La morte di un libro

la morte di un libro

Anche i libri muoiono.

Quando anche l’ultima parola, in fondo a quell’ultima pagina, vola via dalle labbra della mente non rimane che il vuoto. Uno spazio bianco che non chiede di essere riempito, solo la fine, il limite ultimo di quel mondo racchiuso tra le pagine.

Il libro è morto.

Puoi sfogliarlo ancora, rileggerlo a tratti, ma quella sibillina consapevolezza della fine è l’unica certezza che rimane tra le mani.

Il libro è morto.

Come un caro scomparso ne rimane il ricordo; è nella mente che proietta fotogrammi di parole che tu hai messo in scena; è nell’animo commosso per il distacco e che riesce a gioire al pensiero del vissuto assieme.

Il libro è morto.

Eppure la sua essenza aleggia dentro e sopra te; è in attesa che la tua mano sfiori un altro libro, in un ciclo che solo da te provvidenzialmente dipende, per reincarnarsi, vivere ancora, per presentarti nuovi personaggi e mostrarti nuovi orizzonti.

Il libro è vivo e così respira tra le tue mani.

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Happy Earth Day

earthday

Oggi è la giornata mondiale della Terra. Che sostiene i nostri passi, ci ospita, ci accarezza con la brezza e ci nutre coi suoi frutti. Qualche volta si arrabbia con noi, giustamente, ma ogni giorno ci regala albe e tramonti mozzafiato, distese marine da perdersi nell’orizzonte, vette acuminate e dolci clivi, chiome frondose per ripararci all’ombra e quel soffio di vita che invade anche noi.

Se solo ci fermassimo più spesso a osservarla, se solo chiudessimo gli occhi e inspirassimo la sua essenza. Sarebbe così facile dirle grazie con gesti anche piccoli.

Aprile dolce dormire… con l’antistaminico!

green

 

“Aprile dolce dormire”, questo dice un breve detto popolare, o una sorta di filastrocca. Prima c’è, però, il “Marzo pazzerello, esce il sole e apri l’ombrello” in cui c’è quasi una personificazione di questo mese affetto da tendenze bipolari fortemente contrastanti, che portano come conseguenza il rincoglionimento generale. Dopo aver dovuto patire l’offesa recata dal ritorno all’ora legale che a dispetto del nome, portando le lancette dell’orologio avanti, ci ha fregato un’ora di sonno, ora anche le previsioni meteorologiche ballerine e le temperature che vanno su e giù a casaccio come una giostra di Mirabilandia. Alla fine il nostro bioritmo ha accettato il furto di sonno ma lotta ancora con le temperature, così come noi lottiamo contro il mostro verde che vive nel nostro armadio, contro quel dilemma che assilla i nostri risvegli: come mi vesto? Cosa mi metto? E qui le strategie di vestirsi a cipolla o portarsi appresso mezzo guardaroba, possono essere vincenti o tristemente un fallimento, una sconfitta contro la natura.

Poi è arrivato Aprile e praticamente nulla è cambiato. La mattina appena sveglia metti il muso fuori dalla finestra e vedi il sole che ti sorride seppur timido; mezz’ora dopo esci di casa e mentre ti rechi in stazione inizia a piovigginare. Ok chi si vuole prendere gioco di me? È una congiura? Arrivo poi a Bari e fa caldo, ma davvero caldo. Ecco, tra le cose che non riesco a sopportare ci sono in questo periodo gli sbalzi di temperatura, tipo quello dell’altro giorno, caldo asfissiante sulla banchina della stazione, gelo nel treno nuovo con aria condizionata a palla che scendeva a congelare il cervello e quella manciata di neuroni che ivi sono ancora presenti. I repentini cambi di temperatura, insomma, mi sfiancano.

Aprile è in fondo il mese del risveglio della natura, le rondoni tornano a volteggiare nell’aere, sui rami nudi e ossuti degli alberi nascono le prime foglioline verdi e i boccioli si aprono a nuova vita. Nel mentre, il mio naso si chiude repentinamente, una pesantezza ingiustificata si impossessa e cala sulle palpebre; è il torpore dei sensi, il sonno privo di senso che ti coglie a qualsiasi momento della giornata, è l’antistaminico che ti stronca. Praticamente la fiera dell’apatia, tra bancarelle di voglia di non far nulla confezionata, perdita di tempo sfusa e attività fisica contraffatta. Come può una pillola minuscola, insignificante, insapore, anonima portare a un tale stato di sfacelo, mi chiedo. Inoltre antistaminico significa presenza di allergie, ecco, ma a cosa. Praticamente a tutto il mondo stando al mio naso che sembra stretto da una molletta, a cui poi a gradire si aggiunge mal di testa e un fastidio oculare. Certo, c’è sempre la solita e scontata allergia alla polvere, che un po’ come il prezzemolo va bene con qualsiasi pseudo sintomo di allergia; ma non può essere solo questo.

Ammetto che periodicamente ci sono cose che mi irritano, cose che mi provocano un fastidio simile all’orticaria. Per esempio nell’ultimo periodo ciò che mi provoca un moto irrefrenabile che parte da dentro è la pubblicità dei “Teneroni”: avete presente la pubblicità di quegli hamburger fatti di prosciutto cotto, in cui il tipo ti confeziona in modo “naturale” i suddetti hamburger e poi c’è la tizia che dice <<ci mettiamo anche tanta tenerezza?>>, da un bacio volante e soffia su quelle povere schiacciatine di prosciutto? Sì proprio quella! Ma che stai a dire! Ma che tenerezza! Io ti tirerei una legnata nei sensi. È una cosa irritante, davvero, sarò mica allergica a questo?

E poi mi irritano quelli che su facebook cambiano immagine del profilo ogni 5 minuti per continuare ad avere “mi piace” anche se la foto è stata caricata 10 anni fa, così le lor facce rimangono incollate in prima posizione ogni volta che apri la tua homepage. Ma di cose e persone che mi irritano su facebook ce ne sono così tante che preferisco non scoperchiare tale vaso di Pandora, se no altro che allergia.

Ora che ci penso, negli ultimi periodi sono fortemente allergica a chi produce rumori molesti mentre mangia o si mangia insieme, una misofonia gastronomica che stimola i miei nervi mettendoli a dura prova.

Non sopporto il mio gestore telefonico e le sue simpaticissime soglie settimanali, chi ti racconta cose o fatti a metà, chi seduto sulla stessa fila dei banchi dell’università inizia a dondolarsi in modo da provocare una scossa di magnitudo non indifferente alla tua pazienza già scarsa; chi pensa di poterti fregare con un sorriso; chi ti ferma per strada e mettendoti in mano un libro inizia a parlarti della sua azienda o progetto con un ampio giro di parole per farsi lasciare i tuoi dati, cosa che entrambi sapete non avverrà mai; non sopporto che gli ombretti mi si sfracellino completamente con solo una piccola botta, quando la tua penna preferita cade per terra di punta e sai bene che nulla sarà mai come prima, chi risponde alla tua domanda con un’altra domanda.

E ancora, ancora, ancora. La lista è interminabile.

Comunque, nel mio delirio da antistaminico, benvenuta primavera.

 

 

 

E dunque è estate

summer cat

 

L’estate, quella vera, è arrivata.

Lo dice il calendario, lo dice la colonnina di mercurio del termometro, lo dicono le previsioni meteo. Lo dicono anche le gocce di sudore dei passanti. Lo dice l’asfalto che da lontano crea l’illusione ottica di una grande pozzanghera nera di pece. Lo dicono le spiagge affollate e pure le ragazzine scosciate senza ritegno alcuno. Lo dicono le gelaterie prese d’assalto come ci centri commerciali con l’aria condizionata. Lo dicono i titoli dei giornali, quando compare “il Paese boccheggia”, allora è fatta. Lo dice il ronzio dell’aria condizionata accesa e il fruscio del ventilatore. Lo dice il crepitio del ghiaccio nel bicchiere del cocktail ordinato sulla spiaggia.

È estate anche per il mio gattino, quello che disegno sempre: rifugge il sole e spavaldo conquista l’ombra. Dalla sua spiaggia di sabbia, carta e colori augura a tutti una felice estate.

I’m… e un tocco di arancio

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Giornata grigia, piovosa, uggiosa. Il rumore della pioggia accompagna molte di queste giornate che sembrano aver dimenticato che siamo a maggio, che la primavera è ormai ben inoltrata e che addirittura l’estate è in agguato dietro l’angolo. Queste condizioni meteorologiche inevitabilmente si ripercuotono sull’umore, sul modo di affrontare una nuova giornata; anzi mi sono accorta che ultimamente ne subisco maggiormente l’influenza. Quindi che fare? È necessario trovare piccoli escamotage per dare un svolta a un giorno che inizia con premesse alquanto sfavorevoli. Dopo anni di ricerca, studi attenti, calcoli difficilissimi, signore e signori ho trovato il mio personalissimo antidoto per affrontare giornate uggiose e apatiche. Un bel rossetto colorato! Sì, avete letto bene, non serve tornare indietro a rileggere o cercare di comprendere l’errore; nessun errore, è tutto vero. Carissimi state leggendo, straordinariamente, un post che rasenta limiti immaginabili di femminilità e frivolezza (oggi mi va così, pazienza). Eppure un rossetto colorato, intenso, che sia un rosa (anche se raro), un fucsia, un corallo, un rosso, un viola, riesce a risollevarmi l’umore. Forse merito di una sorta di cromoterapia, un consapevole condizionamento psicologico, o un semplice e innocente trucchetto per alzare la testa ed andare avanti, tirare fuori le unghie e vivere. Sta di fatto che con me funziona, fa bene a me e al rapporto con gli altri. Se poi trovi il rossetto giusto, quello che ti fa perdere la testa, allora l’effetto è amplificato. In molti penseranno che stia per fare una specie di marchetta, una pubblicità, ma vi assicuro che non ho ricevuto compensi, né prodotti gratuiti, né richieste di collaborazione. È solo e soltanto un mio parere personale, esprimo ciò che realmente mi piace senza condizionamenti esterni. Mi piace il nuovo rossetto della Pupa, quello della collezione “I’m” che sta praticamente spopolando su facebook, questa è la verità. pupamilanoAdoro questo rossetto, non vedo l’ora di indossarlo e l’idea di farlo mi fa stare bene. Lo so, penserete che sia pazza, che abbia perso definitivamente quel neurone che viaggiava solitario nel mio cervello. Invece no. Dopo averne sentito molto parlare, grazie all’iniziativa di lancio del prodotto (qui) che permette con un coupon di acquistare il rossetto al prezzo di 5 euro (anziché 12), due giorni fa mi son decisa a comprarlo. Nella decisione era però compresa l’indecisione sulla scelta del colore, infatti ho passato circa mezz’ora di fronte allo stand della Pupa a imbrattarmi il dorso delle mani con i 40 colori a disposizione (lo so, sono una brutta persona indecente), mentre cercavo disperatamente segni di approvazione da mia sorella che puntualmente giungevano vaghi e per nulla mettevano fine a strazianti dubbi e perplessità. Solo dopo essermi destata da questo trip mentale fatto di sfumature di marroni, corallo, arancioni e fucsia ho fatto la mia scelta. Numero 302 e porta a casa! “Sizzling orange”, una via di mezzo tra un rosso e un arancione, un colore che in altre situazioni non avrei mai preso. Questa improvvisa voglia di colore mia ha stupita, in positivo. Sono rimasta incantata da questo rossetto, dal colore intenso, dalla texture morbida e omogenea, dal comfort sulle labbra, dalla durata: insomma amore a primo utilizzo.

Le mie giornate hanno ora un tocco di arancio e la vita scorre serenamente. Echevuoidipiùdallavita?

Voi, invece, come esorcizzate giornate uggiose e apatiche? Suvvia, svelate i vostri trucchetti.

Liberazione e libertà

libertà

 

25 aprile, Festa della Liberazione.

Festa per la mia libertà. Libera da tutto e tutti oggi faccio ciò che voglio.

Mi riapproprio del mio tempo, dei miei spazi, delle mie passioni, dei miei pensieri, delle mie parole.

Finalmente la finestra è aperta e luce viva illumina le stanze della casa piacevolmente silenziosa. Oggi c’è il sole fuori e dentro me.

Finalmente sono ispirata, come non lo ero da un po’ di tempo. Così ne ho approfittato per creare, per sperimentare e giocare in cucina. Ho cucinato con passione, dosando gli ingredienti, ponderando i sapori, alla ricerca di un’armonia di gusto reale che rispecchiasse l’idea che avevo in mente da qualche giorno; ho realizzato la mia ricetta. Una ricetta ideata per un concorso (più in là sicuramente ve ne potrò parlare meglio), che unisce i sapori del mare e  quelli tipicamente mediterranei  con un pizzico di Oriente. Ultimamente uno degli ingredienti che sto utilizzando spesso e in ricette differenti, è lo zenzero, sia secco in polvere, sia fresco grattugiando direttamente la radice. Lo zenzero mi regala buone sensazioni in questo periodo (oddio questa affermazione suona un po’ da invasata, ma spero si capisca cosa intendo), mi fa pensare alla freschezza, ai limoni, al sole, alle belle giornate di primavera con il cielo terso.

Naturalmente per questa occasione “speciale” mi sono dedicata all’impiattamento curato nei minimi particolari ed ho utilizzato (lontano dagli occhi di mia madre) i piatti del “servizio buono”, quelli che sono custoditi da tempi immemori nella credenza del soggiorno per intenderci, e che forse per la prima volta hanno accolto nella loro cavità del cibo. (Che poi mi son sempre chiesta che senso ha avere un mobile dedicato a utensili messi lì solo in mostra, per la serie “io odio quella credenza inutile!”)

E poi via col servizio fotografico, cercando di contrastare gli attacchi a sorpresa di mia sorella che tentava di inforchettare gli spaghetti  colta dalla fame.

Quando anche mia sorella è andata via, la libertà è stata completa. Relax, caffè, cupcake fatti da me, pc, scrittura, cazzeggio. La pace dei sensi.

Buon 25 aprile a tutti, in qualsiasi modo l’abbiate trascorso.

Ricordi di neve. -18 a Natale.

-18

Oggi vi propongo un disegno. Nulla di che. Sono sincera, è stato il numero otto a ispirarmi e a suggerirmi la similitudine visiva con il tipico pupazzo di neve. Proprio quei pupazzi di neve che dalle mie parti non si vedono praticamente mai. Qui, in questa parte di Puglia lambita dal mare, la neve è una rarità, il cosiddetto “bianco Natale” esiste solo nei film. Circa due anni fa la città fu coperta da un sottile velo bianco, giusto il tempo per far felici i bambini, preoccupare gli adulti e far entrare nel panico gli automobilisti; poi la neve è scomparsa silenziosa così com’era arrivata.

Forse la nevicata storica che le persone della mia età e quelle più mature ricordano, è sicuramente quella del lontano 1993, almeno credo fosse quello l’anno: una coltre di neve spessa si depositò per più giorni su ogni cosa. Fu allora che facemmo in famiglia il nostro primo vero pupazzo di neve, nei giardini vicino alla nostra vecchia casa. La gioia, la spensieratezza di quegli anni rimarrà sempre con noi. Molte cose sono cambiate, siamo cresciuti, siamo invecchiati; eppure siamo la stessa famiglia di allora, sempre uniti, insieme nel bene e nel male. Non potrei desiderare una famiglia migliore di quella che ho.

Mi sono lasciata trasportare dai ricordi, seguendo sensazioni, come ipnotizzata da un singolo fiocco di neve che delicatamente cade sulla terra nuda.

Se non hai un camino? Te lo disegni!

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Piove ininterrottamente, fa un freddo polare, il vento soffia all’impazzata e l’unico desiderio, l’unico pensiero che gira come un criceto sulla ruota nel tuo cervello congelato è l’immagine di un bel camino acceso. Ti immagini adagiata su un divano comodo, avvolta in una coperta con accanto lui mentre sorseggi un tè caldo. Ma ahimè la triste realtà è che non dispongo di un camino (solo di termosifoni che qualcuno finalmente ha deciso di accendere – meglio quelli che niente). Così fantastico e me lo disegno. Chiamiamola amara consolazione.

Pioggia, vento… mi sa che ci siamo!

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Squillino le trombe! Udite udite forse è arrivato davvero l’autunno!

Mi riservo sempre per ora un pizzico di incertezza perché visto l’andazzo finora, con caldo e gente che il primo novembre ha fatto il bagno al mare (testimonianza raccolta direttamente dalla protagonista dell’episodio, lo giuro eh!), non è detto che il caldo possa farci una visitina a breve. Per ora ci “godiamo” – si fa per dire – il ciclone Venere, che detto così sembra il tormentone della pop star del momento sbucata da un altro talent show magari sud americano (in questo momento me la immagino così, una cosa in stile “Il mondo di Patty” che fortunatamente non ho mai visto). E qui risorge l’eterna domanda che so bene tutti ci poniamo (ammettetelo su, o per lo meno assecondate una povera folle), la domanda a cui sembra non esserci risposta e che mi pongo anche in questo post.

Praticamente le previsioni meteo affermano che Venere farà dimenticare a noi abitanti del sud Italia e soprattutto delle regioni adriatiche di essere in Africa; ci riporterà alla realtà meteorologica della penisola unificandola in una stretta di freddo, pioggia e temporali. Con tutta sincerità non mi dispiace un po’ di freddo: del caldo e delle sue conseguenze non se ne poteva più. E per conseguenze, direi anzi la più sgradevole in assoluto, sono sicuramente le dannate zanzare che disturbano ancora i nostri sonni notturni, ma anche il quieto vivere giornaliero non è più stato tale. Proprio ieri sera ne ho eliminata un’altra che invano ha cercato di attentare al mio sangue, e ammetto in questo di essere una certa professionista, un killer che porta fino in fondo la sua missione zanzaricida. Lo so qualcuno potrà gridare all’atto ignobile e disumano, alla crudeltà e barbarie verso un essere vivente, ma con fermo cinismo chiedo che qualcuno mi spieghi finalmente l’utilità delle zanzare in questo mondo; poi tacerò per sempre (cala un silenzio solenne…).

A parte questo, spero che da oggi possa finalmente dirsi conclusa la serie dei fallimenti nel vestire, l’indecisione del troppo leggero/pesante con conseguente panico che ti sorprende ogni volta devi uscire di casa, perché la tecnica del “vestirsi a cipolla” con me non ha mai funzionato. E poi voglio sbizzarrirmi a indossare stivali come se non ci fosse un domani, anche quelli da neve, ma sì. Ho voglia di sentire il freddo pungente sulle guance e sul naso, riparare il cervelletto e quei neuroni che mi rimangono con un bel cappello; ho voglia tuffarmi estasiata in un mare di coperte, di attaccarmi al termosifone come una cozza al suo adorato scoglio. Sì, quali dolci e sublimi pensieri!

Per ora dò il benvenuto a Venere offrendole una tazza fumante di tè verde con un pezzetto di zenzero fresco mentre lo scoscio leggero mi conferma che fuori piove ancora.

Buon autunno a tutti.

Qui si fanno conserve serie!

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Ogni anno di questi tempi, tra fine settembre e tutto il mese di ottobre e fino a esaurimento prodotto, casa mia è invasa dalle olive. Verdi, nere, metà metà, dai nomi strani, purché si possano mangiare. Quando meno te lo aspetti vedi i miei che tornano a casa carichi di buste o cassette di olive. Prima selezionano le migliori e le distinguono più o meno per grandezza, poi le lavano ben bene con gran cura (a volte sembra che stiano facendo il bagnetto alle loro creature). Infine preparano vasetti, boccacci, boccaccini o recipienti enormi sistemandoci dentro le olive e aggiungendo acqua e sale. Da quest’anno addirittura la quantità di sale viene minuziosamente pesata e annotata su una targhetta posta sul vasetto di riferimento, mentre è talvolta assente il mezzo limone per dar un sapore più corposo (c’è da dire che a casa mia i limoni latitano, il frigorifero li accoglie solo in occasioni speciali, e allora festeggiamo!). Praticamente un lavoro certosino dedicato alle olive che successivamente lascia spazio all’impazienza per mangiarle; perché sì, i miei e mia sorella sono grandi divoratori di olive in acqua. Io guardo, ogni tanto assaggio e assisto a questa catena di montaggio.
E ciao!