Speciale Halloween – Flan cremoso e teschi sorridenti

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Fine settimana, dunque seconda ricetta e idea di Halloween. Dopo l’arancio della zucca nei muffin, passiamo al verde delle zucchine nei flan. Un flan morbido, gustoso e facile da fare, da servire con crostini o ritagli di pasta sfoglia a forma di ragno, pipistrello. Un verde brillante che ricorda Frankenstein, grovigli di vermi, paludi radioattive, intrugli magici e rivoltanti che ribollono nei pentoloni di streghe dai nasi aguzzi, dalla pelle rugosa e il ghigno malefico.flan

Una cocotte da servire calda, ancora un po’ fumante, un piatto ideale nelle sere fredde e tempestose, accoccolati sul divano sotto una montagna di maglioni.

Ingredienti per 6 stampini:flan4444444

  • 200 g di zucchine
  • 100 ml di latte
  • 4 cucchiai di panna fresca
  • 50 g di pecorino (o per un gusto più dolce grana)
  • 3 foglie di basilico
  • 3 uova
  • sale e pepe
  • un pizzico di curry
  • burro e farina per gli stampini.

Preparazione:

Tagliate le zucchine a rondelle e lessatele in acqua leggermente salata con qualche foglia di basilico. Una volta cotte (devono essere morbide) mettetele in un recipiente assieme al latte, panna, formaggio, basilico, uova, curry e aggiustate di sale e pepe. Frullate il tutto con un frullatore a immersione fino a ottenere un composto omogeneo.

Imburrate e infarinate degli stampini o cocotte e distribuitevi il composto: riempite gli stampi poco più della metà. Sistemate gli stampi in una pentola a bagnomaria e fate cuocere il tutto in forno già caldo a 180° per 40/45 minuti circa.

Potete servire i flan nelle stesse cocotte di cottura.

flan55758699Per la decorazione questa volta ho riesumato dall’armadio dei vecchi ricordi, due teschi che sembrano sorridere in polistirolo. Li avevo utilizzati anni e anni fa per una festa di Halloween, probabilmente risalgono al primo o secondo anno di liceo. Per quell’Halloween con i miei amici decidemmo di andare ad una festa in maschera a tema fantasy ed io decisi di travestirmi da Raistlin, uno dei personaggi principali della collana di libri Dragonlance: quel periodo divoravo quei libri e quel personaggio in particolare, è il caso di dire, mi aveva “incantata”. Si trattava di un mago, prima appartenente all’ordine delle vesti rosse, poi dopo un percorso costellato di ostacoli, un percorso personale difficile tra salute cagionevole, un fratello ingombrante e un lato oscuro che sfocia talvolta in gesti di follia, passa all’ordine delle vesti nere; diventa il cattivo della storia, eppure alla fine decide di sacrificarsi per salvare chi ama. Era lui il mio personaggio. Vestita completamente di nero, con un lungo mantello nero e una cintura con appesi i due teschi, delle piume e un sacchetto dove tenere le polveri magiche, intrugli utili per i miei incantesimi. Oggi quei piccoli teschi sono diventati spaventosi segnaposti: basta arrotolare un filo di ferro, inserirlo nel polistirolo. Ritagliate dei cartoncini colorati, scrivete i nomi dei vostri ospiti e fermateli con il filo di ferro, come fareste con una graffetta. E il gioco è fatto!

 

 

 

Quando la cantina è il paese delle meraviglie; ritrovamenti eccezionali.

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Per la serie “nostalgia portami via” oggi vi propongo un meno sei particolare, realizzato con un gioco, o forse è più appropriato chiamarlo attrezzo/utensile (vi prego con l’accento sulla “i”, lo so è una fissa che mi ha fatto venire il professore di linguistica generale) da disegno che ho notato ultimamente stanno riproponendo soprattutto nei mercatini, lo “Spirograph”. Per chi non avesse proprio presente cosa sia, si tratta di un kit in scatola composto da alcuni dischi di diversa grandezza e dentellati, con dentro dei forellini a diverse distanze e in cui si inserisce la punta della penna; in questo modo i dischetti vengono fatti ruotare ad esempio nel perimetro interno di un cerchio più grande, una sorta di guida anche questa dentellata, oppure dentro o fuori una orma rettangolare, o una specie di elica. Così gira che ti rigira si realizzano bellissimi disegni, quasi linee concentriche o che si intrecciano in motivi che a mano libera sarebbe impossibile realizzare. Per chi invece non avesse compreso una cippa della mia spiegazione rimando alle due foto oppure a “Santogoogle”.

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Ieri pomeriggio sono scesa in cantina per cercare una lampada che emettesse luce bianca per via delle foto (mammamiacomesonodiventataprofessionale), e come al solito qualsiasi cantina, ripostiglio, soppalco, stanza piana di cianfrusaglie che si rispetti per me si trasforma nel paese delle meraviglie, così inizio a scavare tra gli scatoloni alla ricerca di non so bene cosa, perché la lampada l’avevo già trovata.

Apro una busta e ci trovo una confezione nuova di pastelli a cera risalente probabilmente alle elementari, e ancora tre astucci pieni zeppi di pennarelli e pastelli (sempre per lo stesso motivo che potete ritrovare qui). Continuo a cercare, questa volta tra le scatole dei giochi da tavola e trovo questa grande scatola azzurra, lo Spirograph che pochi giorni fa avevo visto col mio lui ad un mercatino e mi era venuta voglia di riesumarlo un giorno o l’altro. Ed ora me lo ritrovavo di fronte. Non ci ho pensato due volte e ho portato su a casa scatola, lampada e tutti gli astucci; questo per “grandissima” gioia di mia madre, altre cianfrusaglie che si uniscono al mio disordine. Ho aperto la scatola e il gioco era intatto, non mancava nessun pezzo, anzi vi ho trovato tanti disegni fatti all’epoca, fogli ormai ingialliti ma pur sempre leggibili e intrisi di ricordi. Naturalmente io e mia sorella abbiamo occupato il tavolo con colori di tutti i tipi e ci siamo messe a disegnare, come quando eravamo bambine; tra l’altro nell’entusiasmo generale abbiamo scritto una bella letterina a Babbo Natale che a dire il vero si avvicinava più a una lettera minatoria.

Dunque sulla scia dei ricordi ho pensato di dedicare questo meno sei ancora una volta ai ricordi.

Domanda: ma anche voi avete l’abitudine di conservare e mettere da parte oggetti per ipotetici futuri e anche improbabili utilizzi? Io spero di non fare la fine dei protagonisti di “Sepolti in casa” e compagnia bella di Real Time!

La riscoperta di matite e pennarelli. Vecchie passioni tornano.

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Anche oggi per vostra grande gioia un mio disegno! (E partono le risate registrare dalla regia)  Un disegno per ricordare che manca poco più di una settimana a Natale; da oggi il conto alla rovescis si fa serrato e si inizia con cifre singole che in contro tendenza fanno aumentare l’attesa.

Ho rispolverato la passione per il disegno, quella per l’arte in genere non mi ha mai abbandonata. Fin dalle elementari, così come alle medie e i primi anni di liceo, l’arte e il disegno sono state tra le mie materie preferite; fatta eccezione, alle medie, del disegno tecnico e di quella materia annessa chiamata credo “educazione tecnica” che proprio non riusciva a starmi simpatica proprio come il professore che la insegnava. Ricordo che anche in questo caso – così come a matematica in cui con grande fantasia inventavo nuove formule che in realtà non avevano né capo né coda, ma che per me funzionavano solo perché portavano allo stesso risultato del procedimento standard (io l’ho sempre detto: la matematica per me è un’opinione e non cambio idea) – la squadratura delle tavole mi annoiava così tanto che ormai la eseguivo con precisione prendendo le misure e tracciando le linee, infine praticavo dei forellini lì dove generalmente nel classico procedimento doveva essere puntato il compasso. E madames et monsieurs les jeux sont faits! Semplice e pratico.

Nel disegno, invece, ogni passaggio era necessario ed eseguito al meglio, impiegavo ore anche solo per tracciare una linea purché fosse perfetta, purché potesse avvicinarsi alla realtà. Naturalmente, come molte volte ho riscontrato capita, adoravo disegnare ma non colorare: forse il disegno riesce a trasmettere un leggero senso di onnipotenza poiché con l’ausilio della matita puoi creare, puoi plasmare qualsiasi cosa, forme che sussistono semplicemente perché hanno quel tratto di grafite che fa da contorno, che delimita il particolare, ciò che esiste da ciò che non esiste e che è solo foglio bianco; dunque senza bisogno di colore. Ma quando devi necessariamente dare colore allora non si può sbagliare, devi solo cogliere la sfumatura giusta dalla scala cromatica unendola alla luce perfetta. E in quel caso il colore per me diventava una sfida, una ricerca che mi portava ad acquistare (per grandissima gioia dei miei genitori) sempre nuove scatole di pennarelli, pastelli, acquerelli, tempere con vaste gamme di colore; taluni con differenze quasi impercettibili.

Ed ora ho riscoperto tutto questo, ho rispolverato pennarelli e pastelli di allora che avevo conservato più per ricordo che per futura necessità. Mi sto riappropriando degli strumenti che un tempo erano legati ad un dovere scolastico, oggi invece sono diletto, pura volontà creativa ed espressiva.

Per qualche attimo torno bambina, do vita a personaggi strani, mi sporco le mani di colore. E mi piace da matti.

-15 a Natale e +3 a noi

elfoOggi disegno speciale per una giornata speciale.

Un elfo aiutante di Babbo Natale ci ricorda che mancano solo 15 giorni a Natale, ma io non ho bisogno di nessuno che mi ricordi di quanto sia importante questa giornata.

Tre anni fa proprio oggi è iniziato tutto, il nostro cammino assieme, la nostra avventura tra alti e bassi. Il lungomare, noi chiusi in macchina infreddoliti sotto la luce di un lampione; e poi silenzio, lunghi sguardi, un bigliettino, esitazione e infine la consapevolezza di appartenerci già.

Da quel momento io sono cambiata, rinata, la mia vita è cambiata e non riuscirei a immaginarla senza lui al mio fianco.

Da quel momento ho scoperto l’amore. Vero.

Babbo Natale Assassino vi guarda e dice -16 a Natale

-16 con BNA

Plin plon. Si avvisa la gentile clientela che oggi il conto alla rovescia per Natale vi è offerto direttamente da Babbo Natale Assassino, per un Natale da paura!

Quello che vedete in foto è un pupazzo di Babbo Natale che ogni anno puntualmente assieme a tutto l’ambaradan di albero, presepe, porta candele, ecc. addobba casa mia. Sia quando vivevamo nella casa precedente, sia qui nella nuova casa, il suo posto è sempre lo stesso, sul lato destro della libreria nel salotto. Quel Babbo Natale è con noi da tempi immemorabili. È stato regalato a me e mia sorella quando eravamo piccole da mio nonno paterno che purtroppo non c’è più da tanto, troppo tempo. Inizialmente la cesta che ha sulle spalle era piena di caramelle; nel tempo quella cesta ha contenuto nastri colorati, addobbi vari che non riuscivano ad andare sull’albero perché ormai colmo, incarti di cioccolatini vari che io e mia sorella puntualmente cercavamo di nascondere – devo dire molto intelligentemente – proprio in quella cesta, con la speranza che nessuno li scoprisse e si rendesse conto della rapidità con cui i cioccolatini sparivano dal centrotavola.

Visto così, anche se ormai vecchio, non è poi tanto brutto. Certo, il colore da alcune sporgenze del viso è andato via, le braccia – che una volta si muovevano solo su e giù – oggi sono totalmente snodabili e non si sa nemmeno quale forza le costringa ancora a rimanere attaccate al corpo; la barba poi è un po’ arruffata; però tutto questo è comprensibile se si pensa alle cadute e voli fatti dalla libreria, o al fatto che durante il periodo natalizio il pupazzo diventava il nostro compagno di giochi. Eppure per me e mia sorella è stato ed è ancora noto come “Babbo Natale Assassino”. Un nome affibbiatogli di comune accordo mentre lo guardavamo fisso in volto. Quell’espressione, quello sguardo fisso che sembra stia guardando perennemente te si trasforma al buio; le lucine dell’albero, con i loro giochi a intermittenza, proiettavano su quel viso ombre inquietanti. E nel buio della vecchia casa, quando dal nostro letto guardavamo dello specchio della cameretta c’era la sua immagine riflessa. Lui ci guardava con quell’espressione dallo specchio.

La nostra, però, non era paura o terrore, era uno strano senso di inquietudine misto a divertimento; era un gioco da bambine, cercando di spaventarsi a vicenda per finire invece in uno scoppio di risate.

Quel gioco continua ancora oggi, così come Babbo Natale Assassino continua ad essere fermo lì, sulla libreria del salotto. 

Ricordi di neve. -18 a Natale.

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Oggi vi propongo un disegno. Nulla di che. Sono sincera, è stato il numero otto a ispirarmi e a suggerirmi la similitudine visiva con il tipico pupazzo di neve. Proprio quei pupazzi di neve che dalle mie parti non si vedono praticamente mai. Qui, in questa parte di Puglia lambita dal mare, la neve è una rarità, il cosiddetto “bianco Natale” esiste solo nei film. Circa due anni fa la città fu coperta da un sottile velo bianco, giusto il tempo per far felici i bambini, preoccupare gli adulti e far entrare nel panico gli automobilisti; poi la neve è scomparsa silenziosa così com’era arrivata.

Forse la nevicata storica che le persone della mia età e quelle più mature ricordano, è sicuramente quella del lontano 1993, almeno credo fosse quello l’anno: una coltre di neve spessa si depositò per più giorni su ogni cosa. Fu allora che facemmo in famiglia il nostro primo vero pupazzo di neve, nei giardini vicino alla nostra vecchia casa. La gioia, la spensieratezza di quegli anni rimarrà sempre con noi. Molte cose sono cambiate, siamo cresciuti, siamo invecchiati; eppure siamo la stessa famiglia di allora, sempre uniti, insieme nel bene e nel male. Non potrei desiderare una famiglia migliore di quella che ho.

Mi sono lasciata trasportare dai ricordi, seguendo sensazioni, come ipnotizzata da un singolo fiocco di neve che delicatamente cade sulla terra nuda.