Apologia di una morte annunciata – Il Segreto che non lo è

funerale di tristan

Ci sono momenti in cui la negatività sembra accumularsi; momenti di difficoltà, di dolore, di crisi, in cui la precarietà della vita sembra essere una costante. Sono momenti in cui può accadere di tutto. E così mentre la Grecia è a un passo dal default ma lotta fieramente con le unghie e i denti, mentre qualcuno intraprende un viaggio della speranza verso un destino incerto e forse drammatico, mentre qualcuno lotta per un posto di lavoro, l’Italia da Nord a Sud è attraversata da un dolore impagabile: la morte di Tristan de “Il Segreto”!

Per chi non lo sapesse “Il Segreto” è la soap opera per eccellenza attualmente in Italia, roba che “Beautifuf nun te temo!”; una produzione di “successo” made in Spagna piena di sentimentalismi, grandi e piccole storielle d’amore, eroi ed eroine, avventure, faide familiari, figli persi e ritrovati, uccisioni, vendette (tipo che Dickens, per citare uno specialista a caso, si sta rivoltando nella tomba) e che Mediaset ha deciso di trasmettere da noi nella fascia oraria pomeridiana e di domenica e quando capita in prima serata (della serie ti piace vincere facile). Che poi a Mediaset Il Segreto ha spalancato le porte a una miriade di film, sceneggiati, altre soap opera spagnole, tra cui “Una Vita”, una cosa terribile sin dalle prime note della sigla iniziale e scritto dalla stessa autrice de Il Segreto, mi riferisce un team di ricercatori e massimi esperti nostrani della soap: mia madre assieme a mio padre che fa finta di non vederlo ma che in realtà non si perde una puntata ed è capace di farti i riassunti schematizzati di quelle precedenti se glielo chiedi, però lui non lo vede eh! Praticamente roba che ormai le serie tv è più conveniente comprarle dagli spagnoli che prodursele a casa propria (cosa che Alex Belli di Centovetrine sta ancora facendo finta di piangere dopo l’isola). Ma dico io, con tante cose che potevamo attingere dalla Spagna, proprio le soap opera? Non bastavano quelle argentine e venezuelane che per anni ci hanno tediato e i cui residuati sono ancora visibili su alcune emittenti locali. Dalla Spagna potevamo prendere in prestito l’apertura mentale, soprattutto quella religiosa cattolica, potevamo giustamente attingere in merito alla questione sui matrimoni gay e le coppie di fatto, alla tolleranza; alcuni potevano imparare dagli spagnoli come fare a vincere finalmente una finale di Champions League (lo ammetto, questa è per te!). Invece ci è toccato prendere Il Segreto e ora piangere la morte di Tristan.

Lo so, molti si chiederanno “e chi sarebbe?”, altri invece “chi se ne frega!”, altri ancora diranno “si sapeva già”, ma non mostrate così poca sensibilità nei confronti delle migliaia di fan, soprattutto donne, che da domenica sera sono praticamente in lutto. Il web si è rivoltato, lo share è decollato, gruppi sono insorti annunciando scioperi a oltranza soprattutto tra le massaie stiratrici seguaci di Barbara D’Urso; si programmano veglie di preghiera, pellegrinaggi a Puente Viejo presso la tomba di Tristan, sit-in davanti agli studi di registrazione della serie e spedizioni punitive nei confronti degli autori. Praticamente una tragedia! Una valle di lacrime, brividi e urla, questo si percepisce dai commenti sui social.

Eppure care fan, care donne addolorate, quella di Tristan è stata una morte preannunciata, ma voi questo avete voluto ignorarlo. E non parlo perché, dopo aver visto stralci delle puntate precedenti e aver sentito vociferare dai miei genitori esperti della morte di qualcuno dei personaggi, io abbia vinto la scommessa coi miei indovinando che sarebbe stato proprio Tristan a morire e praticamente anticipando un mese di puntate. No care amiche, non è così.

Tristan è morto perché ormai il suo personaggio non aveva null’altro da dire, da raccontare. Ormai aveva ritrovato i figli, riunito la famiglia, trovato l’amore con Candela (che poi che razza di nome sarebbe – ecco questo è il genere di cose che probabilmente non sarebbe il caso di attingere dalla Spagna), la felicità era a portata di mano. Dunque quanto poteva essere entusiasmante a lungo andare la routine, la quotidianità se non ti chiami Robinson Crusoe e il tuo autore non è Daniel Defoe? (Concedetemelo, ma questa è per pochi). Avreste avuto le stesse emozioni forti rispetto a un così “grande” colpo di scena? Io non penso. Ormai Tristan era un personaggio esaurito, nella trama narrativa aveva tirato troppo la corda, le sue ramificazioni erano talmente tante che non vi era spazio per altre. Quindi addio. Si gira pagina e si va avanti fino alla prossima uscita di scena di un altro personaggio.

Care fan, era tutto previsto. Non vi resta che unirvi al dolore e alla rabbia delle fan del dottor Derek Shepherd di Grey’s Anatomy, almeno come si dice “mal comune, mezzo gaudio”.

 

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Torta salata riso, radicchio e porro… si può fare! – Se magna a modo mio

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Settimana piena, anzi pienissima d’impegni ma alla ricetta settimanale non rinuncio (mi dispiace per voi, speravate avessi desistito, invece no!).

Quindi perché non preparare una ricetta abbastanza veloce, economica, gustosa, anche un po’ vegetariana, leggera così da poter affrontare come me corse folli verso la stazione dopo pranzo, cercando di non perdere l’unico treno disponibile a non farmi arrivare in ritardo all’appuntamento. Addirittura si potrebbe definire una “ricetta svuota frigo” anche perché è nata una sera per caso, mettendo insieme alcuni avanzi del pranzo di quel giorno e attingendo qualcosa dal frigorifero. Io la chiamo “torta di riso, radicchio e porro”, forse ispirata dal bordo dentellato dato dalla teglia che ho usato, tanto da somigliare vagamente a una crostata.

Realizzare questa torta salata è semplicissimo, ma anche pratico perché potendo essere assaporata tiepida o fredda si può prepararla in anticipo e poi servirla, magari accompagnandola con una bella insalata croccante di iceberg, cetrioli e finocchi tagliati sottili e conditi con un filo di olio e gocce di aceto balsamico. E proprio per questo penso possa essere un piatto ideale anche per un picnic, per una gita fuori porta come quella di Pasquetta che sta per arrivare (e per cui naturalmente non abbiamo ancora fatto programmi).

Ingredientitorta4

½ radicchio rosso

½ porro

Spezie ed erbe aromatiche: semi di finocchio tritati, cumino, curry, salvia, pepe

½ bicchiere di vino bianco secco

300 gr di riso bollito

4 uova grandi

4-5 cucchiai colmi di pecorino romano grattugiato

1 cucchiaio di farina

noce moscata

½ bicchiere di latte

fette di scamorza affumicata

olio evo

sale.

Preparazione

Affettate a rondelle il porro e fatelo rosolare con un leggero filo d’olio. Nel frattempo tagliate a listarelle il radicchio e aggiungetelo al porro assieme ad un pizzico di semi di finocchio tritati, cumino, curry, salvia secca in foglie e una macinata di pepe e sale. Fate rosolare il tutto per qualche minuto e poi sfumate con il vino bianco. Fate evaporare il vino e portate a cottura: attenzione a fare asciugare il porro e il radicchio affinché non contengano molta acqua. Versate il composto in un’ampia ciotola e lasciate raffreddare qualche minuto.

Quando si sarà raffreddato, nello stesso recipiente aggiungete al composto il riso precedentemente bollito, poi le uova sbattute, il pecorino romano grattugiato, un pizzico di noce moscata e amalgamate il tutto. Aggiungete poi la farina e se il composto risulta troppo duro e compatto ammorbiditelo con un goccio di latte. Aggiustate di sale. Trasferite il composto dalla consistenza morbida ma non acquosa in una teglia e spezzettateci sopra alcune fette di scamorza affumicata: io ho usato una teglia in silicone del diametro di 24 cm, ma in alternativa potete usare qualsiasi altra teglia avendo l’accortezza di ungerla con un po’ di olio o burro, oppure potete stendervi un foglio di carta forno.

Infornate a forno preriscaldato a 180 gradi per circa 30 minuti, naturalmente la cottura varia a seconda del forno ma sarà giunta al termine quando la torta sarà colorita e compatta. Consiglio inoltre di passarla qualche minuto sotto il grill così da permettere alla scamorza di sciogliersi e formare una deliziosa e invitante crosticina.

Sfornate e servite la torta tiepida o fredda.

Buon appetito.torta2

 

Si mangia a modo mio! Ricette in arrivo, ecco la prima.

spaghetto quadrato 2 copia

È giunto il momento.

Ho deciso di prendere in mano padelle e mestoli e proporvi alcune ricette. Anzi, ho deciso che ogni settimana ci sarà una ricetta sul blog (se ce la faccio eh…). Tranquilli non voglio trasformare questo spazio nel solito “food blog”, di quelli fritti e rifritti; credo che ormai sia palese il mio amore per il cibo, la cucina, le spezie soprattutto, la ricerca di sapori e odori e la scelta di proporre qualche ricetta sul blog era ponderata da tempo. È solo un cassettino in più che si aggiunge al mio disordine, un cassetto che da tempo fa parte di me e che ho deciso di condividere con chi ne ha voglia.

Naturalmente non vi è nessuna pretesa da grande chef, lungi da me ergermi a intenditrice gastronomica (per carità!). Sono semplicemente una “pinca pallina” che sperimenta nuove ricette, mescola ingredienti, segue i suoi gusti e il suo estro, le voglie del momento, la sua gola (praticamente una “fancazzista ai fornelli”, direi che è la definizione più appropriata). Una cosa ci tengo a precisare: tutte le ricette sono realizzate e talvolta reinventate da me (non c’è trucco e non c’è inganno siori e siore!), e se la mia famiglia e i miei amici dopo averle mangiate sono ancora vivi, allora potete stare sicuri!

pasta1 Come prima ricetta voglio proporvi un primo piatto dal nome “Sapore di mare e un pizzico di Oriente”, una ricetta che tempo fa ho presentato ad un contest organizzato dal pastificio “La Molisana” (non solo un’azienda ma “dal 1912 sartoria della pasta”, come recita il loro motto) e incentrato su uno dei loro formati di pasta più famosi, lo spaghetto quadrato. Con mia grande sorpresa la ricetta è stata selezionata tra le vincitrici della categoria “Amarcord” ed è entrata a far parte di un ebook collettivo interamente dedicato a questo fantastico formato che devo ammettere preferisco nettamente ai bucatini. Inutile descrivere la soddisfazione per questo piccolo riconoscimento che per me significa tanto.

Ecco, dunque, lamia interpretazione dello spaghetto quadrato con razza e zenzero: un piatto semplice e anche economico, con un pesce povero, talvolta sottovalutato, una radice che ormai è diventata la mia passione (assieme al curry che rimane l’amore indiscusso della mia vita), per un sapore delicato ma deciso. Spero questa ricetta possa interessarvi e fatemi sapere se la realizzerete!

Ingredienti per 4 personeamarcord

Mezza cipolla;

Uno spicchio di aglio;

Olio extravergine di oliva;

500 gr di polpa di razza (priva di cartilagini);

4 pomodori costoluti;

Farina q.b.;

Un bicchiere di vino bianco secco;

350 gr Spaghetto quadrato “La Molisana”;

Zenzero in polvere;

Origano;

Sale e pepe;

Prezzemolo fresco.

Procedimento

Tagliate molto finemente la cipolla bianca e fatela soffriggere in un’ampia padella (che vi servirà infine per saltare e amalgamare la pasta) con un filo di olio extravergine di oliva e lo spicchio di aglio sbucciato e leggermente schiacciato.

Tagliate la razza in bocconcini, privandola eventualmente di cartilagini o pelle residua; infarinate leggermente la polpa.

Quando la cipolla sarà appassita, rimuovete lo spicchio di aglio e aggiungete la razza rimuovendo la farina in eccesso. Fate cuocere per qualche minuto e sfumate con un bicchiere di vino bianco secco.

Aggiungete i 4 pomodori costoluti (di media grandezza) che avrete precedentemente tagliato a cubetti.

Aggiustate con sale e del pepe macinato fresco; aggiungete un pizzico di origano secco ed un pizzico di zenzero in polvere.

Lasciate cuocere per 10-15 minuti a fuoco moderato evitando che la polpa di razza si sfaldi troppo.

In una pentola cuocete gli spaghetti quadrati in abbondante acqua salata. Durante la cottura mettete da parte dell’acqua di cottura. Scolate la pasta al dente e unitela nella padella con il preparato di razza. Fate saltare la pasta con il condimento, amalgamando con poca acqua di cottura e un veloce filo d’olio.

Servite dunque lo Spaghetto quadrato “La Molisana” con qualche foglia di prezzemolo fresco e a piacere una spruzzata di pepe e zenzero.