Pensiero cazzeggio – Grazie

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Un grazie dal profondo del cuore, dalle mie papille gustative in festa, dal mio stomaco in delirio alla Perugina per aver creato questa meraviglia. Per me il gelato dell’estate. Panna e cioccolato, o solo cioccolato (e c’è da dire che a me generalmente non piace il gelato al cioccolato, pur adorandolo, lo so strano ma vero): quando è un “vortice” non ci sono calorie o sensi di colpa che tengano, io mi ci butto dentro.

Dopo tutto cerco solo di addolcire un’altra giornata di lavoro che sta per iniziare. E poi il cioccolato dà la carica giusta, sì sì (per la serie come trovare escamotage e giustificazioni ad un peccattuccio di gola!).

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Un piccolo vizio di nome Jane Austen

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Lo ammetto, ho una passione per Jane Austen. Mi piace il suo stile, mi piace la sua personalità, un’eroina che in fondo non ha molto di romantico in sé quanto invece di rivoluzionario e innovativo. E lo so, molti sentendo il suo nome seguono subito il collegamento mentale che li porta all’idea di “romanzi rosa” per femminucce, o ancor più dispregiativo per zitelle in attesa del vero amore, del principe azzurro che le conduca in un sogno possibilmente reale a bordo della sua super macchina sportiva, va bene anche un suv (della serie “principi azzurri si evolvono sull’onda delle mode”). Allora vi sbagliate di grosso. Questa è l’idea di chi si ferma al frontespizio, di chi tra le tante parole sulla quarta di copertina legge il binomio “donna/amore” e storce il naso pensando di aver riassunto tutto il libro, è l’opinione di chi crede che i libri della Austen facciano parte della collana “Harmony” (che fortunatamente non ho mai avuto il dispiacere di leggere); è l’errata idea di maschilisti e pure misogini che credono che tali letture possano distogliere l’attenzione delle donne dai loro doveri femminili, rifiutando l’amara realtà. Bene, nulla di più errato. La Austen ha quell’occhio critico verso il suo sesso, considerato in genere fin troppo gentile, guarda il mondo femminile dall’interno all’esterno: nei suoi romanzi le donne presenti costituiscono un campionario assortito di sfumature caratteriali, donne con i loro pregi e difetti ma con una grande profondità psicologica. Non si può navigare a pelo d’acqua, bisogna immergersi, grattare la superficie e guardare nel profondo, in quella voglia di riscatto, di non essere solo oggetti o soprammobili di ricchi salotti inglesi. Ribellarsi alle regole della società, delle consuetudini familiari, alla ricerca della propria fortuna, riappropriandosi del libero arbitrio, scegliere e agire seguendo la testa e il cuore ma sempre autonomamente. La stessa Jane decise di vivere del suo lavoro di scrittrice, una scelta impensabile per il suo tempo; una strada difficile da percorrere e allo stesso tempo sofferta rinunciando all’amore. È il seme dell’emancipazione che non più tardi sarebbe fiorito prorompente nel femminismo, in quella dignità di essere donne libere con eguali diritti e doveri. A tal proposito ricordo con piacere l’ultimo esame universitario di letteratura inglese: il programma si incentrava sulla nascita del romanzo borghese inglese e prevedeva la lettura del “David Copperfield” di Charles Dickens e del “Moll Flanders” di Daniel Defoe. In quella sessione sono stata esaminata da una assistente, una giovane donna che avevo visto molte volte in dipartimento. Mentre esaminavo le tipologie di personaggi mi sono soffermata su due personaggi femminili, per il primo Agnes e per il secondo la stessa Moll; quasi inavvertitamente il riferimento ai personaggi femminili di Jane Austen è venuto naturale mentre gli occhi dell’assistente – fino a quel momento opachi e certamente annoiati dopo aver sentito chissà quante volte la stessa storiella sulle avventure di Copperfield e di quanto Defoe si sia pregiato del titolo di “padre del novel” (che poi un genere come il romanzo non è che lo inventi così per bisogno, se no i romanzi antichi dove li piazziamo?) – si sono accesi, rianimati al nome di Elizabeth Bennet, eroina intramontabile di “Orgoglio e Pregiudizio”. Da lì in poi l’esame è diventato una chiacchierata con lei che aveva i miei stessi occhi per osservare un’autrice mai scontata, una donna capace di rivoluzionare la propria vita e il mondo femminile racchiuso nell’universo-libro, una donna che auspicava che quelle eroine, o se vogliamo semplici fanciulle, potessero fuggire da quelle pagine e vivere libere nella realtà.

Ora c’è Emma a tenermi compagnia. Sono ancora alle prime pagine di questo romanzo che dicono sia stato subito apprezzato al momento della pubblicazione e che in molti considerano uno dei capolavori della Austen. Già le prime vicende preannunciano un intreccio ricco e complesso, ma c’è qualcosa che devo ancora inquadrare per bene che rende la trama fresca e moderna.
Lo scopriremo solo leggendo.

Pensieri dal mio letto – espressioni post sesso

Vi siete mai chiesti o avete mai provato la curiosità di vedere qual è la propria espressione facciale dopo aver fatto sesso? O per i romantici dopo aver fatto l’amore? E con questo non intendo una mera curiosità che sarebbe banalmente soddisfatta guardando il proprio viso riflesso nello specchio. Ciò che intendo sarebbe più conoscere l’espressione del proprio viso guardandosi attraverso occhi altrui, e così capire cosa traspare dalle nostre espressioni.
Mi è capitato di sentir dire che, in particolare per le donne, dopo l’atto sessuale il viso diventi più radioso, un effetto paragonabile a una crema anti-età miracolosa. Lo ammetto, una volta è capitato anche a me, dopo aver fatto sesso il partner del momento mi ha detto che avevo una luce diversa negli occhi… E pensare che eravamo al buio…
Indubbie sono le proprietà benefiche del sesso, la capacità di influire positivamente sullo spirito e sul corpo.
Ma quella espressione post atto, quel misto di soddisfazione, appagamento, residui di eccitamento, gli occhi ridenti e ammiccanti, le labbra languide, le gote ancora arrossate… Sono quelle a incuriosirmi.

Intanto mi godo quello stato di beatitudine ed eccitazione aspettando il sonno.