Con una torta Sacher l’attesa sarà più dolce. -11 e ci siamo.

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Era da un po’ che desideravo una torta Sacher. O meglio desideravo prepararla e poi gustarla con lui, con la mia famiglia, i miei amici.

La torta Sacher alla fine l’ho gustata, ma non è stata preparata da me. Faceva parte della sorpresa che lui mi ha fatto per il nostro anniversario. Lui sa essere romantico e sorprendente con naturalezza, ha una sorta di dote innata. Impossibile non adorarlo.

Mancano 11 giorni a Natale e tra poco finirà anche questo calendario dell’Avvento improvvisato. E inesorabilmente si avvicina anche la fine di questo anno, poi il mio compleanno che stranamente questa volta ho intenzione di festeggiare, una serata semplice tra amici, buon cibo, risate stando insieme. La voglia c’è, almeno per ora, sperando che non sparisca come tutti gli altri anni, lasciando il posto all’apatia, alla convinzione che in fondo sia un giorno come tutti gli altri, un giorno anonimo in cui qualcuno forse si ricorda di quell’anno in più che aggiungi sulle tue spalle.

Breve aggiornamento regali di Natale: quelli più importanti son (quasi) completi, per gli altri sono alla disperata ricerca di idee. Come sempre, come ogni anno.

Intanto buon fine settimana a tutti.

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Addobbi “vintage” e prove tecniche di fotografia. Intanto -13.

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Ok, lo so che per molti le mie foto (compresi i miei disegni) potranno sembrare opera da dilettante – in fondo un po’ lo sono, perché negare – però in mia difesa voglio dire che sto imparando. Mi sto esercitando nella fotografia, nella composizione, nella ricerca della luce migliore, cercando di sviluppare e affinare un mio stile che passa questa volta attraverso l’occhio, col veicolo delle immagini, per arrivare a chi se le troverà davanti in modi diversi da quello che è solitamente il mio canale preferenziale, le parole.

È vero, con le parole si può fare tutto, si costruiscono situazioni, si dipingono mondi, si plasmano personaggi che talvolta sono talmente vicini che ci sembra proprio di toccarli, di sentirne il calore, di percepirne il respiro. Io amo le parole, un amore profondo, viscerale; per me sono come l’aria, indispensabili e scrivere – come ho cercato di descrivere qui – non è solo un esercizio di stile o una forma di espressione, è donare se stessi.

Le immagini, in questo caso le fotografie, sono altresì canali potenti e diretti che veicolano messaggi, mostrano mondi e altri ne celano all’occhio pigro e scettico. Una sola immagine da sola può essere la sintesi perfetta del tutto che non ha confini, che occupa spazi ben più ampi di quelli delimitati dalla carta fotografica. Proprio perché consapevole di questo, sto cercando di ampliare i miei mezzi comunicativi, nel mio piccolo è una sperimentazione che passa dall’obiettivo di una fotocamera presa in prestito e dai pastelli e pennarelli messi da parte tempo fa, quando ho lasciato l’isola dell’adolescenza.

Certo non posso parlare di una vera potenza comunicativa attraverso queste semplici foto che giorno per giorno propongo. Questo è diletto, un piccolo progetto natalizio nato su due piedi – che si sta rivelando più impegnativo del previsto –, una sfida che mi sono impegnata a portare a termine e che non disdegno possa diventare un appuntamento fisso per i prossimi periodi di Avvento.

Dunque concedetemi errori tecnici, rozzezza di esecuzione e composizione ma sto iniziando da zero con le mie sole forze.

Per la foto di oggi – solo meno 13 giorni a Natale – vi propongo un altro pezzo del repertorio di addobbi natalizi di casa mia; direi un pezzo “vintage” dato che questo era utilizzato per addobbare casa di mia nonna materna e prima ancora la casa in cui vivevano mia madre e la sua famiglia. Probabilmente questa slitta di Babbo Natale trainata da renne proviene dagli Stati Uniti. Non ricordo con precisione, lo accerterò e ve lo farò sapere. C’è da dire che mentre il Babbo Natale Assassino in casa nostra ha occupato sempre lo stesso posto, la slitta di posti e angoli diversi ne ha visti parecchi. Attualmente, per questo Natale, è sulla mensola del termosifone della cucina, ben in vista.

Chissà l’anno prossimo da quale angolazione ci osserverà.

E il vostro pezzo forte tra gli addobbi natalizi qual è? Se passate di qui e vi va di condividerlo con me potete farlo qui sotto, o scrivendo due righe a sibylbiscuit@hotmail.it.

Preparativi natalizi e traumi dentali

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Se vi sto scrivendo vuol dire che sono sopravvissuta al dentista (sicuramente ci sarà qualcuno che avrebbe preferito non avere più mie notizie, ma pazienza, sarà per un’altra volta).
Sì, sono andata dal dentista. È senza dubbio una notizia sconvolgente perché ormai è risaputo il mio terrore, una fobia senza limiti, nei confronti dei dentisti. Che poi per carità, il mio dentista e la sua assistente sono due persone squisite, eccezionali davvero, tipo che assieme iniziano da entrambe le parti ad asciugarmi le lacrime nelle mie crisi isteriche di pianto. Sì, perché ogni volta che mi siedo su quella poltrona una mezz’oretta di pianto devo farmela per forza. Ormai è una tradizione. Altra notizia è che il mio caro dente del giudizio è sempre lì (perché in compenso era un altro il dente messo male): se ne sta più o meno nella stessa posizione, un po’ fuori, con un occhio aperto, tanto che ormai posso considerarlo il mio animale da compagnia; anzi, quasi quasi gli dò un nome. lo chiamerò “Inu”, semplice e conciso, il diminutivo di “inutile”. Perché questo è, un inutile dente che on età quasi adulta si ricorda di farci visite talbolta dolorose. Per ora continuo, dunque, a coccolare il mio Inu.
Intanto mancano 17 giorni a Natale e e iniziano i preparativi. E naturalmente rimbomba più che mai l’interrogativo “che facciamo a Natale?”, in riferimento alle serate del 24, 25 e 26 in cui dopo lunghe maratone gastronomiche con parenti e familiari, ci si ritrova tra amici per scambiarsi regalini, giocare a carte e qualsiasi gioco da tavola o di gruppo, continuando in realtà a mangiare con la scusa della frugale cena sociale in cui ognuno porta una  pietanza preparata a casa (o palsemente acquistata e spacciata per propria), con il risultato di ottenere un banchetto di minimo 10 portate tra tartine, pizze rustiche, polpette,panini imbottiti, verdure grigliate, pizza di patate o zucchine, focaccia, panettone gastronomico, ciambellone, crostata, tiramisù, biscottini e naturalmente panettone e pandoro. Il tutto annaffiato da bottiglie di spumante quasi sempre ricevute in regalo da colleghi e conoscenti. Stesso copione praticamente ogni anno e con qualche variazione anche a Capodanno.
Per ora però non ci sono ancora programmi definiti. C’è solo la lista dei regali da comprare che inizia ad essere spuntata.