Oro verde di Puglia

olio

 

È un piacere ed un onore quando ti chiedono espressamente di seguire giornalisticamente una manifestazione complessa, di carattere regionale, ricca di appuntamenti e di gente.

Se poi questa manifestazione è incentra sul cibo, sulla cucina, sui prodotti tipici d’eccellenza della tua regione, allora non puoi che essere felice e soddisfatta.

Ed io lo sono. Sono stanca fisicamente, ma mentalmente carica e pronta ad affrontare un’altra giornata tra sapori, profumi, colori e sensazioni che solo una terra magica e vibrante come la Puglia può offrire.

Per la prima volta ho partecipato ad una degustazione di olio, il nostro oro verde. L’essenza del frutto degli ulivi, quegli alberi che vogliono distruggerci, che seppur malati hanno condannato a morte, senza processo, senza tentativi, senza speranza alcuna. Eppure un rimedio c’è sempre, anche questa volta.

Ho assaporato oli diversi, oli aromatizzati. Di solito ho degustato vini, birre, liquori; mai l’olio, quell’alimento talmente presente nella nostra quotidianità da passare quasi inosservato, scontato.

Ho chiuso gli occhi, ho avvicinato il naso al bicchiere e ho ispirato, è stato come sentirlo per la prima volta, un profumo che sai bene poter ricondurre ad un solo alimento ma che nello stesso tempo riporta alla tua mente tante sfumature di odori.

Poi ho accostato le labbra, ho tratto un sorso, ho aspirato l’aria e quel liquido viscoso si è espanso nella mia bocca, è evaporato e tutti i sapori si sono palesati allo stesso momento: dolce, aspro, pungente, fruttato, piccante.

L’olio è sceso giù nella gola ed è stato come se un’inspiegabile gioia fosse infusa in me.

Così ho sentito. Ho sentito tutta la forza e l’essenza della mia Puglia.

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Habemus fame!

conclave

 

Allora (lo so non si inizia un discorso con allora… ma suvvia facciamo un’eccezione). Io non sono solita pubblicare link demenziali, e anche non, nemmeno sul mio profilo facebook. Non mi piace stare a condividere immagini che nel giro di tre minuti ti accorgi esser state condivise da un due terzi dei tuoi amici, dagli amici degli amici, dagli amici degli amici degli amici… Insomma ci siamo capiti. Quando, però, un’immagine del genere non ti lascia indifferente, quando ti provoca sano e spontaneo riso (qui non è basmati), allora sai che devi condividerla! E poi questa è la mia piccola e semplicistica visione di questo conclave che appena iniziato, ha già abbondantemente stancato. Sarà che ci stanno marciando su da settimane, sarà che non se ne può più della d’Urso che mostra ogni cinque minuti il comignolo della Cappella Sistina assumendo le sue patetiche faccine quando un gabbiano vi si posa accanto; sarà che un papa vale l’altro perché tanto son tutti uguali, colore a parte.

Per ora siamo a quota due “sole” fumate nere. E l’ironia si è già sbizzarrita in tutti i modi possibili, se son sicura che alla fine ne troveranno molti altri. Questa immagine secondo me riassume l’ironia sulle “fumate” dei miei conterranei. Lì dove un pugliese doc vede un pò di fumo denso, il suo cervello segue tutto un percorso logico: fumo, fuoco, carboni, griglia, carne. Il tutto sintetizzato nella singolare e folkloristica espressione “arrust e meng”. Un caposaldo della cucina pugliese che riporta alla mente sere estive con la brace vicino al mare, ferragosto in campagna a “sventolare” sui carboni per attizzarli, e come accompagnamento la mitica Peroni.

Ora non ci resta che aspettare la terza fumata, sperando che sia la volta buona perché cari cardinali qui “ce stà a venì fame”!

 

PS: Non c’entra lo so, però, se passi di qui… Grazie Masticone!