I Medici sulla Rai: piace sì o no?


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Ok, alzi la mano chi ha visto la prima puntata de I Medici, la serie tv prodotta dalla Rai (e non solo) che narra, diciamo in maniera molto romanzata e rimaneggiata, l’ascesa della famiglia alla signoria che avrebbe retto per molto tempo la città di Firenze. Un appuntamento che ormai da tempo aveva creato grande aspettativa. Annunciata addirittura in prima visione mondiale!

Sono riuscita a vederla tutta in prima serata, dall’inizio alla fine. Ok sì, non proprio tutta tutta, mi saranno mancati quei pochi minuti in cui durante la pubblicità cambi canale, in questo caso per vedere le Iene su Italia Uno, e dopo un po’ ti ricordi che in realtà non stavi vedendo quello; quindi ricambi subito canale e arrivi sempre qualche secondo dopo la ripresa del film. Anche se dobbiamo dire la verità: ieri sera più che un palinsesto televisivo sembrava un conflitto di fazioni opposte, tipo Guelfi e Ghibellini – tanto per rimanere in tema –: da una parte le Iene, dall’altra I Medici… quindi grazie davvero Mediaset e Rai. Naturalmente escludendo la partita della Juventus su Canale 5 che in tutti i casi avrebbe portato via buona fetta degli ascolti di chi pure il martedì ha bisogno di vedere 22 omini sudati che sputacchiano qua e là in un campo correndo dietro un pallone. Ma son gusti.

Quindi, Isabel, che ne pensi? Ti è piaciuta la prima puntata de I Medici?

Non lo so.preziosi

È questa la verità. Ci sto ancora pensando per capire se mi sia piaciuta o meno. Partiamo dal presupposto che in generale i film storici in costume a me piaccio davvero tanto, se aggiungiamo che il tutto è ambientato in epoca medievale a Firenze, culla del Rinascimento… allora bingo! È come se la Rai avesse voluto soddisfare i miei gusti.

Mi è piaciuta l’ambientazione, la regia, la colonna sonora, i costumi, la fotografia, gli attori, la grafica, la sigla iniziale, un po’ meno il doppiaggio e soprattutto i dialoghi abbastanza inadeguati e grezzi, tanto che se l’avessi visto senza il logo del canale tv, avrei dimenticato fosse una produzione Rai, anzi scoprendolo ne sarei stata meravigliata. Insomma per una volta sembrerebbe che i soldi del canone siano stati investiti in modo decente.

Allora cosa si può volere di più?

Una sceneggiatura decente che non faccia come un pendolo impazzito avanti e indietro di 20 anni in cui prima Giovanni de’ Medici (il personaggio di Dustin Hoffman) è vivo, poi morto; poi ancora vivo e di nuovo morto; vivo, morto, vivo, morto, vivo, morto. Ci siamo capiti insomma. Vivo, morto, vivo, morto, vivo, morto, vivo, morto! Scherzetto!

In realtà il problema non sarebbe tanto il salto temporale se questo fosse stato marcato maggiormente a livello della fisicità dei personaggi. Per spiegarmi, senza la scritta che compare di tanto in tanto “venti anni prima”, l’unica cosa che fa comprendere che si tratti di due decenni di differenza, a parte le luci della fotografia, è il taglio di capelli di Cosimo e Lorenzo. Oltre a Dustin Hoffman vivo/morto. Per il resto si va avanti e indietro nel tempo cercando di capire come facciano i Medici ad ascendere al potere.

Una precisazione è però doverosa per alcune persone: scordatevi Lorenzo de’ Medici “il Magnifico”! Non c’è, non è il Lorenzo fratello di Cosimo che compare qui e non credo lo vedremo in questa serie, almeno per ora. Praticamente mettetevi l’animo in pace e smettete di fingere reminiscenze di storia delle scuole ormai andate. Così come l’animo in pace se lo devono mettere tutti coloro che contestano gravi incongruenze storiche della trama: gli autori (tra cui Frank Spotnitz) hanno già da tempo messo le cose in chiaro (e le mani avanti) a tal proposito. Si tratta di una libera, anzi molto libera, interpretazione dei fatti storici. Quindi chi vuole la storia, quella vera, è pregato di vedersi un programma di Piero o Alberto Angela.

cosimo-e-contessinaAltra questione importante. Robb.

Diciamoci la verità, quando guardi Cosimo non puoi non pensare a Robb Stark di Trono di Spade. Per carità, bravo Richard Madden nell’interpretazione, ma ti aspetti che da un momento all’altro dica “l’inverno sta arrivando” e così tanti saluti ai Medici.

Cosimo/Richard sarà pure bello, ma tutta questa mandria di fan sfegatate con gli occhi a cuoricino che da sole hanno mantenuto su gli ascolti della serie, mi sembrano un tantino esagerate. Per non parlare di quelle che già “credono” nella grande storia d’amore tra Cosimo e la Contessina: a belle, Bianca (Miriam Leone) è stata allontanata, mica è morta, e in serie come questa il ritorno di un personaggio è sempre assicurato.

Nota di merito va alla sigla iniziale: la canzone “Renaissance” di Paolo Buonvino cantata da Skin è bellissima e la grafica ricolta molto lo stile di True Detective, senza dimenticare di strizzare l’occhio proprio a Trono di Spade.

Insomma, anche se il ritmo della prima puntata è stato alquanto lento, mi sembra azzardato dare un giudizio definitivo.

È giusto riconoscere alla Rai la volontà di uscire fuori dagli schemi, di mettere da parte storie trite e ritrite di poliziotti, mafiosi, criminali, omicidi, per dar spazio all’arte e alla bellezza di un tempo lontano che imprescindibilmente è alla base della nostra civiltà.

Non resta che vedere tutta la prima stagione (ce ne saranno altre due poi) e sperare che sia in crescendo per poterne decretare il successo.

 

 

 

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Jeeg Robot vai! (Che hai vinto tutto) – E bravo Mainetti

david di donatello

Sono stati finalmente consegnati i David di Donatello, i premi cinematografici italiani – equivalenti agli Oscar americani – assegnati ogni anno dall’Accademia del Cinema Italiano, e arrivati alla 60esima edizione. La cerimonia di premiazione è stata condotta a Roma dal bravissimo Alessandro Cattelan e trasmessa su Sky.

A spartirsi la maggior parte dei premi sono stati in due, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e Il racconto dei racconti – Tale of Tales di Matteo Garrone.

L’Accademia ha però premiato come miglior film Perfetti Sconosciuti, la psicanalisi collettiva di individui la cui vita è governata dai telefonini di Paolo Genovese e di cui sembra sia stato confermato un remake in salsa americana con un cast stellare come Jennifer Lawrence, Bradley Cooper e Brad Pitt.

Grandissima rivelazione il film “Lo chiamavano Jeeg Robot” che ha visto trionfare Gabriele Mainetti come miglior regista esordiente, Claudio Santamaria come miglior attore protagonista, Ilenia Pastorelli come miglior attrice protagonista, Luca Marinelli come miglior attore non protagonista.

lo chiamavano jeeg robot

Un trionfo senza dubbio meritato per un film che palesemente può essere annoverato tra i migliori film italiani degli ultimi anni. E a dirlo non è solo l’Accademia del Cinema Italiano, non sono il numero dei premi vinti, a confermarlo è il pubblico. Una conferma che io stessa ho visto con i miei occhi nella sala del cinema della mia città, una multisala di periferia che proietta di tutto. Ho visto il film alla sua uscita, l’ho visto senza conoscerne nulla, senza aver letto recensioni, senza aver visto un trailer; avevo solo visto di passaggio dei manifesti enormi con un tizio dal volto celato che si ergevano ai lati del sottopasso di via Capruzzi a Bari; mi era sembrato di scorgere il nome di Claudio Santamaria, il che aveva portato la classica riflessione da grandissima critica cinematografica in erba quale sono: “ammazza quanto è figo Santamaria”.

Poi più niente, fino a quando una sera il mio fidanzato, che vive di film e cinema, non mi propone di andare a vedere “Lo chiamavano Jeeg Robot”, naturalmente accetto, altresì remore della riflessione da grandissima critica cinematografica in erba quale sono (vedi qualche rigo sopra).

Dopo mezz’ora di trailer, pubblicità, chiacchiericcio e cazzeggio diffuso nella sala, inizia finalmente il film e dopo poco… silenzio. C’era solo l’audio del film, in sala nessuno fiatava, anche il classico ruminante di pop corn aveva smesso di masticare. Tutti erano intenti a vedere quel film, senza commenti o parlottii vari; tutti avevano chiuso la bocca, averto orecchie e occhi e spalancato la mente. Quando infine le luci si sono riaccese è stato come destarsi da un sogno, riemergere dal profondo di un fumetto in cui per caso eravamo caduti, tutti.

È in quel momento che questo film ha vinto, per me e per tutti quelli presenti in sala.

Non ho mai visto un tale entusiasmo dilagare dopo la visione di un film, solo commenti positivi e pur volendo cercare difetti o carenze nelle riprese o nelle interpretazioni degli attori, nella fotografia o nei dialoghi pregni di romanesco verace, era praticamente impossibile.

Il film è bello, e se anche la definizione appare mera e riduttiva, la risposta la si poteva trovare sul volto di chi usciva da quella sala.

La conferma di tutto ciò è poi arrivata quando ho guardato il mio fidanzato e mi ha detto nell’ordine due frasi: “Voglio il blu-ray del film” e “lo rivediamo?”.

È fatta, “Lo chiamavano Jeeg Robot” è tra i miei film preferiti in assoluto.

Naturalmente subito dopo è subentrata un’attenta analisi da grandissima critica cinematografica in erba quale sono: “ammazza quanto è figo Santamaria!”.

Per quelli che se lo fossero perso, il film torna al cinema dal 21 di aprile.

Torniamo ai David di Donatello; ecco tutti i premiati.

Miglior film

Perfetti Sconosciuti, regia di Paolo Genovese

Miglior regista

Matteo Garrone per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Miglior regista esordiente

Gabriele Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore sceneggiatura

Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello per Perfetti sconosciuti

Miglior produttore

Gabriele Mainetti per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attrice protagonista

Ilenia Pastorelli per Lo chiamavano Jeeg Robot

Miglior attore protagonista

Claudio Santamaria per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attrice non protagonista

Antonia Truppo per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore attore non protagonista

Luca Marinelli per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore autore della fotografia

Peter Suschitzky per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore musicista

David Lang per Youth – La giovinezza

Migliore canzone originale

“Simple Song #3” per Youth – La giovinezza

Migliore scenografo

Dimitri Capuani – Alessia Anfusi per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore costumista

Massimo Cantini Parrini per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore truccatore

Gino Tamagnini per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore acconciatore

Francesco Pegoretti per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

Migliore montatore

Andrea Maguolo con la collaborazione di Federico Conforti per Lo chiamavano Jeeg Robot

Migliore fonico di presa diretta

Angelo Bonanni per Non essere cattivo

Migliori effetti digitali

Makinarium per Il racconto dei racconti – Tale of Tales

David Giovani

Giuseppe Tornatore per La corrispondenza