San Valentino: tra trottolini, pulcini, cioccolatini e altre cose in “-ini”

art-1839006_1920

 

Ci siamo, nelle vetrine dei negozi c’è la giusta abbondanza di cuori rossi e derivati, nei bar e nelle pasticcerie i dolci hanno assunto solo forma di cuore e gli impasti si tingono di rosso, i fiorai sono pronti a confezionare mazzi di fiori e a maneggiare rose dai lunghi gambi che quest’anno nemmeno a Sanremo si son viste.

Dunque è arrivato il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, o meglio ancora dell’amore, che non riesce a mettere tutti d’accordo, tra chi l’attende, chi ne è indifferente e chi sostanzialmente la odia.

Ci sono, dunque, i soliti, tradizionali e irriducibili che proprio oggi danno libero sfogo a tutto il romanticismo che è in loro, talvolta esasperando al punto da trasformarlo in esibizionismo e pura ostentazione a favore di amici, parenti e vicini. E allora vai con l’assalto a ponti e incroci trafficati (nella mia città, Molfetta, il ponte del Vico e l’incrocio della Madonna dei Martiri) con striscioni e lenzuoli dalle scritte fatte con bombolette a spray e che denotano un po’ di tremarella: tra un “ti amo pulcino”, un “sei la mia vita topolina” e un “per sempre tua orsacchiotto” (naturalmente fino a quando non decide di sbranarla, in senso metaforico), la vecchia fattoria è completa e tutta la città di è messa al corrente.

Non può non mancare la classica serenata in cui lei attirata da un’insolita melodia si affaccia al balcone e si trova davanti scenari differenti: lui con un mazzo di fiori in mano che si diletta travirtuosismi vocali in una bella canzone neomelodica napoletana – facendo concorrenza alle serenate del “Boss delle cerimonie” –, oppure lui sempre con un mazzo di fiori in mano che canta una canzone di Jovanotti (ormai quella ufficiale per le serenate è diventata “A te”) o a scelta una di Baglioni da vero evergreen, e in entrambi i casi la musica proviene dallo stereo della macchina col volume sparato a palla e portiere e cofano rigorosamente spalancati.

Naturalmente ci sono anche i cultori della sobrietà, quelli che a San Valentino un fiore non manca mai, il Bacio della Perugina è un “must have” con annessa cena romantica a cui, a seconda delle esigenze e occasioni, si può allegare un intero week end in una spa per farsi coccolare insieme.Le occasioni in questione sono però diventate le offerte dei coupon acquistabili su internet, e qui la cosa si fa seria: sì, perché la ricerca dell’offerta giusta e ad un prezzo stracciato parte circa due mesi prima, con l’aggiornamento compulsivo ossessivo dei siti di coupon. Perché ormai, diciamoci la verità, se c’è il coupon è meglio. Forse.

Altro elemento immancabile è la lingerie sexy, per stuzzicare un po’ il partner e magari riaccendere il fuoco assopito sotto la cenere: così mentre una donna s’immagina in tutto il suo splendore, quasi come uno degli angeli di Victoria’s Secret, si ritrova in realtà a scegliere slip e reggiseno tra quelli in offerta alla Lidl. Ma in fondo è il contenuto quello che conta.

E se da una parte ci sono gli innamorati dell’amore, dall’altra ci sono quelli che proprio la festa di San Valentino non riescono a digerirla, un po’ perché la ritengono una festa ormai commerciale, un po’ perché il loro romanticismo sostanzialmente latita. La parte che rimare è costituita da single, quelli che oggi si rinchiuderanno in casa o cercheranno di unirsi in gruppi di sostegno; gli stessi che si riconoscono da lontano perché ogni 14 febbraio di ogni benedetto anno pronunciano o pubblicano su Facebook tale frase <<San Valentino è la sesta di ogni cretino, che crede di essere amato e invece viene fregato>>: a voi dico solo cambiate repertorio.

Insomma viva l’amore.

Una cosa però vorrei consigliare a tutti: se per caso oggi vi capiterà di vedere per strada o in un locale due uomini o due donne tenersi per mano o scambiarsi un bacio, non fate i bigotti.

Addobbi fai da te e -19 a Natale

-19 a Natale

Oggi vi propongo una idea semplice semplice che mette insieme un po’ di riciclo e tante possibilità di sbizzarrirsi con la fantasia.

Qualche giorno fa mio padre ha acquistato da “santo” Lidl dei pannelli isolanti, o per non offendere gli esperti in materia dei “pannelli termoriflettenti”, per termosifoni che erano in offerta credo al costo di circa sei euro per sei metri di materiale: praticamente i pannelli sono formati da un foglio flessibile di polistirolo bianco e su un lato presentano una lamina alluminata, tipo carta alluminio per alimenti. In sostanza questi pannelli si fissano sulla parete dietro il termosifone e con la parte alluminata all’insù così da “riflettere verso l’interno l’energia emessa dal radiatore sotto forma di radiazione elettromagnetica (irraggiamento)” e isolare grazie al polistirolo. Devo dire che forse la differenza rispetto a prima si sente leggermente. Quel che più mi importa è che nell’installazione minuziosa, degna dei migliori lavori certosini di mio padre tutto fare, il caro papà ha dovuto scartare dei bei pezzi di pannello che stavano per finire dritti dritti nella pattumiera prime che mi si accendesse in testa una lampadina. La mia famiglia vede generalmente quella lampadina accesa come l’ennesima stramberia e eccesso di follia partorite dalla mia mente contorta. Ma a volte hanno ragione, poveretti.

L’idea era quella di creare dei porta candela, quelle candele piccine e basse nei contenitori di alluminio che non ho idea di come si chiamino nello specifico, utilizzando un bicchiere in veto trasparente e avvolto con una striscia di materiale isolante, alta circa 3 0 4 cm, in tutta la lunghezza della circonferenza. Dopo aver ritagliato della misura giusta la striscia, con tanta tanta pazienza e precisione incido delle stelline e dei semplici fori utilizzando un punteruolo e una macchinetta fora fogli con ordine casuale e formando una sorta di ricamo; naturalmente facendo molta attenzione dato che il materiale è molto delicato e friabile. Infine fisso la striscia traforata – con la parte alluminata all’esterno – a metà bicchiere o anche vicino al fondo, con qualche punto di colla a caldo e posiziono all’interno la candelina. E il gioco è fatto! Qualche consiglio: cercate di adoperare un bicchiere, ma va bene un semplice contenitore in vetro, possibilmente dalla perfetta forma cilindrica, evitate dunque bicchieri che tendono ad allargarsi al bordo superiore (cioè quelli che hanno una forma di cono tronco – suvvia la geometria era un pò mia amica, la matematica era invece la bestia orrenda!). il più presto possibile vi posterò le foto del risultato perché ho trovato un altro contenitore in vetro, nello specifico un barattolino da conserve, cha fa proprio al caso. Qualora, però, qualcuno passasse di qui e realizzasse questa idea piccina sarei contenta di vedere il risultato, quindi non esitate a inviarmi qualche foto (qui sibylbiscuit@hotmail.it) che poi pubblicherò con il nome di chi l’ha realizzato.

Nel frattempo vi lascio le foto della seconda idea realizzata sempre con i pannelli termo riflettenti. Ho semplicemente ritagliato delle forme a stella, alberello, angeli, omini pan di zenzero e palline (sopra vedete le stelline e gli alberelli) a mano libera o usando anche le formine dei biscotti giusto per essere un po’ più precisi. Una volta ritagliati (sempre con grande pazienza) avrete ottenuto degli addobbi se ci mettete dei gancetti, da appendere all’albero di Natale; oppure potete infilare le formine con un filo di nailon per ottenere delle ghirlande da appendere, come ho fatto io. Inoltre potete dipingere la parte bianca del polistirolo o anche foderarla, come ho fatto con alcune, con nastri adesivi colorati che ho acquistato sempre da Lidl.

Ed ecco fatto, un Natale fai da te è servito.