Cheesecake per una serata d’estate

cheesecake

Cheesecake ananas e cocco per un compleanno speciale, il Suo.

Ormai questo è il suo dolce, ogni anno al suo compleanno non può mancare e non c’è nulla che possa fargli cambiare idea.

E ogni anno il mio dilemma è sempre lo stesso… come la decoro?

Se ci pensi la cheesecake si presenta come una tavola bianca, un foglio su cui poter disegnare qualsiasi cosa. Due anni fa ci ho disegnato un gatto stilizzato, l’anno scorso un ciak cinematografico che lo rappresentava particolarmente. Quest’anno sono andata un po’ ad istinto. Al supermercato mi hanno incuriosito i riccioli di cioccolato colorati, poi il resto è venuto da sé.

Direi che il risultato non è male, voi che dite?

Per chi fosse interessato, un fischio e posto la ricetta.

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Pensiero cazzeggio – In lotta

Pomeriggio di lotta. La mia resistenza è messa a dura prova.
Forse le mie difese sono troppo deboli e cederanno, infine.
Chiusa nella mia stanza, mentre la contesa è in corso.
Lotto, fino allo stremo delle forze, con soltanto un filo di voce, aggrappata ad un raggio di luce. Lotto contro la sonnolenza da Actigrip!
Non so chi vincerà, so solo che sono in netto svantaggio.
Dopo tre giorni tremendi col torcicollo, ora anche raffreddore, mal di gola e la voce che è data per dispersa. Chiamate “Chi l’ha visto?”, grazie.
Naturalmente per la serie “non facciamoci mancare nulla” (n’zia mai, si dice dalle mie parti – espressione arcaica ma affascinante) c’è anche il mio simpaticissimo dente del giudizio che, puntualmente come ogni anno in questo perido, sta tentando di perforarmi la guancia.
Sono un rottame, lo so. Amen.

Intanto fuori c’è il sole e questa è già una conquista.

Basta! Corro!

Ieri sera avevo iniziato a scrivere, buttando giù parole a caso in attesa di una scintilla di ispirazione. Ma niente, sono crollata prima di poterla raggiungere. Ero praticamente sfinita da una mattinata passata in giro per il centro di Bari (e finalmente ho acquistato i miei occhiali da sole nuovi, fighissimi, tartarugati e naturalmente Ray Ban – ma non facciamo pubblicità, tanto non ne hanno bisogno), con una lunga sosta alla Feltrinelli – da cui naturalmente non si può certo uscire a mani vuote – dove ho acquistato il libro “Il conto delle minne” di Giuseppina Torregrossa che ormai da molto volevo leggere e con altri acquisti fatti dal mio lui e da mia sorella (ebbene sì, mia sorella ha comprato un libro! Che emozione! Sono fiera di te baby!) ho preso anche un libro di cucina, “Vegetariano” della collana “I love cooking” della Gribaudo in promozione e che va ad aggiungersi a quello che presi precedentemente sul finger food. Tranquilli non divento vegetariana, continuo ad essere una onnivora convinta a cui non dispiacciono tendenze alimentari differenti. Sperimenta, è tra i miei imperativi preferiti. Dopo questa intensa mattinata e un primo pomeriggio non del tutto rilassante, mi son detta basta, vado a correre! Ho indossato la tuta, ho rispolvverato le mie candide scarpe da running e con gli auricolari nelle orecchie sono scesa per strada. Ho percorso il lungo viale alberato, costeggiando la ferrovia. Ho corso, camminato velocemente a ritmo di musica, salito e sceso più volte le scale del sovrappasso (che pare di scalare una montagna). Ho pure saltellato come una mezza rincoglionita mentre le macchine mi passavano accanto rallentando con conducenti un po’ perplessi. 45 minuti senza mai fermarmi, senza permettere ai muscoli di rimanere anche per un solo secondo immobili e permettere alla mia mente di riprendere a pensare, a macinare idee confuse. Correvo e non pensavo a nulla, la mia mente era libera, io ero libera da quel mostro invisibile e oscuro che di recente troppe volte sembra stritolarmi le viscere e togliermi il respiro. Correvo mentre la sera si allungava, il buio conquistava il cielo trapuntato dalle prime stelle. C’ero io e basta, il corpo che con il dolore e la stanchezza sembrava ribellarsi a quella strana e insapettata decisione di lasciare tutto e mettersi a correre, dopo tanto tempo, forse troppo, dopo un lungo periodo di immobilismo, ferma con il corpo, prigionièra con la mente. Come si dice “mens sana in corpore sano”, ed io voglio crederci, voglio assecondare un pensiero sano che possa portarmi alla conquista di un nuovo equilibrio.

Intanto spero che l’acido lattico abbia pietà di me nei prossimi giorni e progetto nuove corse strampalate.

Quando la cantina è il paese delle meraviglie; ritrovamenti eccezionali.

-6

 

Per la serie “nostalgia portami via” oggi vi propongo un meno sei particolare, realizzato con un gioco, o forse è più appropriato chiamarlo attrezzo/utensile (vi prego con l’accento sulla “i”, lo so è una fissa che mi ha fatto venire il professore di linguistica generale) da disegno che ho notato ultimamente stanno riproponendo soprattutto nei mercatini, lo “Spirograph”. Per chi non avesse proprio presente cosa sia, si tratta di un kit in scatola composto da alcuni dischi di diversa grandezza e dentellati, con dentro dei forellini a diverse distanze e in cui si inserisce la punta della penna; in questo modo i dischetti vengono fatti ruotare ad esempio nel perimetro interno di un cerchio più grande, una sorta di guida anche questa dentellata, oppure dentro o fuori una orma rettangolare, o una specie di elica. Così gira che ti rigira si realizzano bellissimi disegni, quasi linee concentriche o che si intrecciano in motivi che a mano libera sarebbe impossibile realizzare. Per chi invece non avesse compreso una cippa della mia spiegazione rimando alle due foto oppure a “Santogoogle”.

spirograph

Ieri pomeriggio sono scesa in cantina per cercare una lampada che emettesse luce bianca per via delle foto (mammamiacomesonodiventataprofessionale), e come al solito qualsiasi cantina, ripostiglio, soppalco, stanza piana di cianfrusaglie che si rispetti per me si trasforma nel paese delle meraviglie, così inizio a scavare tra gli scatoloni alla ricerca di non so bene cosa, perché la lampada l’avevo già trovata.

Apro una busta e ci trovo una confezione nuova di pastelli a cera risalente probabilmente alle elementari, e ancora tre astucci pieni zeppi di pennarelli e pastelli (sempre per lo stesso motivo che potete ritrovare qui). Continuo a cercare, questa volta tra le scatole dei giochi da tavola e trovo questa grande scatola azzurra, lo Spirograph che pochi giorni fa avevo visto col mio lui ad un mercatino e mi era venuta voglia di riesumarlo un giorno o l’altro. Ed ora me lo ritrovavo di fronte. Non ci ho pensato due volte e ho portato su a casa scatola, lampada e tutti gli astucci; questo per “grandissima” gioia di mia madre, altre cianfrusaglie che si uniscono al mio disordine. Ho aperto la scatola e il gioco era intatto, non mancava nessun pezzo, anzi vi ho trovato tanti disegni fatti all’epoca, fogli ormai ingialliti ma pur sempre leggibili e intrisi di ricordi. Naturalmente io e mia sorella abbiamo occupato il tavolo con colori di tutti i tipi e ci siamo messe a disegnare, come quando eravamo bambine; tra l’altro nell’entusiasmo generale abbiamo scritto una bella letterina a Babbo Natale che a dire il vero si avvicinava più a una lettera minatoria.

Dunque sulla scia dei ricordi ho pensato di dedicare questo meno sei ancora una volta ai ricordi.

Domanda: ma anche voi avete l’abitudine di conservare e mettere da parte oggetti per ipotetici futuri e anche improbabili utilizzi? Io spero di non fare la fine dei protagonisti di “Sepolti in casa” e compagnia bella di Real Time!

Se non hai un camino? Te lo disegni!

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Piove ininterrottamente, fa un freddo polare, il vento soffia all’impazzata e l’unico desiderio, l’unico pensiero che gira come un criceto sulla ruota nel tuo cervello congelato è l’immagine di un bel camino acceso. Ti immagini adagiata su un divano comodo, avvolta in una coperta con accanto lui mentre sorseggi un tè caldo. Ma ahimè la triste realtà è che non dispongo di un camino (solo di termosifoni che qualcuno finalmente ha deciso di accendere – meglio quelli che niente). Così fantastico e me lo disegno. Chiamiamola amara consolazione.

Pensiero cazzeggio – Ossessione post it

 

ossessione post it

ossessione post it

Ok, lo confesso, ho una certa ossessione per i post it.

Qualsiasi dimensione, forma o colore è ben accetto.

Li uso praticamente per tutto: segnare le cose, scrivere appunti, a volte interi testi è capitato, disegnare, come segnalibro, per tappezzare le pareti e le ante dell’armadio della mia stanza. Naturalmente sono sparsi singolarmente o raggruppati nelle varie borse e non di rado è capitato che estraendo un oggetto, tipo portafoglio o chiavi, ci sia un post it attaccato con chissà quale scritta o disegno. Inutile dire che ogni volta che studio una materia prendo appunti, segno parole chiave o faccio schemi su un blocchetto di post it messi insieme e li rileggo mentre vado in stazione, sul treno e fino a quando non sono davanti al professore. Una volta ho usato dei post it per rivestire un foglio bianco e anonimo. Altre volte mi capita di piegarli su se stessi più volte e intagliarli con le forbici per poi osservare aprendoli il risultato di quella mai perfetta simmetria.

Dunque se prima o poi vi dovesse capitare di vedere su “Real Time” in uno di quei programmi strani (tipo ossessioni o sepolti in casa) dove una tizia è sommersa da post it con molta probabilità potrei essere io.

Buonanotte!