Torno presto

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Sono viva, non temete. Anche se sommersa da libri, penne, foglietti, caramelle, bottigliette d’ acqua vuote, vocabolario, cartine geografiche, quaderni: sopravvivo.
Questa lunga assenza è dovuta allo studio ossessivo compulsivo che mi tiene incollata a questa scrivania, per chissà quanto altro tempo. Un esame che sembra un parto, una tortura che sembra non finire mai, perché mai finiscono questi benedetti quattro libroni che ormai sono gli unici compagni di giornate monotone e sempre uguali. Sopporto e tengo duro fino alla fine; mentre fuori la vita scorre, le giornate si allungano e la primavera sembra pronta a scoppiare. Sempre che non scoppi io prima.
Quale crudeltà!
Torno alle “sudate carte”, ma sono sempre qui con la mente e lo spirito.

E venne il momento dell’iPhone 5… (per quanto ancora potranno allungarlo?)

Il giorno tanto atteso è dunque giunto!

La terra ha tremato, i cieli si sono aperti, le acque evaporate, ed un lampo giunto repentino tra noi ha portato l’oggetto del desiderio: l’iPhone 5!

È lui o non è lui? Certo che è lui e finalmente, dopo un tartassamento mediatico, sussurri, indiscrezioni, fughe di notizie, immagini rubate, inventate dalla mente di paranoici della mela morsa e chi più ne ha più ne metta. Lo scorso 12 settembre si è finalmente aperto il sipario e tutti hanno ammirato la neo creatura. Tutti a bocca aperta? Non proprio tutti. C’è chi ha subito arricciato il naso. Alla Apple non sanno più cosa inventarsi, e allora perché non allunghiamo un po’ in vecchio 4s? Ma sì, tira un po’ qui, poi l’anno prossimo tira un po’ lì, poi assottiglia un po’ qua, una piallata là, una lucidata… oddio ma è un iPad?

Certo le migliorie sono tutte all’interno, in quel guscio di alluminio e vetro zaffiro che si spera non sia bello croccante se no alla prima bottarella son dolori.

Però, diciamoci la verità, all’utente e compratore medio-basso di questo mini investimento patrimoniale poco interessa cosa c’è dentro, se il sistema operativo ha messo il turbo, se ci hanno inserito una serie di formiche lavoratrici dopate che spostano in frazioni di secondo applicazioni o zoomano seguendo il movimento rapido delle dita del proprietario. L’importante è che quel “benedetto” pezzo di vetro e metallo che hanno tra le mani si colleghi a facebook, abbia Instagram che rende carine e vintage anche le cagate fotografate e se mai ci spruzzi addirittura una leggera fragranza di mughetto; ciò che conta sono i giochini con le dita che pinciano, strisciano, allargano, squartano, smicciano, pisciano… insomma ci siamo capiti.

E poi avere l’iPhone, come ho letto in vari siti, è acquisire un modus operandi, una filosofia di vita, una visione nuova e rivelatrice della realtà, anche se lo si usa semplicemente per chiamare la mamma per avvisarla di “buttare la pasta” che siamo sulla via del ritorno (tipica espressione popolare).

Mentre i numeri delle vendite arrivano a cifre esorbitanti, le parodie si moltiplicano a dismisura, il titolo in borsa impenna verso l’alto e il gregge si appresta a scannarsi per accaparrarsi l’ultimo pezzo, impazzano i due schieramenti battaglieri, l’uno a favore della mela, l’altro porta alto il vessillo coreano del Samsung S3. Una battaglia all’ultimo sangue, a colpi di pixel, design, velocità, potenza, nitidezza delle immagini, applicazioni tra le più inutili al mondo, senza considerare la battaglia delle vendite, dei costi, dei brevetti, e perché no, della resistenza.

Insomma quando finiranno di tediarci? Ai posteri l’ardua sentenza.

Io per ora resto fedele al mio Nokia. Tiè!