Pensiero cazzeggio – Nuove posizioni

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Tra poco si va a nanna. Ultimamente ho assunto una nuova e strana posizione per dormire, soprattutto quando il sonno mi assale nell’ora della “siesta”, nell’ora che che qui viene definita ” dell’abbiocco”. Sì, il momento dopo il pranzo in cui la digestione rallenta qualsiasi movimento corporeo, le rotelline del cervello si bloccano, la vista si annebbia e si sviluppa una sorta di inspiegabile magnetismo con il letto. Così ti adagi dolcemente sul candido giaciglio ripromettendoti che ci resterai “solo” 10 minuti, che si trasformano in una diplomatica “mezz’oretta” (illusione! Sai bene non sarà così). Ed ecco che scatta la posizione. Stesa sul lato sinistro, prendi un altro cuscino e praticamente lo abbracci, stringendo un angolo inferiore tra le gambe, un angolo superiore posizionato sotto il mento. Il braccio destro circonda il cuscino finendo con la mano a penzoloni fuori dal letto, mentre il braccio sinistro spunta a metà dalla parte superiore del cuscino e termina con la mano semichiusa appoggiata sulla fronte. Tendenzialmente col sopraggiungere del sonno si “addormenta” anche il braccio sinistro con quel caratteristico formicolio; ma poco importa perchè in quel momento sembra la posizione più comoda in assoluto. Naturalmente durante il sonno capita di girarsi sul lato destro mantenendo sempre le stesse posizioni solo con lati inversi. La posizione supina è raramente contemplata.
Come sia arrivata a questa posizione inusuale per me non saprei dire. Così come non saprei spiegare come la stessa non venga adoperata di notte.
L’inutilità di questo post è al confine tra il disarmante e la più spicciola frivolezza. Ma d’altronde concedetemelo, il “pensiero cazzeggio” si alza leggero quando la mente si rifiuta di pensare, quando le questioni che ogni giorno ci opprimono si trasformano in palline di carta piccine piccine da lanciare lontano con un colpo d’indice, quando i pensieri più spiccioli ci conducono in un universo tutto nostro. Prima o poi scriverò un’ode dedicata al “pensiero cazzeggio” (quale grande prodotto letterario sarà!).
Ora non mi resta che scivolare tra le braccia di Morfeo.
Buonanotte.

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Pensieri dal mio letto – Hasta luego Sevilla

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Arieccomi! Di ritorno da una vacanza stupenda e direi perfetta con lui a Siviglia! Una settimana in paradiso praticamente lontani da tutto e tutti. Solo noi e una città incantevole. Dato che il ritorno alla realtà non è mai piacevole vi dò questa piccola chicca fotografica. In questi giorni prometto di fare un bel resoconto con tanto di diario fotografico. Nel frattempo crolloooo! Buenas noche!

Pensieri dal mio letto – l’evoluzione della specie Sibyl e prove tecniche di trasmissione

Signore e signori udite udite… mi sono evoluta. Dopo dure resistenze, dopo varie titubanze, dopo valutazioni ponderate (anche di natura economica), dopo aver messo da parte l’attaccamento affettivo che per lungo tempo e avventure mi ha legata a lui, ebbene sí, ho messo da parte il mio caro e fedele Nokia per passare al lato oscuro della telefonia, nonché della nemica tecnologia. Ok in parole povere “mi son fatta” un bello smartphone con tanto di touch screan. E questo post non é altro che il primo tentativo di aggiornamento, naturalmente direttamente dal mio letto. Senza tralasciare l’ormai irrinunciabile borsa dell’acqua calda elettrica che mi riscalda a piccole porzioni (ma verrà il giorno in cui “mi faró” una di quelle belle coperte termiche, quelle che ti cuociono lentamente e se sei fortunato non ti fanno morire elettrizzato). Per ora il tentativo sembra procedere abbastanza bene, se escludiamo i due casi in cui il dito ha preso il volo e mi ha sbattuta fuori dall’applicazione e naturalmente tralasciando le boiate e parole incomprensibili varie che a cazzo escono fuori da questo frenetico digitare. Immancabile come accade ormai da un pò di sere la mia rilassante lampada per la cromo terapia che diffonde una rilassante luce blu in tutta la stanza (regalo graditissimo del mio fantastico ragazzo, forse con l’implicito invito a rilassarmi e darmi una calmata? Probabile, intanto la luce rossa l’abbiamo provata…).
Inutile dire che tra le tante applicazioni per android una delle prime che ho installato é niente popo di meno che Ruzzle! Finalmente (o per meglio dire sfortunatamente) anche io sono entrata questo tunnel, in questa spirale di dipendenza da punti e parole. Il problema maggiore é che per quanto io “viva” di parole, in questo dannato giochino sono una schiapppa. Sí, avete capito bene, io a Ruzzle sono una sega, una pippa! Insomma ci siam capiti. Ma io non mi arrendo, con un pò di duro allenamento posso farcela. Mah…
Dunque termino qui questa sessione di test, prima che mi addormenti con la faccia incollata al telefono, mentre la borsa dell’acqua calda continua a ribollire.
Passo e chiudo.

Pensieri dal mio letto – Auguri arretrati… quando la strada vecchia è uguale alla nuova.

Allora.

Buona fine del mondo, buona Vigilia, buon Natale, buon Santo Stefano, buona Vigilia di Capodanno, buon Capodanno, buon fine anno, buon inizio anno, buon 2013, buona Befana, buona Epifania, buonasera, buonanotte.

Così con gli auguri arretrati siamo a posto.

Sono stata un po’ assente, ma purtroppo sempre qui. Sempre i soliti posti, la solita vita, i soliti malumori. Insomma tutto come prima, nulla è cambiato. Il nuovo anno si mostra come strascichi mai sbiaditi di un anno mai concluso realmente. Il problema in fondo è l’aspettativa. Riponiamo in quel fatidico primo gennaio speranze troppo grandi che puntualmente sono deluse da qualcosa, da condizioni che conosciamo bene. La quotidianità – o se vogliamo la “normalità” – uccide sogni, desideri si rivalsa, illusioni mal riposte in un cambiamento aleatorio. Nulla cambia se non siamo noi a volerlo. E questo cambiamento il primo di ogni anno non c’è, bisogna costruirselo.

Sarà dunque l’anno del cambiamento? Non lo so. Come sempre i buoni propositi ci sono, bisogna attuarli. Per ora si vive un presente uguale e talvolta scontato.

Intanto i giorni passano, e purtroppo in fretta, e purtroppo tra un giorno sarà il mio compleanno. Di già. e più degli altri anni l’entusiasmo latita, l’inquietudine è onnipresente, la voglia di festeggiare non pervenuta. Non che questo possa interessare a qualcuno. Consuetudine, ordinaria amministrazione. Alla fine cosa c’è mai da festeggiare con un lavoro che ormai odio e mi rende insofferente, un umore altalenante (e no, non è sindrome premestruale), l’amore con alti e bassi, poco tempo per me, studio assente, stanchezza latente… un anno in più sulle spalle? Sentirsi dire che sto invecchiando? Immagina che allegria. Insomma si prospetta una giornata anonima, tra auguri anonimi, regali anonimi, gesti anonimi.

Comunque ancora buon anno. E ciao.

Pensieri dal mio letto – optional di coppia

Allora, sfogliamo un pò il “manuale delle giovani marmotte della coppia”. Cosa c’è dopo la diminuzione/mancanza di baci, carezze, carinerie (vedi i famigerati complimenti),ricerche varie dell’altro? Niente; nel senso che il capitolo in questione non è stato ancora creato e cercato oppure potrebbe solo essere lo scioglimento della trama. Alcuni acclameranno l’interpretazioni di picccoli campanelli d’allarme, altri grideranno alla crisi, e dato che è tutta attorno a noi non sarebbe strano si fosse insinuata in noi.
Un bel pacchetto di accessori che diventa un optional non di serie con il passar del tempo, di molto tempo, quando tutto si appiattisce nella prospettiva della normalità, divenendo un’abitudine difficile da sradicare. Un’abitudine per se stessi in cui fare a meno dell’altra persona è solo fastidioso da attuare.
Così ti ritrovi a lanciare sassi senza nemmeno preoccuparti tanto di nascondere la mano, ti ritrovi a dover quasi elemosinare attenzioni non spontanee, accorgendotene in quell’unico momento di lucidità in cui ti chiedi “cosa stai facendo” di fronte alla sua indifferenza. Ti ritrovi a ricevere quegli optional nei pochi momenti di intimità, in rapporti che sembrano sfiorare la linea del sentirsi un “oggetto” momentaneo per soddisfare bollori di basso ventre, mentre lui palesa il suo pensiero fisso di esplorazione.
L’imputazione di stress, diversi ritmi di vita, altre priorità nella giornata cadono celermente come castelli di carte. Anche tu hai ritmi diversi, ti ritrovi a combattere su più fronti con un lavoro che non ti soddisfa nemmeno e in cui vorresti che in quell’unico momento di isteria mista a paranoia, che la condizione di donna per consuetudine ti mette a disposizione, lui ti mentisse spudoratamente dicendo che hai ragione: assecondare i tuoi sfoghi e pensieri fini a se stessi, senza stare lì a bacchettare, solo perchè ne hai bisogno (tecnica sopraffina questa, che al genere maschile ancora sfugge dopo secoli di esempi e allenamenti).

Ok l’effetto della melatonina si sta facendo sentire, la testa è già sul cuscino, le coperte rimboccate. Non ,manca nulla.
3 2 1… Buonanotte.

Pensieri dal mio letto – Tranquilli, è “vero” realismo (sì, esiste…).

È così difficile distinguere il comune pessimismo da un atteggiamento che ha tutti i buoni propositi per essere uno realista? Possibile che distinguere i due fronti sia così difficile?

È vero, talvolta i due atteggiamenti non hanno contorni netti, altre volte le rispettive sfumature possono confluire. Eppure sono scissi, reclusi in angoli opposti e identificativi.

Io credo di riuscirci, cerco di attuare un atteggiamento realista, anche perché francamente disperarsi può servire a ben poco. Mi lascio trasportare dalla mia logica, scevra da coinvolgimenti soggettivi e tinte personali. Con lente d’ingrandimento seleziono dati, elementi neutri, lucidi, li unisco con un filo rosso, tesso una ragnatela di pensieri e considerazioni che possa essere una visione reale. E quando si tratta di me, di situazioni che mi riguardano in prima persona, ci metto in mezzo anche la mia conformazione caratteriale, come sono fatta, le mie capacità e ancor di più i miei limiti (perché io li conosco). E se le circostanze, se le contingenze che mi si propongono davanti possono semplicemente sembrare vertere verso il pessimismo le mie considerazioni, questo non significa che essenzialmente lo siano.

Sembrerebbe tutto un discorso artefatto, di chi pensa di sapere, di conoscere, ma in realtà è accecato da una distorsione percettiva. Però io ne sono convinta, sono certa di questa visione recettiva realista. Ed effettivamente non sarebbe semplice pensare ciò guardandosi attorno, mentre si osservano individui intimamente pessimisti, insicuri, talvolta terrorizzati dalla propria ombra, costantemente in conflitto con la voglia di agire e riuscire e l’insana paura di fallire, di non essere all’altezza. Ogni cosa va presa così come viene: detto popolare? Può essere, ma mai parole ormai così logore sono state più sagge.

Ogni avvenimento è un’esperienza, nel bene o nel male, un tassello in più che crea il mosaico di un “Io” che non smette mai ci accrescere, di formarsi. Ed è così che io sto vivendo, nonostante a volte chi mi sta attorno possa fraintendere i miei pensieri: inutile convincerli che non sia così, che ciò che loro vedono è differente da quello che io realmente sto seguendo- sentendo. Procedo dunque, ascoltando e captando ciò che è fuori, ma i criteri di valutazione sono i miei; procedo anche in un accenno di incomprensione. Genio incompreso? Non credo di essere mai stata un genio, incompresa a volta, anzi molte. Ma anche così si tira avanti, con la curiosità di chi vuole scoprire ogni attimo cosa c’è dietro l’angolo. Con la curiosità di chi vuole semplicemente vivere. Come crede, possibilmente.

Pensieri dal mio letto – tu chiamale se vuoi affinità elettive

Perfetti sconosciuti. Individualità che in particolari contingenze, accidentali, si incontrano, si scontrano; scambio di sguardi d’intesa, parole schiette e sorrisi sinceri. È impressionante il feeling che ne deriva. Lo si può chiamare in modi e sfumature differenti, ma sai bene di cosa parli solo nel momento in cui riesci a captare quella scintilla negli occhi dell’altro. Alchimia, chimica, simpatia a pelle, percezioni primarie. O forse è proprio il caso di parlare di “affinità elettive”.
Non abbiamo scelto di affrontare insieme questa esperienza, ma abbiamo scelto di condividerla insieme. Ed è stata cosa buona e giusta. Poi abbiamo scelto di scartarci lentamente, scoprire lembi di noi e insieme meravigliarci di quanto simili possiamo essere.

Eta e Cia, certamente la cosa migliore del corso; certamente due amiche.

Specchio indagatore, armadio traditore

Sembra assurdo e invece è terribilmente vero.

Ogni qual volta si verifichi un evento, un appuntamento che rientra nella categoria delle “occasioni speciali” (da quelle di lavoro alle feste, dalle giornate inusuali alle uscite del sabato sera fino a quelle galanti) o per lo meno presunte tali, nella testa pettinata  della donna si accende una spia, un allarme rosso che nemmeno le calamità naturali altamente distruttive possono eguagliare. “Oddio cosa mi metto!”

Naturalmente l’interrogativo, con conseguente allarme, si accende sistematicamente il giorno precedente all’evento preso in considerazione (per lo meno è così per me).

E per quanto si possa scavare fino a raschiare il fondo di qualsiasi armadio e cassetto nessun capo potrà mai soddisfare gli arricciamenti di naso, gli interrogativi e i dubbi che come saette guizzano fuori da quei due occhi indagatori e critici che trovano il proprio doppio nello specchio.

E se a mali estremi vi sono estremi rimedi, quale rimedio potrebbe essere più risolutivo e appagante di una sessione straordinaria di shopping? Un arrembaggio ai negozi alla ricerca del capo “particolare e adatto”, che il più delle volte si è materializzato in modi inspiegabili all’interno della propria mente: praticamente è come ricercare l’isola che non c’è con un navigatore non aggiornato e con le batterie scariche.

Alla fine arriva, il capo che è salvezza e risoluzione di un contenzioso perennemente aperto con la propria autostima e una innata insoddisfazione della propria immagine allo specchio.

E così vissero tutti felici e contenti, almeno fino alla prossima “occasione speciale”.

Pensieri dal mio letto – “non voglio sposarlo”, parole sante sorella!

Tra le “paroline magiche” digitate nei motori di ricerca che successivamente hanno condotto un’anonima temeraria sul mio blog, ci sono le parole “non voglio sposarlo”.
Ora, la faccenda del matrimonio sta diventando alquanto presente, pur escludendo le divagazioni di mia madre su un mio ipotetico matrimonio; anche se sono convinta lo dica solo perchè vuole che mi tolga dalle scatole per una serie di simpatici motivi, primo tra tutti e non a caso il mio disordine.
Fermo restando il mio rifiuto di quella folle messa in scena del matrimonio, sarei ben lieta di esporre a questa avventuriera del mio blog, quest’anima in pena errante e disturbata dall’idea di una carcerazione preventiva e poi esecutiva, circa un centinaio di motivi per non sposare qualsiasi soggetto maschile, ovvero compagno di cella e consorte di sventure.
Ma nella mia infinita magnanimità, capacità d’immedesimazione e apertura mentale posso concedere uno stato di convivenza possibilmente pacifica. Si raccomanda di assumere il tutto a piccole dosi nell’arco di 24 ore e per non più di 2/3 giorni consecutivi poichè si potrebbe andare in contro a una spiacevole frantumazione di ipotetici attributi maschili.
Grazie per l’attenzione.
(Plin plon)