ondate di caldo!)

Eccomi qui! Torno nel mondo reale e in quello virtuale con la soddisfazione di un bel 30 e lode inaspettato ma tanto sudato.

E ora apatia, voglia di cazzeggio sfrenato, spensieratezza… almeno fino a lunedì. Lunedì inizio un corso di formazione per un lavoretto part time. Vedremo, è un mondo che non mi appartiene più di tanto, ma per una mini boccata di indipendenza si fa anche questo.

Sabato mare! Sperando in un tempo clemente che abbia pietà del mio pallore da studio. Se non sbaglio dovrebbe venire a trovarci Ulisse, una bella corrente di aria bollente direttamente dal cuore del Sahara. Ok voglio andare al mare, non è che voglio cuocermi alla piastra. Ma inesorabilmente l’effetto gamberone avrà la meglio su di me, ne sono sicura.

Che poi mi chiedo, ma come fanno a scegliere i nomi da attribuire a questi anticicloni? C’è un criterio che abbia un minimo barlume di logicità o è una scelta totalmente a caso? Tipo hanno una copia dell’Odissea o un bel manuale di mitologia greca sempre a portata di mano? Perché un anticiclone non può chiamarsi “Pinco pallino”, o “Pompino”, o “Caldodimerda”, o “Ambarabacciccicoccò”, oppure “Grande Puffo” e chi più ne ha più ne metta… Lo so, potrei completare una lista interminabile di nomi strani e improponibili. Forse il mio cervello deve ancora riprendersi o forse è stato irrimediabilmente compromesso da Corazzini, Gozzano, Tozzi, quel simpaticone di d’Annunzio (che a quanto sembra sta sulle palle a tutti i cari studenti di lettere che ho incontrato all’appello).

Da qui una piccola riflessione che aleggiava nel cervello in questi giorni di studio: Corazzini è morto a 21 anni di tubercolosi, Gozzano è morto a 32 anni di tubercolosi, altri crepuscolari hanno lasciato questo mondo in giovane e età. Ma vuoi vedere che essere crepuscolari porta sfiga? Quasi quasi mi stavo commuovendo mentre lo esponevo al professore durante l’esame.

Ma quel che è stato è stato. Per ora mi concentro sul mio dolce far nulla.

E ricordate sono tornataaaaa!