Speciale mondiali 2014 – O dentro o fuori

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Oggi per la rubrica “speciale mondiale 2014” una foto con i colori del nostro tricolore. Scie di lacca verde e rossa che si intrecciano assieme al bianco del foglio.
Partita delicata. O dentro o fuori.
Intanto tifiamo. Speriamo, chi può preghi.

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Speciale mondiali 2014 – Italia vs. Costa Rica

italia vs. costa rica

 

Questa sera, esattamente alle ore 18.00, ci sarà la seconda partita della nazionale italiana ai mondiali. La squadra avversaria da battere sarà il Costa Rica. E pensate che avrei potuto perdermi questa occasione? Certo che no! Anzi, per rendere più avvincenti questi mondiali, per complicarmi la vita e per donarvi attimi di felicità (dai per favore annuite, fate anche finta di essere contenti) ho deciso ad ogni partita dell’Italia di deliziarvi con un disegno, una fotografia, uno scarabocchio, un delirio (insomma ci siamo capiti) tutto rigorosamente “made in Il disordine nel mio cassetto”! Olè. Quindi sta a voi ora se sorbirvi le mie follie, cambiare pagina, o addirittura per i più disperati pregare che l’Italia sia esca presto; però suvvia, non lasciatevi andare al catastrofismo, è in questi momenti che ci sentiamo particolarmente italiani.  Prometto, quindi, di essere discreta e di non dare troppo fastidio.

Per questa partita, visto l’orario che si avvicina inesorabilmente alla cena vi propongo un piatto leggero e fresco e di sicuro spirito patriottico. Ecco un tricolore composto da asparagi al vapore conditi con olio extravergine di oliva (rigorosamente pugliese), qualche goccia di aceto di riso (quello giapponese, giusto perché volevo fare un po’ la sofisticata e aprire la bottiglia che dormiva nell’armadietto da troppo tempo – potete naturalmente usare qualsiasi aceto, meglio se di mele), sale e un pizzico di semi di sesamo; ed ancora fette di mozzarella e pomodori ciliegino, accompagnati da triangoli di pane integrale con un ciuffo di rucola bella fresca. Naturalmente non poteva mancare una piccola citazione per il Costa Rica con una ciotola di fettine di mango con l’aggiunta di qualche ciliegia locale. Et voilà, semplice e veloce.

Bene, mentre già odo strombazzare in ogni dove vi auguro buona partita! E FORZA AZZURRI!

Italia-Inghilterra, chi vincerà?

partita italia inghilterra

Stiamo calmi. Non ci facciamo prendere dal panico.

Il momento fatidico è arrivato e l’ansia e l’entusiasmo salgono man mano che ci si avvicina all’ora X.

Eppure per qualcuno c’è un interrogativo, un dubbio amletico irrisolto cui non si riesce a dar risposta.

Dove andiamo a vedere la partita?

Intanto le lancette dell’orologio corrono veloci, senti il fiato sul collo del tempo che inesorabilmente sta fuggendo.

Con degli amici avevamo organizzato di vedere la partita a Bari. Prima concerto sul lungomare, poi partita a casa di amici baresi. E invece no. Il tempo(quello meteorologico) ha rimescolato le carte in tavola. Tuoni, fulmini, saette e una di quelle abbondanti piogge estive che lasciano un penetrante e piacevole odore di terra bagnata (lo adoro!).

Quindi che si fa? Scatta il piano “B” con molte incertezze: tutti a casa di Lui a vedere la partita. Solo qualche minuto fa la certezza che il piano alternativo è stato approvato da tutti.

Io nell’attesa, per essere pronta a  ogni evenienza, ho impastato e ora sto sfornando focacce per un reggimento. Focaccia ai semola rimacinata e farina con nell’impasto semi di lino e semi di sesamo; farciture con pomodori freschi tagliati a fette e origano; bianca con uno strato di patate tagliate a fette sottili e rosmarino; con pomodori pelati e funghi trifolati. Al primo assaggio direi perfette (no davvero, non mi sto vantando, però sono proprio buone).

Intanto si tira verso la mezzanotte quando la nostra nazionale e quella inglese scenderanno in campo nell’Arena Amazonia di Manaus. Non so a voi la a me il nome Manaus fa pensare a Crozza, sì il comico. Avete presente quando imita Maroni e Bossi? Durante la scena Bossi fa delle domande incalzanti a Maroni che risponde con un “no” e subito dopo parte il “manà” con quel motivetto (tu tu tururu, manà manà, tu tu ru tu… insomma ditemi che avete capito suvvia! È chiarissimo!). Proprio quel momento.

Intanto pure Buffon si è sfasciato e salterà la partita. Giungono voci che abbiano allestito lo spogliatoio dell’Italia direttamente in infermeria. Insomma quante possibilità di vincere ci sono stanotte? Non lo so, lasciamo stare che il conto è troppo difficile e io con i numeri non vado d’accordo, è risaputo.

Non ci resta che affidarci a san Cassano e san Balotelli, invocare tutti gli dei e sperare di non fare la figura della Spagna contro l’Olanda.

A me invece non resta che augurarvi buona notte mondiale.

focaccia

 

Il dolore più grande

Non pensavo potesse fare così male.

Credo di aver percepito il preciso momento in cui il mio cuore si è spezzato, tutto il mondo attorno è crollato. Gli occhi si sono velati di lacrime, non vedevo più nulla, solo i suoi occhi così freddi e lontani. Non li avevo mai visti così, un brivido di paura. Sentivo solo la parola “basta” nella testa e d’un colpo il buio totale. Il mio corpo era lì, la mia anima in frantumi. Volevo morire, volevo sparire, volevo buttarmi giù da quel balcone forse con la remota speranza di poter aprire le ali e volare lontano, forse con la più grande speranza che lui mi avrebbe presa e salvata.

Lui è la mia felicità, io la causa del suo malessere.

È una sofferenza atroce, mai provata, forse più intensa di qualsiasi altra che abbia conosciuto in passato (e di sofferenze io ne ho collezionate parecchie). Sembra che qualcuno da quel momento mi abbia conficcato una lama rovente nelle viscere e con estremo sadismo si diverta a rigirarla a suo piacimento nella ferita. Una ferita che non smette di sanguinare, così come le lacrime che copiose continuano a scorrere sul mio viso. Non c’è argine che tenga, e continuano a scorrere anche mentre scrivo, in ogni momento del giorno, mentre di notte bagnano il cuscino che non dona nessun riposo. Ed è un pensiero fisso, martellante, un silenzio che mi logora dentro e fuori, un’assenza che distrugge. Le mie labbra non riescono a toccare cibo, gli occhi non riescono a riposare, la mente continua a macinare pensieri e il cuore… non sento più il suo battito. L’idea di perderlo, o di averlo già perso, mi toglie il fiato e mi sento morire. Non riesco a immaginare una vita senza lui. Come posso rinunciare al suo sorriso, alle sue labbra carnose che adoro mordicchiare, alle sue guance che tante volte avrei voluto staccare per tenerle sempre con me; come posso rinunciare ad accarezzare la sua barba, i capelli sulla nuca, rinunciare a quegli occhi indagatori eppure profondi e rivelatori. Come posso rinunciare a quelle spalle così protettive, così forti da farmi sentire protetta e a casa: un suo abbraccio calma le tempeste, è una coperta che riscalda, è il mio porto sicuro. Come posso rinunciare alle sue mani che conoscono ogni centimetro del mio corpo; come posso rinunciare alla sua voce capace di trasformarsi, dalle mille sfumature, che si fa profonda per poi esplodere in quel suo modo unico di ridere. Quella risata che ultimamente aveva perso, a causa mia. Come posso passare le giornate a non colpevolizzarmi per la mia stupidità, per aver rovinato l’unica cosa bella che potesse capitarmi in questa vita piena di incertezze. Maledico il mio orgoglio, il mio egoismo, la mia inerzia, la mia insicurezza, la mia apatia, la mia testardaggine, la mia perseveranza in atteggiamenti involontariamente irrispettosi, la mia incapacità ad aprirmi e condividere i pensieri e le fantasie più profonde che albergano in me. Maledico i sogni taciuti, il desiderio ardente di andare a Londra e vivere insieme una delle esperienze più emozionanti della mia vita, perché solo con lui avrei potuto farlo; maledico il mio anti-romanticismo; maledico l’aver messo molte volte in primo piano le mie esigenze, l’aver voluto capire lui attraverso il filtro delle mie ansie e mie prospettive per poi sbagliare disastrosamente.

Mi manca terribilmente. Vorrei parlargli guardando nei suoi occhi, vorrei sapere se c’è ancora un po’ di amore per me, vorrei sapere se i sogni di un futuro insieme, di una casa e una famiglia tutte nostre potranno mai vedere la luce del sole.

Sembrano pochi tre giorni eppure io ho capito. Ho preso coscienza dei miei errori. Qualcosa dentro di me si è rotto, e non è solo il mio cuore. È come se qualcuno mi avesse preso a schiaffi in pieno viso destandomi da quell’intorpidimento in cui ero caduta, da quell’avidità di prendere e dare solo a metà nei confronti di tutti. Mi hanno detto che sono fredda, chiusa, che rimango sulle mie, che non mi lascio andare ed io non ci ho mai creduto; io vedevo solo una pseudo super-donna che non poteva fermarsi davanti a nulla, che nulla e nessuno potevano intaccare nell’animo, fino a due anni fa, fino a quando lui non ha cercato di rendermi una persona migliore. Eppure ho fallito tante volte, l’ho deluso, a volte mi sono comportata come una ragazzina e non come una donna nella nostra relazione; e adesso ho capito cosa lui voleva dirmi, la sua esigenza di una storia matura e stabile. Ora ne sono pienamente consapevole. Ora tutto può cambiare. Se solo avessi la possibilità di riscattarmi a lui, la possibilità di continuare a renderlo felice perché del bello e del buono ci sono stati e non possono essere ignorati. Purtroppo è vero, capisci che qualcosa è ormai così importante e speciale per te quando rischi di averla persa. Perderlo, il solo pensiero mi uccide. Cosa ne sarà di tutto questo amore, cosa ne sarà di questo sentimento così grande che non avrei mai pensato di provare per nessuno. Io lo amo, continuerò ad amarlo anche quando non ci sarà più speranza di stare con lui. Voglio aggrapparmi a quella speranza, voglio lottare per dimostrargli che posso cambiare, che un futuro insieme c’è, voglio essere la sua isola serena, voglio essere la sua donna, amante, amore e moglie. Continuerò a stargli vicina, anche nel silenzio, invisibile e correrò in suo soccorso.

Anche se il dolore è troppo forte non rinuncerò a lui. Mai.

Pensieri dal mio letto – “non voglio sposarlo”, parole sante sorella!

Tra le “paroline magiche” digitate nei motori di ricerca che successivamente hanno condotto un’anonima temeraria sul mio blog, ci sono le parole “non voglio sposarlo”.
Ora, la faccenda del matrimonio sta diventando alquanto presente, pur escludendo le divagazioni di mia madre su un mio ipotetico matrimonio; anche se sono convinta lo dica solo perchè vuole che mi tolga dalle scatole per una serie di simpatici motivi, primo tra tutti e non a caso il mio disordine.
Fermo restando il mio rifiuto di quella folle messa in scena del matrimonio, sarei ben lieta di esporre a questa avventuriera del mio blog, quest’anima in pena errante e disturbata dall’idea di una carcerazione preventiva e poi esecutiva, circa un centinaio di motivi per non sposare qualsiasi soggetto maschile, ovvero compagno di cella e consorte di sventure.
Ma nella mia infinita magnanimità, capacità d’immedesimazione e apertura mentale posso concedere uno stato di convivenza possibilmente pacifica. Si raccomanda di assumere il tutto a piccole dosi nell’arco di 24 ore e per non più di 2/3 giorni consecutivi poichè si potrebbe andare in contro a una spiacevole frantumazione di ipotetici attributi maschili.
Grazie per l’attenzione.
(Plin plon)

Pensieri dal mio letto – secondo te perchè non voglio sposarmi? (rispondi alla domanda)

Dopo due notti inzuppate di lacrime, finalmente una notte asciutta. È tornato il sereno con lui, le incomprensioni sono state chiarite sotto la luce della luna che come un tacito giudice ha assistito le nostre parole. E non poteva andare meglio di così, ammettendo i propri errori, le proprie colpe, chiedendo scusa, fissando nuovi obiettivi, guardandoci davvero reciprocamente nel profondo, dopo una crisi che sembrava sull’orlo di una rottura.
Il nostro amore è forte. Lo è davvero. Lui c’è e ci sarà sempre come io per lui.
La cosa che mi ha lasciata perplessa e senza parole è stata quando mi ha chiesto di avere un figlio. Non ora, s’intende. E poi ha aggiunto se volessi almeno sposarmi con rito civile, vista la mia popolare ritrosia al matrimonio. Ma stava parlando con me? Con me medesima Sibyl? (Presente!)
Cioè io al matrimonio (quasi mi fa inorridire pronunciare la sola parola…) non ho mai lontanamente pensato! Le ragazzine giocavano a civettare con i maschietti, a giocare alle sposine e io passavo il tempo a giocare alla lotta con i ragazzini! (Sì alle elementari e medie ero più un maschiaccio con le tette!) E successivamente crescendo, non ho mai immaginato la mia testa su un corpo che vestiva un abito da sposa; tantomeno ho mai pensato al come, dove, quando, perchè e soprattutto con chi del matrimonio. Per non parlare dell’eventualità di avere un figlio.
Io ho sempre affermato, e continuo a farlo, sicura e decisa “io non mi sposerò mai!”.
Che fossi strana è piuttosto appurato, ma che persista in me questo atteggiamento di rigetto vero il matrimonio non riesco proprio a capire da cosa possa dipendere.
Eppure provengo da una famiglia e un matrimonio solido, non c’è attorno a me nulla che possa comprometterne l’eventualità.
Davvero vorrei una spiegazione a questo mio rifiuto. Forse realmente lo vedo come una prigione, la limitazione di tutte le libertà, la perdita di me stessa. Altro che palla al piede, è un anello al dito… E se invece fosse paura di fallire, di venir meno a una sorta di contratto con l’altra persona.
Davvero non ho una spiegazione. Se qualche anima buona e caritatevole che passa di qui vuole darmi un suo parere le sarei infinitamente grata.

Pensieri dal mio letto – esecuzione pubblica del romanticismo

C’è chi ancora fa le serenate. Ebbene sì, lo fanno lo fanno, come direbbe il buon vecchio Sil.
Questa sera, poco lontano da casa sembrava avessero aperto una balera, una di quelle tipicamente romagnole in cui arzille vecchiette e vedovelle agghindate si fanno trascinare da partner anche occasionali nel vortice del “lissio” (il liscio, secondo la cadenza romagnola). E invece veniamo a sapere da Simo che, davanti al suo palazzo, un tizio per più di 2 ore va avanti a cantare canzoni improponibili alla sua amata, completando il tutto con balletti improvvisati, fiori e probabilmente una bella quantità di alcol.
E poi si chiedono perché il romanticismo vero sia morto. In questo caso seppellito assieme alla dignità del tizio. Non è che sono contraria a certe forme di insensato esibizionismo, ma se fosse capitato a me il futuro sposo sarebbe rimasto piantato all’altare, per la serie “ora cantatela e ballatela da solo”. Ma tale problema non sussiste dato che io non mi sposerò (storia lunga questa, ma forse un giorno la racconto).
Queste manifestazioni, come molte altre, sono contrarie al mio modo di pensare semplicemente perché in fondo non sono fatte per compiacere la persona amata, quanto per una forma di egocentrismo misto a esibizionismo che dovrebbe suscitare negli astanti ammirazione se non invidia. Questo nel momento in cui non si suscita pietà, s’intende…
Il mio non è cinismo irregolare, ma un atteggiamento di rifiuto di tutte quelle apparenze e ostentazioni vuote che non portano beneficio a nessuno, nemmeno a chi le attua.
Sarà il mio appurato antiromanticismo a parlare o le nebbie del sonno?
Nell’incertezza, buonanotte a tutti.

I russi hanno ragione

Tra le dispense che sto studiando per il prossimo esame mi soggiunge ora una frase che riassume l’insieme delle circostanze che non solo io sto vivendo. La frase diceva che secondo lo strutturalismo russo l’intreccio di un romanzo si muoverebbe con una situazione di forte cambiamento che va ad alterare un equilibrio iniziale; tale situazione ti incertezza e in movimento si risolverebbe solo nel momento in cui si raggiunge un nuovo equilibrio e una nuova fase di normalità. E i russi, con quella che potrebbe sembrare una ovvietà, aveano ragione.
Quello che sembrava un equilibrio accettabile delle nostre seppur non tranquille vite è stato alterato. Forse tutto si è frantumato quel 3 maggio con quel gesto estremo, ma probabilmente il castello di sabbia ha ceduto molto prima. Prima, quando ancora i suoi genitori cercavano di dare alla loro famiglia una parvenza di unione, senza la grande pretesa di ostentare quell’immagine di nido caldo e sicuro; semplicemente tenendo fisicamente insieme sotto lo stresso tetto persone con legami di sangue. Si sono presi troppo tempo, o meglio sua madre, non per cercare di rimediare e salvare una unuine originaria, ma per scoprire le carte e mettere la parola fine ad in rapporto che si nutriva delle proprie briciole di passato.
Ora che suo padre sembra aver smarrito la sua lucidità per comprendere e accettare tutto questo, ora che la disperazione vastita da voglia di possesso gli ha lasciato due cicatrici sui polsi, si sentono come animali braccati chr tentano di sfuggire ad una infelicità che sembra non avere fine. Diverse sono le strade per uscirne, tutte piene di ostacoli, nessuna sembra essere quella realmente giusta.
Lui vuole riappropriarsi della sua vita, non ricoprire nuovamente il ruolo di mediatore tra due fazioni; vorrebbe liberarsi delle responsabilità che come macigni cadono su di lui.
È giunto il momento degli avvocati. Il peggio sta arrivando. Una nuova scossa a copromettere una situazione burrascosa. Ma va affrontata. Ed io sarò con lui nella ricerca di un nuovo stallo. La trama si intreccerà ancora fino a sciogliersi e raggiungere un nuovo equilibrio.
A volte mi chiedo come avrei reagito io se tutto questo fosse accaduto a me. Non so darmi una risposta perchè forse non riesco a pensare alla mia famiglia disgregata; la mia unione familiare è tutto, ed è in parte fonte della mia forza. E può sembrare strano se affermato da una come me che non ha mai pensato all’ipotesi futura di essere generatrice di una nuova famiglia.
Ma chissà potrei anche pensarci realmente… Un giorno… Forse.