Pensieri dal mio letto – Tranquilli, è “vero” realismo (sì, esiste…).

È così difficile distinguere il comune pessimismo da un atteggiamento che ha tutti i buoni propositi per essere uno realista? Possibile che distinguere i due fronti sia così difficile?

È vero, talvolta i due atteggiamenti non hanno contorni netti, altre volte le rispettive sfumature possono confluire. Eppure sono scissi, reclusi in angoli opposti e identificativi.

Io credo di riuscirci, cerco di attuare un atteggiamento realista, anche perché francamente disperarsi può servire a ben poco. Mi lascio trasportare dalla mia logica, scevra da coinvolgimenti soggettivi e tinte personali. Con lente d’ingrandimento seleziono dati, elementi neutri, lucidi, li unisco con un filo rosso, tesso una ragnatela di pensieri e considerazioni che possa essere una visione reale. E quando si tratta di me, di situazioni che mi riguardano in prima persona, ci metto in mezzo anche la mia conformazione caratteriale, come sono fatta, le mie capacità e ancor di più i miei limiti (perché io li conosco). E se le circostanze, se le contingenze che mi si propongono davanti possono semplicemente sembrare vertere verso il pessimismo le mie considerazioni, questo non significa che essenzialmente lo siano.

Sembrerebbe tutto un discorso artefatto, di chi pensa di sapere, di conoscere, ma in realtà è accecato da una distorsione percettiva. Però io ne sono convinta, sono certa di questa visione recettiva realista. Ed effettivamente non sarebbe semplice pensare ciò guardandosi attorno, mentre si osservano individui intimamente pessimisti, insicuri, talvolta terrorizzati dalla propria ombra, costantemente in conflitto con la voglia di agire e riuscire e l’insana paura di fallire, di non essere all’altezza. Ogni cosa va presa così come viene: detto popolare? Può essere, ma mai parole ormai così logore sono state più sagge.

Ogni avvenimento è un’esperienza, nel bene o nel male, un tassello in più che crea il mosaico di un “Io” che non smette mai ci accrescere, di formarsi. Ed è così che io sto vivendo, nonostante a volte chi mi sta attorno possa fraintendere i miei pensieri: inutile convincerli che non sia così, che ciò che loro vedono è differente da quello che io realmente sto seguendo- sentendo. Procedo dunque, ascoltando e captando ciò che è fuori, ma i criteri di valutazione sono i miei; procedo anche in un accenno di incomprensione. Genio incompreso? Non credo di essere mai stata un genio, incompresa a volta, anzi molte. Ma anche così si tira avanti, con la curiosità di chi vuole scoprire ogni attimo cosa c’è dietro l’angolo. Con la curiosità di chi vuole semplicemente vivere. Come crede, possibilmente.

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Un brivido sulla pelle… bentornato autunno.

Brrrrrrrrrrrrrrr! (No, non è brancamenta…).

È il mio personale apprezzamento per questa piacevole temperatura serale. Circa 19°, un venticello un po’ pungente e la pelle ancora scoperta che richiede un po’ di tessuto, leggero, un velo che trasmetta tepore e protezione.

Adoro questi climi che lentamente declinano vero il freddo, quello vero, quello che si insinua tra i più piccoli spiragli di stoffa entrandoti dentro.

E torna la voglia di stare a casa, adagiati sul divano a leggere o guardare un bel film, o meglio cucinare qualcosa di caldo, cibi fragranti appena sfornati che deliziano il palato e riscaldano l’anima.

A questo proposito sto pensando di provare uno dei miei esperimenti in programma: pancakes! Tradizionali o forse salati; torrette soffici e ancora fumanti con una leggera colata di formaggio fuso e prosciutto croccante. Ok, domani mi procuro l’occorrente e mi metto ai fornelli!

Benvenuto autunno. Bentornato vento liberatore.

E venne il momento dell’iPhone 5… (per quanto ancora potranno allungarlo?)

Il giorno tanto atteso è dunque giunto!

La terra ha tremato, i cieli si sono aperti, le acque evaporate, ed un lampo giunto repentino tra noi ha portato l’oggetto del desiderio: l’iPhone 5!

È lui o non è lui? Certo che è lui e finalmente, dopo un tartassamento mediatico, sussurri, indiscrezioni, fughe di notizie, immagini rubate, inventate dalla mente di paranoici della mela morsa e chi più ne ha più ne metta. Lo scorso 12 settembre si è finalmente aperto il sipario e tutti hanno ammirato la neo creatura. Tutti a bocca aperta? Non proprio tutti. C’è chi ha subito arricciato il naso. Alla Apple non sanno più cosa inventarsi, e allora perché non allunghiamo un po’ in vecchio 4s? Ma sì, tira un po’ qui, poi l’anno prossimo tira un po’ lì, poi assottiglia un po’ qua, una piallata là, una lucidata… oddio ma è un iPad?

Certo le migliorie sono tutte all’interno, in quel guscio di alluminio e vetro zaffiro che si spera non sia bello croccante se no alla prima bottarella son dolori.

Però, diciamoci la verità, all’utente e compratore medio-basso di questo mini investimento patrimoniale poco interessa cosa c’è dentro, se il sistema operativo ha messo il turbo, se ci hanno inserito una serie di formiche lavoratrici dopate che spostano in frazioni di secondo applicazioni o zoomano seguendo il movimento rapido delle dita del proprietario. L’importante è che quel “benedetto” pezzo di vetro e metallo che hanno tra le mani si colleghi a facebook, abbia Instagram che rende carine e vintage anche le cagate fotografate e se mai ci spruzzi addirittura una leggera fragranza di mughetto; ciò che conta sono i giochini con le dita che pinciano, strisciano, allargano, squartano, smicciano, pisciano… insomma ci siamo capiti.

E poi avere l’iPhone, come ho letto in vari siti, è acquisire un modus operandi, una filosofia di vita, una visione nuova e rivelatrice della realtà, anche se lo si usa semplicemente per chiamare la mamma per avvisarla di “buttare la pasta” che siamo sulla via del ritorno (tipica espressione popolare).

Mentre i numeri delle vendite arrivano a cifre esorbitanti, le parodie si moltiplicano a dismisura, il titolo in borsa impenna verso l’alto e il gregge si appresta a scannarsi per accaparrarsi l’ultimo pezzo, impazzano i due schieramenti battaglieri, l’uno a favore della mela, l’altro porta alto il vessillo coreano del Samsung S3. Una battaglia all’ultimo sangue, a colpi di pixel, design, velocità, potenza, nitidezza delle immagini, applicazioni tra le più inutili al mondo, senza considerare la battaglia delle vendite, dei costi, dei brevetti, e perché no, della resistenza.

Insomma quando finiranno di tediarci? Ai posteri l’ardua sentenza.

Io per ora resto fedele al mio Nokia. Tiè!

Pensieri dal mio letto – tu chiamale se vuoi affinità elettive

Perfetti sconosciuti. Individualità che in particolari contingenze, accidentali, si incontrano, si scontrano; scambio di sguardi d’intesa, parole schiette e sorrisi sinceri. È impressionante il feeling che ne deriva. Lo si può chiamare in modi e sfumature differenti, ma sai bene di cosa parli solo nel momento in cui riesci a captare quella scintilla negli occhi dell’altro. Alchimia, chimica, simpatia a pelle, percezioni primarie. O forse è proprio il caso di parlare di “affinità elettive”.
Non abbiamo scelto di affrontare insieme questa esperienza, ma abbiamo scelto di condividerla insieme. Ed è stata cosa buona e giusta. Poi abbiamo scelto di scartarci lentamente, scoprire lembi di noi e insieme meravigliarci di quanto simili possiamo essere.

Eta e Cia, certamente la cosa migliore del corso; certamente due amiche.

Sintesi.

Stanca? Stressata? Sì, anche oggi.

Hai trascorso una buona giornata? Ma anche no. Una giornata talmente irritante che il diluvio del pomeriggio mi metteva addirittura di buon umore.

Voglia di sfogarti? Sì, tanta. Possibilmente prendere simpaticamente a “violenti scappellotti” due oche e una vacca.

Voglia di dire “ve l’avevo detto”? Non si capisce, percentuale superiore alla soglia consentita.

Voglia che tutto questo finisca? Senza fine.

Voglia che ciò che mi aspetta non inizia mai? Vedi risposta precedente.

Sei confusa? Il mio mestiere è il disordine.

Voglia di mollare tutto? Direttamente proporzionale alla voglia di non fallire.

Sopportazione? Nella zona di pericolo esplosione.

Soddisfatta? Manco per niente!

Felice? E cosa sarebbe…?

Sintesi rapida e veramente poco indolore della giornata di oggi (pressapoco ciò che succede da qualche settimana).