Il mondo e la vita sono come il cielo

starry-night

 

La direzione in cui procedeva era giusta.

In realtà, rifletteva camminando, la volta notturna del cielo era solo un ammasso caotico e casuale di astri. Eppure era possibile trasformarla in un insieme ordinato di costellazioni. In America, gli aveva detto suo padre che ci era emigrato quarant’anni prima, il carro maggiore e quello minore cambiano nome, rappresentano per gli americani figure diverse che là chiamano Gran Cucchiaio e Piccolo Cucchiaio, ma che indicano egualmente il nord. Le costellazioni sono immagini arbitrarie, che ogni popolo identifica in segni diversi e che può chiamare come vuole: sono come i segni e i suoni delle parole che variano a seconda dei linguaggi, ma senza di loro per secoli gli uomini non avrebbero potuto orientarsi, scambiarsi informazioni, sviluppare la civiltà.

In sé il cielo non ha senso, ma gli uomini possono dargliene uno, un senso precario, relativo, ma utile per loro. Ecco, pensava, il mondo e la vita sono come il cielo.

 

La citazione è tratta dal romanzo “La rancura” di Romano Luperini, edito da Mondadori.

È il libro che sto leggendo attualmente, anche se ce l’ho con me da maggio, da quando ho avuto il piacere e l’onore di conoscere il professor Luperini, colui che considero il mio maestro e “compagno di banco” (lui sa il perché).

È uno di quei passi che leggi la prima volta, poi rileggi una seconda, e poi ancora quando ne hai voglia, quando vuoi trovate nelle parole altrui il senso profondo che in quel preciso momento diventa tuo. Quelle parole sono diventate “mie”.

Penso, allora, se il senso che sto cercando di dare al mio cielo sia quello giusto.

Annunci

Pensiero cazzeggio – Blue Monday, la festa dei depressi

tristezza

 

Dicono che oggi  sia il “BLUE MONDAY”, ovvero il giorno più triste dell’anno.

Addirittura il tutto sarebbe riconducibile ad una equazione matematica, messa a punto una decina d’anni fa da uno psicologo inglese, Cliff Arnall, che individua nel terzo lunedì di gennaio il giorno con un particolare picco di tristezza e depressione. A determinare questo “fenomeno” ci sono una serie di congiunture come condizioni meteorologiche sfavorevoli, le giornate corte, i festeggiamenti natalizi ormai alle spalle, i sensi di colpa per aver speso troppi soldi durante le vacanze o mangiato troppo e infine, il lavoro, che è ricominciato freneticamente.

Praticamente oggi sarebbe la giustificazione perfetta per i depressi cronici.

Siete contenti? Ah no, è vero, siete tristi e depressi.

 

Sappiate, comunque, che sto tornando.

 

 

Blue Monday: oggi Leopardi festeggerebbe!

tristezzaOggi è il “Blue Monday”, dicono, il giorno più triste dell’anno. Addirittura il tutto sarebbe riconducibile ad una equazione matematica, messa a punto una decina d’anni fa da uno psicologo inglese, Cliff Arnall, che individua nel terzo lunedì di gennaio il giorno con un particolare picco di tristezza e depressione.

A determinare questo “fenomeno” ci sarebbero una serie di congiunture come condizioni meteorologiche avverse, giornate ancora troppo corte, le ferie e i festeggiamenti natalizi ormai alle spalle, i sensi di colpa per essersi abbuffati come se non ci fosse un domani durante le feste, il portafoglio che piange vuoto, e il lavoro e la routine ricominciata inesorabilmente.

Quindi io, che ho un rapporto profondamente conflittuale con la matematica in qualsiasi sua declinazione, dovrei credere che per una strana equazione dovrei trascinarmi inerme durante questa giornata e forse per tutta la settimana in preda a una tristezza profonda. Tipo che oggi Leopardi per risposta sarebbe la persona più felice del mondo, mandando a quel paese tutto il pessimismo cosmico.

Il problema non è tanto che qualcuno un giorno per sue strane elucubrazioni abbia deciso che ogni terzo lunedì di gennaio tutti dovremmo essere terribilmente infelici, quanto le persone succubi di tale diceria. Su facebook (che ormai agli istituti di ricerca e statistica potrebbe fare un baffo) oggi proliferano stati tristi e sul depressivo andante; molti hanno smesso di dare la colpa del proprio malessere a stelle e oroscopi per concentrare le proprie bestemmie su questo giorno X e la sua tristezza: come se un’armata aliena proveniente dal pianeta Infelicità avesse invaso la Terra colpendo tutti col proprio raggiogammacosmicotristezza. E quando vedi scritto “Ah ecco perché oggi mi sentivo particolarmente giù…” allora vorresti urlare e andare ad ubriacarti con Leopardi alla faccia di tutti.

Ho voluto andare a fondo alla questione e la fregatura si è subito palesata. Tutta questa manfrina del giorno più triste dell’anno è legata alla “furba campagna pubblicitaria lanciata alcuni anni fa dal canale di viaggi britannico Sky Travel della tv BSkyB”. Della serie: se siete tristi per tutte le motivazioni sopra fornite, allora ritrovate il buonumore con i nostri servizi, fatevi un viaggetto, guardate i nostri fantastici canali a pagamento e pace.

Suggestione, questa la parola d’ordine di oggi. Niente di più che una trovata pubblicitaria per influenza le scelte di acquisto e consumo; un po’ come la festa di san Valentino, quella della mamma e del papà, la new entry della festa dei nonni, e mettiamoci pure Natale e tutte le feste comandate.

In sostanza, cari depressi cronici, oggi non c’è nessun capro espiatorio per voi, niente commiserazione, nessuna giustificazione.

 

Il Trono di Spade, ci sono cascata anch’io!

iltronodispade

Me lo ero ripromessa un mesetto fa, quando combattevo ansia e paure studiando Storia moderna. L’idea mia gironzolava in mente da un po’ di tempo e tutto intorno a me vi faceva riferimento. Avevo intuito che la cosa poteva interessarmi, poteva diventare avvincente ma anche intrappolarmi in un circolo vizioso da cui diventa difficile uscire. Bastava solo chiedere e mi sarebbe stato dato (anzi prestato). Dunque il momento è giunto: anche io ho iniziato a vedere “Il Trono di Spade”! Dopo averne sentito parlare in tutti i modi, in tutte le salse (e anche in tutti i luoghi e in tutti i laghi, come direbbe Scanu – a proposito che fine ha fatto? No, meglio non saperlo), mi sono avventurata in questo mondo fantastico pieno di intrighi, tutto “tempesctato” di parentele impossibili, buoni e cattivi, tette e culi, duelli, battaglie, banchetti e bordelli, tradimenti, uccisioni, capelli finti, scopate a destra e a sinistra, cavalieri, nani, lupi, uova di drago; ho dimenticato qualcosa? Se sì è perché sono ancora alla prima stagione.

Ammetto che mi sta coinvolgendo e avvincendo molto. È il genere che piace a me e potrei passare tutta la notte a vederlo. L’idea sarebbe quella di recuperare le serie che mi mancano per mettermi alla pari dei miei amici e finalmente vedere tutti insieme la nuova stagione.

Intanto sto finendo la prima stagione grazie a questo meraviglioso cofanetto prestatomi da Andre. Prime impressioni molto positive.

E voi? State seguendo le vicende de “Il Trono di Spade”? Che ne pensate? Avete letto il libro? Suggerimenti? Su, su sono curiosa di conoscere le vostre opinioni!

Una reflex per me può bastare

reflex canon eos 600d

 

È giunto il momento di fare le presentazioni ufficiali.

Con viva e vibrante soddisfazione (ditemi che avete capito il riferimento!) ho il piacere di presentarvi la nuova arrivata in casa mia. La mia bambina! La mia nuovissima reflex Canon EOS 600D. In realtà è quasi un mese che è entrata nella mia vita (e che il mio portafoglio si è svuotato – ma lasciamo stare queste faccende basse e venali). È successo tutto all’improvviso, tutto in quella giornata incredibile (il 6 giugno): giro in bici, sole, una strana e piacevole ondata di cordialità tra la gente, per strada, con gli impiegati del comune e della banca; energie positive tangibili, la chiamata per il lavoretto da inventarista e l’ingaggio al giornale. Poi, quasi a fine giornata, la reflex che arriva improvvisa. L’avevo notata sul volantino di una nota catena di elettrodomestici che avevo trovato tra la posta quella mattina. Era da tempo che tra i miei neuroni girava e rigirava l’idea di cambiare macchina fotografica, di liberarmi di quella insopportabile Nikon compatta, quel catorcio dalle foto perennemente mosse e prive di vita; una macchina fotografica realmente e sempre odiata, tanto che preferivo non usarla e fare le foto col cellulare o chiedere la macchina fotografica bellissima del mio Lui. Lo so, a questo punto vi starete chiedendo per quale motivo io abbia comprato quella Nikon maledetta; ma quella è un’altra storia, altri tempi. Ammetto che talvolta la scarsa qualità delle mie foto in parte dipende da me, dal fatto che le immagini e le foto non sono mai state il mio forte, ma il fatto di avere una fotocamera che nella resa non mi aiutava a provare e migliorarmi mi snervava e demotivava.

Dunque una nuova macchina. Ma quale? Una compatta? Una reflex? E che me ne faccio io di una reflex? Solo una certezza, una Canon. Semplicemente perché volevo cambiare (ho il trauma da Nikon io – suvvia scherzo), semplicemente perché Lui è ossessionato dalle fotocamere e videocamere Canon e un po’ di quella sana ossessione me la sta trasmettendo.

Quel giorno ci siamo visti nel tardo pomeriggio e gli ho accennato alla reflex del volantino che non sembrava male. Naturalmente Lui non ha perso tempo e si è diretto verso il centro commerciale e appena ha visto la Canon ha detto senza titubanze: “O la compri tu, o la compro io, o la compiamo insieme, o meglio ne compriamo due, puoi scegliere”. In aggiunta c’era anche il commesso che mi ripeteva che era un affarone, che rimanevano pochi pezzi e forse se avessi aspettato il giorno successivo non avrei trovato più quella macchina fotografica. Potete immaginare la mia confusione più totale. Ma come, io volevo solo una nuova fotocamera, una compatta, una caruccia (nel senso di graziosa, perché naturalmente si cerca di andare al risparmio), qualcosa di maneggevole e facile da usare e invece mi stavo accingendo ad acquistare una reflex. Mille domande e dubbi nella mia testa. Valeva davvero la pena spendere tutti quei soldi (dato che le entrate in questo periodo latitano), e se l’avessi comprata per poi non usarla, e se non avessi mai imparato ad usarla, però poteva essere un investimento per il mio percorso professionale, con una reflex avrei ampliato le mie possibilità, comprandola sarebbero terminate le mie lamentele sulla Nikon maledetta; e se non fosse stato quello il modello giusto per me, se dovevo optare per altri modelli. Di certo se l’avessi comprata e non usata non sarebbe mai rimasta a prender polvere in un angolo ma avrebbe trovato le mani esperte di Lui che l’avrebbero trattata da regina.

Improvvisamente in un attimo di lucidità, o forse di acuta follia, ho detto sì, la compro. In breve abbiamo chiamato il commesso, compilato la bolla, pagato e finalmente quella scatola era tra le mie mani. Giuro che in quel momento, con la scatola in mano, mi veniva da piangere mentre ero presa in preda ad una risata isterica, camminavo avanti e indietro per il negozio e Lui mi spingeva verso l’uscita (so che lo avete pensato… Una cretina? Giusto!). Per tutta la sera e il giorno dopo ho continuato a ripetermi “Ma io ho una reflex? Sì abbiamo una reflex, abbiamo veramente una reflex!”. Poi ne ho preso coscienza e sono tornata in me (per quello che si può). Conseguentemente si è attivata la modalità “scattiamo foto a qualsiasi cosa animata e non, anche a l’aria fritta”. Sto cercando di fare pratica anche grazie al mio libretto delle istruzioni vivente, cioè Lui, il mio guru della fotografia; anche perché per me ci vorrebbe un libretto per capire il libretto delle istruzioni.

La cosa che ormai mi sta scioccando da quando ho la reflex è una domanda ricorrente che mi è stata posta e continua a essermi posta da diverse persone: ma la stai usando? Secondo voi io spendo 400 euro per comprare una macchina fotografica per poi non usarla? Lo so che il mio amore per la fotografia è appena nato e che prima era difficile vedermi con una fotocamera in mano, ma meravigliarsi del fatto che stia usando la reflex mi lascia sbigottita. Forse non sono credibile come fotografa da strapazzo? (Va be’ che anche così non è che sia molto credibile, ma andiamo oltre)

Lui, invece, dice che ormai ha creato un mostro solo perché se in giro vedo persone con una reflex in mano inizio ad osservarle, a indagare che modello usano, a comparare la loro macchina con la mia, oppure guardo gli obiettivi senza criterio pensando che più è grande e meglio è (poi dicono che le dimensioni non contano) senza nessun criterio e rigore di logica. Una invasata, praticamente.

Intanto seguo il mio istinto, scatto foto con l’entusiasmo di una bambina con il suo nuovo e prezioso giocattolo, vivendomi quell’emozione racchiusa in un clic.

 

P.S. Voglio precisare che nonostante l’entusiasmo non darò mai un nome proprio alla reflex, né tanto meno al pc o al tablet o allo smartphone. La trovo una moda ridicola.

Farfalle che si posano su rose di panna viola e altre strane idee. Happy b-day to me!

farfalle

Ok ok manteniamo la calma. Lo dico tutto d’un fiato, così fa meno impressione.

Oggièilmiocompleannoecompio27anni!

Chiaro no?

Dalla mezzanotte ho già ricevuto un numero considerevole di auguri e altrettanti “ste a fa vecchij!”, tradotto dal pugliese “stai invecchiando”. Ringraziando per gli auguri, bacini e baciotti rispondo riproponendo anche quest’anno la frase “non sto invecchiando, sono nel fiore degli anni”, che ormai mi accompagna da qualche compleanno a questa parte (come potete leggere qui). Un chiaro escamotage per illudermi che c’è ancora tempo per tutte quelle convenzioni sociali che inevitabilmente e dolente o nolente ti travolgono sulla soglia dei 30 anni, così come tutte quelle responsabilità che soprattutto i tuoi non vedono l’ora che ti assuma: per la serie “quando ti sistemi?”. Suvvia tutti abbiamo i nostri tempi.

Che poi che significa “sistemarsi”. Inevitabilmente si pensa al pacchetto matrimonio, famiglia e figli, e solo allora tua madre sarà soddisfatta, solo allora per lei sarai davvero una donna adulta; in fondo qui nel profondo sud è quello il quadretto ideale. Ma non per me. Non dico che rifiuto tale idea (anche se quella del matrimonio con fronzoli e spese spropositate assolutamente la allontano da me), ma non credo sia concretizzabile in un futuro realmente prossimo e non per mancanza di “dolce metà”, semplicemente per mancanza di stabilità, in primis economica.

Ma lungi da me tali pensieri seriosi in questa giornata che di festa non sarà, perché come ogni anno ribadisco con Agne “è un giorno come tutti gli altri” (semplicemente ti senti dare in maniera scherzosa e malcelata delle vecchia ogni 10 minuti, ma per fortuna avviene solo una volta l’anno). In verità mi aspetta una riunione e finalmente sarà svelata la prima probabile fregatura di questo inizio anno (i particolari qui).

L’unico pensiero festoso è per la torta di compleanno che ormai progetto da giorni. Voglio regalarmi una torta d’effetto, bella, affascinante, viola e sicuramente buona da condividere con chi vorrà farlo, con amici e parenti. Semplicemente perché quest’anno (dopo compleanni insignificanti) mi va così, perché voglio questo, voglio esprimere me stessa con una torta, donarmi una piccola gioia che passi dal gusto, dalla vista, dall’olfatto e arrivi dritta all’anima. Ebbene sì, ho anche disegnato la torta ideale. Spero solo che la realtà si avvicini anche in piccola parte all’immaginazione.

Vi lascio dunque qualche schizzo e disegni liberi come le farfalle che la scorsa notte volavano tra i miei pensieri per poi posarsi sul mio foglio bianco.

Puff! Ricompaio in un nuovo anno

peanuts felice anno nuovo

 

E dopo qualche giorno di assenza rieccomi qui! Mi sono assentata per ricaricarmi dalle feste (perché festeggiare e soprattutto mangiare qui stanca).

Iniziamo con gli auguri doverosi.

Buon anno nuovo! Buon 2014 a tutti! Sperando che sia un anno ricco di sorprese (belle si spera), un anno di cambiamenti significativi, di vittorie (magari pure una bella vincita in denaro non guasterebbe), un anno di sogni realizzati. Dunque tranquilli, diamoci da fare, siamo positivi tanto la fine del mondo l’abbiamo scampata (ho sentito che ce ne sarà una nel 2060 ma direi che possiamo non pensarci).

Auguri passati anche per l’Epifania, quindi auguri a tutte le Befane, a chi si sente tale, a chi in fondo lo è, a chi non lo è affatto e a chi fa gli auguri (anche io li ho ricevuti, auguri anche a me).

Direi che con gli auguri posso fermarmi qui. I prossimi mi tocca riceverli, mentre per quelli di Pasqua c’è tempo.

Com’è iniziato questo nuovo anno? la risposta più efficace sarebbe: perché, è iniziato un nuovo anno? Praticamente per ora nulla è cambiato. Ma come ogni inizio anno che si rispetti ecco fioccare le solite proposte pseudo-lavorative che hanno già il leggero sentore di fregatura. Un tizio uscito dal nulla che mi contatta per un ruolo di direttore responsabile per una nuova rivista on line, che mi conosce a metà e secondo me è tutto fumo e niente arrosto. Però è giusto giudicare alla fine e far sì che il tradizionale inizio anno di fregature faccia il suo corso. Ormai ci tengo.

Per voi, invece, come è iniziato questo nuovo anno?

Naturalmente, da qualche anno a questa parte, non spendo molte parole in buoni nuovi propositi perché nel mio disordine c’è sempre un posto riservato all’incostanza che fa saltare qualsiasi piano. Quindi mi prometto solo di essere più positiva, carica di nuove energie e vivere alla giornata. Il resto verrà da sé.

Tranquilli, non vi lascio più soli, sarò il vostro tormento per tutto l’anno, e siamo solo all’inizio.

Nei prossimi giorni vi aspettano post a go go go gooooooooooooo! (lo so sono pazza…)

Specialità pugliesi per attendere la mezzanotte

image

Anche oggi in grande ritardo. Ma non per colpa mia; purtroppo connessione assente e poi sono stara trattenuta dalla friggitoria che da stamattina si è insediata nella cucina di casa mia. E come ogni anno mia madre mi ha destinata alla cottura delle frittelle. Cosa sono le “frittelle”? Qui in Puglia sono anche conosciute come “panzerotti” ed equivalgono ai cosiddetti “calzoni”. I nostri oggi sono ripieni di mozzarella, pomodoro e prosciutto, ed ancora tonno, pomodoro e capperi. Insolitamente, però, c’è stato un ribaltamento dei ruoli quando l’ennesima frittella di mozzarella è “scoppiata”, ovvero si è aperta in cottura e mia madre si è innervosita (perché qui quando una frittella scoppia è in dramma, quindi ogni anno). Lì ho preso in mano la situazione e con un magistrale colpo di stato l’ho spodestata relegandola all’odiata frittura. Ho steso la pasta, messo il ripieno, ripiegato il lembo superiore e sigillato cpn la rotella taglia pasta. La prova decisiva è stata la cottura in olio: nessuna frittella è scoppiata! Il pubblico ha applaudito, la folla era in delirio invocando il mio nome. La setta della frittella perfetta mi ha incoronata regina. Ok ok basta, sto andando oltre, forse è stata l’overdose di frittura di oggi, o le tante portate che sembrava dovessimo sfamare un reggimento. Il Natale pugliese è così, pranzi pantagruelici, abbondanza, assaggini vari e certamente piatti complessi. Poi ci si chiede come mai non ci si riesca ad alzare dalla tavola in questi giorni.
Come annunciato qualche giorno fa, il meno uno di oggi prevede una foto di un bel “calzone”: in questo caso non si tratta di panzerotti o frittelle, ma di una focaccia ripiena di cipolle sponsali, pomodoro, tonno (oppure merluzzo, o baccalà, o in alcune varianti addirittura di seppie) e olive in acqua. E sul calzone mia madre non la batte nessuno.
Intanto ci avviciniamo alla mezzanotte.

Trenino diretto a Natale in transito. Ci siamo quasi.

-2

In ritardissimo, lo so, ma non per colpa mia questa volta. Mattinata frenetica, stressante, piena di attesa e nervosismo, in cui avrei mandato a quel paese volentieri chiunque mi avesse provocata o messo i bastoni tra le ruote. e forse potrei farlo anche ora.

Sarò dunque breve. -2, solo due giorni a Natale. Due giorni che voleranno via a bordo di un trenino colorato carico di doni. Ho la testa piena di pensieri, piena di cose da fare mentre il tempo mi sfugge dalle mani. Ma ci siamo quasi, tiriamo dritto fino a Natale, il giorno in cui  tutti i pensieri più pesanti e ingombranti si spera svaniscano, si eclissino lasciando solo spensieratezza, un pizzico di serenità e una buona dose di armonia. Con noi stessi, con gli altri, con tutto ciò che ci circonda.

 

 

Un -3 di sole. Vi state preparando psicologicamente?

image

Aggiornamento.
Manca in regalo e mezzo.
Devo finire di impacchettare.
Oggi sole. Fortunatamente la domenica qui c’è quasi sempre il sole.
È il secondo giorno di inverno. Quello ufficiale, quello vero e si sente.
Oggi mi sento un pò pigra, sono di poche parole. Buon per voi, così non vi tedio molto.
Vi lascio al pranzo domenicale. Che paragonato a quelli propriamente natalizi che ci aspettano tra qualche giorno, sono praticamente l’antipasto.
A proposito di cose mangerecce natalizie, vi anticipo che ci sarà un “meno uno” speciale, con un piatto tipico pugliese buonissimo. Certo forse non sarà il massimo della leggerezza, ma si faccia avanti chiunque conosca una portata che a Natale possa considerarsi “leggera”. Attenzione, l’insalata non conta.