Benvenuto agosto… ma non troppo – Primo scatto per #agostoin31click2017

 

Ebbene sì, siamo ad agosto. Luglio se n’è andato silenzioso lasciandoci nelle mani roventi del mese più caldo dell’anno, anzi forse più caldo degli ultimi anni.

Praticamente se ci si avvicina alla finestra sembra che dal di fuori ci sia qualcuno con un asciugacapelli gigante acceso, quindi meglio tenere le finestre chiuse e aria condizionata a palla. E poi dicono che gli italiani boccheggiano… qui ci stiamo cuocendo a fuoco vivo! Perché poi la beffa qui a Molfetta non è solo il caldo insopportabile durante il giorno, ma l’umidità soffocante di sera, per la serie “refrigerio non ti conosco”.

Forse però è il prezzo da pagare per vivere in “terronia”, in una regione stupenda come la Puglia.

Con il primo di agosto inizia anche una piccola nuova avventura, il challenge fotografico #agostoin31click2017 ideato dalla Social Media Biondina, ovvero Silvia Lanfranchi che seguo spesso per i suoi utili consigli sul mondo social. Da oggi mi unisco alla sua community per questa iniziativa davvero carina e che spero di riuscire a seguire con un po’ di costanza.

Previa iscrizione, ogni giorno Silvia invia una mail fornendo le indicazioni per la foto da postare in quella giornata su Instagram. Il tema di oggi era la lettera “A” da scrivere, disegnare, comporre o ricercare in forme e oggetti. La mia “A” l’ho trovata in quello spicchio di anguria appena tagliata, in quel triangolo perfetto e gustoso che per me è il sapore di questo agosto appena iniziato.

Tralasciamo da tutto il fatto che oggi avrò mangiato almeno 3 kg di quell’anguria gigante… ma chi se ne frega. E poi ho sentito alla radio che anche i i semini neri fanno bene e favoriscono la diuresi. Quindi avanti tutta con l’anguria!

E voi, qual è la prima parola che vi viene in mente che inizia per “A”?

I’m… e un tocco di arancio

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Giornata grigia, piovosa, uggiosa. Il rumore della pioggia accompagna molte di queste giornate che sembrano aver dimenticato che siamo a maggio, che la primavera è ormai ben inoltrata e che addirittura l’estate è in agguato dietro l’angolo. Queste condizioni meteorologiche inevitabilmente si ripercuotono sull’umore, sul modo di affrontare una nuova giornata; anzi mi sono accorta che ultimamente ne subisco maggiormente l’influenza. Quindi che fare? È necessario trovare piccoli escamotage per dare un svolta a un giorno che inizia con premesse alquanto sfavorevoli. Dopo anni di ricerca, studi attenti, calcoli difficilissimi, signore e signori ho trovato il mio personalissimo antidoto per affrontare giornate uggiose e apatiche. Un bel rossetto colorato! Sì, avete letto bene, non serve tornare indietro a rileggere o cercare di comprendere l’errore; nessun errore, è tutto vero. Carissimi state leggendo, straordinariamente, un post che rasenta limiti immaginabili di femminilità e frivolezza (oggi mi va così, pazienza). Eppure un rossetto colorato, intenso, che sia un rosa (anche se raro), un fucsia, un corallo, un rosso, un viola, riesce a risollevarmi l’umore. Forse merito di una sorta di cromoterapia, un consapevole condizionamento psicologico, o un semplice e innocente trucchetto per alzare la testa ed andare avanti, tirare fuori le unghie e vivere. Sta di fatto che con me funziona, fa bene a me e al rapporto con gli altri. Se poi trovi il rossetto giusto, quello che ti fa perdere la testa, allora l’effetto è amplificato. In molti penseranno che stia per fare una specie di marchetta, una pubblicità, ma vi assicuro che non ho ricevuto compensi, né prodotti gratuiti, né richieste di collaborazione. È solo e soltanto un mio parere personale, esprimo ciò che realmente mi piace senza condizionamenti esterni. Mi piace il nuovo rossetto della Pupa, quello della collezione “I’m” che sta praticamente spopolando su facebook, questa è la verità. pupamilanoAdoro questo rossetto, non vedo l’ora di indossarlo e l’idea di farlo mi fa stare bene. Lo so, penserete che sia pazza, che abbia perso definitivamente quel neurone che viaggiava solitario nel mio cervello. Invece no. Dopo averne sentito molto parlare, grazie all’iniziativa di lancio del prodotto (qui) che permette con un coupon di acquistare il rossetto al prezzo di 5 euro (anziché 12), due giorni fa mi son decisa a comprarlo. Nella decisione era però compresa l’indecisione sulla scelta del colore, infatti ho passato circa mezz’ora di fronte allo stand della Pupa a imbrattarmi il dorso delle mani con i 40 colori a disposizione (lo so, sono una brutta persona indecente), mentre cercavo disperatamente segni di approvazione da mia sorella che puntualmente giungevano vaghi e per nulla mettevano fine a strazianti dubbi e perplessità. Solo dopo essermi destata da questo trip mentale fatto di sfumature di marroni, corallo, arancioni e fucsia ho fatto la mia scelta. Numero 302 e porta a casa! “Sizzling orange”, una via di mezzo tra un rosso e un arancione, un colore che in altre situazioni non avrei mai preso. Questa improvvisa voglia di colore mia ha stupita, in positivo. Sono rimasta incantata da questo rossetto, dal colore intenso, dalla texture morbida e omogenea, dal comfort sulle labbra, dalla durata: insomma amore a primo utilizzo.

Le mie giornate hanno ora un tocco di arancio e la vita scorre serenamente. Echevuoidipiùdallavita?

Voi, invece, come esorcizzate giornate uggiose e apatiche? Suvvia, svelate i vostri trucchetti.

Pensiero cazzeggio – Ma non era solo marzo pazzerello?

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Piove, guarda come piove, senti come piove, guarda come viene giù!
Mi sembra il caso di dire.
Avevo la testa china sul libro, con la mente immersa tra pensieri e concetti in uno studio che sembra non finire mai (shiuda, shiuduuuu – direbbe a questo punto il buon Giuliano dei Negramaro. Sì lo so, battuta pietosa, lo rocpnosco anch’io). Sento rumori strani alla finestra, alzo la testa e guardo praticamente il diluvio venir giù. Mi aspetto da un momento all’altro di veder passare sotto la finestra Russell Crowe, la sua barba, l’arca, gli animali, due coccodrilli, l’orangotango, serpenti, il gatto, il topo e l’elefante.
Ecco, è arrivata la pioggia e con lei la voglia sfrenata di non fare una cippa, la voglia di cazzeggio inutile e selvaggio.
E ciao.

Pensiero cazzeggio – Suggestioni e digestioni notturne

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Notte un po’ inquietaquella trascorsa. Distesa sul letto, gli occhi vagano nell’oscurità della stanza mentre l’udito si affina cercando di percepire ogni suono, ogni respiro della casa ormai addormentata e forse sognante. Mi rigiro nel letto alla ricerca di una posizione che concili il sonno. Niente da fare.

Mi fermo. In posizione supina. E penso.

Perché mi sono ostinata a vedere, alle 2 di notte, per l’ennesima volta il film “1408” (tratto dall’omonimo racconto di Stephen King) che mi lascia addosso un’angoscia mista a suggestione, come pochissimi film sanno fare; che mi fa attendere incendi, allagamenti e congelamenti della stanza, che mi fa aprire le porte con fare sospettoso.

Perché ho messo quel piccolo e innocente spicchio d’aglio per saltare le melanzane a cubetti da inserire nello sformato con le patate – per la serie nuova invenzione culinaria , esperimento riuscito con successo, aglio a parte -, ma colpevole di rallentare come in una moviola la mia digestione. Però intanto posso scacciare i vampiri, eh.

Perché il digestivo non sortisce nessun effetto, a parte quello di farmi venire il singhiozzo mentre lo bevo.

Resto in attesa mentre cerco risposte a queste e altre domande.

Se non hai un camino? Te lo disegni!

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Piove ininterrottamente, fa un freddo polare, il vento soffia all’impazzata e l’unico desiderio, l’unico pensiero che gira come un criceto sulla ruota nel tuo cervello congelato è l’immagine di un bel camino acceso. Ti immagini adagiata su un divano comodo, avvolta in una coperta con accanto lui mentre sorseggi un tè caldo. Ma ahimè la triste realtà è che non dispongo di un camino (solo di termosifoni che qualcuno finalmente ha deciso di accendere – meglio quelli che niente). Così fantastico e me lo disegno. Chiamiamola amara consolazione.

Pensiero cazzeggio – La “fiacca”

Inauguro in questo momento la sezione “pensiero cazzeggio“. Ovvero brevi pensieri di una mente talvolta alla deriva.

Qui, nel quasi profondo Sud il caldo, quello vero, è appena iniziato. Disperati si trascinano boccheggiando per strada anelando ombra o una brezza momentanea; li vedi nelle proprie auto che offrono la tipica abbronzatura da camionista e servizio di sauna gratis.
Per ora sopporto con aria di sfida le alte temperature; il sonno che provocano no! “Fiacca”, il termine giusto per esprimere questo stato di inattiva apatia da queste parti. Sul letto mi abbandono, quando all’improvviso sento risuonare in lontananza una musichetta. Il cervello arranca un pò a riconoscerla… Ecco, la sigla inconfondibile di “pomeriggio 5”. E mi chiedo perché? Perché martoriare a tal modo povere menti?
Il sonno chiama… E ciao.

Un brivido sulla pelle… bentornato autunno.

Brrrrrrrrrrrrrrr! (No, non è brancamenta…).

È il mio personale apprezzamento per questa piacevole temperatura serale. Circa 19°, un venticello un po’ pungente e la pelle ancora scoperta che richiede un po’ di tessuto, leggero, un velo che trasmetta tepore e protezione.

Adoro questi climi che lentamente declinano vero il freddo, quello vero, quello che si insinua tra i più piccoli spiragli di stoffa entrandoti dentro.

E torna la voglia di stare a casa, adagiati sul divano a leggere o guardare un bel film, o meglio cucinare qualcosa di caldo, cibi fragranti appena sfornati che deliziano il palato e riscaldano l’anima.

A questo proposito sto pensando di provare uno dei miei esperimenti in programma: pancakes! Tradizionali o forse salati; torrette soffici e ancora fumanti con una leggera colata di formaggio fuso e prosciutto croccante. Ok, domani mi procuro l’occorrente e mi metto ai fornelli!

Benvenuto autunno. Bentornato vento liberatore.

Ora ci sono. Perchè Ulisse? (Voglia di mare e capire come danno i nomi alle nuove ondate di caldo!)

Eccomi qui! Torno nel mondo reale e in quello virtuale con la soddisfazione di un bel 30 e lode inaspettato ma tanto sudato.

E ora apatia, voglia di cazzeggio sfrenato, spensieratezza… almeno fino a lunedì. Lunedì inizio un corso di formazione per un lavoretto part time. Vedremo, è un mondo che non mi appartiene più di tanto, ma per una mini boccata di indipendenza si fa anche questo.

Sabato mare! Sperando in un tempo clemente che abbia pietà del mio pallore da studio. Se non sbaglio dovrebbe venire a trovarci Ulisse, una bella corrente di aria bollente direttamente dal cuore del Sahara. Ok voglio andare al mare, non è che voglio cuocermi alla piastra. Ma inesorabilmente l’effetto gamberone avrà la meglio su di me, ne sono sicura.

Che poi mi chiedo, ma come fanno a scegliere i nomi da attribuire a questi anticicloni? C’è un criterio che abbia un minimo barlume di logicità o è una scelta totalmente a caso? Tipo hanno una copia dell’Odissea o un bel manuale di mitologia greca sempre a portata di mano? Perché un anticiclone non può chiamarsi “Pinco pallino”, o “Pompino”, o “Caldodimerda”, o “Ambarabacciccicoccò”, oppure “Grande Puffo” e chi più ne ha più ne metta… Lo so, potrei completare una lista interminabile di nomi strani e improponibili. Forse il mio cervello deve ancora riprendersi o forse è stato irrimediabilmente compromesso da Corazzini, Gozzano, Tozzi, quel simpaticone di d’Annunzio (che a quanto sembra sta sulle palle a tutti i cari studenti di lettere che ho incontrato all’appello).

Da qui una piccola riflessione che aleggiava nel cervello in questi giorni di studio: Corazzini è morto a 21 anni di tubercolosi, Gozzano è morto a 32 anni di tubercolosi, altri crepuscolari hanno lasciato questo mondo in giovane e età. Ma vuoi vedere che essere crepuscolari porta sfiga? Quasi quasi mi stavo commuovendo mentre lo esponevo al professore durante l’esame.

Ma quel che è stato è stato. Per ora mi concentro sul mio dolce far nulla.

E ricordate sono tornataaaaa!