La riscoperta di matite e pennarelli. Vecchie passioni tornano.

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Anche oggi per vostra grande gioia un mio disegno! (E partono le risate registrare dalla regia)  Un disegno per ricordare che manca poco più di una settimana a Natale; da oggi il conto alla rovescis si fa serrato e si inizia con cifre singole che in contro tendenza fanno aumentare l’attesa.

Ho rispolverato la passione per il disegno, quella per l’arte in genere non mi ha mai abbandonata. Fin dalle elementari, così come alle medie e i primi anni di liceo, l’arte e il disegno sono state tra le mie materie preferite; fatta eccezione, alle medie, del disegno tecnico e di quella materia annessa chiamata credo “educazione tecnica” che proprio non riusciva a starmi simpatica proprio come il professore che la insegnava. Ricordo che anche in questo caso – così come a matematica in cui con grande fantasia inventavo nuove formule che in realtà non avevano né capo né coda, ma che per me funzionavano solo perché portavano allo stesso risultato del procedimento standard (io l’ho sempre detto: la matematica per me è un’opinione e non cambio idea) – la squadratura delle tavole mi annoiava così tanto che ormai la eseguivo con precisione prendendo le misure e tracciando le linee, infine praticavo dei forellini lì dove generalmente nel classico procedimento doveva essere puntato il compasso. E madames et monsieurs les jeux sont faits! Semplice e pratico.

Nel disegno, invece, ogni passaggio era necessario ed eseguito al meglio, impiegavo ore anche solo per tracciare una linea purché fosse perfetta, purché potesse avvicinarsi alla realtà. Naturalmente, come molte volte ho riscontrato capita, adoravo disegnare ma non colorare: forse il disegno riesce a trasmettere un leggero senso di onnipotenza poiché con l’ausilio della matita puoi creare, puoi plasmare qualsiasi cosa, forme che sussistono semplicemente perché hanno quel tratto di grafite che fa da contorno, che delimita il particolare, ciò che esiste da ciò che non esiste e che è solo foglio bianco; dunque senza bisogno di colore. Ma quando devi necessariamente dare colore allora non si può sbagliare, devi solo cogliere la sfumatura giusta dalla scala cromatica unendola alla luce perfetta. E in quel caso il colore per me diventava una sfida, una ricerca che mi portava ad acquistare (per grandissima gioia dei miei genitori) sempre nuove scatole di pennarelli, pastelli, acquerelli, tempere con vaste gamme di colore; taluni con differenze quasi impercettibili.

Ed ora ho riscoperto tutto questo, ho rispolverato pennarelli e pastelli di allora che avevo conservato più per ricordo che per futura necessità. Mi sto riappropriando degli strumenti che un tempo erano legati ad un dovere scolastico, oggi invece sono diletto, pura volontà creativa ed espressiva.

Per qualche attimo torno bambina, do vita a personaggi strani, mi sporco le mani di colore. E mi piace da matti.

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