Il profumo del pane a una settimana da Natale

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Manca una settimana esatta a Natale, per questo vi delizio (si fa per dire) con una mia creazione (e in sottofondo partono le risate registrate). Purtroppo per voi ci ho preso gusto a disegnare.

Una settimana fatta di influenza per il mio lui e che giustamente mi spupazzo alla grande; una settimana fatta per ridere, scherzare, pranzare e soprattutto cucinare assieme. Entrambi adoriamo cucinare e spesso ci capita di farlo, ora nella sua piccola cucina, cercando di non intralciare l’uno il lavoro dell’altro. Capita spesso che proprio in cucina nascano delle piccole scaramucce, magari su qualche procedimento, sulla cottura, sui condimenti, ma sono bisticci di poco conto che credo nascano dalla passione: è con passione che mescoliamo un sugo, che impastiamo e amalgamiamo, è con passione che tagliamo in geometrie regolari gli ingredienti. È per quella stessa passione con cui cuciniamo e rispettiamo le materie prime che esterniamo il nostro punto di vista. All’assaggio, nel momento del banchetto i dissapori lasciano il posto ai veri sapori, così ogni animo è lenito.

Ieri, dopo aver sfornato cornetti ahimé surgelati che si sono rivelati una vera delusione (per questo la prossima volta con tanta pazienza proveremo a farli con le nostre mani), lui ha proposto di fare il pane. Era un’idea che aveva da parecchio tempo, infatti aveva precedentemente acquistato tutte le farine necessarie. Ed era anche un mio desiderio. Lui ha amalgamato gli ingredienti ed io ho continuato lavorando la pasta. Gioco di squadra perfetto. Abbiamo atteso con trepidazione la lievitazione (un po’ breve in effetti, ma la curiosità e l’entusiasmo hanno avuto la meglio), e dopo aver porzionato la pasta abbiamo infornato.

Eravamo accovacciati davanti al forno, illuminando lo sportello con una luce tascabile per vedere meglio, osservando come le nostre rozze (no, meglio “rustiche”) pagnotte si gonfiavano, le croste si sollevavano diventando croccanti. E poi il calore, il profumo del pane appena sfornato, la curiosità di spezzarlo insieme, di assaggiarlo e la meraviglia di aver creato con le nostre mani il “re” della tavola.

È stato emozionante e sicuramente da ripetere. Soprattutto da perfezionare; in fondo secondo me doveva essere cotto un po’ di più, ho detto a lui che non era d’accordo.

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