Pensieri dal mio letto – esecuzione pubblica del romanticismo

C’è chi ancora fa le serenate. Ebbene sì, lo fanno lo fanno, come direbbe il buon vecchio Sil.
Questa sera, poco lontano da casa sembrava avessero aperto una balera, una di quelle tipicamente romagnole in cui arzille vecchiette e vedovelle agghindate si fanno trascinare da partner anche occasionali nel vortice del “lissio” (il liscio, secondo la cadenza romagnola). E invece veniamo a sapere da Simo che, davanti al suo palazzo, un tizio per più di 2 ore va avanti a cantare canzoni improponibili alla sua amata, completando il tutto con balletti improvvisati, fiori e probabilmente una bella quantità di alcol.
E poi si chiedono perché il romanticismo vero sia morto. In questo caso seppellito assieme alla dignità del tizio. Non è che sono contraria a certe forme di insensato esibizionismo, ma se fosse capitato a me il futuro sposo sarebbe rimasto piantato all’altare, per la serie “ora cantatela e ballatela da solo”. Ma tale problema non sussiste dato che io non mi sposerò (storia lunga questa, ma forse un giorno la racconto).
Queste manifestazioni, come molte altre, sono contrarie al mio modo di pensare semplicemente perché in fondo non sono fatte per compiacere la persona amata, quanto per una forma di egocentrismo misto a esibizionismo che dovrebbe suscitare negli astanti ammirazione se non invidia. Questo nel momento in cui non si suscita pietà, s’intende…
Il mio non è cinismo irregolare, ma un atteggiamento di rifiuto di tutte quelle apparenze e ostentazioni vuote che non portano beneficio a nessuno, nemmeno a chi le attua.
Sarà il mio appurato antiromanticismo a parlare o le nebbie del sonno?
Nell’incertezza, buonanotte a tutti.

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Italia-Germania, tra pronostici e tifo esagerato

Ok ci siamo. Siamo in finale. Sogno o son desta? Sì sono proprio sveglia ed è tutto vero!

Lo spauracchio italiano si è ancora una volta abbattuto tremendamente sui cugini d’oltralpe tedeschi. Diciamoci la verità, tedeschi quasi assesti in una partita di cui credo fossero i favoriti. Lo ammetto, a metà fase a gironi avevo espresso la mia sentenza: Germania in finale e per di più trionfatrice di questi Europei! Tutto questo dopo aver detto “Quest’anno vince la Russia” esattamente il giorno dopo l’eliminazione della squadra. Ok lo so i miei pronostici non sono dei più precisi… Sarà per questo che non ho mai fatto scommesse varie, tantomeno quelle calcistiche? Però si potrebbe anche considerate la questione da un altro punto di vista: il mio pronosticare a favore di altri li ha condotti gentilmente fuori dai piedi. Devo fare un tentativo con la Spagna? Meglio mantenersi moderati e cauti, senza azzardare vittorie o sconfitte aleatorie. Ed anche senza sbracciarsi, gridare, invocando a pieni polmoni tutti i santi, Cristi, Madonne, divinità varie e pure qualche anima defunta come invece ha fatto ieri la ragazza di un mio amico che ha seguito la partita con mio gruppetto di amici, ovvero il “gruppo della cupola”. La tipa mi ha inibito il tifo ieri. D’altronde lei tifava per tre, io ne ho approfittato per magnà focaccia e sorseggiare aperol con ghiaccio rigorosamente in bicchieri di plastica (detti di “carta”, anche se non ho mai capito perché dato che son fatti palesemente di plastica, è un mistero! Oddio chiamate Bossari!).

Ma bando alle ciance, torniamo alle fesserie (come diceva la professoressa di italiano delle medie quando si avvicinava il momento fatidico delle interrogazioni). È stata davvero una bella partita. C’era la nazionale italiana, c’era Balotelli che finalmente si è ricordato che tra le cose che competono al suo ruolo c’è anche quello di fare qualche gol quando ne ha voglia, c’erano gli addominali di Balotelli che esultavano, c’era a tratti Cassano, c’era la “saracinesca” di Buffon, c’era la classe smisurata di Pirlo, c’era l’eleganza di Prandelli che inspiegabilmente beveva troppe volte dalla borraccia (dal rione degli “affezionati dell’alcol” abbiamo ipotizzato si trattasse di rum), c’era Diamanti con il braccialetto portafortuna strappato in tutta fretta e gettato nelle mutande – sarà per questo che correva in modo strano e scivolava continuamente? –. E c’era anche nella Germania il Boateng “bruttino”, c’era la copia uscita malissimo del già brutto originale Montolivo (mi riferisco a Ozil), c’era qualche figo ignoto, c’era la capigliatura sempre a posto di Loew, c’erano i tifosi tedeschi alticci e quelli che pensavano di essere a carnevale, ci sono state dopo le lacrime dei tedeschi e le gioia di quelli italiani. C’è stata anche l’ira funesta di Buffon e la nostra sofferenza degli ultimi cinque minuti (la mia era completata dalla tizia che gridava come una forsennata e ripeteva “no in contropiede!” – che io il contropiede non so manco dove abita o a quale danza appartenga!). Grande assente la nazionale tedesca, il buon senso di Balotelli dopo il secondo gol e il culone della Merkel.

E domenica la finalissima! Italia-Spagna. Grande attesa per la partita ma soprattutto per la scelta della mia amica Simo: per quale squadra tifare? Già si escogitano eventuali simpatiche ritorsioni nei suoi confronti e nei nostri se l’Italia dovesse mollare.

Allora italiani, popolo di tifosi, allenatori, iettatori, gufi delle tenebre tenetevi pronti e domenica date il meglio di voi!

Pensieri dal mio letto – espressioni post sesso

Vi siete mai chiesti o avete mai provato la curiosità di vedere qual è la propria espressione facciale dopo aver fatto sesso? O per i romantici dopo aver fatto l’amore? E con questo non intendo una mera curiosità che sarebbe banalmente soddisfatta guardando il proprio viso riflesso nello specchio. Ciò che intendo sarebbe più conoscere l’espressione del proprio viso guardandosi attraverso occhi altrui, e così capire cosa traspare dalle nostre espressioni.
Mi è capitato di sentir dire che, in particolare per le donne, dopo l’atto sessuale il viso diventi più radioso, un effetto paragonabile a una crema anti-età miracolosa. Lo ammetto, una volta è capitato anche a me, dopo aver fatto sesso il partner del momento mi ha detto che avevo una luce diversa negli occhi… E pensare che eravamo al buio…
Indubbie sono le proprietà benefiche del sesso, la capacità di influire positivamente sullo spirito e sul corpo.
Ma quella espressione post atto, quel misto di soddisfazione, appagamento, residui di eccitamento, gli occhi ridenti e ammiccanti, le labbra languide, le gote ancora arrossate… Sono quelle a incuriosirmi.

Intanto mi godo quello stato di beatitudine ed eccitazione aspettando il sonno.

Pensieri dal mio letto – l’inizio

Ho deciso di inaugurare una nuova categoria che, come ben si evince dal titolo, scrivo mentre sono distesa nel mio bel lettino, con i profili di mobili e oggetti della mia stanza che emergono dal buio alla luce bianca del mio inseparabile cellulare, mentre dalle tapparelle socchiuse sottili lame di luce giungono dalla quiete esterna.

Benedetto sia l’inventore dell’aria condizionata che in queste notti mi strappa dalle grinfie di Caronte per adagiarmi tra le braccia di Morfeo!
Gli occhi sono pesanti e il sonno già mi conquista.

Domani mi aspetta il test per scoprire a cosa potrei essere allergica… Si attendono sorprese!

Buonanotte.

Italiani, popolo di buone forchette… e cucchiai

Novanta minuti non bastavano. Centoventi nemmeno. E allora rigori!

Un Montolivo che tutti avremmo voluto prendere a simpatici scappellotti, e poi lui, l’uomo del non-sorriso, colui che potrebbe giocare in smoking e al momento giusto tirar fuori un cucchiaio dalla tasca interna della giacca: Andrea Pirlo!

Per la serie “datemi un cucchiaio e salverò l’Italia”? Magari fosse possibile, a quest’ora Monti sarebbe sommerso di posate di qualsiasi fattura (probabilmente in maggioranza di plastica, vista la crisi).

Una partita bella, intensa ma interminabile come la fila dei miei sbadigli durante i supplementari. Mi son destata ai rigori, o forse mi ha destata l’urlo di gioia di Vin nel mio orecchio destro, ma poco importa.

Gli inglesi contro gli “undici eroi azzurri in terra straniera” (immaginatelo detto con la voce di Pannofino – che sinceramente quando commenta le partite mi inculca un leggero stato d’ansia) hanno solo dovuto sperare nelle linguacce del portiere Hart e nel fantomatico tifoso inglese che ha posizionato a favore di porta i “gioielli di famiglia”; la solita bufala di simpaticoni in vena di scherzetti.

Nulla ha potuto la rudezza inglese, lo sguardo assatanato di Rooney ancora provato dal trapianto di capelli, il gioco “falloso” di quello stangone (e direi alquanto figo) di Carroll contro il bon ton italiano. Il fatto di essere un popolo di buone forchette è da sempre risaputo, ma da oggi lo siamo anche di cucchiai. Siamo dunque un popolo civile ed educato, che sa usare all’occorrenza le posate giuste, probabilmente con gran soddisfazione dell’illustre connazionale Giovanni Della Casa con il suo Galateo.

Educazione e decoro, queste le parole chiave. Ma sì, che saranno mai le bestemmie di Balotelli e Cassano (il grande Tonino nostro!), il chiasso fino a tarda ora dei tifosi che strombazzano per le vie, un presunto tifoso inglese con il pendolo al vento, le “sputazze” dei giocatori nel campo, gli insulti gratuiti alla madre di un ragazzo ammazzato da chi deve proteggerci, fiumi di birra con annesso rutto libero.

Noi sappiamo usare il cucchiaio, per ora questo basta.

A cosa serve?

 

 

Tratto da  http://www.giornalettismo.com/archives/382896/condividi-se-hai-capito-a-cosa-serve/ 

Sinceramente, guradando questa foto, quale comune mortale avrebbe pensato alle rughe?

Lo ammetto, io ho pensato alla fellatio, un aggeggio per aumentare il volume delle labbra e quindi il piacere.

Si vede che per i giapponesi combattere le rughe ha la priorità.

La mia estate

Oggi è il primo giorno d’estate.

Oggi è il compleanno di Vin, il mio lui.

È questa l’unica cosa importante per me oggi. Vorrei che finalmente fosse felice. Vorrei che le nuvole grigie che ancora passano pigre su noi due possano sparire presto, cacciate lontano da un vento purificatore che faccia splendere come non mai il nostro amore.

Lui è probabilmente l’uomo della mia vita, il mio amante, il mio confidente, la spalla su cui piangere, l’altro termine di paragone che mi completa.

Lui è l’amore e la passione insieme.

La partita è finita, andate in pace!

Il matrimonio tra il caro e vecchio giuoco calcio e gli italiani è e sarà sempre indissolubile. Per la serie “fin che morte non vi separi!”. E questo nonostante gli alti e bassi prevedibili e indispensabili all’interno di un rapporto di coppia; ma in questo caso quei “bassi” col calcio – tra doping, calcioscommesse, combine e altre robette varie sempre illegali –  sarebbe stato meglio evitarli. Nonostante tutto anche oggi gli italiani sono stati attirati da quel flusso magnetico che li ha portati davanti al piccolo schermo (o anche maxi, dipende molte volte dalle tasche…), naturalmente attrezzati con simpaticissimo e ormai inseparabile decoder che ha rovinato le esistenze di taluni (compresa la mia a causa dell’inettitudine e dei novant’anni superati ti mia nonna), per tifare Italia!

Strade deserte, bandiere svolazzanti, prove tecniche di trombette varie. Poi l’inno italiano che con un’eco incessante rimbalza negli atrii, tra le vie, nei locali, nelle case. Fischio dell’arbitro e Italia-Croazia ha inizio.

Lo ammetto ne sono stata vittima anch’io. Per questo ringrazio la nazionale di calcio per essersi prestata a farmi da scusa sottraendomi allo studio di quel simpaticone di Berchet, i suoi allegri amici e la “povera” madame de Staël, rinviando questa incombenza a domani. Davvero grazie di cuore, ma almeno potevate vincere!

Mi sono abbandonata sul divano e lì ho visto gli omini azzurri e quelli bianchi e rossi andare avanti e indietro per il campo. qualche volta mi svegliavo, altre mi assopivo; poi controllavo su facebook e twitter i commenti e consigli degli allenatori. Sì, perchè noi italiani oltre ad essere popolo di marinai, poeti, santi, siamo il popolo degli allenatori della nazionale. come dire “c’è un allenatore in ognuno di noi”. Cassano in fondo, indietro; Balotelli fuori tono, deve passare; metti una punta, poi toglila; daje de tacco e daje de punta; fai entrare di Natale; Motta non è in partita perché è impegnato con i panettoni… e chi più ne ha più ne metta.

Ma devo dire che la cosa più snervante di questa partita sono stati i nomi dei giocatori croati. Manciavic, Ragadic, Rachitic, Machestadivic, Andostamovic… E poi Eduardo! Che dopo quella sequela di “vic” tu ti chiedi perché un croato di chiama Eduardo? Stona totalmente, per favore cambiategli nome!

Ma alla fine per l’Italia tutto è bene quel che finisce in pareggio. Come al solito, verrebbe da dire. Ci teniamo la strizza della qualificazione e alla prossima partita l’ardua sentenza.

(Oddio sto parlando forse come una tifosa?)

I russi hanno ragione

Tra le dispense che sto studiando per il prossimo esame mi soggiunge ora una frase che riassume l’insieme delle circostanze che non solo io sto vivendo. La frase diceva che secondo lo strutturalismo russo l’intreccio di un romanzo si muoverebbe con una situazione di forte cambiamento che va ad alterare un equilibrio iniziale; tale situazione ti incertezza e in movimento si risolverebbe solo nel momento in cui si raggiunge un nuovo equilibrio e una nuova fase di normalità. E i russi, con quella che potrebbe sembrare una ovvietà, aveano ragione.
Quello che sembrava un equilibrio accettabile delle nostre seppur non tranquille vite è stato alterato. Forse tutto si è frantumato quel 3 maggio con quel gesto estremo, ma probabilmente il castello di sabbia ha ceduto molto prima. Prima, quando ancora i suoi genitori cercavano di dare alla loro famiglia una parvenza di unione, senza la grande pretesa di ostentare quell’immagine di nido caldo e sicuro; semplicemente tenendo fisicamente insieme sotto lo stresso tetto persone con legami di sangue. Si sono presi troppo tempo, o meglio sua madre, non per cercare di rimediare e salvare una unuine originaria, ma per scoprire le carte e mettere la parola fine ad in rapporto che si nutriva delle proprie briciole di passato.
Ora che suo padre sembra aver smarrito la sua lucidità per comprendere e accettare tutto questo, ora che la disperazione vastita da voglia di possesso gli ha lasciato due cicatrici sui polsi, si sentono come animali braccati chr tentano di sfuggire ad una infelicità che sembra non avere fine. Diverse sono le strade per uscirne, tutte piene di ostacoli, nessuna sembra essere quella realmente giusta.
Lui vuole riappropriarsi della sua vita, non ricoprire nuovamente il ruolo di mediatore tra due fazioni; vorrebbe liberarsi delle responsabilità che come macigni cadono su di lui.
È giunto il momento degli avvocati. Il peggio sta arrivando. Una nuova scossa a copromettere una situazione burrascosa. Ma va affrontata. Ed io sarò con lui nella ricerca di un nuovo stallo. La trama si intreccerà ancora fino a sciogliersi e raggiungere un nuovo equilibrio.
A volte mi chiedo come avrei reagito io se tutto questo fosse accaduto a me. Non so darmi una risposta perchè forse non riesco a pensare alla mia famiglia disgregata; la mia unione familiare è tutto, ed è in parte fonte della mia forza. E può sembrare strano se affermato da una come me che non ha mai pensato all’ipotesi futura di essere generatrice di una nuova famiglia.
Ma chissà potrei anche pensarci realmente… Un giorno… Forse.

Prove tecniche di trasmissione

1, 2, 3… Sa sa… Prova, prova… Prove tecniche di trasmissione…
Allora questo è un esperimento di alta tecnologia per me. Praticamente sto cercando di scrivere un post dal mio smartphone. Che detto così potrebbe sembrare io abbia chissà quale apparecchio di ultima tecnologia, del tipo che invece di pigiare lo schermo con le dita utilizza un raggio laser puntato sulla mia fronte che riesce a leggere i miei pensieri e trasferirli in questo post… Bene, nulla di tutto questo. Sto scrivendo dal mio mero, ma caro, nokia E5 con una tastiera qwerty (bello scrivere delle lettere in successione sulla tastiera che non hanno un senso…). Altro che iPhone e compagnia bella… Un vero esercizio per le mie dita! (Poveracce…) Però anche che così riesco a scrivere tanto, o almeno è questa la percezione che riesce a darmi lo schermo piccino picciò. Fa niente, mi accontento se questo è il modo più veloce e semplice di aggiornare il blog… E lo so che ultimamente sono assente da questo mio regno, ma la vita reale richiede la mia presenza. Soprattutto ora.
Ora che lui ha più bisogno di me, ora che la sua famiglia si sta sgretolando e io sono il suo punto di riferimento più stabile.
Ma non è semplice. Non è sempre semplice stargli accanto. Forse sono io che talvolta non so come fare, cosa dargli… Sentirsi inutili, impotenti, non c’è sensazione più spiacevole.
La mia vita è piena, piena di avvenimenti che accadono, maturati dal tempo e circostanze pregresse; cose che si succedono veloci e che talvolta sfuggono al mio controllo. Eppure cosa è l’eco che a volte sento dentro me. Una voce che sbatte sulle pareti di un io vuoto…