Ricordi di neve. -18 a Natale.

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Oggi vi propongo un disegno. Nulla di che. Sono sincera, è stato il numero otto a ispirarmi e a suggerirmi la similitudine visiva con il tipico pupazzo di neve. Proprio quei pupazzi di neve che dalle mie parti non si vedono praticamente mai. Qui, in questa parte di Puglia lambita dal mare, la neve è una rarità, il cosiddetto “bianco Natale” esiste solo nei film. Circa due anni fa la città fu coperta da un sottile velo bianco, giusto il tempo per far felici i bambini, preoccupare gli adulti e far entrare nel panico gli automobilisti; poi la neve è scomparsa silenziosa così com’era arrivata.

Forse la nevicata storica che le persone della mia età e quelle più mature ricordano, è sicuramente quella del lontano 1993, almeno credo fosse quello l’anno: una coltre di neve spessa si depositò per più giorni su ogni cosa. Fu allora che facemmo in famiglia il nostro primo vero pupazzo di neve, nei giardini vicino alla nostra vecchia casa. La gioia, la spensieratezza di quegli anni rimarrà sempre con noi. Molte cose sono cambiate, siamo cresciuti, siamo invecchiati; eppure siamo la stessa famiglia di allora, sempre uniti, insieme nel bene e nel male. Non potrei desiderare una famiglia migliore di quella che ho.

Mi sono lasciata trasportare dai ricordi, seguendo sensazioni, come ipnotizzata da un singolo fiocco di neve che delicatamente cade sulla terra nuda.

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Se non hai un camino? Te lo disegni!

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Piove ininterrottamente, fa un freddo polare, il vento soffia all’impazzata e l’unico desiderio, l’unico pensiero che gira come un criceto sulla ruota nel tuo cervello congelato è l’immagine di un bel camino acceso. Ti immagini adagiata su un divano comodo, avvolta in una coperta con accanto lui mentre sorseggi un tè caldo. Ma ahimè la triste realtà è che non dispongo di un camino (solo di termosifoni che qualcuno finalmente ha deciso di accendere – meglio quelli che niente). Così fantastico e me lo disegno. Chiamiamola amara consolazione.