Aprile dolce dormire… con l’antistaminico!

green

 

“Aprile dolce dormire”, questo dice un breve detto popolare, o una sorta di filastrocca. Prima c’è, però, il “Marzo pazzerello, esce il sole e apri l’ombrello” in cui c’è quasi una personificazione di questo mese affetto da tendenze bipolari fortemente contrastanti, che portano come conseguenza il rincoglionimento generale. Dopo aver dovuto patire l’offesa recata dal ritorno all’ora legale che a dispetto del nome, portando le lancette dell’orologio avanti, ci ha fregato un’ora di sonno, ora anche le previsioni meteorologiche ballerine e le temperature che vanno su e giù a casaccio come una giostra di Mirabilandia. Alla fine il nostro bioritmo ha accettato il furto di sonno ma lotta ancora con le temperature, così come noi lottiamo contro il mostro verde che vive nel nostro armadio, contro quel dilemma che assilla i nostri risvegli: come mi vesto? Cosa mi metto? E qui le strategie di vestirsi a cipolla o portarsi appresso mezzo guardaroba, possono essere vincenti o tristemente un fallimento, una sconfitta contro la natura.

Poi è arrivato Aprile e praticamente nulla è cambiato. La mattina appena sveglia metti il muso fuori dalla finestra e vedi il sole che ti sorride seppur timido; mezz’ora dopo esci di casa e mentre ti rechi in stazione inizia a piovigginare. Ok chi si vuole prendere gioco di me? È una congiura? Arrivo poi a Bari e fa caldo, ma davvero caldo. Ecco, tra le cose che non riesco a sopportare ci sono in questo periodo gli sbalzi di temperatura, tipo quello dell’altro giorno, caldo asfissiante sulla banchina della stazione, gelo nel treno nuovo con aria condizionata a palla che scendeva a congelare il cervello e quella manciata di neuroni che ivi sono ancora presenti. I repentini cambi di temperatura, insomma, mi sfiancano.

Aprile è in fondo il mese del risveglio della natura, le rondoni tornano a volteggiare nell’aere, sui rami nudi e ossuti degli alberi nascono le prime foglioline verdi e i boccioli si aprono a nuova vita. Nel mentre, il mio naso si chiude repentinamente, una pesantezza ingiustificata si impossessa e cala sulle palpebre; è il torpore dei sensi, il sonno privo di senso che ti coglie a qualsiasi momento della giornata, è l’antistaminico che ti stronca. Praticamente la fiera dell’apatia, tra bancarelle di voglia di non far nulla confezionata, perdita di tempo sfusa e attività fisica contraffatta. Come può una pillola minuscola, insignificante, insapore, anonima portare a un tale stato di sfacelo, mi chiedo. Inoltre antistaminico significa presenza di allergie, ecco, ma a cosa. Praticamente a tutto il mondo stando al mio naso che sembra stretto da una molletta, a cui poi a gradire si aggiunge mal di testa e un fastidio oculare. Certo, c’è sempre la solita e scontata allergia alla polvere, che un po’ come il prezzemolo va bene con qualsiasi pseudo sintomo di allergia; ma non può essere solo questo.

Ammetto che periodicamente ci sono cose che mi irritano, cose che mi provocano un fastidio simile all’orticaria. Per esempio nell’ultimo periodo ciò che mi provoca un moto irrefrenabile che parte da dentro è la pubblicità dei “Teneroni”: avete presente la pubblicità di quegli hamburger fatti di prosciutto cotto, in cui il tipo ti confeziona in modo “naturale” i suddetti hamburger e poi c’è la tizia che dice <<ci mettiamo anche tanta tenerezza?>>, da un bacio volante e soffia su quelle povere schiacciatine di prosciutto? Sì proprio quella! Ma che stai a dire! Ma che tenerezza! Io ti tirerei una legnata nei sensi. È una cosa irritante, davvero, sarò mica allergica a questo?

E poi mi irritano quelli che su facebook cambiano immagine del profilo ogni 5 minuti per continuare ad avere “mi piace” anche se la foto è stata caricata 10 anni fa, così le lor facce rimangono incollate in prima posizione ogni volta che apri la tua homepage. Ma di cose e persone che mi irritano su facebook ce ne sono così tante che preferisco non scoperchiare tale vaso di Pandora, se no altro che allergia.

Ora che ci penso, negli ultimi periodi sono fortemente allergica a chi produce rumori molesti mentre mangia o si mangia insieme, una misofonia gastronomica che stimola i miei nervi mettendoli a dura prova.

Non sopporto il mio gestore telefonico e le sue simpaticissime soglie settimanali, chi ti racconta cose o fatti a metà, chi seduto sulla stessa fila dei banchi dell’università inizia a dondolarsi in modo da provocare una scossa di magnitudo non indifferente alla tua pazienza già scarsa; chi pensa di poterti fregare con un sorriso; chi ti ferma per strada e mettendoti in mano un libro inizia a parlarti della sua azienda o progetto con un ampio giro di parole per farsi lasciare i tuoi dati, cosa che entrambi sapete non avverrà mai; non sopporto che gli ombretti mi si sfracellino completamente con solo una piccola botta, quando la tua penna preferita cade per terra di punta e sai bene che nulla sarà mai come prima, chi risponde alla tua domanda con un’altra domanda.

E ancora, ancora, ancora. La lista è interminabile.

Comunque, nel mio delirio da antistaminico, benvenuta primavera.

 

 

 

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My spring

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È primavera.

Di già.

Ancora.

Intanto beccatevi questo disegno.

I’m… e un tocco di arancio

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Giornata grigia, piovosa, uggiosa. Il rumore della pioggia accompagna molte di queste giornate che sembrano aver dimenticato che siamo a maggio, che la primavera è ormai ben inoltrata e che addirittura l’estate è in agguato dietro l’angolo. Queste condizioni meteorologiche inevitabilmente si ripercuotono sull’umore, sul modo di affrontare una nuova giornata; anzi mi sono accorta che ultimamente ne subisco maggiormente l’influenza. Quindi che fare? È necessario trovare piccoli escamotage per dare un svolta a un giorno che inizia con premesse alquanto sfavorevoli. Dopo anni di ricerca, studi attenti, calcoli difficilissimi, signore e signori ho trovato il mio personalissimo antidoto per affrontare giornate uggiose e apatiche. Un bel rossetto colorato! Sì, avete letto bene, non serve tornare indietro a rileggere o cercare di comprendere l’errore; nessun errore, è tutto vero. Carissimi state leggendo, straordinariamente, un post che rasenta limiti immaginabili di femminilità e frivolezza (oggi mi va così, pazienza). Eppure un rossetto colorato, intenso, che sia un rosa (anche se raro), un fucsia, un corallo, un rosso, un viola, riesce a risollevarmi l’umore. Forse merito di una sorta di cromoterapia, un consapevole condizionamento psicologico, o un semplice e innocente trucchetto per alzare la testa ed andare avanti, tirare fuori le unghie e vivere. Sta di fatto che con me funziona, fa bene a me e al rapporto con gli altri. Se poi trovi il rossetto giusto, quello che ti fa perdere la testa, allora l’effetto è amplificato. In molti penseranno che stia per fare una specie di marchetta, una pubblicità, ma vi assicuro che non ho ricevuto compensi, né prodotti gratuiti, né richieste di collaborazione. È solo e soltanto un mio parere personale, esprimo ciò che realmente mi piace senza condizionamenti esterni. Mi piace il nuovo rossetto della Pupa, quello della collezione “I’m” che sta praticamente spopolando su facebook, questa è la verità. pupamilanoAdoro questo rossetto, non vedo l’ora di indossarlo e l’idea di farlo mi fa stare bene. Lo so, penserete che sia pazza, che abbia perso definitivamente quel neurone che viaggiava solitario nel mio cervello. Invece no. Dopo averne sentito molto parlare, grazie all’iniziativa di lancio del prodotto (qui) che permette con un coupon di acquistare il rossetto al prezzo di 5 euro (anziché 12), due giorni fa mi son decisa a comprarlo. Nella decisione era però compresa l’indecisione sulla scelta del colore, infatti ho passato circa mezz’ora di fronte allo stand della Pupa a imbrattarmi il dorso delle mani con i 40 colori a disposizione (lo so, sono una brutta persona indecente), mentre cercavo disperatamente segni di approvazione da mia sorella che puntualmente giungevano vaghi e per nulla mettevano fine a strazianti dubbi e perplessità. Solo dopo essermi destata da questo trip mentale fatto di sfumature di marroni, corallo, arancioni e fucsia ho fatto la mia scelta. Numero 302 e porta a casa! “Sizzling orange”, una via di mezzo tra un rosso e un arancione, un colore che in altre situazioni non avrei mai preso. Questa improvvisa voglia di colore mia ha stupita, in positivo. Sono rimasta incantata da questo rossetto, dal colore intenso, dalla texture morbida e omogenea, dal comfort sulle labbra, dalla durata: insomma amore a primo utilizzo.

Le mie giornate hanno ora un tocco di arancio e la vita scorre serenamente. Echevuoidipiùdallavita?

Voi, invece, come esorcizzate giornate uggiose e apatiche? Suvvia, svelate i vostri trucchetti.

Pensiero cazzeggio – In lotta

Pomeriggio di lotta. La mia resistenza è messa a dura prova.
Forse le mie difese sono troppo deboli e cederanno, infine.
Chiusa nella mia stanza, mentre la contesa è in corso.
Lotto, fino allo stremo delle forze, con soltanto un filo di voce, aggrappata ad un raggio di luce. Lotto contro la sonnolenza da Actigrip!
Non so chi vincerà, so solo che sono in netto svantaggio.
Dopo tre giorni tremendi col torcicollo, ora anche raffreddore, mal di gola e la voce che è data per dispersa. Chiamate “Chi l’ha visto?”, grazie.
Naturalmente per la serie “non facciamoci mancare nulla” (n’zia mai, si dice dalle mie parti – espressione arcaica ma affascinante) c’è anche il mio simpaticissimo dente del giudizio che, puntualmente come ogni anno in questo perido, sta tentando di perforarmi la guancia.
Sono un rottame, lo so. Amen.

Intanto fuori c’è il sole e questa è già una conquista.

Liberazione e libertà

libertà

 

25 aprile, Festa della Liberazione.

Festa per la mia libertà. Libera da tutto e tutti oggi faccio ciò che voglio.

Mi riapproprio del mio tempo, dei miei spazi, delle mie passioni, dei miei pensieri, delle mie parole.

Finalmente la finestra è aperta e luce viva illumina le stanze della casa piacevolmente silenziosa. Oggi c’è il sole fuori e dentro me.

Finalmente sono ispirata, come non lo ero da un po’ di tempo. Così ne ho approfittato per creare, per sperimentare e giocare in cucina. Ho cucinato con passione, dosando gli ingredienti, ponderando i sapori, alla ricerca di un’armonia di gusto reale che rispecchiasse l’idea che avevo in mente da qualche giorno; ho realizzato la mia ricetta. Una ricetta ideata per un concorso (più in là sicuramente ve ne potrò parlare meglio), che unisce i sapori del mare e  quelli tipicamente mediterranei  con un pizzico di Oriente. Ultimamente uno degli ingredienti che sto utilizzando spesso e in ricette differenti, è lo zenzero, sia secco in polvere, sia fresco grattugiando direttamente la radice. Lo zenzero mi regala buone sensazioni in questo periodo (oddio questa affermazione suona un po’ da invasata, ma spero si capisca cosa intendo), mi fa pensare alla freschezza, ai limoni, al sole, alle belle giornate di primavera con il cielo terso.

Naturalmente per questa occasione “speciale” mi sono dedicata all’impiattamento curato nei minimi particolari ed ho utilizzato (lontano dagli occhi di mia madre) i piatti del “servizio buono”, quelli che sono custoditi da tempi immemori nella credenza del soggiorno per intenderci, e che forse per la prima volta hanno accolto nella loro cavità del cibo. (Che poi mi son sempre chiesta che senso ha avere un mobile dedicato a utensili messi lì solo in mostra, per la serie “io odio quella credenza inutile!”)

E poi via col servizio fotografico, cercando di contrastare gli attacchi a sorpresa di mia sorella che tentava di inforchettare gli spaghetti  colta dalla fame.

Quando anche mia sorella è andata via, la libertà è stata completa. Relax, caffè, cupcake fatti da me, pc, scrittura, cazzeggio. La pace dei sensi.

Buon 25 aprile a tutti, in qualsiasi modo l’abbiate trascorso.

La luce dopo il letargo

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Torna la primavera e torno anch’io.
Ok, ok, non esageriamo. Al massimo torno come una marmotta che esce dalla sua tana dopo un lungo e freddo inverno passato al caldo, a sonnecchiare, a sognare prati verdi, tenere erbe e freschi fiorellini di campo. Peccato che il mio letargo sia paragonabile più a una clausura passata ininterrottamente a studiare, a cercare di rispettare tabelle di marcia che vanno oltre qualsiasi reale ritmo di studio (per lo meno il mio). E poi ritrovarsi a concentrare molto del lavoro previsto negli ultimi due o tre giorni, togliendo ore al sonno e qualsiasi cosa possa risultare superflua. Il tutto nonostante l’esame sia stato rimandato per ben due volte e il tempo in più sia stato impegnato a correre avanti e dietro tra medici e ospedali per emergenze familiari. Ma quella è un’altra storia.  

Intanto un bel 30 e lode a geografia l’ho preso, tra le domande tartassanti dell’assistente che era d’accordo per la lode e il professore che non credeva al suo fido assistente e ha voluto verificare di persona la mia preparazione, finendo poi per confermare la lode. Devo ammettere che nonostante tutto lo studio fatto, questo esame mi ha messo addosso una grande carica di ansia (aggravata da tutta una situazione collaterale), la strizza era ai massimi livelli storici – forse sarà superata o per lo meno eguagliata dall’esame di letteratura latina –, per non parlare dell’irascibilità e l’aggressività. Eppure appena mi sono seduta e mi è stata posta la prima domanda tutto è svanito, come al solito, come mia consuetudine: ho iniziato a parlare sicura e tutto quello che fino a un attimo fa pensavo non avesse mai attecchito nella mia mente, in realtà era lì, riaffiorava in quel momento in quel filo di parole che solo la domanda successiva poteva interrompere. Inoltre, il prof e l’assistente non mi sono sembrati per nulla gli aguzzini spietati che tutti avevano sempre dipinto. Anzi, il professore ha voluto insistere con le domande ma con grande tranquillità, come se stessimo chiacchierando amabilmente di concetti di “regione”, di determinismo geografico, di detriti morenici, di geo-morfologia europea. Ma il meglio di sé lo ha dato sicuramente l’assistente alla fine dell’esame. Partiamo con una premessa. Nel corridoio fuori dall’ufficio del prof, che in quel momento sembrava un girone infernale di anime in pena, tra i tanti esaminandi vi era uno alquanto strano. Avrà avuto più di trent’anni, forse viaggiava per i quaranta, vestito totalmente di nero e con degli occhialetti tondi; andava su e giù per il corridoio, un po’ impettito, con il suo manuale di geografia ben saldo sotto il braccio; l’avevo notato appena arrivata in dipartimento, tant’è ho pensatio si trattasse di un assistente. Poco più tardi ho scoperto essere un esaminando da alcune conversazioni che intratteneva con persone che sembravano incontrate per caso, o nemmeno conosciute, in cui aveva un po’uno strano atteggiamento da saccente, quello che sembra affrontare l’esame a occhi chiusi, la solita persona sicura che rende ancora più timorosi e insicuri chi se la sta facendo praticamente sotto e vorrebbe solo scappare urlando. Addirittura cercava di tranquillizzare i colleghi ma subito dopo affermava di essere stranamente ansioso per questo esame. Poi non l’ho più visto fino a quando, terminato il mio esame, mentre aspettavo che l’assistente verbalizzasse, il prof chiama il tizio strano a sostenere l’esame; lui entra, saluta energico e sicuro il prof e gli chiede di chiudere la porta alludendo qualche scusa strampalata, del tipo “sono timido”. Il prof e l’assistente si guardano basiti, forse più per l’atteggiamento che per la richiesta, e mentre l’assistente, sempre seduto di fronte a me, dice che non si può chiudere la porta perché l’esame è pubblico, il prof si affaccia sul corridoio e rivolgendosi a chi cercava disperatamente di spiare e caprate qualche aiuto, dice un po’ divertito : “Su ragazzi, non guardate che il ragazzo è timido. Fatevi i fatti vostri!”.(Ok, io adoro il prof di geografia!) Ma il peggio è arrivato quando il tizio si è seduto e affermando che “portava il Canada”, ha esordito dicendo che il Canada ha dei confini, che all’interno ci sono delle montagne, che a sud confina con gli USA ma che in mezzo ci sono i Grandi Laghi, che a destra e sinistra si trovano gli oceani; alla faccia interrogativa del prof, il tizio ha affermato che “stava dicendo le cose un po’come gli venivano in mente, perché i concetti generali sono tanti”. Ed è lì che l’assistente ha staccato gli occhi dal registro e alzando la testa mi ha guardato con gli occhi sbarrati, con l’espressione di chi non crede a ciò che le proprie orecchie stanno sentendo. Più volte in seguito l’assistente mi ha guradato con quegli occhi e quell’espressione sbalordita, con quell’aria sconvolta ed io tutte le volte l’ho guardato con la stessa espressione sconvolta, condividendo il suo stupore, il suo visibile turbamento. Caro assistente sappi che in quel momento avevi tutta la mia solidarietà. .

Ancora oggi quando ci penso mi viene da sorridere e rivedo quella faccia inorridita che chiedeva pietà, un’espressione che le parole da sole non riescono pienamente a descrivere; divertita ricordo  il prof e i suoi modi garbati ma attraversati da una costante e sottile ironia. Soprattutto ricordo questo esame che tanto mi ha impegnata, che tante soddisfazioni mi ha dato, che tante nozioni mi ha trasmesso, che per troppo tempo mi ha tenuta lontana dal mio blog.

Addesso, però, sono tornata.  

Torno presto

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Sono viva, non temete. Anche se sommersa da libri, penne, foglietti, caramelle, bottigliette d’ acqua vuote, vocabolario, cartine geografiche, quaderni: sopravvivo.
Questa lunga assenza è dovuta allo studio ossessivo compulsivo che mi tiene incollata a questa scrivania, per chissà quanto altro tempo. Un esame che sembra un parto, una tortura che sembra non finire mai, perché mai finiscono questi benedetti quattro libroni che ormai sono gli unici compagni di giornate monotone e sempre uguali. Sopporto e tengo duro fino alla fine; mentre fuori la vita scorre, le giornate si allungano e la primavera sembra pronta a scoppiare. Sempre che non scoppi io prima.
Quale crudeltà!
Torno alle “sudate carte”, ma sono sempre qui con la mente e lo spirito.

Vento e sole

Vento di primavera e sole.

È un vento che spazza le strade, s’insinua negli angoli più in ombra, entra prepotente tra le fessure delle finestre. Impossibile non udirlo, impossibile non sentirlo tra i capelli e i vestiti.

Vento di primavera spazza via i pensieri pesanti dalla mia testa, o se puoi portami via con te. Come un petalo di mandorlo ti seguirò.

 

Ebbrezza… di primavera

Giunta è la primavera! Finalmente qualche raggio di sole riscalda il mio viso. È un periodo un po’ in bilico, fuori e dentro di me.

In questo periodo vorrei fare lunghe passeggiate, tra i viali inondati di luce e gli alberi, fino a ieri scheletri d’inverno, conquistati dai germogli verdi pieni di vita. Sfortunatamente in questi giorni non posso: ho un piede un po’ azzoppato a causa di una simpaticissima vescichetta/verruchetta che mi fa in male allucinante. Ed io che mi vedevo già in bici con degli amici per le campagne in fiore… uffa!

Alcune amicizia stanno fiorendo con la primavera. A Dana e Simy ho voluto dare fiducia, ho voluto lasciare la porta aperta per costruire tassello dopo tassello un’amicizia sincera e senza filtri fatti da persone false. I falsi sono stati eliminati, anche se qualche volta sono presenti implicitamente. So bene che anche se non vedo né sento più Noncelapossofare la partita con lei non è chiusa. Per ora, per quel che mi riguarda, lei e il consorte Senzapalle possono continuare a rosicare in un angolino. Però lo ammetto, odio Senzapalle, odio come si sta compostando col mio lui e quanto lo fa soffrire.

Tornando alle cose positive e belle c’è la mostra, che nonostante una prima fase di sfiducia sta andando abbastanza bene; e poi c’è stata la laurea di Andrè. Auguri dottò! Abbiamo preparato in pochi giorni un video scherzoso che gli ha fatto davvero piacere  e che abbiamo proiettato durante la festa. La festa in cui ho bevuto tanto, anzi tantissimo. Insomma ero totalmente ubriaca. Un mix di alcol micidiale che a fine festa, appena sotto casa, ho depositato ripetutamente il un sacchetto di plastica gentilmente porto da lui che mi reggeva la fronte. Scherzando ha sempre detto di volermi vedere ubriaca… Ecco accontentato! Però mi son divertita, mi son lasciata andare e se non mi fossi sentita male mi sarei chiusa volentieri in bagno, o imboscata in qualsiasi altro posto, a fare zozzerie con lui. Questa cosa mi intriga non poco… Poi lui è un fuoco facile da accendere…

La primavera risveglia gli animi, stimola i sensi ed anch’io voglio rifiorire.

Sentimentalismi – capitolo 1 – (Anche io ne sono provvista…)

Ebbene sì, io ho visto Via col vento. Lo so fa “strano”, o forse fa anche un po’ senso. Ma sì, un po’ di sentimentalismo me lo concedo anch’io a volte. Quel film mi piace, anche se non ho ancora ben capito perché. Forse perché il personaggio di Rhett Butler a me alla fine piace, forse per i colori, per le immagini che odorano di vecchie pellicole, così indefinite ma ipnotiche. O sarà forse per la colonna sonora (e dimenticare l’associazione a “Porta a porta” direi che non è poi una magra consolazione), i vestiti ampi e che sembrano fluttuare sfidando la legge di gravità. E poi la storica frase:

dopotutto, domani è un altro giorno…

Così semplice e così vera. Andare avanti sempre. Domani potrà essere un giorno simile a oggi, ma mai uguale. E quella disuguaglianza mi fa sperare in qualcosa sempre di nuovo e possibilmente bello. In questo periodo “domani” ha occhi diversi: alcune cose sono cambiate, fiducie spezzate, il non riuscire a credere ad alcune persone, scoprirne altre. E poi essere consapevoli che gli opportunisti sono dietro l’angolo, che tra qualche giorno anche una bella esperienza finirà e ciò che ne verrà fuori lo ignoro ancora. Domani è un giorno nuovo, un mese nuovo.

Una nuova primavera sta per arrivare. Anche per me.