Compra, lavora e vinci (di lavorare)!

 

Tutta la vicenda in sostanza è riassumibile in tre passaggi: compri una borsa, elabori un piano di comunicazione, vinci uno stage (forse). Non è certo un mistero di chi si parla, naturalmente del marchio di borse Carpisa che ha lanciato questa “fantastica” campagna marketing.

Se l’intenzione era quella di entrare nei trend e attirare l’attenzione di nuovi acquirenti e magari anche di quelli vecchi e affezionati – assuefatti ai soliti modelli morbidi o rigidi riproposti ad anni alterni con colori illusoriamente diversi e materiali che si sbriciolano solo col semplice passare del tempo –, allora “you win!”, ci siete riusciti.

Se al contrario l’intento era quello ci proporre una campagna marketing accattivante e geniale, allora o le esalazioni di vernice per la pelle finta vi hanno dato alla testa o dovreste riconsiderare il vostro concetto di “genialità”.

Certo, a onor del vero, non è la prima volta che un’azienda propone una campagna di comunicazione in cui mette in palio un premio in denaro, o gift card e roba simile, per un concorso in cui chi partecipa presenta un’idea, un progetto grafico o una strategia che faccia comodo all’azienda stessa. Ma imporre l’acquisto di un proprio prodotto per acquisire il “diritto” di partecipare ad un concorso in cui bisogna profondere impegno, competenze e professionalità, forse questo non si era ancora visto.

È quel “vinci uno stage in azienda” che stride terribilmente, che infastidisce come il rumore delle unghie che graffiano sulla lavagna. E la situazione diventa al limite del grottesco se si leggono i requisiti che il piano comunicativo deve avere per essere ammesso al concorso: Definizione dei punti di forza e il messaggio del prodotto; Analisi del posizionamento del brand; Evidenza degli obiettivi del lancio; Definizione del target di riferimento; Definizione del budget; Dettaglio delle tattiche ed elenco delle azioni di comunicazione. Cioè mica robetta da dilettanti.

Va precisato, però, che il mese di stage presso gli uffici dell’azienda ubicati a Nola, “prevederà una retribuzione/rimborso spese del valore di 500,00 €. Il contratto prevederà inoltre: l’alloggio per il vincitore nella Foresteria disponibile per i dipendenti della società promotrice nella prossimità della sede aziendale; pranzo presso la mensa aziendale dal lunedì al venerdì; alloggi Kuvera per la cena (compreso sabato e domenica)”. Ma come si dice, il gioco non vale proprio la candela!

Intanto il concorso scade esattamente domani. Chissà in quanti avranno abboccato/partecipato.

 

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A volte è meglio non guardare il calendario

Oggi va così, in forte ritardo con il mio calendario dell’Avvento ma sempre presente.

Il ritardo è dovuto al fatto che vado un po’ alla cieca, non sto più programmando questi post è mi lascio trasportare dall’istinto, dall’idea del momento che mi piace di più e che mi va di pubblicare. Semplicemente perché questo è il mio spazio. Perché mi va così.

Concerti di Natale ne abbiamo?

Oggi un meno nove giorni un po’ nervoso e tra sbalzi di temperatura.

Per fortuna stasera ci consoliamo con della buona musica: concerto di Natale di Chiara Civello presso la Cattedrale di Molfetta.

Tra poco si scatenano le emozioni!

Per aggiornamenti seguitemi su instagram come Isy_el.

Domani, invece, ci sarà anche il mio servizio video su MolfettaViva.

La fuga del tempo

albero

 

Anche oggi toccata e fuga.

Fuga come i giorni che ci separano da Natale!

Help…

Come addolcire l’attesa con rose di mela facili e versatili

rosellina-copia

 

Mancano 12 giorni a Natale e per addolcire l’attesa gustiamo delle rose di mela e pasta sfoglia semplicissime da preparare. Praticamente una ricetta per tutti, anche i meno avvezzi ai fornelli, ma dal risultato davvero scenografico e piacevole non solo alla vista ma soprattutto al gusto.

Quella che vi presento è la variante dolce – che volendo può essere realizzata anche con altra frutta tipo pere, ananas, mango e quando ci sono le pesche – ma esiste anche la variante salata sostituendo alla frutta le verdure e alla confettura del formaggio spalmabile. Inoltre la variante salata diventa un rapido aperitivo o antipasto per le cene o pranzi delle feste. E perché no, anche un originale segna posto se con uno stuzzicadenti ci appuntate un bigliettino con il nome dell’invitato, o legato anche con un nastrino attorno al fondo di sfoglia. Insomma le possibilità sono tante e adattabili a tutte le esigenze e i gusti.

Ma ora bando alle ciance, ecco la ricetta!

INGREDIENTI

  • 2 mele
  • 1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
  • confettura di albicocche
  • zucchero di canna
  • 1 limone

PREPARAZIONE

  • Lavate per bene le mele ma senza sbucciarle, tagliatele a metà eliminando la parte del torsolo. Tagliate le metà a fettine verticali dello spessore di circa 2 millimetri.
  • Mettete le mele in un recipiente di vetro copritele con acqua, il succo del limone e 3 cucchiai di zucchero di canna. Mescolate e poi cuocetele nel microonde per qualche minuti tino a quando non siano un po’ morbide e flessibili senza rompersi. Togliete le fettine dal succo e asciugatele.
  • Stendete il rotolo di pasta sfoglia e tagliate delle strisce orizzontali altre circa 4 centimetri.
  • Prendete una striscia e spalmateci un cucchiaino di confetture di albicocche per tutta la sua lunghezza.
  • Disponete le fettine di mela a metà striscia, con la parete curva che sporga dalla pasta. Chiudete a metà la striscia e poi arrotolate avendo cura che le mele non fuoriescano.
  • Il risultato saranno dei rotolini di sfoglia con le mele che compongono i petali delle rose.
  • Sistemate le rose in stampi per muffin o se non ne avete in pirottini (meglio se di silicone).
  • Cospargete le rose con un pizzico di zucchero di canna e cuocete a forno preriscaldato per circa 15 minuti a 180 gradi. Naturalmente i tempi di cottura variano a seconda dei forni ma le rose saranno cotte quando pasta sfoglia risulterà tale.
  • Sfornate, fate intiepidire e servite con una spolverata di zucchero a velo (per chi lo gradisce).

Così con una rosellina di mele e pasta sfoglia l’attesa del Natale sarà più dolce.

Il panettone della discordia

fine

Inutile dirlo. Natale senza panettone non è lo stesso. Che sia al Nord, o al Sud, Centro e isole comprese sulla tavola delle feste non può mancare. Che si mangi oppure no, che piaccia o meno, con i canditi o senza (per me naturalmente senza – credo sia risaputa la mia lotta ai canditi inutili) lui deve esserci.

Naturalmente per agevolarci nella scelta tra le marche in questo periodo veniamo bombardati da pubblicità di panettoni e altresì pandori, anche un po’ simili tra loro. Attenzione puntata sulla morbidezza, ingredienti freschissimi e di qualità, bambini che passano fette di panettoni a neonati, cori angelici, il solito “piano piano, buono buono”… insomma ci siamo capiti.

Ma c’è una pubblicità che quest’anno si è distinta dalla massa: quella del panettone della Motta. Ai suoi ideatori va il premio ironia in assoluto! Perché a mio avviso è proprio ironia, nelle parole e nel tono della voce fuori campo, ad attraversare tutto lo spot.

In breve, se non vi sovviene, il testo sarebbe questo:

«Per il nostro panettone noi di Motta avremmo potuto usare tofu tritato, papaya, seitan, alga essiccata, e cuocerlo per trenta secondi nel microonde. Invece no! Lo abbiamo preparato seguendo la nostra ricetta, originale dal 1919. Panettone Motta, da sempre, quello di sempre. E da oggi anche con bacche di goji! Scherzo…».

Ecco, queste parole hanno fatto infuriare il mondo vegano che a quanto sembra dalla propria alimentazione oltre ad eliminare prodotti animali e derivati, ha eliminato anche una bella fetta di ironia, un pizzico di autoironia e una manciata di tolleranza e rispetto.

Potete ben immaginare la rabbia e il putiferio che si è scatenato soprattutto sui social.

Il punto della questione, infatti, è quello: avere l’intelligenza di comprendere che lo spirito della pubblicità non è accusatorio e nemmeno canzonatorio confronti dei vegani in sé. Non è puntare il dito verso chi ha intrapreso una scelta alimentare differente. In fondo non sono solo i vegani a mangiare seitan o bacche di goji o papaya, ecc.

Quando si afferma che il mondo è bello perché è vario, non lo si dice tanto per modo di dire. O per lo meno così dovrebbe essere. Le scelte personali, sempre nel limite del lecito, non devono invadere e cozzare con quelle altrui. E poi se uno decide di mangiare tofu o carne sono un po’ cavoli propri.

Quindi cari vegani e onnivori almeno a Natale siate più buoni, non fatevi la guerra; spezzate un gambo di sedano in segno di amicizia e fratellanza.