Specchio indagatore, armadio traditore

Sembra assurdo e invece è terribilmente vero.

Ogni qual volta si verifichi un evento, un appuntamento che rientra nella categoria delle “occasioni speciali” (da quelle di lavoro alle feste, dalle giornate inusuali alle uscite del sabato sera fino a quelle galanti) o per lo meno presunte tali, nella testa pettinata  della donna si accende una spia, un allarme rosso che nemmeno le calamità naturali altamente distruttive possono eguagliare. “Oddio cosa mi metto!”

Naturalmente l’interrogativo, con conseguente allarme, si accende sistematicamente il giorno precedente all’evento preso in considerazione (per lo meno è così per me).

E per quanto si possa scavare fino a raschiare il fondo di qualsiasi armadio e cassetto nessun capo potrà mai soddisfare gli arricciamenti di naso, gli interrogativi e i dubbi che come saette guizzano fuori da quei due occhi indagatori e critici che trovano il proprio doppio nello specchio.

E se a mali estremi vi sono estremi rimedi, quale rimedio potrebbe essere più risolutivo e appagante di una sessione straordinaria di shopping? Un arrembaggio ai negozi alla ricerca del capo “particolare e adatto”, che il più delle volte si è materializzato in modi inspiegabili all’interno della propria mente: praticamente è come ricercare l’isola che non c’è con un navigatore non aggiornato e con le batterie scariche.

Alla fine arriva, il capo che è salvezza e risoluzione di un contenzioso perennemente aperto con la propria autostima e una innata insoddisfazione della propria immagine allo specchio.

E così vissero tutti felici e contenti, almeno fino alla prossima “occasione speciale”.

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L’estate è finita, andate a lavorare! Amen.

“L’estate sta finendo e un anno se ne va…” cantava il ritornello di una canzonetta da spiaggia di un po’ di anni fa. Ok, è vero che il caldo è ancora qui ad attanagliarci in una morsa sempre più serrata, è vero che è in arrivo Lucifero (o è già arrivato?) l’ultima e più temibile ondata di caldo, ma per me l’estate sembra davvero finita. Finite le “ferie”, che sarebbero ancor più giustificate in presenza di un vero seppur instabile lavoro, finite le vacanze e i viaggetti fuori, in esaurimento le giornate destinate al “cazzeggio” sfrenato e votato al nulla più assoluto. Tanto più che quest’anno le uscite sono state davvero lodevoli: mare, Ostuni, una visita anche allo zoo giusto per non farci mancare nulla e quei giorni indimenticabili in Salento con i miei amici, quelli veri e speciali. Una manciata di giorni vissuti senza regole, infischiandosi di programmi e progetti, seguendo solo la strada e il mare che accompagnava il percorso, con le nostre orme stampate sulla sabbia nera o arrampicandoci tra rovi e scogliere a strapiombo, lì dove la Grecia sembrava così vicina. Ed ancora profumi, suoni e ritmi, ma soprattutto sapori. Il mio palato e la mia curiosità culinaria hanno provato l’ebbrezza di orgasmi multipli, sentivo le papille gustative fare la ola ad ogni boccone. Pucce, pezzetti, minchiareddi, pasticciotti, monachine, fruttoni, caffè al latte di mandorla, pittule… e altri prodotti tipici il cui ricordo è soprattutto impresso nella mia bocca e nella mente. Insomma ho mangiato tanto, forse troppo, naturalmente annaffiando per bene il tutto.

Adoro il cibo, soprattutto quello inconsueto e nuovo, ma non sono una di quei maniaci che tendono a fotografare con Instagram qualsiasi boccone che valichi il confine del proprio cavo orale, sia chiaro! (Non è che per caso si intravede l’effetto repellente che provoca su di me Instagram e i suoi assidui fruitori?!)

Se ci penso il cibo ha molte volte scandito i miei viaggi, i luoghi che ho attraversato e scoperto, le tappe che ho raggiunto. Adoro il cibo, adoro assaporarlo (forse da questo deriva la mia lentezza nel mangiare?) e adoro altrettanto cucinarlo; infatti non vedo l’ora di riproporre qualche ricetta assaporata in questa vacanza.

Ma torniamo a “l’estate sta finendo e un anno se ne va…”. Non ho ancora ripreso il corso di formazione, con cui potrei riempire una intera sezione del blog e passare a riempirne agevolmente un altro, ma già l’agenda inizia a riempirsi di nuovi impegni e opportunità da cogliere al volo. Urrà! Vedo probabilmente l’inizio di un bel periodo di stress ed esaurimento! Dunque sono masochista? Eppure essere impegnata fino a non avere quasi tempo per respirare mi serve, talvolta ne sento il bisogno. (Lo so sono strana… me lo dico da sola). La prossima settimana mi aspetta l’organizzazione e la conduzione dei lavori dell’assemblea generale per la nuova ass. antiracket e questo mi elettrizza: è un compito importante e prestigioso e in molti confidano nella mia professionalità. Insomma, vietato sbagliare.

Eppure qualche volta sogno ancora le spiagge salentine, la campagna con quei colori caldi e intensi, quei sapori decisi… Ok Sibyl torna con i piedi per terra!

E allora buona fine estate a tutti.

Pensieri dal mio letto – “non voglio sposarlo”, parole sante sorella!

Tra le “paroline magiche” digitate nei motori di ricerca che successivamente hanno condotto un’anonima temeraria sul mio blog, ci sono le parole “non voglio sposarlo”.
Ora, la faccenda del matrimonio sta diventando alquanto presente, pur escludendo le divagazioni di mia madre su un mio ipotetico matrimonio; anche se sono convinta lo dica solo perchè vuole che mi tolga dalle scatole per una serie di simpatici motivi, primo tra tutti e non a caso il mio disordine.
Fermo restando il mio rifiuto di quella folle messa in scena del matrimonio, sarei ben lieta di esporre a questa avventuriera del mio blog, quest’anima in pena errante e disturbata dall’idea di una carcerazione preventiva e poi esecutiva, circa un centinaio di motivi per non sposare qualsiasi soggetto maschile, ovvero compagno di cella e consorte di sventure.
Ma nella mia infinita magnanimità, capacità d’immedesimazione e apertura mentale posso concedere uno stato di convivenza possibilmente pacifica. Si raccomanda di assumere il tutto a piccole dosi nell’arco di 24 ore e per non più di 2/3 giorni consecutivi poichè si potrebbe andare in contro a una spiacevole frantumazione di ipotetici attributi maschili.
Grazie per l’attenzione.
(Plin plon)