C’è chi dice no! (come rifiutare proposte all’apparenza allettanti)

c'è chi dice no

Eccomi, sono io, sempre e soltanto io.

Mi sono assentata giusto un po’. Il tempo utile per lavorare, essere stanca, lavorare, essere ancora stanca, arrotondare scrivendo testi, e qualche altro evento.

Ormai gli straordinari al lavoro non mancano e col corso di aggiornamento e la nuova abilitazione da consulente per le vendite la sopportazione sta arrivando ai massimi storici. Certo ho un’entrata mensile sufficiente (fino a quando decideranno di rinnovarmi questo misero contratto part time) ma in quelle quattro ore ti capita di sentire di tutto di più.

Nel frattempo ho detto un grosso “no”. Ho rifiutato di essere il direttore responsabile di una nota testata giornalistica on-line locale. Perché ho rifiutato? E come ho fatto?

Questa volta più che mai è stato decisivo porre sui due piatti della bilancia i pro e i contro. I contro hanno quindi stravinto, ma che dire, un plebiscito tra le motivazioni avverse a qualsiasi decisione che potesse portarmi ad accettare. E poi direttore responsabile senza un centesimo per alcuni (furbi) potrebbe essere normale, per me no (inoltre il “caro” Sallusti docet…). Ora come ora, col piccolo bagaglio di esperienza che mi porto dietro, la moneta sonante non è facilmente sostituibile con una gloria aleatoria e illusoria. Inoltre in una città come la mia, in cui puntare il dito è fin troppo facile e molti hanno “la querela più veloce del sud”, meglio evitare inconsistenti scelte che ai predecessori a quella carica non hanno portato lustro né permesso il tanto cercato salto di qualità. In poche parole una proposta dal fragrante e pungente odore di fregatura.

Inoltre anche le modalità per cui è pervenuta la proposta non è delle più chiare e cristalline. Come si dice “l’occasione fa l’uomo ladro”, senza risparmiare gli amici: troppa preoccupazione per il mio futuro professionale da sembrare sproporzionata e paradossale.

Al fine grazie ai pareri che più contano per me la scelta è stata presa. No a pseudo-giochetti di potere, no a far da scudo per permettere ad altri di fare i propri comodi, no a compromessi che alla fine si rivelano svantaggiosi, no a deviazioni del mio cammino.

Insomma una storiella non nuova, vista e sentita in tutte le salse. Consuetudine, si potrebbe dire. “Inculature” evitate le chiamerebbe qualcuno. Semplicemente basta a noi decidere. Decidere di non essere pedine senza volontà di un gioco che altri hanno scritto. E se il pentimento un giorno dovesse arrivare, anche lui potremo mettere a tacere.

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