No Place in Heaven, Mika tour!

mika

Il tour estivo “No Place in Heaven” di Mika riparte proprio dalla mia Molfetta e noi c’eravamo!

Come corrispondenti della testata MolfettaViva abbiamo seguito un concerto spettacolare, in cui Mika non ha tradito le aspettative.

Ci ha fatto ballare, saltare, cantare a squarciagola, emozionare, commuovere e altresì riflettere. In apertura di concerto non ha risparmiato una riflessione e il suo disappunto in merito alla situazione della Gran Bretagna che proprio venerdì, giorno del concerto, ha concretizzato attraverso il voto la volontà di uscire dall’Unione Europea. Un giorno triste per Michael Holbrook Penniman Jr, in arte Mika, e per tutti i musicisti come lui.

E se “the show must go on”, così è stato. Big Girl (You are beautiful) il pezzo d’apertura che ha subito trasmesso tutta l’energia del cantante dalle origini libanesi che non si è risparmiato per il pubblico pugliese.

Ed ancora Rainy day, Relax, Take it easy, We are golden, Underwater, Grace Kelly, Stardust, Beautiful Disaster, Staring at the sun, Good Guys, Happy Ending, insomma il meglio del meglio per un artista geniale e versatile.

Ammetto che qualche mese fa ho potuto vedere un altro concerto di Mika, quello che ha tenuto al Teatro Petruzzelli a Bari. Certo l’ambientazione era ben diversa rispetto alla Banchina San Domenico con lo scenario imperdibile del porto e del Duomo di Molfetta, ma l’impegno e la sua vitalità sono stati gli stessi.

Ciò che mi ha sorpresa di più in entrambe le occasioni, confermando la stima per lui, è stata la sua grande abilità con la voce: è stato sempre perfetto, sul controllo della voce non sbaglia mai e questo è certamente sintomo di un grande amore per la musica e una preparazione unica; non come quei cantanti “piccoli” che, se li senti dal vivo, si rivelano per quello che sono, una grande delusione.

Le sue canzoni mi ronzano in testa ormai da giorni ed è impossibile non canticchiarle.

Quindi se volete vedere cosa è successo al concerto date un’occhiata alla galleria qui sotto con le foto fatte da VinBis.com.

Inoltre vi lascio il video racconto della serata che potete vedere su MolfettaViva cliccando qui!

 

 

 

 

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Cheesecake per una serata d’estate

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Cheesecake ananas e cocco per un compleanno speciale, il Suo.

Ormai questo è il suo dolce, ogni anno al suo compleanno non può mancare e non c’è nulla che possa fargli cambiare idea.

E ogni anno il mio dilemma è sempre lo stesso… come la decoro?

Se ci pensi la cheesecake si presenta come una tavola bianca, un foglio su cui poter disegnare qualsiasi cosa. Due anni fa ci ho disegnato un gatto stilizzato, l’anno scorso un ciak cinematografico che lo rappresentava particolarmente. Quest’anno sono andata un po’ ad istinto. Al supermercato mi hanno incuriosito i riccioli di cioccolato colorati, poi il resto è venuto da sé.

Direi che il risultato non è male, voi che dite?

Per chi fosse interessato, un fischio e posto la ricetta.

So a cosa pensi!

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Io lo so. So a cosa state pensando. So qual è il pensiero che ronza insistentemente nella vostra testa, quel pensiero che s’insinua silenziosamente, ad ogni ora del girono, e vi tormenta mentre cercate una via di fuga, un piano di evasione perfetto.

Sì, state proprio pensando: perché la partita dell’Italia oggi è alle 3 del pomeriggio? Perché?

Naturalmente la domanda successiva che ne scaturisce è: come faccio a vedere la partita a quell’ora?

Suvvia, mettere la partita dell’Italia contro la Svezia alle 3 del pomeriggio è davvero una cattiveria, una tortura impensabile; peggio delle unghie che stridono su una lavagna, a dei morsetti applicati sui capezzoli, a quel dolore che ti immobilizza quando mangi lo zucchero filato e tra i denti hai una carie grande quanto una caverna. Ok, ci siamo capiti.

A quell’ora la maggior parte dei comuni mortali lavora, sgobba in ufficio, in una fabbrica, in un call center, in un negozio, a scuola; l’altra metà, invece, sono al bar o a casa ad agevolare la digestione e a godersi la partita contro i giganti della Svezia, i vichinghi della Scandinavia. Che poi, se guardiamo bene Ibrahimovic non assomiglia lontanamente ad un vichingo, quindi fa un po’ crollare un mito, ma questa è un’altra storia.

Resta il fatto, francamente, che se pensi alla Svezia non puoi non pensare a Ibra, soprattutto i milanisti che ne piangono ancora la partenza non escludendo mai il ritorno (anche se è un ritorno che si presenta a ogni sessione di calcio mercato, poi qualcuno dice no e allora ciao Ibra).

Così come resta il fatto che quando penso alla partita Italia vs. Svezia, la mia mante prefigura lo scontro epocale tra Mercatone Uno e Ikea, anche se in fin dei conti lo scarto tra i due è poco, solo qualche pezzo, un paio di mensole, un pugno di viti e istruzioni incomprensibili qua e là.

La tensione sale ad ogni ora, per uomini e donne indistintamente e anche il tizio alla radio incita ad una fuga repentina per vedere la partita.

C’è chi prolungherà a dismisura la pausa pranzo, svariati malati immaginari, gli attrezzati con ogni tipo di tecnologia, gli sfacciati che vedranno la partita in ufficio fregandosene di tutto e tutti, i patiti della radio cronaca e quelli che si rassegneranno al loro triste destino.

Voi cosa farete? Avete già il vostro piano di fuga o sarete tra i fortunati che si godranno la partita comodamente sul divano di casa (magari con una bella birra fresca)?

Io? Sono nel limbo.

Pensiero cazzeggio – Basta così?

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Come potrei definire questa giornata? In realtà non lo so. Disastrosa sarebbe troppo da catastrofista, altalenante sarebbe addirittura troppo da ottimista. Facciamo strana e non se ne parla più.
Una cosa però l’ho capita: mai fidarsi degli autisti dei pullman. Per un autista esiste solo il proprio mezzo, solo la propria tratta, solo i propri orari. Gli altri sono solamente colleghi da salutare ad un incrocio con uno sguardo di sfida a chi ce l’ha più nuovo o più grosso. Maschi naturalmente.
Degli altri non sanno nulla e quando dicono di saperlo allora… mentono! Ok, sì, sono sempre maschi.
Per colpa di uno di loro oggi ho preso il pullman sbagliato che mi ha lasciata sul lungomare di Bari. Bello, se non fosse che per raggiungere la mia meta ho dovuto camminare per 45 minuti a ritmo sostenuto sotto il sole. Praticamente oggi il mio Google Fit ha fatto i salti gioia, ha stappato una bottiglia di champagne e brindato alla mia salute. Tanto a camminare ero io, mica lui…
In più durante questa lunga passeggiata ho incrociato nell’ordine fattorini molesti, una manciata di guardoni, vecchiette ignote che mi hanno salutata, un gatto stecchito, insetti vari e un odore penetrante che sembrava caffè tostato ma non lo era perché non c’erano bar nelle vicinanze.
E ancora. Durante la pausa di lezione, la macchinetta del caffè di è rifiutata di darmi la stecchetta di plastica che funge da cucchiaino, l’accendino ha smesso di funzionare, la mia cervicale ha iniziato a festeggiare e mentre aspettavo il pullman del ritorno ha iniziato a piovere.
Altro da dichiarare? Ah sì, stamattina non ho fatto colazione perché sono finiti i cornettini ai 5 cereali che ingurgito per far finta di mangiare qualcosa.

Ecco, direi che è tutto. Almeno credo. O spero.

E pensare che non mi sono nemmeno incazzata.

Andiamo bene…