Ma che te ridi! – Sfigati senza biglietto per i Coldplay uniamoci!

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Dicono che oggi sia la giornata mondiale del sorriso.

A vedere me non si direbbe manco per niente.

Perché se come me ti alzi per l’ennesimo giorno di fila completamente col collo bloccato, vedi che fuori diluvia, con l’andatura di uno zombie ti metti al computer e inizi a fare qualsiasi rito scaramantico e propiziatorio per cercare di accaparrarti un paio di biglietti del concerto dei Coldplay, dopo che TicketOne ti ha messo per 30 interminabili secondi (moltiplicati per le infinite volte in cui ho aggiornato la pagina web) in sala d’attesa e poi ti dà l’illusione di avercela fatta, ma in realtà qualsiasi tentativo è stato vano, beh, allora ditemi voi che cosa ci sarà mai oggi da ridere!

E anche quando è stata annunciata la seconda data e messi subito in vendita i biglietti, anche in quel caso nulla. Solo un biglietto disponibile che alla fine non è nemmeno riuscito a entrare nel mio carrello. Come se un lillipuziano avesse voluto mettere nel suo taschino un fazzoletto di Gulliver; o come quando un bambino cerca di inserire la formina di una stella nella sagoma di un triangolo e non riuscendoci li sbatte uno contro l’altro; ecco, non so se ha reso l’immagine.

Sorridere? Ma anche no.

Oggi per molti è la giornata dell’incazzatura, con se stessi, con il mondo, ma soprattutto con TicketOne che è diventato il destinatario delle bestemmie di tutti coloro che sono stati messi gentilmente in sala d’attesa mentre più di 160.000 biglietti volavano via e a te non rimaneva altro che sperare che o gli altri non avessero soldi a sufficienza nelle loro carte o che un dio ignoto e oscuro del web facesse saltare i collegamenti di tutti, tranne il tuo.

Ma se proprio dobbiamo dirla tutta a togliermi il sorriso e a farmi tremendamente incazzare è vedere alle 10.05 rivendere gli stessi biglietti a cifre pazzesche fino a 2000 euro, attraverso siti di bagarinaggio spudorato. A voi rivolgo solo una parola: bastardi!

Ma io non mi arrendo!

Finora ho continuato a lanciare un disperato refresh del sito di TicketOne – con il solo risultato di aumentare il mio disprezzo; ho chiesto a tutti se per caso avanzasse loro un biglietto del concerto, pure a mio padre – che mi ha risposto “Chi? Quelli che senti tu? Certo stanno arrivando”, della serie ironia portami via –; ho chiesto anche a Siri se potesse darmi due biglietti ma prima mi ha dato ragione, poi ha fatto orecchie da mercante. Ho anche pensato di andare a vedere i Coldplay a Gothenburg; dov’è Gothenburg? Dietro l’angolo, solo in Svezia.

 

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Insomma oggi altro che sorriso.

Vi odio tutti.

Soprattutto TicketOne.

 

 

 

Promemoria e risposte a domande impossibili. -12 giorni.

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Il promemoria sulla lavagnetta della mia stanza indica che mancano 12 giorni a Natale. Solo. Come passa il tempo. È già arrivato il momento di una nuova partenza e di nuovo sarà Natale senza te. Ciò che ci renderà vicini sarà contare i giorni che separano il nostro rincontro. Anche nella distanza, uniti come sempre.

Piccola parentesi per nulla seria.

Ieri sera c’è stata la grande finale di X Factor giunto ormai alla settima edizione e trasmesso su tutto il circuito di Sky e dunque, in maniera molto furba, anche su Cielo. Ha vinto Michele – e per quel poco che ho potuto sentire non mi piace tantissimo, ma forse bisognerebbe approfondire l’ascolto –, ha vinto ancora una volta quel genio di Morgan; vincitori morali gli Ape Escape, i rocker della Ventura che anche quest’anno va via a bocca asciutta (del resto qualcuno mi spieghi cosa ne capisce di musica); ma soprattutto vincitore morale è Mika ed è  inutile dire che adoro quell’uomo, la sua musica, i suoi look, il suo italiano sgangherato, la sua simpatia; insomma una rivelazione piacevolissima.

Ammetto, però, che non ho seguito molto questa edizione di X Factor, così come la finale vista a tratti. Sapevo che tra gli ospiti ci sarebbero stati i One Direction, e ci tenevo a seguire proprio la loro esibizione per trovare risposta ad alcune domande che attanagliano e incuriosiscono me e mia sorella (che ci guardavamo perplesse dai due capi del tavolo): ma questi chi sono? E soprattutto che canzone cantano?

Fino ad oggi io avevo solo sentito nominare e visto di sfuggita foto di quello che tutti considerano il fenomeno musicale del momento. Davvero, non avevo mai ascoltato una loro canzone, nemmeno per caso in radio passando da una stazione all’altra. Le note dei One Direction erano a me ignote, insomma. Io che ero rimasta ferma ai Take That, ai Backstreet Boys, ai Boyzone che ormai non sono più di primo pelo. Ora ci sono loro e, come ai miei tempi, anche per loro le ragazzine urlano a squarciagola piangendo, con in testa il film di un fidanzamento straordinario con il più figo; o addirittura immaginando che, durante un concerto con migliaia di persone, uno di loro dal palco si accorga di lei, le si rechi incontro e prendendola per mano la porti sul palco, le asciughi le lacrime e la baci appassionatamente mentre partono fuochi l’artificio e stelle filanti. A ciccia svegliate! (Della serie “da che pulpito vien la predica”, parla  quella che per tutto il concerto dei Coldplay ha pianto come una fontana)

Per dovere di cronaca ho risentito la canzone che i One Direction hanno cantato ieri sera a X Factor, ovvero “Story of my life”, e a dire il vero non è poi malaccio, è abbastanza orecchiabile. Questo non toglie che bisognerebbe ascoltare tutte le altre canzoni, ma vista la tipologia delle loro fan, un po’ di reticenza c’è.

Intanto, mentre scrivo, mi godo i Depeche Mode.

(Mi sono resa conto che la parentesi non è stata poi così tanto piccola, ops…)

Se una sorpresa fa piacere, tre sono anche meglio

Avrei tanto da scrivere, forse troppo, ma pochissimo tempo per farlo soprattutto in questo periodo in cui molte cose stanno accadendo, progetti vari si stanno realizzando e le mie povere membra sono terribilmente doloranti (soprattutto oggi dopo due ore di palestra e la maratona intensiva a Roma con inclusa sessione speciale di step sulla cupola di S. Pietro, naturalmente di corsa).
Ma in questo post voglio parlare di qualcosa di speciale, qualcosa che la me di un po’ di anni fa avrebbe guardato con disgusto facendosi poi una risata e ribadendo al mondo il suo stato di single incallita e felice. Voglio ricordare qui quella notte tra 9 e 10 dicembre di un anno fa in cui molte cose sono cambiate col silenzio, con un bigliettino di carta, lo shock, un pianto e un bacio. La notte in cui ho deciso di legarmi a lui, a Vin.
È passato un anno da quella notte, da quando ho scoperto che anche io potevo amare ed essere amata, una anno di amore che prima sembrava una cosa impossibile, per me che non volevo legami, per me che credevo che la solitudine fosse la condizione migliore, se non essenziale, per realizzare i miei progetti e i miei sogni. E invece ho scoperto che la vita di coppia non è poi malaccio, che la mia libertà è inviolata, che tutto sommato i sogni si realizzano anche in due e che al mondo nell’equazione uomo=esserementalmenteinferiore ce n’è qualcuno meno inferiore.
Lui mi ha conquistata e lo ha fatto ancora venerdì scorso, 9 dicembre. Mi ha portata a cena fuori, un locale in cui si esibiva una cover band dei Coldplay (mio gruppo preferito): doveva essere una sorpresa, sfortunatamente per lui il giorno prima eravamo passati da quel locale ed io avevo visto la locandina del concerto ma non avevo detto nulla per non rovinargli la sorpresa; però, in virtù del fatto che lui è meno inferiore rispetto agli altri uomini, aveva capito che io avevo capito… L’effetto a sorpresa era praticamente andato a farsi benedire, ma la serata era davvero fantastica, buona musica e io e lui piccioncini innamorati e affamati che si son spazzolati via in men che non si dica un piatto di frittura mista e olive all’ascolana, alèèè! Dopo è stato un crescendo di sorprese! Ben 3!
Prima sorpresa – Durante il concerto iniziano a suonare le prime note di Fix you e un musicista dice “questa canzone è per Vin e Sibyl e tutti gli innamorati”… Credo che in un nanosecondo il mio viso sia passato da un colorito normale a un rosso-bordeaux con un imbarazzo indescrivibile mentre tutti gli occhi del locale erano puntati su di me e lui mi guardava soddisfatto. Qual è stata la prima cosa che ho detto a lui dopo essermi ripresa? “Scemo!”, mia tipica reazione a questi gesti da film che non pensi possano mai capitare a te. Però nonostante tutto mi ha fatto molto piacere ed è riuscito davvero a sorprendermi.

Seconda sorpresa – Dopo essere usciti dal locale e saliti in macchina lui mi dà un foglio piegato a mo’ di bustina, era la soluzione degli indovinelli/indizi che mi aveva dato giorni prima e che messi insieme formavano dei versi scritti da lui. Naturalmente belli e dolcissimi.

Terza sorpresa – Ci avviamo in macchina, stiamo percorrendo il lungomare e improvvisamente lui si ferma, scende dalla macchina e va al bagagliaio. Torna dopo poco con una rosa rossa dallo stelo lunghissimo e confezionata a regola d’arte. Ed io di nuovo senza parole. Anzi forse gli ho detto di nuovo “Scemo!”…
Lui è l’incarnazione del romanticismo più vero e puro; io l’antiromanticismo per eccellenza.
Non amo tantissimo certi gesti sdolcinati e talvolta solo teatralmente costruiti a beneficio di terzi che in teoria dovrebbero stare a guardare e rosicare. E forse li tollero poco anche perché non riuscirei proprio a farli.
Ma i suoi gesti sono solo per me, nessuna ostentazione, i suoi occhi mostrano tutta la veridicità e la sincerità dei suoi sentimenti.

Lui è unico ed è mio!