Pensiero cazzeggio – Sono dal parrucchiere. Vi ho voluto bene.

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Sono dal parrucchiere. Sì, avete capito bene. Dopo tanto, troppo tempo alla fine ho ceduto. La mia chioma informe deve essere dunque domata. Intanto aspetto, perché mia sorella mi ha fregato il posto al lavaggio. Intanto prego che finisca presto, ancor prima di iniziare. Intanto spero che alla fine possa ancora muovere la testa a causa ancora del torcicollo. Intanto è arrivato il mio turno.
OK OK stiamo calmi, niente panico.

I love La Molisana!

la molisana

La mia passione per la cucina non è una novità. Ormai credo si sappia quanto mi piaccia cucinare, sperimentare sapori, dare forma e gusti nuovi ai cibi. Dolce o salato non fa molta differenza. L’importante è sporcarsi le mani, sentire col tatto le consistenze, stimolare le mie papille gustative, conquistare la vista con la forza del colore, essere rapita dai profumi che si alzano dalle pietanze. E poi condividere, offrire un piatto buono e bello a chi mi sta accanto, conquistarlo e ogni volta con curiosità osservare la sua reazione al primo boccone: in quel frangente impercettibile capisci se è una vittoria o una sconfitta (e naturalmente imparare sia dalle une, sia dalle altre). Forse cucinare è un po’ come scrivere: esprimo me stessa senza vincoli, assecondo i miei pensieri, ritrovo la tranquillità, in poche parole sto bene.

Un po’ di tempo fa ho partecipato ad un contest di cucina indetto da “La Molisana”, prima che un’azienda un pastificio; anzi, come recita il loro motto “dal 1912 sartoria della pasta” (se per caso non la conoscete – il che sarebbe un male soprattutto per le vostre papille gustative – allora date un’occhiata qui). Il contest aveva come protagonista un dei loro nuovi prodotti, lo spaghetto quadrato. Cioè avete presente un bucatino? Ecco, con il diametro quadrato e senza buco al centro (che poi a me il buco al centro non piace, perché quando arriva il momento fatidico in cui il bucatino lo succhi – e lo so che lo fate tutti, suvvia non facciamo i perbenisti – quel buchetto fa passare solo aria; ma d’altra parte se si chiamano bucatini e hanno il buco al centro un chiaro motivo ci sarà. Ok esco da questo trip mentale). Per partecipare al contest era necessario inventare e realizzare una ricetta, scegliendo una delle quattro categorie proposte a cui facevano riferimento altrettanti grandi chef: Amarcord, Le Grand Crù, Veggie, Pop Art. devo ammettere che ci ho pensato molto, ho cercato l’ispirazione per la ricetta giusta e alla fine ho scelto la categoria Amarcord presentando la ricetta dello spaghetto quadrato con razza e zenzero: un piatto semplice, con un pesce povero, talvolta sottovalutato, una radice che ormai è diventata la mia passione (assieme al curry che rimane l’amore indiscusso della mia vita), per un sapore delicato ma deciso. Allora ho cucinato, ho fotografato, ho inviato e ho atteso il responso. Dunque ho vinto, sono tra i vincitori della categoria le cui ricette, assieme a quelle degli altri vincitori nelle altre categorie, andranno a comporre un e-book di ricette interamente dedicato allo spaghetto quadrato. Una notizia inaspettata e fantastica, giunta tra l’altro in una giornata che non scorderò mai perché ricca di belle sorprese.

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Come se non bastasse lo staff de La Molisana ha voluto inviarmi questo omaggio davvero gradito per cui non smetterò mai di ringraziarli. Uno scrigno pieno di oro giallo, forme stuzzicanti e meravigliose.pasta2

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A prescindere da tutto, dalla vincita, dall’omaggio voglio esprimere la mia piena soddisfazione per i prodotti di questa azienda. Chimi conosce sa bene che non è mia intenzione fare marchette o pubblicità ad un prodotto. Semplicemente esprimo la mia opinione, il mio gusto cercando di essere anche obiettiva. I prodotti de La Molisana sono ottimi, mi hanno davvero conquistata: la pasta ha il profumo e il sapore del grano, mantiene molto bene la cottura e la varietà di formati si presta a qualsiasi ricetta, al tatto la pasta ha quella giusta porosità che permette di avere una grande resa quando la si va ad amalgamare con il condimento; il colore è sublime; inoltre, da un punto di vista del marketing, il packaging è curato, sobrio ed essenziale (per la serie anche l’occhio vuole la sua parte). In poche parole sono innamorata di questa pasta e a casa mia, da mangiatori pantagruelici di pasta, siamo degli intenditori e buone forchette.

Naturalmente non vedo l’ora di sperimentare e proporvi nuove ricette di pasta.

Una grazie a La Molisana consentitemelo.

La luce dopo il letargo

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Torna la primavera e torno anch’io.
Ok, ok, non esageriamo. Al massimo torno come una marmotta che esce dalla sua tana dopo un lungo e freddo inverno passato al caldo, a sonnecchiare, a sognare prati verdi, tenere erbe e freschi fiorellini di campo. Peccato che il mio letargo sia paragonabile più a una clausura passata ininterrottamente a studiare, a cercare di rispettare tabelle di marcia che vanno oltre qualsiasi reale ritmo di studio (per lo meno il mio). E poi ritrovarsi a concentrare molto del lavoro previsto negli ultimi due o tre giorni, togliendo ore al sonno e qualsiasi cosa possa risultare superflua. Il tutto nonostante l’esame sia stato rimandato per ben due volte e il tempo in più sia stato impegnato a correre avanti e dietro tra medici e ospedali per emergenze familiari. Ma quella è un’altra storia.  

Intanto un bel 30 e lode a geografia l’ho preso, tra le domande tartassanti dell’assistente che era d’accordo per la lode e il professore che non credeva al suo fido assistente e ha voluto verificare di persona la mia preparazione, finendo poi per confermare la lode. Devo ammettere che nonostante tutto lo studio fatto, questo esame mi ha messo addosso una grande carica di ansia (aggravata da tutta una situazione collaterale), la strizza era ai massimi livelli storici – forse sarà superata o per lo meno eguagliata dall’esame di letteratura latina –, per non parlare dell’irascibilità e l’aggressività. Eppure appena mi sono seduta e mi è stata posta la prima domanda tutto è svanito, come al solito, come mia consuetudine: ho iniziato a parlare sicura e tutto quello che fino a un attimo fa pensavo non avesse mai attecchito nella mia mente, in realtà era lì, riaffiorava in quel momento in quel filo di parole che solo la domanda successiva poteva interrompere. Inoltre, il prof e l’assistente non mi sono sembrati per nulla gli aguzzini spietati che tutti avevano sempre dipinto. Anzi, il professore ha voluto insistere con le domande ma con grande tranquillità, come se stessimo chiacchierando amabilmente di concetti di “regione”, di determinismo geografico, di detriti morenici, di geo-morfologia europea. Ma il meglio di sé lo ha dato sicuramente l’assistente alla fine dell’esame. Partiamo con una premessa. Nel corridoio fuori dall’ufficio del prof, che in quel momento sembrava un girone infernale di anime in pena, tra i tanti esaminandi vi era uno alquanto strano. Avrà avuto più di trent’anni, forse viaggiava per i quaranta, vestito totalmente di nero e con degli occhialetti tondi; andava su e giù per il corridoio, un po’ impettito, con il suo manuale di geografia ben saldo sotto il braccio; l’avevo notato appena arrivata in dipartimento, tant’è ho pensatio si trattasse di un assistente. Poco più tardi ho scoperto essere un esaminando da alcune conversazioni che intratteneva con persone che sembravano incontrate per caso, o nemmeno conosciute, in cui aveva un po’uno strano atteggiamento da saccente, quello che sembra affrontare l’esame a occhi chiusi, la solita persona sicura che rende ancora più timorosi e insicuri chi se la sta facendo praticamente sotto e vorrebbe solo scappare urlando. Addirittura cercava di tranquillizzare i colleghi ma subito dopo affermava di essere stranamente ansioso per questo esame. Poi non l’ho più visto fino a quando, terminato il mio esame, mentre aspettavo che l’assistente verbalizzasse, il prof chiama il tizio strano a sostenere l’esame; lui entra, saluta energico e sicuro il prof e gli chiede di chiudere la porta alludendo qualche scusa strampalata, del tipo “sono timido”. Il prof e l’assistente si guardano basiti, forse più per l’atteggiamento che per la richiesta, e mentre l’assistente, sempre seduto di fronte a me, dice che non si può chiudere la porta perché l’esame è pubblico, il prof si affaccia sul corridoio e rivolgendosi a chi cercava disperatamente di spiare e caprate qualche aiuto, dice un po’ divertito : “Su ragazzi, non guardate che il ragazzo è timido. Fatevi i fatti vostri!”.(Ok, io adoro il prof di geografia!) Ma il peggio è arrivato quando il tizio si è seduto e affermando che “portava il Canada”, ha esordito dicendo che il Canada ha dei confini, che all’interno ci sono delle montagne, che a sud confina con gli USA ma che in mezzo ci sono i Grandi Laghi, che a destra e sinistra si trovano gli oceani; alla faccia interrogativa del prof, il tizio ha affermato che “stava dicendo le cose un po’come gli venivano in mente, perché i concetti generali sono tanti”. Ed è lì che l’assistente ha staccato gli occhi dal registro e alzando la testa mi ha guardato con gli occhi sbarrati, con l’espressione di chi non crede a ciò che le proprie orecchie stanno sentendo. Più volte in seguito l’assistente mi ha guradato con quegli occhi e quell’espressione sbalordita, con quell’aria sconvolta ed io tutte le volte l’ho guardato con la stessa espressione sconvolta, condividendo il suo stupore, il suo visibile turbamento. Caro assistente sappi che in quel momento avevi tutta la mia solidarietà. .

Ancora oggi quando ci penso mi viene da sorridere e rivedo quella faccia inorridita che chiedeva pietà, un’espressione che le parole da sole non riescono pienamente a descrivere; divertita ricordo  il prof e i suoi modi garbati ma attraversati da una costante e sottile ironia. Soprattutto ricordo questo esame che tanto mi ha impegnata, che tante soddisfazioni mi ha dato, che tante nozioni mi ha trasmesso, che per troppo tempo mi ha tenuta lontana dal mio blog.

Addesso, però, sono tornata.  

Specchio indagatore, armadio traditore

Sembra assurdo e invece è terribilmente vero.

Ogni qual volta si verifichi un evento, un appuntamento che rientra nella categoria delle “occasioni speciali” (da quelle di lavoro alle feste, dalle giornate inusuali alle uscite del sabato sera fino a quelle galanti) o per lo meno presunte tali, nella testa pettinata  della donna si accende una spia, un allarme rosso che nemmeno le calamità naturali altamente distruttive possono eguagliare. “Oddio cosa mi metto!”

Naturalmente l’interrogativo, con conseguente allarme, si accende sistematicamente il giorno precedente all’evento preso in considerazione (per lo meno è così per me).

E per quanto si possa scavare fino a raschiare il fondo di qualsiasi armadio e cassetto nessun capo potrà mai soddisfare gli arricciamenti di naso, gli interrogativi e i dubbi che come saette guizzano fuori da quei due occhi indagatori e critici che trovano il proprio doppio nello specchio.

E se a mali estremi vi sono estremi rimedi, quale rimedio potrebbe essere più risolutivo e appagante di una sessione straordinaria di shopping? Un arrembaggio ai negozi alla ricerca del capo “particolare e adatto”, che il più delle volte si è materializzato in modi inspiegabili all’interno della propria mente: praticamente è come ricercare l’isola che non c’è con un navigatore non aggiornato e con le batterie scariche.

Alla fine arriva, il capo che è salvezza e risoluzione di un contenzioso perennemente aperto con la propria autostima e una innata insoddisfazione della propria immagine allo specchio.

E così vissero tutti felici e contenti, almeno fino alla prossima “occasione speciale”.